{"id":21308,"date":"2016-09-28T06:52:55","date_gmt":"2016-09-28T04:52:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21308"},"modified":"2016-09-28T06:52:55","modified_gmt":"2016-09-28T04:52:55","slug":"nuovo-record-144-kmh-nelluovo-a-pedali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21308","title":{"rendered":"Nuovo record: 144 Km\/h nell&#8217;uovo a pedali"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BC5KIFHd5Ao\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21309\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-21310\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/ETA-Aerovelo-500x313.jpg\" alt=\"eta-aerovelo\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/ETA-Aerovelo-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/ETA-Aerovelo-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/ETA-Aerovelo.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Neanche l&#8217;ombra di un finestrino. Il proiettile bianco trionfa di nuovo a Battle Mountain, Nevada: molti sono i soprannomi che potremmo riuscire a dargli. La ghianda, la capsula, la supposta. Ma per comprendere realmente la pi\u00f9 pura essenza di Eta, che ha permesso al suo team Aerovelo di superare\u00a0ampiamente la concorrenza internazionale, occorrerebbe rimuovere la sua intera parte superiore, per scrutare all&#8217;interno e vedere&#8230;\u00a0Todd Reichert, PhD canadese in ingegneria aerospaziale dalle doti ciclistiche tutt&#8217;altro che indifferenti, intento ad esprimersi\u00a0attraverso lo strumento dei pedali, in posizione reclinata, alla velocit\u00e0 del fulmine e del tuono. Pilota, ed al tempo stesso motore, dell&#8217;oggetto che potremmo definire il primo dei primi rappresentanti veicolari del nostro futuro.<br \/>\nUn mondo in cui l&#8217;unico modo per spostarsi da un luogo all&#8217;altro \u00e8 bruciare del carburante, o in alternativa impiegare energia elettrica derivata, nella maggior parte dei casi, dall&#8217;aver bruciato del carburante (migliore) altrove. \u00c8 davvero questo il mondo che vogliamo lasciare in eredit\u00e0 ai nostri discendenti? Possibile che niente possa essere fatto per l&#8217;inquinamento, i problemi ambientali e di salute, lo stress ed il costo che derivano da una delle invenzioni che pi\u00f9 hanno influenzato gli ultimi secoli, ovvero il veicolo a motore? Perch\u00e9 \u00e8 questo, che siamo, fondamentalmente: cicale lanciate a velocit\u00e0 supersonica verso il profondo baratro dell&#8217;autodistruzione. Esseri viventi che hanno costruito, o che per meglio dire lasciato che nascesse in mancanza di appropriati accorgimenti, un contesto in cui non \u00e8 soltanto &#8220;normale&#8221; ma persino considerato indispensabile e necessario, che ogni giorno si salga a bordo di un mezzo in grado di contenere fino a cinque persone, e lo si usi in solitudine per raggiungere il luogo delle nostre tribolazioni lavorative. Certo, esistono le eccezioni. Persone cos\u00ec fortunate (nessuno esiterebbe a definirle tali) che non hanno bisogno di coprire alcuna distanza che sia superiore a quella percorribile mediante l&#8217;impiego della sola energia muscolare. E poi, ovviamente, esistono i mezzi pubblici. Ma in ultima analisi, in un domani in cui tutti, fino all&#8217;ultima persona, dovessero salire sugli stessi autobus, tram e metropolitane che sono gi\u00e0 in nostro possesso, diventerebbe necessario vararne una quantit\u00e0 tripla o doppia, riportandoci a una versione pi\u00f9 moderata dello stesso problema. No, l&#8217;unica speranza \u00e8 questa: pedalare, lavorare, pedalare. Come succede, notoriamente, in Olanda. Eppure resta\u00a0il fatto \u00e8 che al di fuori di un simile paradiso delle trasmissioni a catena, occorre fare i conti con gli effettivi limiti funzionali associabili al concetto stesso di bicicletta. Totale esposizione agli elementi. Una sicurezza stradale tutt&#8217;altro che eccelsa. Soprattutto, prestazioni che realisticamente limitano di molto\u00a0le distanze copribili in un tempo che possa ragionevolmente far fronte alle esigenze quotidiane. Ed \u00e8 proprio per far fronte a queste tre esigenze, unite a quelle comparativamente simili di cielo (gasp!) e di mare, che nacque in California nel 1980 la IHPVA: International Human Powered Vehicle Association, finalizzata al raggiungimento delle massime vette dei sistemi di trasporto del tutto privi di un motore. Attraverso uno