{"id":21407,"date":"2016-10-11T07:03:16","date_gmt":"2016-10-11T05:03:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21407"},"modified":"2016-10-11T07:03:16","modified_gmt":"2016-10-11T05:03:16","slug":"il-carro-armato-progettato-per-resistere-alle-bombe-nucleari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21407","title":{"rendered":"Il carro armato progettato per resistere alle bombe nucleari"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/3mGcg9lfP40\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21408\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-21408\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-500x313.jpg\" alt=\"object-279\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una nube a fungo che si staglia all&#8217;orizzonte, oltre i limiti del cielo e del tempo. Fuoco, fiamme, vento e cenere imperversano sopra il confine della Germania dell&#8217;Ovest, in prossimit\u00e0 dell&#8217;area collinare a nord di Francoforte sul Meno. Nello stretto e vibrante spazio del veicolo a motore, quattro persone condividono l&#8217;orribile momento: pilota, addetto al caricamento, artigliere e comandante. Ciascuno fermamente convinto di una cosa: il mondo, ormai \u00e8 finito. Ma la guerra&#8230; Un&#8217;altra deflagrazione proveniente dai fianchi dello schieramento, probabilmente dovuta alle armi portatili del nemico occidentale. Piccole atomiche, perch\u00e9 ormai quelle pi\u00f9 grosse\u00a0hanno gi\u00e0 portato a termino lo sporco lavoro, venivano scagliate innanzi dal nemico con cannoni a mano, oppure persino l&#8217;equivalente moderno\u00a0delle catapulte medievali, che pi\u00f9 volte avevano infranto le alte mura del principato di Rus&#8217;. Da cui\u00a0ogni volta, l&#8217;orgoglioso popolo si era ripreso. Dopo ciascuna catastrofica invasione, l&#8217;ideale di un paese unito era risorto pi\u00f9 forte di prima. Eppure, l&#8217;ultimo giorno aveva continuato ad avvicinarsi&#8230;C&#8217;\u00e8 soltanto il tempo di un grido: &#8220;Reggetevi! Arriva!&#8221; Quattro, cinque chilometri percorsi in un istante. L&#8217;onda d&#8217;urto raggiunge la formazione di carri armati, incuneandosi tra di essi come il vento distruttivo dell&#8217;Apocalisse. Gli ultimi T-54\/55 rimasti operativi, uno dopo l&#8217;altro, si sollevano come foglie nel vento e scompaiono dall&#8217;equazione delle forze in gioco. Nel frattempo, il pesante Object 279 simile a una tartaruga aliena, coi suoi quattro cingoli piantati nella neve, viene spostato di parecchi metri da una parte. La sua forma aerodinamica da esattamente 60 tonnellate, in qualche maniera misteriosa, riesce a deviare l&#8217;energia e gli consente di restare operativo. La spessa armatura dell&#8217;abitacolo, perfettamente impenetrabile dall&#8217;esterno persino all&#8217;aria, in funzione di un&#8217;alta pressione indotta artificialmente, impedisce all&#8217;aria radioattiva ed ai veleni i contaminare l&#8217;equipaggio. &#8220;Ancora vivi?&#8221; Fa l&#8217;ufficiale in capo. &#8220;\u0414\u0430!&#8221; rispondono i suoi compatrioti. Con un sospiro di sollievo misto a\u00a0rassegnazione, quindi, egli fa cenno di rimettere in moto il carro. I pochi\u00a0superstiti del\u00a0blocco Ovest\u00a0aspettano pi\u00f9 avanti. Tempo di combattere l&#8217;ultima battaglia.