{"id":21131,"date":"2016-09-05T06:57:07","date_gmt":"2016-09-05T04:57:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21131"},"modified":"2016-09-05T07:02:43","modified_gmt":"2016-09-05T05:02:43","slug":"disse-il-gelso-ad-un-ciliegio-togli-le-radici-dai-miei-rami","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21131","title":{"rendered":"Disse il gelso ad un ciliegio: togli le radici dai miei rami"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/y5Fdx2SYyXg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21132\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-21132\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-500x313.jpg\" alt=\"Bialbero di Casorzo\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una vista che si offre a chiunque passi con la macchina sulla Strada Provinciale 38 del Piemonte, che unisce i due comuni di Casorzo e Grana transitando tra le verdeggianti pianure del Piemonte, dove l&#8217;agricoltura tradizionale incontra l&#8217;industria vinicola moderna. Nello specifico, molti scelgono persino di fermarsi, scendere ed andare ad ammirarli: tre imponenti\u00a0alberi di gelso (<em>Morus\u00a0Linnaeus<\/em>) all&#8217;orizzonte, di cui due misurano l&#8217;altezza di 5 metri circa.\u00a0Mentre quello al centro, s&#8217;intuisce presto, riesce a raggiungerne addirittura 11. O almeno\u00a0questo \u00e8 ci\u00f2 che\u00a0sembra da lontano. Perch\u00e9 a un secondo sguardo, ed un&#8217;analisi pi\u00f9 approfondita, ci si accorge di come quel particolare arbusto abbia qualche cosa\u00a0di davvero molto strano.\u00a0Laddove i suoi compagni, infatti, presentano la normale biforcazione quasi orizzontale\u00a0dei rami principali secondo l&#8217;abitudine di questa specie, l&#8217;albero pi\u00f9 grande ha una sorta di secondo fusto centrale, pi\u00f9 sottile e slanciato, che a sua volta si divide andando in alto, ma in maniera differente. Tale stranezza della sua struttura, inoltre, \u00e8 addirittura fuori centro dal resto dell&#8217;entit\u00e0 vegetale. Sembra in effetti, sotto molti punti di vista, che la lancia di Odino (o la verga Demetra) sia stata infissa dall&#8217;alto sulla sommit\u00e0 del gelso, e che l&#8217;implemento\u00a0attraverso i secoli, per ragioni chiaramente\u00a0sovrannaturali, si sia messo quindi a germogliare. Impossibile! Eppure si tratta di una similitudine\u00a0meno distante di quanto si potrebbe essere portati a pensare. Quella parte soprastante del celebre bialbero, o doppio albero di Casorza, \u00e8 infatti in realt\u00e0 un&#8217;arbusto di ciliegio. Totalmente indipendente dal punto di vista genetico, nonch\u00e9 molto diverso. Cresciuto, miracolosamente, per altri 6 metri dalla sommit\u00e0 dell&#8217;ospite schiacciato dal suo peso!<br \/>\nSiamo abituati a pensare alle piante come ad esseri pacifici, indifesi, tranquilli proprio perch\u00e9 immobili, e distanti dal concetto di aggressione. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che nonostante i loro ritmi rallentati, esse sono aggressive esattamente come noi animali. Basti pensare al groviglio sotterraneo di radici, che s&#8217;inseguono nel suolo di un antico bosco, cercando di conquistare pi\u00f9 territorio e sostanze nutritive possibili. O ai giganti delle foreste pluviali, che crescono a ritmo forsennato, per \u00a0cercare di guadagnarsi una via d&#8217;accesso alla preziosa luce del Sole necessaria per la fotosintesi clorofilliana. Mentre il fico strangolatore (<em>F. watkinsiana<\/em>) tenta di aggrapparsi a vittime innocenti, per ucciderle verso il raggiungimento di un tale obiettivo. E c&#8217;\u00e8 un momento, nella vita di queste creature, che esemplifica pi\u00f9 di ogni altro quel desiderio di sopravvivenza &#8220;ad ogni costo&#8221; che \u00e8 la genesi del fondamentale egoismo di ogni essere guidato dall&#8217;istinto, o in altri termini dal frutto proibito\u00a0dell&#8217;evoluzione: quando la pianta si libera dei suoi semi, grazie all&#8217;espediente strategico di un pegno\u00a0dolce da mangiare, e quelle preziose capsule, trasportate in giro dagli uccelli o piccoli animali, devono trovare il modo di attecchire ovunque\u00a0finiscano per essere defecate. Sulla dura terra, sulle rocce, sull&#8217;asfalto, nel bel mezzo di una valle ombrosa e secca. Persino sopra un&#8217;altro albero, se \u00e8 questo che decide la forza imprevedibile del vento.