strumento, tra gli altri, che ha sempre portato alle migliori soluzioni dei pi\u00f9 complessi problemi: la sana competizione; il che ci porta, nello specifico, all&#8217;annuale gara\u00a0recentemente conclusosi della\u00a0World Human Powered Speed Challenge (in breve, WHPSC), dove lo scorso 19 settembre, alla presenza dei giudici di gara, quest&#8217;uovo fantastico ha superato di 4,8 Km\/h il precedente detentore del record di velocit\u00e0 mondiale, varcando\u00a0con fragore apocalittico la soglia superiore\u00a0della classifica, in un campo in cui normalmente si lavora su guadagni di neanche mezzo Km\/h l&#8217;anno. E la ragione di un simile successo, oltre alla forza fisica\u00a0del conducente, va ricercato nei meriti dei costruttori&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_21311\" aria-describedby=\"caption-attachment-21311\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/d-Gn5nH3VQw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21311\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21311 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Pulsar-Policumbent-500x313.jpg\" alt=\"pulsar-policumbent\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Pulsar-Policumbent-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Pulsar-Policumbent-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Pulsar-Policumbent.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21311\" class=\"wp-caption-text\">La Pulsar italiana presenta un design soltanto lievemente meno estremo di quello dell&#8217;uovo canadese, una scelta progettuale che si riflette nell&#8217;ottimo risultato conseguito alla fine delle giornate di gara. Questo video, risalente all&#8217;anno scorso e che mostra una versione precedente del mezzo, resta ad oggi il pi\u00f9 completo ed affascinante sulla creatura della prestigiosa universit\u00e0 torinese.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla gara di quest&#8217;anno della IHPVA, come del resto in quella precedente, era presente anche il team italiano Policumbent, il cui nome fa riferimento per la prima met\u00e0 al Politecnico di Torino, per la seconda alle biciclette con posizione di guida reclinata, dette per l&#8217;appunto <em>recumbent<\/em>. Proprio questo \u00e8 l&#8217;approccio considerato standard nel settore dei veicoli a energia umana pi\u00f9 veloci del mondo, poich\u00e9 consente di garantire una minore resistenza all&#8217;aria, e consente soluzioni meccaniche pi\u00f9 compatte. E sia chiaro che la nostra bicicletta, denominata Pulsar e condotta dal pilota\u00a0Andrea Gallo, pur non raggiungendo la velocit\u00e0 estrema della Eta si \u00e8 classificata in modo estremamente rispettabile, raggiungendo i comunque impressionanti 126 Km\/h, superando le prestazioni precedenti e stabilendo un nuovo\u00a0record italiano. In comune, i due veicoli avevano diversi aspetti. Innanzitutto il rapporto delle marce estremamente elevato, che dovendo adattarsi unicamente al pianeggiante tragitto della strada di Battle Mountain in cui vengono effettuate le misurazioni, arriva a garantire fino a quattro giri delle piccole e leggere ruote per ogni singola spinta sui pedali. La forma dell&#8217;abitacolo, simile alla carlinga di un aereo, garantisce inoltre il crearsi di un flusso laminare d&#8217;aria, tanto sottile ed ininterrotto che \u00e8 bastato quest&#8217;anno, in almeno un caso, che un insetto finisse schiacciato sulla carrozzeria della eta per vanificare gli sforzi di uno dei primi tentativi di fare registrare il record. Proprio per agevolare tale aspetto, nelle bici pensate per la WHPSC sono presenti generalmente delle aperture per vedere fuori molto ridotte, o come nel caso del mezzo della Aerovelo, proprio nessuna, facendo affidamento piuttosto su un sistema con mini-telecamera incorporata nella parte superiore dell&#8217;abitacolo.<br \/>\nCome nelle automobili della Formula 1, tutto all&#8217;interno di queste biciclette \u00e8 stato creato su misura, testato nelle condizioni specifiche ed adibito all&#8217;esigenza della vittoria. Ciascun veicolo \u00e8 modellato sull&#8217;effettiva fisicit\u00e0\u00a0del conducente, al punto che, come narrato dal video dimostrativo della Eta, le ginocchia sfiorano l&#8217;involucro del guscio, le caviglie la trasmissione, e le braccia sono come bloccate all&#8217;interno di scanalature appena sufficienti per loro.