{"id":21540,"date":"2016-10-27T06:58:43","date_gmt":"2016-10-27T04:58:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21540"},"modified":"2016-10-27T06:58:43","modified_gmt":"2016-10-27T04:58:43","slug":"chi-e-piu-forte-la-catena-o-la-katana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21540","title":{"rendered":"Chi \u00e8 pi\u00f9 forte, la catena o la katana?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bXesoopsWGE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21541\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-21543\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kusarigama-500x313.jpg\" alt=\"kusarigama\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kusarigama-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kusarigama-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kusarigama.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voi guardate questa scena, sopra il pavimento in legno del pi\u00f9 rinomato dojo di Abeno per l&#8217;annuale evento di Kobudo, e vedete la solita dimostrazione del Nito Shinkage Ryu Kusarigama Jutsu, condotta diligentemente dagli appartenenti del\u00a0Nihon Kobudo Kyokai. &#8220;Niente di&#8230;Speciale?&#8221; Ma se stringete gli occhi, scorgerete\u00a0qualche cosa di diverso. Un confronto antico, che attraversa un campo di battaglia privo di confini materiali. Il confronto attraverso i secoli, perennemente rinnovato negli scontri fatti oggetto di studio dai maestri di arti marziali: perch\u00e9 la spada \u00e8 l&#8217;anima del samurai, come ci insegnano generazioni di fumetti e cartoni animati. Eppure addirittura\u00a0il puro spirito, pu\u00f2 essere sconfitto e allontanato se si affronta da lontano. Con l&#8217;attrezzo GIUSTO.<br \/>\nIl termine di paragone pi\u00f9 spesso utilizzato per aiutarci a comprendere il ruolo del guerriero tradizionale giapponese \u00e8 un confronto diretto con il cavaliere europeo, anch&#8217;egli nobile per nascita, soldato di professione e in determinati casi, saggio amministratore delle dispute di un feudo ricevuto in commissione. Ma era l&#8217;intera scala di valori, ovvero il sistema stesso alla base del suo ruolo istituzionale, ad essere profondamente differente: perch\u00e9 non fu mai posto, al centro dei testi di riferimento filosofici di questa classe sociale fin dall&#8217;epoca del primo shogunato di Kamakura (1192) il concetto universale della probit\u00e0. Come avrebbe mai potuto esserlo, quando il termine stesso riferito a una tale chiamata della vita era il &#8220;servire&#8221;, nella maniera esemplificata dall&#8217;etimologia dello stesso termine <em>saburau<\/em>, tenersi a lato. Se il proprio signore era un fervente buddhista, incline a minimizzare le sofferenze dei propri compagni sul tragitto del samsara, egli avrebbe consegnato i pasti ai poveri, fatto l&#8217;elemosina e impugnato la propria spada unicamente contro i malvagi. Mentre se il detentore del potere era uno spietato conquistatore, una scia di sangue avrebbe accompagnato il suo cammino, fino all&#8217;incendio tragico nell&#8217;ennesimo padiglione dell&#8217;Honno-ji. E al termine di quell&#8217;esperienza, ormai rimasto senza l&#8217;ombra di una guida o bussola morale, i capelli e la barba incolti nell&#8217;informale tenuta del <em>ronin<\/em>, lo spadaccino itinerante si sarebbe a volte trasformato nell&#8217;equivalente del mitico <em>kamaitachi<\/em>, la faina invisibile nel vento, un mostro intento a incidere ferite nelle membra dei passanti.