<br \/>\nIl celebre bialbero di Casorzo si presenta quindi con tutte le caratteristiche biologiche di quella che viene definita in gergo una pianta epifita (in contrapposizione alla via del parassita, come il fico di cui sopra) ovvero che sfrutta il sostegno di un altro arbusto per avvantaggiarsi in qualche maniera, o come \u00e8 ancor pi\u00f9 probabile in questo caso, si ritrova in una tale situazione per un mero caso del destino. Ma ci\u00f2 che contribuisce a renderlo tanto eccezionale ed attraente, \u00e8 la maniera in cui entrambe le piante cos\u00ec congiunte godano all&#8217;apparenza di ottima salute, tanto che il ciliegio, in primavera, si ricopre di candidi fiori profumati. E il suo fiero basamento, nonostante il peso che si trova a sostenere, sopravvive e gode addirittura di ottima salute. Non per niente\u00a0i due arbusti sono stati chiamati, dai vignaioli del posto che li hanno\u00a0fatti un loro simbolo privilegiato, alberi degli innamorati. Il riferimento mitologico \u00e8 piuttosto chiaro&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_21135\" aria-describedby=\"caption-attachment-21135\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.google.it\/maps\/@45.0053821,8.3223013,3a,17.6y,137.73h,89.01t\/data=!3m6!1e1!3m4!1sB0rtuFYmIg0_FJg5LTweMg!2e0!7i13312!8i6656?hl=it\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21135 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-2-500x281.jpg\" alt=\"Bialbero di Casorzo 2\" width=\"500\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-2-500x281.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-2-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Bialbero-di-Casorzo-2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21135\" class=\"wp-caption-text\">Anche se Google \u00e8 passato da queste parti nel corso di un estate all&#8217;apparenza molto torrida, \u00e8 indubbio che i tre scheletri distanti mantengano un forte elemento di fascino ultraterreno. Paiono quasi i camminatori alieni della Guerra dei Mondi.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel poema latino di Ovidio <em>Le Metamorfosi<\/em> (8 d.C.) veniva citato un particolare mito dell&#8217;antica Babilonia, che ancora oggi si racconta sotto forme differenti ma che gettava le sue radici, in origine, sull&#8217;osservazione di una caratteristica dell&#8217;albero di gelso. Alcune analisi filologiche collocavano invece questa vicenda tra l&#8217;isola di Cipro e le propaggini meridionali dell&#8217;Asia Minore. La sua trama, ad ogni modo, resta universale. Ne sono protagonisti i due giovani Piramo e la bella Tisbe, innamorati follemente ma divisi dall&#8217;odio reciproco delle loro famiglie, che potevano rivolgersi la parola unicamente attraverso un muro confinante delle proprie rispettive abitazioni. Finch\u00e9 un giorno, stanchi di questo espediente, i due non decidono di fuggire insieme, dandosi appuntamento sotto il grande albero sui confini della loro citt\u00e0. Succede tuttavia che Tisbe, sopraggiunta per prima sul luogo dell&#8217;appuntamento, trova sotto l&#8217;ombra dell&#8217;arbusto una leonessa insanguinata, ancora stanca per una recente caccia andata a buon fine. L&#8217;animale, quindi, inizia a seguirla svogliatamente, gli strappa via il velo e torna quietamente nel suo luogo di riposo, mentre la ragazza fugge via lontano per mettersi in salvo. Nel secondo atto della tragedia, quindi, Piramo sopraggiunge sulla scena, trovando la belva feroce addormentata e il velo del suo amore fra la polvere, completamente ricoperto di sangue. Senza un attimo di esitazione, interpreta la scena nel modo pi\u00f9 ovvio, e convinto che il suo amore malsano abbia portato alla morte ed integrale fagocitazione di colei che considerava pi\u00f9 importante nella propria vita, infigge la sua spada nel terreno e vi si getta sopra, ferendosi mortalmente. Prima che egli possa esalare l&#8217;ultimo respiro, quindi, Tisbe fa ritorno e gli sussurra il suo nome. Poi guardandolo negli occhi fissi e privi di vita, compie lo stesso gesto e lo segue nell&#8217;aldil\u00e0. Si narra quindi che gli dei, mossi a compassione, abbiano deciso di rendere onore ai due innamorati, tingendo permanentemente di rosso sangue le more di ogni albero\u00a0di gelso, imitando\u00a0quanto era accaduto l\u00ec quel giorno per un caso avverso del Fato. Ma forse, voi questi due li conoscete con un altro nome.