{"id":22121,"date":"2017-01-20T07:03:17","date_gmt":"2017-01-20T06:03:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22121"},"modified":"2017-01-20T07:03:17","modified_gmt":"2017-01-20T06:03:17","slug":"il-piccolo-cetaceo-che-sorride-al-baratro-dellestinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22121","title":{"rendered":"Il piccolo cetaceo che sorride al baratro dell&#8217;estinzione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=22122#main\" rel=\"attachment wp-att-22122\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22125\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-500x375.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una foto cos\u00ec perfetta, nell&#8217;illustrare la natura e la portata del problema, che alcuni hanno suggerito che possa in effetti trattarsi di un allestimento artificiale. Il mammifero marino bianco e nero giace all&#8217;apparenza immobile tra le maglie di una rete da pesca. Assomiglia vagamente ad un delfino, bench\u00e9 sia privo del muso allungato delle variet\u00e0 pi\u00f9 famose, la testa non abbia la tipica forma bulbosa (il &#8220;melone&#8221;) e l&#8217;interezza delle proporzioni, cos\u00ec corte e tondeggianti, porti istintivamente a pensare al cucciolo di una qualche specie mai vista prima. Il che, inevitabilmente, ispira un senso d&#8217;istintiva grazia ed affabilit\u00e0. Ma non \u00e8 questa l&#8217;unica ragione: in una descrizione veramente completa della creatura, non si pu\u00f2 certo tralasciare la vistosa cerchiatura nera degli occhi, che assomiglierebbe quasi a quella di un panda, se non fosse per la forma geometrica tonda pressoch\u00e9 perfetta. E poi, c&#8217;\u00e8 quella lieve inclinazione della bocca verso l&#8217;alto, come se il povero animale stesse, in effetti, sorridendo. Il che non pu\u00f2 che indurre in noi uno spontaneo senso d&#8217;empatia. Finch\u00e9 non ci si rende conto, in effetti, di essere probabilmente di fronte a un esemplare appena transitato a miglior vita. Purtroppo, il pi\u00f9 delle volte, capita cos\u00ec: su Internet non esistono praticamente foto di vaquitas del Golfo della California (<em>Phocoena sinus<\/em>) che siano ancora vive, per la semplice ragione che al conteggio attuale, secondo studi approfonditi con l&#8217;ausilio della scienza statistica, ne restano in circolazione appena 60, esemplare pi\u00f9, esemplare meno. Siamo dunque di fronte, volendo essere del tutto chiari, a uno dei singoli animali a maggior rischio d&#8217;estinzione della Terra, condizione ulteriormente esacerbata dal fatto che l&#8217;animaletto in questione, come tutte le focene, mal si adatta alla vita in cattivit\u00e0, e proprio per questo non ne esistano coppie fertili all&#8217;interno degli acquari o i santuari di conservazione ecologica. Nei fatti, l&#8217;intera popolazione di questo relativamente piccolo abitante degli oceani (misura massima della femmina:\u00a0140.6 cm, del maschio\u00a0134.9 cm) vive allo stato selvatico nell&#8217;area di uno dei tratti di mare pi\u00f9 pesantemente industriali, e pescosi, dell&#8217;intera America Settentrionale. Ancora fino al 2021-22, volendo affidarci alle stime pi\u00f9 pessimistiche, prima che i fattori che hanno inciso in queste ultime generazioni sulla sua sopravvivenza, inevitabilmente, mietano l&#8217;ultima vittima individuale, relegando la specie una mera pagina commemorativa sui libri di storia della biologia, giusto accanto al delfino di baiji, estintosi nel Fiume Azzurro della Cina appena una decina d&#8217;anni fa.<br \/>\nIl che sarebbe, oltre che un peccato, un problema alquanto significativo per l&#8217;intero ecosistema marino della Bassa California, la penisola che racchiude, assieme alla costa del Messico, questo tratto di mare dall&#8217;insolita e preziosa biodiversit\u00e0. La vaquita infatti, termine che vuole dire, letteralmente, &#8220;mucchetta&#8221;, ha un ruolo primario nella depopolazione dei pesci scienidi, dei perciformi e delle trote di mare, che vivono e si riproducono vicino al delta del fiume Colorado. Costituendo inoltre, come molte altre specie marine, anche la preda di un qualcosa di pi\u00f9 grande, e nello specifico gli squali, la scomparsa delle focene potrebbe privare questi ultimi di una fonte potenzialmente fondamentale di cibo. Dando l&#8217;inizio ad un effetto a catena il cui estremo termine, nei fatti, esula grandemente dalla nostra