<br \/>\nIl fatto che i Russi fossero dei grandi estimatori del concetto dei mezzi corazzati super-pesanti, non era affatto un gran segreto: fin dagli anni &#8217;30 dello scorso secolo, mentre le potenze politiche e militari dei vari paesi del mondo si preparavano alla catastrofica deflagrazione della seconda guerra mondiale, il governo centrale di Mosca si era affidato non ad uno, bens\u00ec a quattro dipartimenti di progettazione dei carri armati. Di cui tuttavia, soltanto due contavano davvero: quello di Leningrado, sotto il comando di\u00a0Zhosif Ya. Kotin e la fabbrica di\u00a0Khar\u2019kov, comandata\u00a0da\u00a0Mikhail I. Koshkin. Ora Kotin era un amico personale di Iosef Stalin, nonch\u00e9 il genero di\u00a0Kliment Efremovi\u010d Voro\u0161ilov, generale e politico tra i primi ad essere insigniti del prestigioso titolo di Maresciallo dell&#8217;Unione Sovietica. Le sue idee mirate a stupire il nemico ed incutergli timore ad ogni costo, dunque, godevano di un certo peso per definizione. Ed \u00e8 indubbiamente a questo eclettico ingegnere, che dobbiamo molti degli strani esperimenti che il suo paese schier\u00f2 sui campi di battaglia di quell&#8217;epoca, con spesso trascurabile successo: come il ponderoso T-28, una belva da quasi 29\u00a0tonnellate costruita in un tempo\u00a0in cui difficilmente si arrivava alla met\u00e0, e che in mancanza di corazzatura adeguata non poteva in alcun modo resistere all&#8217;urto dei nuovi e ben pi\u00f9 agili Panzer tedeschi. O l&#8217;ancor pi\u00f9 improbabile T-35 da 54 tonnellate, con gli stessi problemi ma\u00a0in pi\u00f9 5 (CINQUE) torrette ed un equipaggio di fino a 14 persone, del quale, incredibile a dirsi, furono costruiti ben 61 esemplari. Continuando ad esagerare, tuttavia, volle il caso che Kotin dovesse alla fine indovinarne una. E fu cos\u00ec nel 1940 che, tra lo stupore generale di molte delle personalit\u00e0 coinvolte, uno dei suoi carri venne effettivamente messo in servizio sulla linea del fronte: era questo il KV-1, denominato dalle iniziali del suo rinomato suocero, ovvero un carro pesante stranamente convenzionale per lui, con singola torretta ed un peso di 43 tonnellate. Risolti gli inevitabili e soliti problemi di corazzatura, propulsione e affidabilit\u00e0, il carro si dimostro terribile in battaglia: semplicemente non esistevano ancora, in effetti, armi in grado di penetrarlo. E fu cos\u00ec, che si giunse alla realizzazione che per la particolare dottrina bellica dell&#8217;Unione Sovietica soggetta alle pressioni provenienti dalla Germania nazista, non ci fosse nulla di meglio che costruire veicoli sempre pi\u00f9 grossi, possenti, inarrestabili. Col proseguire dei lunghi\u00a0anni, la questione fin\u00ec per sfuggire un po&#8217; di mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la fine della seconda guerra mondiale, la Russia poteva contare sul miglior carro pesante della sua epoca: l&#8217;IS-2 (Iosef Stalin-2) versione perfezionata di un progetto originariamente di Zhosif Ya. Kotin, perfettamente in grado di resistere e rispondere al fuoco dei leggendari Tiger tedeschi. Con in pi\u00f9 il vantaggio niente affatto trascurabile di essere pi\u00f9 affidabili e facili da riparare. C&#8217;erano stati, per\u00f2, anche tutta una serie di esperimenti falliti, spesso estremamente costosi. Come l&#8217;iconico KV-2, il cui solo cannone pesava ulteriori 12 tonnellate oltre a quelle del carro, e che per questo non riusciva a muoversi a pi\u00f9 di 26 Km\/h; lungi dal costituire un mero prototipo, tuttavia, fu prodotto in 334 esemplari, molti dei quali finirono abbandonati o distrutti a lato della strada, a seguito del primo caso in cui il dipartimento aveva necessit\u00e0 di spostarsi. Gli scafi dei KV-1 nel frattempo, dimostratisi obsoleti, avevano trovato reimpiego come base per il cacciacarri SU-152 ed il KV-1S, una versione alleggerita e pi\u00f9 maneggevole del carro. Ma non sempre le cose andarono altrettanto &#8220;bene&#8221;. Perch\u00e9 partire dal 1945, le fabbriche di Leningrado ricevettero l&#8217;ordine di perfezionare ulteriormente l&#8217;IS, e si imbarcarono nel futile progetto di potenziare un mezzo che sarebbe presto diventato obsoleto: cos\u00ec, con la creazione dei rinomati\u00a0IS-3 e 4, si ritorn\u00f2 all&#8217;epoca ante-guerra, quando l&#8217;agilit\u00e0 dei nascenti MBT (carri principali da battaglia, l&#8217;evoluzione dei cosiddetti &#8220;medi&#8221;) dominava i campi di battaglia, mentre la Russia continuava a produrre mostri da 50 e passa tonnellate. Eppure\u00a0nonostante il presunto\u00a0svantaggio in caso di un nuovo conflitto, di questi veicoli vennero prodotti migliaia di esemplari, principalmente per l&#8217;utilizzo nel corso della parata annuale del Giorno della Vittoria, un&#8217;importante ricorrenza che aveva avuto inizio nel 1945. La domanda che venne posta ai dipartimenti competenti, dunque, fu la seguente: &#8220;In quale maniera il carro pesante poteva restare attuale?