{"id":21889,"date":"2016-12-14T06:49:47","date_gmt":"2016-12-14T05:49:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21889"},"modified":"2016-12-14T06:49:47","modified_gmt":"2016-12-14T05:49:47","slug":"la-sostanza-in-grado-di-placare-il-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21889","title":{"rendered":"La sostanza in grado di placare il mare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/f2H418M3V6M\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21890\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-21890\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Oil-on-the-Water-500x313.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Oil-on-the-Water-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Oil-on-the-Water-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Oil-on-the-Water.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se vi dicessi che dentro la credenza della vostra cucina, tra le tagliatelle di Nonna Peppina e la scatola dei cereali Schocko Chops, \u00e8 presente un principio attivo imbottigliato, dalle qualit\u00e0 note\u00a0fin dall&#8217;epoca di Plinio il Vecchio, in grado di salvarvi la vita durante una tempesta in mare? Le case del giorno d&#8217;oggi sono piene di risorse inaspettate: forcine per scassinare, forchette per attaccare i quadri al muro, coltellini svizzeri per costruire un F-117 Nighthawk (se di cognome fate MacGyver) ma gli alimenti, normalmente, sono sacri. Qualche esempio? &#8220;Non piangere sul latte versato&#8221;, &#8220;L\u2019imprevisto \u00e8 il sale della vita&#8221; oppure &#8220;Con olio, aceto, pepe e sale, sarebbe buono uno stivale.&#8221; Ma tra\u00a0i diversi\u00a0fondamentali condimenti del vivere mediterraneo, c&#8217;\u00e8 n&#8217;\u00e8 uno, in particolare, che si trova parte di un idioma\u00a0provenienza molto pi\u00f9 specifico &#8220;Essere come l&#8217;olio tra le onde&#8221; dicevano i marinai. Ovvero: placare gli animi esagitati. Per riuscire a comprenderne la ragione, proviamo ad osservare questo breve esperimento di\u00a0Greg Kestin, che ne fu autore qualche mese fa presso il suo canale di YouTube <em>What the Physics<\/em>, molto interessante ma, purtroppo, abbandonato dopo la pubblicazione di soli cinque video. In quello in oggetto, lui si inoltrava in barca a remi fino al centro di un laghetto di medie dimensioni. Quindi, ben sapendo cosa stava per accadere, versava in esso un solo mestolo di olio d&#8217;oliva. Ottenendo un risultato drammatico e, per certi versi, totalmente sorprendente: le acque della polla d&#8217;acqua in questione, infatti, delicatamente increspate dal vento, all&#8217;improvviso si placavano diventando lisce come uno specchio, per un&#8217;area circolare a partire dal punto &#8220;contaminato&#8221; di svariati metri. Dopo soltanto qualche\u00a0attimo, trovandosi sull&#8217;imbarcazione pareva di essere stati trasportati all&#8217;interno di una piscina chiusa per ferie, mentre\u00a0al di fuori del raggio d&#8217;azione, sotto i propri stessi occhi di navigatore, le onde continuavano a sussistere normalmente. Incredibile, vero?<br \/>\nMa il potere dell&#8217;olio pu\u00f2 fare molto, molto pi\u00f9 di questo. Nei resoconti marinareschi si narra di galeoni sorpresi da una burrasca, scaraventati da una parte all&#8217;altra e prossimi all&#8217;affondamento, che all&#8217;ultimo momento decidevano di gettare fuori bordo i barili d&#8217;olio custoditi nelle loro cucine. Cos\u00ec questi ultimi, sbattendo contro lo scafo, si spezzavano rilasciando il loro contenuto tra l&#8217;acqua salmastra, e i cavalloni parevano in qualche modo placarsi. Una procedura di sicurezza tutt&#8217;ora valida, ma non pi\u00f9 praticata su larga scala\u00a0principalmente per mutazioni nelle procedure nate a seguito della coscienza\u00a0ambientalista moderna, prevedeva che in caso di uomini caduti in mare le navi rilasciassero immediatamente l&#8217;ambrata e gustosa sostanza, in quantit\u00e0 sufficientemente copiosa da generare attorno al malcapitato una sorta di campo calmo, tale da incrementare notevolmente le sue probabilit\u00e0 di sopravvivenza. Proprio per questo, in taluni modelli di scialuppe di salvataggio \u00e8 tutt&#8217;ora presente la sacca a tenuta stagna del cosiddetto <em>storm oil<\/em>, l&#8217;olio da tempesta, che si suppone venga impiegato durante l&#8217;eventuale naufragio per trarre in salvo quanti pi\u00f9 passeggeri possibili ed attendere i soccorsi. A patto, naturalmente, che qualcuno tra i gi\u00e0 salvati\u00a0sia informato sul suo utilizzo presunto. Il panico, si sa, non \u00e8 il migliore dei consiglieri.