capacit\u00e0 di previsione. A causa di questo suo specifico ruolo nello schema delle cose, la vaquita vive primariamente nell&#8217;area settentrionale del golfo, nota geograficamente come Mare di Cortez, all&#8217;interno di lagune non pi\u00f9 profonde di 50 metri, e non pi\u00f9 lontane dalla costa di 25 Km, possibilmente in presenza di acque torbide per la presenza di alghe, e quindi ricche di sostanze nutritive per assicurare la presenza delle loro prede preferite, che includono anche seppie e crostacei. Ed \u00e8 proprio questa collocazione tanto specifica in un habitat estremamente definito, a darci un idea chiara della portata e natura del problema: quanto pu\u00f2 essere difficile, in effetti, proteggere un&#8217;area tanto ridotta dei nostri oceani, dove potrebbe bastare una sorveglianza assidua da parte dei governi americano e messicano, nel rapporto delle popolazioni con il mare, per assicurare la continuativa sopravvivenza delle specie chiave? ESTREMAMENTE difficile, a quanto pare. E andiamo adesso ad elencarne le ragioni&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_22124\" aria-describedby=\"caption-attachment-22124\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22124 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-2-500x334.jpg\" width=\"500\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-2-500x334.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Vaquita-2.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-22124\" class=\"wp-caption-text\">La focena con il cucciolo che nuota in libert\u00e0, in una rappresentazione artistica precedentemente\u00a0pubblicata <a href=\"http:\/\/www.nationalgeographic.es\/noticias\/vaquita-marina-extincion-noticia-utm-source-yhoo-utm-medium-partner-utm-campaign-yhoo\" target=\"_blank\">dal National Geographic spagnolo<\/a>. Sarebbe bello se una simile fotografia potesse esistere realmente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principale fattore deleterio per la sopravvivenza della vaquita al momento non \u00e8 pi\u00f9, per lo meno in via diretta, l&#8217;inquinamento dei mari o l&#8217;alterazione dell&#8217;habitat di provenienza. Il Golfo della California costituisce ancora in effetti, soprattutto\u00a0grazie alla continua sorveglianza delle due guardie costiere, un&#8217;area relativamente priva di sostanze tali da causare improvvisi eventi di estinzione. E bench\u00e9 la costruzione delle dighe Hoover e del Glen Canyon, risalente rispettivamente al 1936 e &#8217;66, abbia grandemente ridotto l&#8217;afflusso di acqua non salata al Mare di Cortez, danneggiando la sopravvivenza di determinate specie di pesci, meno resilienti, la focena \u00e8 biologicamente in grado di adattarsi a condizioni altamente variabili, anche per rispondere alle fluttuazioni climatiche tipiche dell&#8217;ambiente costiero. Ci\u00f2 che sta uccidendo, quindi, una quantit\u00e0 stimata tra i 40 ed 80 esemplari dei pochi rimasti ogni anni, \u00e8 soprattutto un&#8217;altro fattore: l&#8217;attivit\u00e0 di pesca con le reti da posta, assiduamente utilizzata in queste regioni per la cattura di alte quantit\u00e0 gamberi da esportare sul mercato globale. Quanto avviene, a tal proposito, \u00e8 particolarmente triste e sfortunato. Le focene, che come i delfini a cui assomigliano navigano primariamente usando l&#8217;ecolocazione, non sono in grado di percepire le sottili maglie dei dispositivi, e procedendo come nulla fosse verso la trappola non diretta a loro vi restano purtroppo impigliate. Quindi, ben prima che il pescatore tiri a bordo il suo pescato e possa intervenire per aiutarle, esse muoiono soffocate per l&#8217;incapacit\u00e0 di ripristinare l&#8217;ossigeno nei polmoni, necessit\u00e0 comune a tutti i cetacei di questo mondo.<br \/>\nSono state tentate numerose vie per limitare l&#8217;insorgere ripetuto di questa triste situazione, inclusa una campagna lanciata dal Messico col nome di PACE-VAQUITA, consistente nell&#8217;offrire ai pescatori operanti nella regione tre possibili incentivi al non continuare a mettere a rischio la rara e fondamentale focena: il programma <em>rent-out<\/em>, con un pagamento in cambio della rinuncia a pescare nelle aree oggetto del programma, pena il sequestro immediato dell&#8217;imbarcazione; il <em>buy-out<\/em>, consistente semplicemente nell&#8217;acquisto di quest&#8217;ultima e di tutte le altre attrezzature, a patto che il pescatore si dedichi ad un&#8217;attivit\u00e0 completamente differente; ed infine il cosiddetto <em>switch-out<\/em>, che gli permette di continuare le sue attivit\u00e0 indisturbato, a patto che accetti di sostituire tutte le sue reti da posta con un tipo differente progettato dalle societ\u00e0 di conservazione naturale, dotato di una infallibile capacit\u00e0 d&#8217;impedire alle focene di restarvi impigliate.