{"id":21998,"date":"2016-12-31T06:10:55","date_gmt":"2016-12-31T05:10:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21998"},"modified":"2016-12-31T06:10:55","modified_gmt":"2016-12-31T05:10:55","slug":"donna-crea-300-bambole-per-sostituire-i-compaesani-defunti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21998","title":{"rendered":"Donna crea 300 bambole per sostituire i compaesani defunti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/92453765\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21999\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-22001\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Valley-of-the-Dolls-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Valley-of-the-Dolls-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Valley-of-the-Dolls-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Valley-of-the-Dolls.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sei persone sulla pensilina, congelate ad aspettare un autobus che purtroppo non arriver\u00e0 mai. Due pescatori seduti sull&#8217;argine del fiume, perfettamente immobili, le gambe pi\u00f9 lunghe del normale per un probabile effetto dell&#8217;accumulo di forza di gravit\u00e0. Bambini per la strada, e nella scuola, con i professori che li guardano intenti, a pronuncia una lezione totalmente fuori dall&#8217;umano. Decine, centinaia di testoline appena abbozzate, che scrutano dagli angoli gli alterni movimenti della loro Imperatrice. Chi non ricorda, tra i giovani della corrente generazione, l&#8217;antologico cartone animato della Principessa Mononoke, creato dal grande maestro Miyazaki per esporre le sue idee benefiche in merito all&#8217;ecologia, la responsabilit\u00e0 civile, il senso del dovere verso i parenti, gli antenati&#8230; Una creazione che costituiva, tra le altre cose, uno spettacolo visuale senza pari. I mostruosi cinghiali ricoperti di vermi, i guerrieri samurai, il meraviglioso lupo gigante, candido e feroce! E poi loro, tutti in fila per fare atto di presenza: gli spiritelli Kodama (\u6728\u970a) che vivevano negli alberi, piccoli volti a margine dei lunghi sentieri dentro la foresta. Neanche una parola pronunciata, o un gesto che corroborava i personaggi principali. \u00c8 un&#8217;immagine cos\u00ec straordinariamente giapponese! Questa sensazione che ci sia un qualcosa che ci guarda, sorvegliando tutti i nostri gesti, una pluralit\u00e0 di esseri che sono, in qualche modo, meno che umani. Eppure al tempo stesso, molto di pi\u00f9 che umani. Talmente insita in questa cultura, che c&#8217;\u00e8 una donna nella prefettura di Tokushima, presso l&#8217;isola largamente rurale dello Shikoku, che ha deciso di farne il suo stile di vita. Scegliendo di vivere in un luogo i cui abitanti, sostanzialmente, possa costruirli tutti lei. Ma per comprenderne la posizione storica, prima, una piccola nota sull&#8217;etimologia di questa parola, bambola.<br \/>\nIl primo carattere non \u00e8 affatto complicato: si tratta di una stampella, uncino pi\u00f9, uncino meno, sistemata in posizione eretta sulla riga del foglio di carta. Rappresenta un qualcosa di&#8230; grossomodo verticale, con due basi solide (i piedi) non \u00e8 dunque chiaro ci\u00f2 di cui stiamo parlando? Si tratta di <em>hito\u00a0<\/em>(\u4eba) persona, un carattere degli Han che i giapponesi usano, a seconda del bisogno, nei contesti e coi significati pi\u00f9 diversi. \u00c8 tutta una questione,\u00a0chiaramente, di quello che c&#8217;\u00e8 dopo: un kanji decisamente pi\u00f9 elaborato. Che si compone, a sua volta di altri due (radicali) due tronchi uniti da una trave orizzontale e tre trattini diagonali, che ricordano l&#8217;acqua che cade ma in realt\u00e0, sono qualcosa di molto diverso. Simboleggiano ago e filo di colui che cuce, la pialla del falegname, l&#8217;attrezzo di tutti coloro che creano\u00a0con le proprie mani per risolvere la situazione. I due caratteri posti di seguito formano <em>katachi<\/em> (\u5f62) la forma. Ma se davanti aggiungi anche quell&#8217;altro, otterrai <em>ningy\u014d<\/em>\u00a0(\u4eba\u5f62) la forma dell&#8217;umano. Ovvero in altri termini, la persona &#8220;creata&#8221;, il pupazzo dato in dono ai giovani bambini e a quelli non pi\u00f9 tanto giovani, per ci\u00f2 che simboleggia, i concetti che gli riesce\u00a0di rappresentare. Il pupazzo antropomorfo \u00e8 un concetto pregno in tutte le culture del mondo, spesso usato nei rituali religiosi, nelle cerimonie