<br \/>\nQueste capacit\u00e0 salvifiche dell&#8217;olio, come dicevamo, era nota fin dal mondo antico, e ne avevano parlato in modo approfondito, oltre allo storico ed ammiraglio Plinio, anche Aristotele e Plutarco. A meno di volersi spingere in un&#8217;epoca molto pi\u00f9 recente, tuttavia, le ipotesi sul perch\u00e9 accadesse un simile miracolo restavano, a dir poco, piuttosto nebulose: c&#8217;era chi diceva che ungere lo scafo rendesse le navi pi\u00f9 manovrabili, che scacciasse il vento, mentre altri erano pronti a giurare che il fluido fosse un&#8217;offerta gradita da Poseidone. I pescatori del nord della Scozia e della costa della Norvegia, successivamente, furono soliti gettare il fegato dei pesci catturati di fronte alle loro imbarcazioni prima di affrontare una secca o un approdo particolarmente pericoloso, recitando una preghiera agli dei del mare. Molti fra di loro, tuttavia, conoscevano la verit\u00e0: che spremendo dette interiora con forza prima di lanciarle fuori bordo, si otteneva da esse un&#8217;essenza untuosa, la cui natura ed effetto (ma non il sapore, bleah!) assomigliavano da vicino alla stessa essenza d&#8217;oliva impiegata per questo scopo dagli antichi romani. Il primo studioso ad effettuare un&#8217;analisi approfondita di questo fenomeno fu il celebre americano Benjamin Franklin, come \u00e8 noto, uno dei padri di quella nazione. Che oggi resta famoso sopratutto per i suoi esperimenti con l&#8217;aquilone ed i fulmini, ma fu in effetti, un grande osservatore di tutti i fenomeni naturali, anche quelli a cui gli capitava di assistere per puro caso&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_21892\" aria-describedby=\"caption-attachment-21892\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/HSmz81io4gk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21892\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21892 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/The-Franklin-Wave-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/The-Franklin-Wave-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/The-Franklin-Wave-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/The-Franklin-Wave.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21892\" class=\"wp-caption-text\">La lanterna di Franklin era un&#8217;ampolla piena d&#8217;acqua fino a met\u00e0, la cui parte superiore veniva invece riempita d&#8217;olio. I due fluidi ben distinti, non mescolandosi affatto, permettevano quindi di osservare uno strano fenomeno: durante lo oscillazioni, l&#8217;acqua di muoveva nel modo che ci si aspetterebbe, da un lato all&#8217;altro in maniera armonica. Ma l&#8217;olio restava del tutto fermo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La leggenda vuole che nel 1757 Franklin, qualche anno prima della guerra rivoluzionaria delle colonie contro gli inglesi, stesse recandosi per mare presso re Giorgio II Augusto di Hannover, per presentare una petizione del Parlamento contro le attivit\u00e0 della famiglia Penn, i proprietari della Pennsylvania. E che appena lasciato il porto di New York, avendo incontrato un mare piuttosto agitato, egli ebbe modo di notare come due navi del convoglio sembrassero navigare in maniera molto pi\u00f9 tranquilla e regolare. Interrogato quindi il capitano in merito alla stranezza della cosa, la risposta che ottenne fu: &#8220;Ah si, \u00e8 ovvio! A quanto pare, i marinai a bordo stanno versando dell&#8217;olio fuoribordo.&#8221; Rimasto profondamente colpito da questo dato, di cui non era affatto a conoscenza (Internet ancora non c&#8217;era) il grande scienziato lo annot\u00f2 pi\u00f9 volte nei suoi diari in momenti successivi, e prese l&#8217;abitudine di sperimentarne l&#8217;efficacia nelle condizioni e nei casi pi\u00f9 diversi. A tale scopo, si dot\u00f2 di un bastone da passeggio con un&#8217;anima cava, all&#8217;interno della quale manteneva una certa quantit\u00e0 d&#8217;olio. Ogni qual volta si trovasse circondato da osservatori disinformati ed in prossimit\u00e0 di una certa quantit\u00e0 d&#8217;acqua, quindi, era solito rilasciare il contenuto dell&#8217;oggetto, placando &#8220;magicamente&#8221; le onde in prossimit\u00e0 dei suoi piedi. Essendo anche un rinomato burlone, quindi, non sempre spiegava l&#8217;origine di questo fenomeno misterioso. Ma i suoi studi erano assolutamente seri e almeno in un caso, nel 1774 in una lettera inviata ad alcuni colleghi, arriv\u00f2 molto vicino a comprendere le implicazioni di questa scoperta: &#8220;L&#8217;olio che ho sparso presso lo stagno di Clapham \u00e8 diventato cos\u00ec sottile da produrre i colori prismatici, pur essendo praticamente invisibile nel punto del rilascio, e diventandolo del tutto poco pi\u00f9 in l\u00e0. Nonostante questo, la sua azione continuava a placare le onde per molti metri dalla sparizione&#8230;&#8221; In un altro celebre momento, Franklin calcol\u00f2 matematicamente il numero di persone che potevano sentire la voce di un famoso predicatore, sulla base dello spazio occupato in media da individuo umano adulto. Se soltanto gli fosse venuto in mente di combinare i due studi, egli avrebbe scoperto, con un secolo e mezzo\u00a0d&#8217;anticipo, la misura esatta di una molecola d&#8217;olio.