\u00a0L&#8217;idea di dare il massimo di se dal punto di vista fisico all&#8217;interno di una capsula tanto stretta e chiusa, sotto il sole ancora battente dello stato del Nevada, \u00e8 ovviamente\u00a0un proposito decisamente impegnativo per i polmoni dei piloti di queste bici. Non per niente, il team canadese ha previsto per quest&#8217;anno un impianto di aria condizionata nel proprio veicolo, probabilmente tra gli aspetti che si sono dimostrati pi\u00f9 utili nell&#8217;incrementare la prestazione fisica di\u00a0Todd. Oltre all&#8217;impiego quasi esclusivo della fibra di carbonio, una soluzione costruttiva che si \u00e8 dimostrata in grado di garantire un peso a vuoto di appena 25 Kg.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21309\" aria-describedby=\"caption-attachment-21309\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/syJq10EQkog\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21309 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Atlas-Helicopter-500x313.jpg\" alt=\"atlas-helicopter\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Atlas-Helicopter-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Atlas-Helicopter-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Atlas-Helicopter.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21309\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Atlas, un elicottero a energia umana costruito senza compromessi e pi\u00f9 grande di molti aerei di linea, \u00e8 stato concepito per tradurre ogni pedalata nel moto regolare dei suoi giganteschi rotori, riuscendo a sollevarsi da terra senza (ehm, quasi!) nessuna fatica.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Todd Reichert, assieme al cofondatore della Aerovelo Cameron Robertson, \u00e8 del resto un vero veterano nel campo dello sfruttamento veicolare dell&#8217;energia umana. Celebre resta ad esempio il loro elicottero Atlas, concepito appositamente per vincere la celebre competizione istituita negli anni &#8217;80 dall&#8217;industriale del settore Igor I. Sikorsky, consistente nel raggiungimento con la proprie sole forze di un altezza di almeno 3 metri, successivamente mantenuta per un periodo di 60 secondi. Impresa che gli riusc\u00ec di compiere, il 13 giugno del 2013, guadagnandosi il\u00a0premio di 250.000 dollari che avrebbe costituito la base solida dei loro successivi traguardi.<br \/>\nMa la strada verso lo stabilimento di un nuovo record mondiale non \u00e8 mai priva d&#8217;imprevisti, e nell&#8217;ultima iterazione della bicicletta Eta, il team di Aerovelo ha dovuto far fronte diversi imprevisti, tra cui l&#8217;effetto <em>wobble<\/em> (amplificazione eccessiva ed apparentemente immotivata delle asperit\u00e0 del terreno) sviluppato dal mezzo soltanto nel primo giorno di gare a Battle Mountain. Un problema risolto, a quanto ci raccontano, dalla rapida inclusione di un sistema gommato di smorzamento dello sterzo, che ha tuttavia reso ancora pi\u00f9 complessa l&#8217;operazione di lancio dal punto di vista del pilota. Dico, ve l&#8217;immaginate? Tenersi in equilibrio senza poter guardare fuori, ne mettere a terra i piedi. Coordinandosi in modo quasi psichico con chi si trova fuori. Un ultima analisi, tutta la preparazione tecnica e teorica del mondo, l&#8217;opera di\u00a0un intero anno di lavoro, pu\u00f2 essere vanificata nell&#8217;errore di una singola frazione di secondo. Questa \u00e8 la natura dello sport e tale resta, in determinate condizioni, anche quella del progresso della tecnologia. Eppure, la ricompensa futura \u00e8 semplicemente TROPPO allettante: un domani in cui sarebbe possibile, ipoteticamente, spostarsi su tragitti medio-lunghi ottenendo prestazioni comparabili a quelle di una piccola automobile, senza impiegare null&#8217;altro che le nostre stesse calorie giornaliere. La perfetta soluzione non soltanto del problema dell&#8217;inquinamento, ma anche di molte afflizioni fisiche derivanti dal problematico stile di vita moderno. Pu\u00f2 sembrare facile esclamare, in ultima analisi: &#8220;Quell&#8217;uovo che corre a 144 Km\/h? Un mero esercizio di stile.&#8221; Ma sarebbe un grande, grandissimo errore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Neanche l&#8217;ombra di un finestrino. Il proiettile bianco trionfa di nuovo a Battle Mountain, Nevada: molti sono i soprannomi che potremmo riuscire a dargli. La ghianda, la capsula, la supposta. 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