d&#8217;importanza sociale ed associato a momenti specifici della vita di ognuno. E questo \u00e8 pi\u00f9 che mai vero laggi\u00f9, in Giappone, dove per l&#8217;ottica della religione Shinto non esiste un solo oggetto destinato a rimanere eternamente inanimato, nessun dio, apparizione o spirito che possa esistere senza essere legato alla terra, ai nostri gesti, alle nostre cose. Durante il remoto Medioevo del periodo Heian (794 &#8211; 1185) abili artigiani creavano riproduzioni dei personaggi del romanzo della dama Murasaki, la romantica, amorosa e complicata vicenda di Genji, lo splendente principe del clan dei Minamoto. Simili oggetti venivano considerati simboli di alto prestigio, e non c&#8217;erba abitazione che avrebbe rinunciato all&#8217;opportunit\u00e0 di esporle. Mentre ancora oggi, ogni anni a marzo le bambine\u00a0costruiscono l&#8217;altarino tradizionale della Hina Matsuri, con fino a 15 figurine rappresentanti i membri della famiglia imperiale. Mentre i loro fratellini, nel contempo, ricevono il pupazzo di Kintaro, il forzuto bambolotto cresciuto sulle montagne con la strega\u00a0Yama-uba, spesso raffigurato mentre sconfigge un&#8217;enorme carpa in mare. Ma non c&#8217;\u00e8 alcun tipo di conflitto, nel pacifico villaggio di Nagoro&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_21999\" aria-describedby=\"caption-attachment-21999\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/@33.8562834,134.0198287,3a,75y,134.37h,77.4t\/data=!3m6!1e1!3m4!1s5AW0yqDt2Mb2YkbGCsmrFQ!2e0!7i13312!8i6656\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21999\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21999 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Gmaps-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Gmaps-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Gmaps-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Gmaps.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21999\" class=\"wp-caption-text\">La Sig.ra Tsukimi Ayano ha disposto molte delle sue bambole in posizioni in cui risultassero visibili ai passanti. Per questo, visitare il villaggio con Google Maps pu\u00f2 consentire di farsi un&#8217;opinione piuttosto completa sulla sua atmosfera, oggettivamente un po&#8217; inquietante.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tutto ha una genesi remota che \u00e8, sostanzialmente, anche un&#8217;importante storia che ricorre nel Giappone moderno. Nel breve segmento del documentarista\u00a0Fritz Schumann, pubblicato\u00a0sul sito del National Geographic oltre che sul portale Vimeo, la donna racconta di un&#8217;epoca felice, in cui il villaggio di Nagoro era il sito abitativo del personale di una diga idroelettrica, successivamente chiusa, e qui vivevano diverse centinaia di persone. Allora lei era solo una bambina, ed era molto unita a suo padre. Con il trascorrere degli anni, dunque, e il conseguente depopolamento sempre pi\u00f9 rapido delle campagne giapponese, anche il ridente villaggio nella verde valle di Iya venne progressivamente abbandonato finch\u00e9 anche lei, per ragioni forse lavorative, decise di trasferirsi a Tokyo. Senza portarsi per\u00f2 via sua padre, che resta legato alla sua amata pratica dell&#8217;agricoltura. <em>Fast-forward<\/em> all&#8217;inizio degli anni 2000, quando il caro genitore, ormai pi\u00f9 che ottantenne, inizia ad avere bisogno di assistenza nella vita quotidiana. A questo punto, con doveroso rispetto filiale, ella fa ritorno ai luoghi della sua infanzia, dove resta accanto all&#8217;uomo fino al giorno della sua dipartita. Quindi, dopo una breve delibera fra se e se, inizia a pensare: &#8220;Perch\u00e9 mai dovrei tornare nella grande citt\u00e0? Io amo questo luogo.&#8221; E questo amore, dunque, inizia ad esprimerlo a modo suo: costruendo uno spaventapasseri con le fattezze di suo padre. Non soltanto le sementi, dunque, iniziano finalmente a crescere indisturbate, ma lei scopre che non c&#8217;\u00e8 niente che possa tenerle compagnia, pi\u00f9 che l&#8217;immagine idealizzata che \u00e8 in grado di farsi delle persone. All&#8217;epoca del suo ritorno, in questo luogo vivevano ormai circa una trentina di persone, tutte notevolmente pi\u00f9 anziane di lei.