<br \/>\nMa purtroppo, ed aggiungerei in maniera prevedibile, quasi nessuno degli interessati ha scelto di seguire questa terza opzione. Troppo forti e radicate si sono dimostrate, in determinati casi, le tradizioni dei vecchi lupi di mare. Ma c&#8217;\u00e8 anche un secondo aspetto, molto pi\u00f9 cupo e preoccupante&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_22122\" aria-describedby=\"caption-attachment-22122\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/kA8X9a9Wq7o\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22122\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22122 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Chango-net-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Chango-net-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Chango-net-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/Chango-net.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22122\" class=\"wp-caption-text\">La rete salva-vaquita, denominata <em>chango<\/em>, presenta svariati espedienti per salvaguardare diverse specie marine, non soltanto quella a maggior rischio d&#8217;estinzione. \u00c8\u00a0pi\u00f9 bassa sul fondale, ma anche sollevata dallo stesso, per lasciar passare le razze. In prossimit\u00e0 dell&#8217;area intrappolatrice per i gamberi, presenta un&#8217;apertura per lasciar fuggire le tartarughe. Ma sopratutto, \u00e8 concepita affinch\u00e9 il piccolo cetaceo non vi resti impigliato, e possa facilmente fuggire in caso di necessit\u00e0.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cosa migliore che possa capitare di catturare, dal punto di vista meramente finanziario, nel Golfo della California, \u00e8 a quanto pare un altro pesce a serio rischio d&#8217;estinzione anche se ancora presente in svariate migliaia di esemplari, dalle dimensioni approssimativamente simili a quelle della vaquita: sto parlando del totoaba (<i>Totoaba macdonaldi<\/i>) il pi\u00f9 grande degli scienidi, in grado di raggiungere facilmente i 100 Kg di peso. E ci\u00f2 non soltanto, n\u00e9 sopratutto, per il gusto presumibilmente delizioso della sua carne, ma per la consueta dannazione di molte specie animali a rischio del mondo intero: la medicina cinese tradizionale. Questo perch\u00e9 la vescica natatoria che l&#8217;animale impiega per nuotare sott&#8217;acqua sarebbe in tale disciplina panacea di molti mali, appartenenti all&#8217;ambito della fertilit\u00e0, della pelle e del sistema circolatorio. Proprio per questo, una singola di esse pu\u00f2 valere fino all&#8217;equivalente di 20.000 dollari, ed abbiamo notizia di un&#8217;asta del 2013 in cui un lotto di 200 fu venduto alla cifra impressionante di 3,6 milioni. Ci\u00f2 che il pescatore pi\u00f9 spregiudicato quindi non pu\u00f2 dire, perch\u00e9 \u00e8 formalmente vietato, \u00e8 che egli salpa ogni mattina con lo scopo dichiarato di catturare gamberi, ma segretamente spera di trovare impigliato &#8220;accidentalmente&#8221; nella sua rete uno o pi\u00f9 esemplari di totoaba. Casistica che naturalmente, decade nel momento in cui si adotta l&#8217;impiego della rete salva-focene della tipologia <em>chango<\/em>, per il semplice fatto che queste ultime misurano, pesano e nuotano esattamente come il pesce condannato a morte dai seguaci dell&#8217;antica via medicinale\u00a0Zh\u014dngy\u012b. Un&#8217;astrusa collezione di nozioni, preconcetti e molto spesso semplici superstizioni, di cui tutt&#8217;ora una significativa percentuale della popolazione mondiale non riesce a liberarsi, o ancor pi\u00f9 semplicemente non ha proprio interesse a\u00a0farlo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22123\" aria-describedby=\"caption-attachment-22123\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6KBNaJXR3-I\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22123\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22123 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/La-totoaba-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/La-totoaba-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/La-totoaba-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2017\/01\/La-totoaba.