&#8221;<\/p>\n<figure id=\"attachment_21410\" aria-describedby=\"caption-attachment-21410\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-kO5IsVHlTo\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21410 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/US-T-28-500x313.jpg\" alt=\"us-t-28\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/US-T-28-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/US-T-28-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/US-T-28.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21410\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;unico altro carro armato tetra-cingolato della storia, l&#8217;impressionante T-28 americano del 1945. L&#8217;idea di un simile mostro, creato ad imitazione del progetto inglese Tortoise, era quella di avanzare dritto contro i bunker della linea Siegfried poco prima d&#8217;invadere Berlino. Per questo non aveva bisogno di una torretta.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">A rispondere verso la met\u00e0 degli anni &#8217;50, per quanto ci \u00e8 dato di sapere, fu l&#8217;ingegnere\u00a0L. Troyanov, facente parte del personale della stessa fabbrica di Leningrado che aveva eseguito gli eclettici ordini dell&#8217;ormai leggendario\u00a0Kotin. La sua nuova visione era qualcosa di quasi totalmente\u00a0rivoluzionario: un carro armato dotato non di due, bens\u00ec quattro cingoli. Questo gli avrebbe permesso, nel momento della verit\u00e0, di poter contare su una pressione al suolo comparativamente trascurabile rispetto al suo peso, librandosi letteralmente (ehm&#8230;Quasi) sopra il fango e la neve, ancor pi\u00f9 dei suoi fratelli minori. Ma il suo progetto, denominato\u00a0Object 279, vedeva l&#8217;impiego di\u00a0molte altre soluzioni assolutamente avveniristiche per quella, e in effetti qualsiasi altra epoca. In primo luogo, il carro era molto compatto e basso sopra il suolo, raggiungendo appena i 2,6 metri, laddove il Conqueror inglese, miglior carro pesante della sua era, non riusciva a scendere sotto i 3,3, offrendo un profilo molto pi\u00f9 alto e vulnerabile agli artiglieri nemici. La sua armatura, inoltre, era estremamente spessa ed ingegnosa. Dovete considerare a tal proposito che in quegli anni non era stata ancora inventata la soluzione tecnica delle protezioni attive, con strati di esplosivo attentamente posizionati per respingere la forza penetrante delle nuove munizioni sabot ad espansione, e per questo, qualsiasi carro era estremamente vulnerabile ai suoi simili. Lo strumento migliore per contrastare il pericolo, dunque, diventava impiegare placche protettive che fossero il pi\u00f9 possibile inclinate, al fine di deviare i colpi. Ed in questo, il nostro carro armato\u00a0era totalmente fuori parametro: basta un solo sguardo alla sua forma insolita\u00a0per rendersene conto. Viene in effetti ipotizzato, dal video di apertura creato dalla compagnia di videogiochi simulativi Wargaming, che la sua penetrazione e conseguente annientamento risulterebbero difficili persino con armi dotate di munizionamento moderno.