\u00a0Romeo e Giulietta, volle chiamarli il drammaturgo\u00a0William Shakespeare, oltre un millennio dopo.<br \/>\nPerci\u00f2 capite, la simbologia \u00e8 piuttosto chiara. La leggiadra grazia del ciliegio, rappresentante la bellezza e l&#8217;armonia di lei, mantenuto in alto dalla forza mascolina del gelso, tarchiato ma reso possente da un antico, e sconosciuto giuramento. Alberi eternamente uniti per l&#8217;apparente desiderio di stare assieme, ma siamo sicuri che questo non sia piuttosto, un vero incubo per entrambe le parti coinvolte? Non \u00e8 davvero facile capirlo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21133\" aria-describedby=\"caption-attachment-21133\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/MnwElT0pMxM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21133\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21133 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Epiphyte-plants-500x313.jpg\" alt=\"Epiphyte plants\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Epiphyte-plants-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Epiphyte-plants-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Epiphyte-plants.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21133\" class=\"wp-caption-text\">Le piante epifite possono sopravvivere anche in assenza di vere e proprie radici, grazie alla loro capacit\u00e0 di trattenere l&#8217;acqua tra i propri fiori e foglie, come fossero dei bicchieri. L&#8217;esempio pi\u00f9 famoso \u00e8 costituito dalle orchidee dei climi tropicali.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo esordito definendo la condizione del ciliegio sopraelevato\u00a0come quella di una pianta epifita, ovvero adattatasi a sfruttare le stesse strategie privilegiate dalle bromeliacee, vegetali specializzati nel prosperare\u00a0sopra il sostegno degli altrui tronchi (fa eccezione l&#8217;ananas, che cresce in terra).\u00a0 Ma la realt\u00e0 \u00e8 che si tratta di un qualcosa di ancor pi\u00f9 particolare, strano e pressoch\u00e9 irripetibile: una sorta di inosculazione a sviluppo verticale. Ovvero quel processo che deriva, normalmente, dal posizionamento troppo ravvicinato di due alberi, i cui rami finiscono per incontrarsi a svariati metri da terra. Premendo fortemente l&#8217;uno contro l&#8217;altro, finch\u00e9 alla fine la loro stessa struttura non viene deformata e compromessa, mentre l&#8217;altrui legno si fonde con il proprio, e quello che un tempo era il dirimpettaio, viene trasformato in una parte inscindibile di se. Nel caso in cui i due alberi appartengano alla stessa specie, essi diventano persino in grado di condividere una parte delle proprie sostanze nutritive attraverso quel punto d&#8217;unione, che non deve quindi essere necessariamente visto come un qualche cosa di negativo. Bench\u00e9 nel caso di venti forti o precipitazioni, l&#8217;eventuale separarsi dei due rami non perfettamente saldati assieme possa causare l&#8217;apertura di una doppia ferita, potenzialmente deleteria per entrambi gli arbusti\u00a0coinvolti. Anche tali evenienze, ad ogni modo, vengono spesso definite &#8220;alberi degli innamorati&#8221; e si crede che portino fortuna, anche per l&#8217;aspetto vagamente suggestivo che in determinati casi tale evento di penetrazione\u00a0pu\u00f2 presentare, almeno dinnanzi agli occhi di un osservatore non pi\u00f9 innocente.<\/p>\n<figure id=\"attachment_21134\" aria-describedby=\"caption-attachment-21134\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/-MnjIRiIGxg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-21134\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-21134 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Tree-Pleaching-500x313.jpg\" alt=\"Tree Pleaching\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Tree-Pleaching-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Tree-Pleaching-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/09\/Tree-Pleaching.