\u00a0\u00c8 inevitabile, a quel punto, che molti di costoro scelgano di trasferirsi\u00a0in luoghi pi\u00f9 prossimi agli ospedali, o ancor pi\u00f9 rapidamente non facendo in tempo, raggiungano semplicemente l&#8217;epoca del proprio decesso. Cos\u00ec man mano che resta sempre pi\u00f9 sola,\u00a0Tsukimi costruisce altre bambole-spaventapasseri, spesso con le fattezze dell&#8217;ultima amica o amico che ha perduto. Gradualmente, inizia a creare anche personaggi di fantasia, dei quali si costruisce nella mente una precisa storia pregressa, onde poterli trattare da pari a pari. In un giorno particolarmente ispirato, poi, costruisce la bambola di se stessa, perennemente intenta a controllare un pentolone sul fuoco. Il messaggio \u00e8 stranamente chiaro: &#8220;Qual&#8217;ora dovessi scomparire anch&#8217;io, la mia immagine sar\u00e0 preservata.&#8221;<\/p>\n<figure id=\"attachment_22000\" aria-describedby=\"caption-attachment-22000\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Wr4YmQPADfY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-22000\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-22000 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Valley-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Valley-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Valley-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Nagoro-Valley.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22000\" class=\"wp-caption-text\">Ripresa via drone, la valle di Iya \u00e8 un luogo splendido dalla vegetazione lussureggiante. Peccato che in questa inquadratura manchi <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Iya_Valley\" target=\"_blank\">la statua di bronzo del bambino<\/a> che fa pip\u00ec dalla cima della montagna, allo scopo di provare la sua virilit\u00e0.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma forse una simile preoccupazione, dopo tutto, risulta essere \u00a0prematura. La stessa donna racconta al filmmaker tedesco di essere sopravvissuta a cos\u00ec tanti dei suoi compaesani, da illudersi ormai di essere immortale. Una battuta (lo si capisce dalla risata nervosa che gli fa seguire) che tuttavia pare anche contenere un velato alone di minaccia: dopo tutto siamo nel paese di Okiku, la famosa bambola custodita nel tempio di Mannenji in\u00a0Hokkaido, all&#8217;interno della quale risederebbe lo spirito di una bambina morta all&#8217;inizio del XIX secolo, alla quale, per l&#8217;effetto della sua presenza, crescerebbero i capelli fin da allora. Ma le stranezze non finiscono qui: un esame scientifico del giocattolo, infatti, avrebbe dimostrato che i suoi capelli sono quelli di una bambina vera. Non male, come sovvertimento preoccupante della fiaba di Pinocchio, nevvero? E chi pu\u00f2 dire cosa possa capitare, da qui al completo spopolamento di Nagoro, quando tutti, persino la grande creatrice, saranno passati a miglior vita&#8230; Forse il remoto centro abitato potrebbe tornare nuovamente pieno dei suoni delle alterne vicende umane, la voce dei professori, il rombo dell&#8217;autobus prossimo al&#8217;arrivo. Ma neppure l&#8217;alito di una parola intelligibile&#8230; Il tutto accompagnato dal frusc\u00eco della stoffa, e nulla pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sei persone sulla pensilina, congelate ad aspettare un autobus che purtroppo non arriver\u00e0 mai. 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Bambini per la strada, e nella scuola, con i professori che li guardano intenti, a pronuncia una lezione &#8230; <a title=\"Donna crea 300 bambole per sostituire i compaesani defunti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21998\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Donna crea 300 bambole per sostituire i compaesani defunti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[77,754,1010,46,1381,72,1002,756,82,2192,768,89,87,2191],"class_list":["post-21998","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arte","tag-bambole","tag-campagna","tag-giappone","tag-leggende","tag-mitologia","tag-personaggi","tag-pupazzi","tag-scultura","tag-shikoku","tag-societa","tag-strano","tag-viaggi","tag-villaggi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21998","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21998"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21998\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":22002,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21998\/revisions\/22002"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21998"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21998"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21998"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}