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22123\" class=\"wp-caption-text\">Durante un&#8217;esposizione dell&#8217;Universit\u00e0 Autonoma della Bassa California, alcuni studiosi preparano e accudiscono delle vasche con un alto numero di esemplari giovani di <em>Totoaba Macdonaldi<\/em>. Simili iniziative, molto spesso, hanno un&#8217;importanza primaria nella conservazione delle specie a rischio.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 chiaro che la portata del problema della totoaba, per quanto parimenti pressante, non sia giunta\u00a0ancora allo stato critico di quella della vaquita. Il fatto \u00e8 che quest&#8217;ultima, diversamente dalle altre esponenti della sua famiglia ed al pari, invece, dei delfini, presenta un ciclo riproduttivo estremamente lungo, che prevede un accoppiamento in media ogni due anni, seguito da una gestazione di 10-11 mesi. Il piccolo alla nascita, quindi, deve essere accudito per altri 8, prima che diventi in grado di procurarsi da solo il cibo. Aggiungete a questo che la vita del cetaceo raggiunge soltanto, in condizioni ideali, i 20 anni massimi, di cui i primi 6 sono necessari a raggiungere la maturit\u00e0 riproduttiva, e capirete come la finestra e le occasioni per contribuire alla continuazione della specie non risultino essere, in definitiva, tanto numerose.<br \/>\nIl che \u00e8, senza voler usare inutili eufemismi, una completa ed assoluta tragedia. Perch\u00e9 il cetaceo in questione rappresenta un&#8217;entit\u00e0 evolutivamente distinta, priva di strette parentele ancora in corso d&#8217;esistenza, che si trova quindi come l&#8217;unico rappresentante di uno specifico ramo dell&#8217;albero della vita. Non a caso esso \u00e8 stato inserito, oltre che nello IUCN e nel CITES (i due principali indici degli animali a rischio d&#8217;estinzione) anche nella top 100 dell&#8217;EDGE, classifica delle specie che una volta sparite da questo pianeta, non ci lasceranno in eredit\u00e0 alcun simile dotato delle stesse specifiche caratteristiche, che possa riportarci alla mente, in qualche modo, tutto ci\u00f2 che abbiamo perso rincorrendo lo spettro irraggiungibile di un futuro ed assoluto predominio, sulla Terra, ogni sua risorsa, fino all&#8217;ultimo centimetro di spazio a nostra disposizione. Da qualche parte, non \u00e8 impossibile, potrebbe essere gi\u00e0 nata l&#8217;ultima vaquita dell&#8217;intero Mare di Cortez. Inconsapevole di tutto questo e pronta a sorridere, come sua prerogativa, della gioia vivida dell&#8217;esistenza. Il minimo che possiamo fare, finch\u00e9 ne abbiamo l&#8217;opportunit\u00e0, \u00e8 scegliere di farlo assieme a lei.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una foto cos\u00ec perfetta, nell&#8217;illustrare la natura e la portata del problema, che alcuni hanno suggerito che possa in effetti trattarsi di un allestimento artificiale. Il mammifero marino bianco e nero giace all&#8217;apparenza immobile tra le maglie di una rete da pesca. Assomiglia vagamente ad un delfino, bench\u00e9 sia privo del muso allungato delle &#8230; <a title=\"Il piccolo cetaceo che sorride al baratro dell&#8217;estinzione\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=22121\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il piccolo cetaceo che sorride al baratro dell&#8217;estinzione\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[228,125,472,1068,187,1097,2230,249,250,109,400,399,1395,78],"class_list":["post-22121","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-ambiente","tag-animali","tag-california","tag-cetacei","tag-ecologia","tag-evoluzione","tag-focene","tag-mare","tag-messico","tag-natura","tag-oceano","tag-pesci","tag-rischio-destinzione","tag-scienza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22121","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22121"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22121\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22126,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22121\/revisions\/22126"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22121"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22121"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22121"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}