<br \/>\nNon sto affatto esagerando: avete mai sentito parlare della stimata tradizione del <em>kiri-sute gomen<\/em>? Una locuzione che significa &#8220;Diritto ad uccidere ed andare via&#8221; usata per riferirsi all&#8217;ampia definizione del concetto di autodifesa insegnata\u00a0ai discendenti dell&#8217;antico codice, per cui anche l&#8217;onore del proprio nome e della propria presenza meritava di essere protetto grazie al filo di metallo della sacra spada ereditaria. In altri termini sarebbe bastato, fino all&#8217;ultimo periodo del Sengoku Jidai (1478-1605) ritenere di essere stati offesi in qualsivoglia maniera da un appartenente ad una classe inferiore, ma anche un altro samurai dalla famiglia meno nota, per giustificare l&#8217;immediata separazione della sua testa dal corpo, con un solo fluido colpo di katana. Terribile, nevvero? Eppure, non ancora prettamente barbarico, se vogliamo. Un termine attribuibile a pieno titolo, d&#8217;altronde, per quanto concerne la pratica dello <em>tsujigiri<\/em>, che consentiva all&#8217;acquirente di una nuova spada di uscire dalla bottega del fabbro, attendere l&#8217;ora del tramonto\u00a0e quindi &#8220;metterla alla prova&#8221; sulla pelle del primo malcapitato di passaggio. Simili omicidi, formalmente, erano considerati un crimine efferato. Ma molto raramente venivano davvero perseguiti. Il che pu\u00f2 riportarci al nostro paragone di partenza: il samurai, come il cavaliere medievale europeo, veniva riverito dalla popolazione del suo paese. Qualche volta, sinceramente ammirato. In altri territori, nel contempo, era l&#8217;oggetto di un odio profondo e un&#8217;avversione pi\u00f9 che mai giustificata.<br \/>\nDifendersi da un assassino imprevisto non \u00e8 mai semplice, soprattutto nel caso in cui costui sia armato, ed abile nell&#8217;utilizzo del proprio affilatissimo implemento. E combattere il fuoco con il fuoco non \u00e8 certo una buona idea, soprattutto quando si considera come il possesso stesso di una spada, da parte di un contadino, un artigiano o un mercante, fosse letteralmente impensabile, ed al tempo stesso un reato punibile sommariamente proprio con i metodi sopra descritti. Ma qualsiasi samurai, fuori dal campo di battaglia, aveva una fondamentale debolezza: era armato esattamente nello stesso modo. Due spade, la corta (<em>wakizashi<\/em>) e\u00a0la lunga (<em>katana<\/em>) impugnate rigorosamente una per volta, almeno fino al sopraggiungere di un celebrato personaggio Vagabondo. Il che permetteva l&#8217;elaborazione di una tattica specifica, ovvero un&#8217;approccio utile a sopravanzare, o per lo meno bloccare sul nascere, qualsiasi confronto all&#8217;apparenza impari toccato all&#8217;indifesa vittima delle spietate circostanze. E quel sistema, talvolta, era proprio quello l\u00ec, il <em>kusarigama<\/em>. Un falcetto all&#8217;apparenza simile al tipico attrezzo usato per lavorare nei campi, e quindi facile da nascondere sulla propria persona, ma dotato di un manico notevolmente pi\u00f9 pesante, una lama particolarmente affilata (talvolta su entrambi i lati) e sopratutto una lunga catena denominata\u00a0<em>konpi<\/em>, con un peso metallico all&#8217;estremit\u00e0. La quale, fatta mulinare vorticosamente sopra la testa, poteva raggiungere istantaneamente l&#8217;avversario dall&#8217;esterno del suo stesso raggio d&#8217;azione, infliggendo lesioni o avvolgendosi direttamente attorno alla lama tenuta in mano, per procedere quindi all&#8217;immediato disarmo. Qualche volta, ritengono gli storici, una simile inversione delle parti potrebbe anche essersi verificata. Bench\u00e9 gli utilizzatori principali di un simile attrezzo per l&#8217;autodifesa fossero, molto spesso, gli stessi samurai. Per non parlare dei\u00a0loro eterni rivali&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_21541\" aria-describedby=\"caption-attachment-21541\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/TvQAFBsyvyk\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21541 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Iga-Kusarigama-500x313.jpg\" alt=\"iga-kusarigama\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Iga-Kusarigama-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Iga-Kusarigama-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Iga-Kusarigama.