<br \/>\nPer l&#8217;appunto: questa \u00e8 la ragione il nesso dell&#8217;intera questione. Quando l&#8217;olio si spande sull&#8217;acqua, senza mescolarsi ad essa, non lo fa spinto unicamente dalla forza di gravit\u00e0 e la tensione di superficie. Ma per l&#8217;effetto degli ioni negativi contenuti dagli atomi di quella sostanza, che inevitabilmente vengono attratti da quelli positivi delle particelle di acqua sottostante. Il che significa che, in assenza di forze contrarie, l&#8217;olio aderisce alla superficie del fiume\/lago\/mare con una forza considerevole, e sopratutto tende a rimanere parte di un&#8217;indivisibile tutt&#8217;uno. Il vento, quindi, che aderendo alla viscosit\u00e0 dell&#8217;acqua genera normalmente le onde, in quel caso non pu\u00f2 far altro che spostare lungo la superficie la macchia d&#8217;olio, che tuttavia resta del tutto priva d&#8217;increspature. Naturalmente, ci sono dei limiti alla forza di questo effetto, ma nel\u00a01886\u00a0A. B. Wyckoff, capo dell&#8217;Ufficio Idrografico Americano scriveva nel suo testo\u00a0<em>The Use of Oil in Storms at Sea<\/em> che un solo gallone (3,7 litri) d&#8217;olio potesse proteggere una nave per un periodo di fino a 24 ore. A tale scopo, su determinati vascelli, veniva designato il ruolo del &#8220;ragazzo dell&#8217;olio&#8221; che posizionato presso la prua, versava continuamente una certa quantit\u00e0 del prezioso fluido, assicurando una navigazione\u00a0pi\u00f9 confortevole per i passeggeri a bordo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21891\" aria-describedby=\"caption-attachment-21891\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/WXnpe76VrVw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21891\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21891 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Sea-Anchor-500x313.jpg\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Sea-Anchor-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Sea-Anchor-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/12\/Sea-Anchor.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21891\" class=\"wp-caption-text\">Le ancore di mare sono un sistema di moderna concezione, usato per mantenere stabile il pi\u00f9 possibile un&#8217;imbarcazione grazie alla resistenza alle correnti di una sorta di manica a vento chiusa nell&#8217;estremit\u00e0 posteriore. Presso la sommit\u00e0 del cono, talvolta, viene disposto un serbatoio di olio da tempesta, che l&#8217;utilizzatore dovr\u00e0 aprire soltanto nel momento della pi\u00f9 seria necessit\u00e0.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il calcolo che Franklin non ebbe mai modo di effettuare, tuttavia, non rest\u00f2 per sempre sconosciuto alla scienza. E fu John William Strutt Rayleigh, professore di scienze naturali presso il Royal Institute di Londra, autore di una serie di importanti esperimenti sull&#8217;elettromagnetismo, a pensare per primo di misurare quanto olio fosse necessario esattamente perch\u00e9 la macchia alta una molecola ricoprisse un contenitore dal diametro di 84 cm. Effettuando il rapporto tra i due valori, quindi, egli ottenne la prima misurazione molecolare della storia: era il 1890, e una molecola d&#8217;olio occupava esattamente \u00a016,3\u00a0\u00e5ngstr\u00f6m. A quanto mi \u00e8 dato di sapere, \u00e8 ancora esattamente cos\u00ec.<br \/>\nLord Raleygh scriveva: &#8220;Lo strato d&#8217;olio sull&#8217;acqua forma una sorta di inestensibile membrana galleggiante, che non si presta alle ondulazioni generate normalmente dal vento. Essa pu\u00f2 diffondersi soltanto in maniera uniforme.&#8221; Lo scienziato\u00a0stava descrivendo, essenzialmente, lo stesso effetto idrofobico che caratterizza la formazione di tutte le molecole di tipo organico e biologico, alla base della formazione dello stesso organismo umano. Ma prima che qualcuno potesse comprendere questo aspetto bidimensionale della nostra stessa essenza di creature pluricellulari, sarebbe stato necessario aspettare fino al 1925, per gli studi del biologo olandese\u00a0Evert Gorter.<br \/>\nFin dall&#8217;antichit\u00e0, i cacciatori di perle del Mediterraneo spargevano l&#8217;olio sulla superficie prima di tuffarsi, allo scopo di placare l&#8217;acqua e permettere la penetrazione di una quantit\u00e0 maggiore di luce. Questo gli permetteva, come trasmesso dai loro stimati predecessori, di scovare con maggiore efficienza i tesori nascosti negli abissi. Ma essi non sapevano che la ricchezza pi\u00f9 grande si trovava, nel corso di tale procedura, sopra le loro stesse teste. La preziosa conoscenza della natura e filosofia del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E se vi dicessi che dentro la credenza della vostra cucina, tra le tagliatelle di Nonna Peppina e la scatola dei cereali Schocko Chops, \u00e8 presente un principio attivo imbottigliato, dalle qualit\u00e0 note\u00a0fin dall&#8217;epoca di Plinio il Vecchio, in grado di salvarvi la vita durante una tempesta in mare? 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