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-21134\" class=\"wp-caption-text\">Nel giardinaggio, ci spiega Gary Knowlton di Prune Like a Pro, l&#8217;inosculazione spontanea \u00e8 un caso potenzialmente attraente ma rischioso. Va monitorata. Un tipo di inosculazione intenzionale \u00e8 invece l&#8217;innesto, finalizzato alla creazione di alberi ibridi in grado di produrre\u00a0pi\u00f9 frutti o fiori.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 possibile, dunque, che una pianta priva delle risorse per trarre sostentamento dall&#8217;aria solamente, come il ciliegio, possa crescere in salute sopra la sommit\u00e0 di un gelso? L&#8217;ipotesi pi\u00f9 accreditata, bench\u00e9 impossibile da verificare, \u00e8 che l&#8217;arbusto sottostante sia in realt\u00e0 parzialmente cavo,\u00a0mentre\u00a0le radici della sua inquilina\u00a0siano in qualche modo penetrate all&#8217;interno, raggiungendo il terreno senza risultare visibili agli osservatori.\u00a0In una sorta di capovolgimento del sistema del fico strangolatore, in cui invece la pianta interna muore per prima, privata della luce dal suo malefico assassino, per poi marcire e disgregarsi, creando un habitat segreto\u00a0per gli uccelli e i piccoli\u00a0mammiferi arrampicatori. Un evento che comunque, un triste giorno, dovr\u00e0 affrontare anche il meraviglioso albero di Casorza.<br \/>\nUn ultima notazione potrebbe essere relativa al fatto che si tratti, o meno, di un caso unico al mondo. L&#8217;ovvia risposta \u00e8 che non potrebbe mai\u00a0esserlo, perch\u00e9 la natura non funziona cos\u00ec. Ma resta\u00a0molto, molto raro. Internet parla in particolare di un caso verificatosi presso il parco naturale della Croazia di Plitvice, in cui si narra che all&#8217;inizio degli anni &#8217;90 esistesse un abete che cresceva sopra un gelso. Di questo caso non c&#8217;\u00e8, purtroppo, neanche l&#8217;ombra di una fotografia. <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/06\/07\/edizioni\/asti\/il-miracolo-del-monferrato-dentro-i-gelsi-c-un-ciliegio-RKAIFaUXLuvH4CkUFskytJ\/pagina.html\" target=\"_blank\">Un articolo online<\/a> di giugno scorso del quotidiano la Stampa parla invece di un secondo bialbero italiano, sito nella regione di Villafranca tra San Rocco e Gavarello (Veneto). Il che, visto che non siamo poi cos\u00ec distanti da\u00a0Verona, ci riporta nuovamente al ricordo dei due amanti suicidi per l&#8217;incedere sbagliato degli eventi, poi uniti eternamente da un&#8217;intramontabile leggenda. Che sia proprio quest&#8217;ultima, la loro reincarnazione tangibile su questa Terra? Oppure solo un altro Frankenstein tra i tanti?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 una vista che si offre a chiunque passi con la macchina sulla Strada Provinciale 38 del Piemonte, che unisce i due comuni di Casorzo e Grana transitando tra le verdeggianti pianure del Piemonte, dove l&#8217;agricoltura tradizionale incontra l&#8217;industria vinicola moderna. Nello specifico, molti scelgono persino di fermarsi, scendere ed andare ad ammirarli: tre imponenti\u00a0alberi &#8230; <a title=\"Disse il gelso ad un ciliegio: togli le radici dai miei rami\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=21131\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Disse il gelso ad un ciliegio: togli le radici dai miei rami\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[451,228,818,1954,1953,424,72,190,1955,1548,1956,78,89,615],"class_list":["post-21131","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-alberi","tag-ambiente","tag-biologia","tag-ciliegio","tag-gelso","tag-italia","tag-mitologia","tag-piante","tag-piemonte","tag-radici","tag-rami","tag-scienza","tag-strano","tag-vegetali"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21131","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21131"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21131\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":21138,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21131\/revisions\/21138"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}