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21541\" class=\"wp-caption-text\">Presso gli spazi moderni dell&#8217;odierno villaggio di Iga (prefettura di Mie) due figuranti ninja dimostrano l&#8217;efficacia del <em>kusarigama<\/em>. Alla fine, ovviamente, sar\u00e0 lo spadaccino ad avere la peggio.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono due possibili strade della storia, ipotizzate come punti d&#8217;origine della tradizione della falce a catena. La prima ne attribuisce il primo uso formale a niente meno che Fujiwara no Kamatari (614-669 d.C) fondatore del clan che avrebbe detenuto il potere sulla corte imperiale per l&#8217;intero estendersi dell&#8217;epoca Heian, fino al sorgere della nuova aristocrazia guerriera. Il quale, oltre a riformare i metodi di governo e numerose leggi in essere, offr\u00ec altri significativi servigi al trono, incluso assassinare personalmente il cospiratore Soga no Iruka, che dopo aver circuito l&#8217;imperatrice\u00a0K\u014dgyoku appariva fermamente intenzionato a sostituirsi al principe ereditario (con prevedibili conseguenze per quest&#8217;ultimo). Questa \u00e8 la visione che associa quest&#8217;arma al contesto formale della classe dirigente, e ne vede un significativo perfezionamento successivo ad opera del misterioso samurai\u00a0Nen Ami Jion (1351-?) fondatore della scuola di arti marziali\u00a0Isshin-ry\u016b. Secondo una leggenda sarebbe stato infatti proprio lui, mentre era intento a riformare gli insegnamenti ricevuti in eredit\u00e0 dal maestro\u00a0Harayuki Uemon Ujisada, a vedere in sogno la figura luminosa di una divinit\u00e0 senza nome, probabilmente un santo <em>bodhisattva,<\/em> che gli porse con fare solenne i due fondamentali oggetti: l&#8217;invincibile falcetto e la terribile catena.<br \/>\nPer quanto concerne una visione pi\u00f9 realistica e scientifica dell&#8217;intera vicenda, ci sono invece diverse teorie sull&#8217;origine materiale dell&#8217;arma. In piena epoca Kamakura (1185-1333) gi\u00e0 esistevano ad esempio delle armi lunghe simili a falci, definite <em>kamayari,\u00a0<\/em>le quali si dimostravano particolarmente utili durante le battaglie navali, per agganciare e bloccare lo scafo nemico. In tutte le stalle dei signori, inoltre, era presente un particolare strumento di nome <em>jingama<\/em>, simile ad un&#8217;asta con una lama che sporgeva lateralmente. Il quale doveva servire, ipoteticamente, in tutti i casi in cui scoppiasse un incendio e fosse necessario liberare i cavalli tagliando i legacci e le altre corde, senza esporsi direttamente ai loro zoccoli gi\u00e0 colti dal panico finale. Ora la tradizione voleva che l&#8217;addetto a tale mansione, una volta effettuata tale operazione, scendesse sul campo di battaglia se necessario, armato con lo stesso <em>jingama<\/em> e nell&#8217;altra mano, se possibile, della <em>konpi<\/em>, la catena appesantita. Da questa configurazione originaria, si ritiene, potrebbe essersi evoluto il <em>kusarigama<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21542\" aria-describedby=\"caption-attachment-21542\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bVXQkOVhFc0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21542\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21542 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kotetsu-Shoge-500x313.jpg\" alt=\"kotetsu-shoge\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kotetsu-Shoge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kotetsu-Shoge-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Kotetsu-Shoge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21542\" class=\"wp-caption-text\">Una forma pi\u00f9 antica dell&#8217;arma era il <em>kyoketsu-shoge<\/em>, un&#8217;arma il cui strano nome significa letteralmente &#8220;correre liberi tra i campi e le montagne&#8221;. In essa un coltello uncinato prendeva il posto della falce, mentre il peso al termine della <em>konpi<\/em> aveva una caratteristica forma circolare. Questo attrezzo, pi\u00f9 complesso\u00a0da nascondere, fu lungamente parte dell&#8217;armamentario dei ninja.