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21409\" aria-describedby=\"caption-attachment-21409\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/okTc-87-XvU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21409\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21409 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-2-500x313.jpg\" alt=\"object-279-2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/10\/Object-279-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21409\" class=\"wp-caption-text\">Vennero costruiti soltanto 2 prototipi dell&#8217;Object 279, per di pi\u00f9 in piena guerra fredda. L&#8217;unico superstite, nulla pi\u00f9 che un guscio vuoto, si trova oggi al museo dei carri armati di Kubinka, a 50 Km da Mosca. Ci\u00f2 rende piuttosto difficile reperire dei video dell&#8217;effettivo funzionamento del carro, a meno di accontentarsi di brevi spezzoni in bianco e nero, con descrizione audio rigorosamente in russo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sombrero viaggiante, o l&#8217;UFO di terra che dir si voglia, poteva anche contare un enorme motore diesel da 1.000 cavalli, in grado di fargli raggiungere i 55 Km\/h. Una velocit\u00e0 quasi del tutto inaudita per questa classe di mezzi. Il sistema dei quattro cingoli, completo di una complicata trasmissione progettata <em>ad-hoc<\/em>, rallentava il processo di rotazione, rendendolo pi\u00f9 lento di quello degli altri carri contemporanei. Non si trattava, dunque, di un veicolo particolarmente maneggevole. Dal punto di vista dell&#8217;armamento,\u00a0Troyanov non si era (ovviamente) risparmiato: il carro montava un cannone da 130 mm del tipo M-65, dotato di un caricatore automatico in grado di sparare 5-7 colpi al minuto. Prestazioni comparabili a quelle di un veicolo moderno. Era presente inoltre una mitragliatrice\u00a014.5 x 114 mm in configurazione coassiale, ed entrambe le armi erano stabilizzate con un dispositivo del modello Groza.\u00a0Ma il punto principale dell&#8217;insolito carro armato, nonch\u00e9 la ragione stessa della sua esistenza, era il suo pacchetto di protezione\u00a0CBRN (chemical, biological, radiological, and nuclear) le cui specifiche potenzialit\u00e0 restano largamente sconosciute tutt&#8217;ora, ma che gli avrebbe consentito, nell&#8217;idea dei progettisti, di sopravvivere facilmente all&#8217;esplosione vicina di una bomba nucleare. Gi\u00e0, ma quanto vicina? Questo non possiamo davvero saperlo. Per fortuna?<br \/>\nL&#8217;Object 279, dopo il completamento ben riuscito del progetto, non fu mai effettivamente prodotto in serie. Questo\u00a0perch\u00e9 il premier Nikita\u00a0Chru\u0161\u010d\u0451v, in carica dal 1953, era un fermo sostenitore dei carri dotati di sistemi d&#8217;arma missilistici, come l&#8217;IT-1. Inoltre, la progressiva crescente inutilit\u00e0 dei veicoli corazzati pesanti stava diventando sempre pi\u00f9 palese, in forza dei successi ottenuti dagli M-48 Patton ed M24 Chaffee americani durante la guerra in Corea. Del resto, di l\u00ec a pochi anni la Germania Ovest avrebbe prodotto il fulmineo e devastante Leopard 1. E da quel giorno, nulla sarebbe pi\u00f9 stato lo stesso.<br \/>\nVecchi scheletri di dinosauri semi-sepolti dentro cupe pozze di catrame, mentre l&#8217;acqua bollente di un alto geyser marca il confine tra la terra e il cielo: questo \u00e8 il mondo da cui proveniamo, esseri senzienti eppure stranamente auto-distruttivi. E c&#8217;\u00e8 stato un tempo, un&#8217;epoca lunga e glaciale, in cui sembrava che questo fosse anche il nostro futuro. Poi si consum\u00f2\u00a0l&#8217;acciaio, ruggine nel vento, ed ebbe inizio la stagione del denaro. Ma la Ruota del Tempo, come diceva qualcuno, gira, e gira&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una nube a fungo che si staglia all&#8217;orizzonte, oltre i limiti del cielo e del tempo. Fuoco, fiamme, vento e cenere imperversano sopra il confine della Germania dell&#8217;Ovest, in prossimit\u00e0 dell&#8217;area collinare a nord di Francoforte sul Meno. 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