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistono almeno tre tipi di <em>kusarigama<\/em>, attentamente codificati nella tradizione delle scuole che ne insegnarono l&#8217;uso: il primo \u00e8 quello pi\u00f9 semplice, che prevede l&#8217;aggancio della catena nella parte inferiore del manico, in opposizione alla lama. Questa tipologia, mirata a\u00a0rendere possibile una maggiore quantit\u00e0 di movenze, era in realt\u00e0 la pi\u00f9 inefficiente nel condurre a destinazione il colpo a distanza, in quanto mancava l&#8217;effetto della leva prestato dal manico dell&#8217;oggetto. L&#8217;arma di tipo II, invece, quella usato dal praticante del video di apertura, prevedeva che l&#8217;estensione flessibile partisse dalla parte superiore della lama, incrementando notevolmente la forza dei colpi. Con un simile approccio tra l&#8217;altro, cosa non da poco, l&#8217;arma non avrebbe pi\u00f9 richiesto l&#8217;uso della seconda mano per tenere avvolta e lanciare la catena, rendendo possibile di fatto impugnare una seconda falce (<em>kama<\/em>) o altri ausili a sconfiggere il proprio avversario in battaglia. Il terzo tipo era invece una variante del primo, con catena posizionata sotto ma che vedeva l&#8217;aggiunta di un paramano o uno <em>tsuba<\/em> (guardia della spada) che permettevano di fatto l&#8217;impiego del manico per deviare o parare i colpi. Un altro elemento variabile era la lunghezza della catena, che partiva da un solo metro ma poteva arrivare fino a quattro. Incrementando, nel primo caso, la velocit\u00e0 dei colpi portati a segno, ma permettendo d&#8217;ingaggiare nel secondo il nemico da una distanza superiore, nonch\u00e9 prestandosi a fungere da attrezzo per arrampicarsi sulle mura di un castello. Proposito tutt&#8217;altro che insolito nella vita dei praticanti delle arti notturne. In particolare, la falce a catena rest\u00f2 lungamente legata alla tradizione dei villaggi ninja di Iga e di Koga, nonch\u00e9 al personaggio del loro rinomato intermediario presso la corte di Ieyasu Tokugawa, il leggendario capo delle spie Hattori Hanzo.<br \/>\nNei campi di battaglia propriamente detti, il <em>kusarigama\u00a0<\/em>vide sempre un utilizzo estremamente ridotto: non soltanto esso era infatti naturalmente adatto ad affrontare un singolo avversario, o al massimo due alla volta, ma il suo feroce mulinare avrebbe costituito un pericolo altrettanto gravoso per i propri stessi\u00a0alleati.\u00a0Inoltre, dato che la vittima perfetta di quest&#8217;arma era la spada, essa avrebbe trovato ben pochi utilizzi contro la lancia o l&#8217;arco, le vere armi impiegate dai samurai quando si vestivano con l&#8217;armatura. No, stiamo qui parlando di un&#8217;implemento per l&#8217;autodifesa, nato e cresciuto in tempi di pace. Il che non bastava certamente a renderlo, sotto alcun aspetto immaginabile, meno letale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Voi guardate questa scena, sopra il pavimento in legno del pi\u00f9 rinomato dojo di Abeno per l&#8217;annuale evento di Kobudo, e vedete la solita dimostrazione del Nito Shinkage Ryu Kusarigama Jutsu, condotta diligentemente dagli appartenenti del\u00a0Nihon Kobudo Kyokai. &#8220;Niente di&#8230;Speciale?&#8221; Ma se stringete gli occhi, scorgerete\u00a0qualche cosa di diverso. 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