{"id":20950,"date":"2016-08-14T06:54:21","date_gmt":"2016-08-14T04:54:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20950"},"modified":"2016-08-14T06:54:21","modified_gmt":"2016-08-14T04:54:21","slug":"il-colore-piu-prezioso-del-rinascimento-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20950","title":{"rendered":"Il colore pi\u00f9 prezioso del Rinascimento italiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=JBzEAt_ynvc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20951\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20953\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-500x313.jpg\" alt=\"Ultramarine\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dentro una ciotola di coccio, metto pietra triturata, mastice e colofonia, la cosiddetta pece greca. Quindi aggiungo alcuni blocchi di cera d&#8217;api, non dissimili a quelli necessari per la fabbricazione di una candela profumata. Un tale intruglio, dunque, mescolo e rigiro, per ore ed ore, finch\u00e9 non si trasformi in una massa semi-solida che plasmo con le mani, nella forma di &#8220;due bastoni d&#8217;un asta forte, n\u00e9 troppo grossi, n\u00e9 troppo sottili, che sieno rotondi da capo a pi\u00e8&#8221;. Quindi, nelle successive parole di uno strano linguaggio a met\u00e0 tra il veneto e il toscano, li immergo nella liscivia, ed inizio energicamente a &#8220;strucarli&#8221;&#8230;<br \/>\nSul finire del XIII secolo,\u00a0l&#8217;arte europea stava andando incontro ad una serie di nuovi concetti, o in altri termini, Rivelazioni: che il sentimento pi\u00f9 puro della fede non poteva prescindere dallo spirito d&#8217;osservazione del mondo reale, che la Natura stessa era magnifica, e meritava di esser parte della rappresentazione artificiale del Creato, che Cristo, la Madonna, i Santi e i personaggi della Bibbia erano state delle persone reali, e come tali rispondenti a delle precise caratteristiche anatomiche e proporzionali. E cos\u00ec\u00a0con alle spalle l&#8217;Annunciazione di Leon Battista Alberti (1344) in cui il pavimento piastrellato sembrava tendere ad un&#8217;accenno del misterioso concetto di punto di fuga,\u00a0Filippo Brunelleschi si applicava nei suoi primi esperimenti ottici, per dirimere la questione matematica del codice prospettico della pittura. Proprio a quest&#8217;ultimo\u00a0sarebbe stato dedicato, nel futuro 1435, il testo di Leon Battista Alberti <em>De Pictura, <\/em>che includeva\u00a0la prima trattazione geometrica della realt\u00e0 in tre dimensioni. Ma ritornando a noi, ovvero ben prima di quel tomo fondamentale, forse non tutti sono a conoscenza della vicenda di\u00a0un altro grande teorico\u00a0ed autore letterario,\u00a0Cennino di Andrea Cennini nato a Colle Val d&#8217;Elsa, in provincia di Firenze, che scrivendo in volgare con 35 anni d&#8217;anticipo ebbe a\u00a0compilare il suo grande <em>Tomo dell&#8217;Arte,\u00a0<\/em>una trattazione, estremamente metodologica se non proprio scientifica, di quanto doveva conoscere un artista\u00a0per potersi dire veramente preparato sulle tecniche della rappresentazione grafica sul volgere delle Ere. Il suo libro, rimasto il punto di riferimento per generazioni di apprendisti e maestri di bottega, costituiva un completo catalogo di approcci alla\u00a0tecnica del disegno, alla preparazione de pennelli, le tecniche dell&#8217;affresco, la decorazione, persino il conio delle monete. Ma il pi\u00f9 grande spazio, nei capitoli tra il 35 e il 62, viene dedicato alle tecniche per la preparazione e l&#8217;uso del colore. Va assolutamente preso in considerazione, quando si pensa alla pittura di quest&#8217;epoca, come ogni singola tonalit\u00e0 impiegata nelle opere che sono giunte sino a noi avesse una provenienza radicalmente differente, frutto di anni ed anni di sperimentazioni provenienti dai luoghi e dalle epoche pi\u00f9 diverse. C&#8217;era il rosso vermiglione, frutto\u00a0dall&#8217;alchemica mescolanza tra lo zolfo ed il mercurio, secondo un metodo tramandato dagli antichi romani. C&#8217;era il viola purpureo, che i bizantini estraevano tritando centinaia e migliaia di molluschi gasteropodi della famiglia dei Muricidi, sacrificati con trasporto per raggiungere la perfezione nel mondo dell&#8217;arte. Dall&#8217;India esisteva un giallo particolarmente intenso, tratto dall&#8217;urina concentrata dei bovini; e quante leggiadre aureole, quanti aloni angelici di apparizioni sacre, furono il frutto di un tale fluido prosaico\u00a0proveniente da vesciche d&#8217;animali!<br \/>\nMa sopra tutti questi c&#8217;era un singolo colore, straordinariamente intenso ed impossibile da riprodurre con approcci alternativi, che veniva considerato addirittura pi\u00f9 prezioso della foglia d&#8217;oro: il quale proveniva unicamente da una singola miniera nel\u00a0Badakhshan, nell&#8217;odierno Afghanistan nord-orientale e per questo veniva chiamato blu d&#8217;oltremare.\u00a0Era\u00a0a\u00a0Sar-i Sang, nelle profonde viscere della Terra, dove uomini senza pi\u00f9 speranza battevano con forza gli scuri picconi, alla ricerca di una pietra composta fino al 40% di lazurite, l&#8217;unica sostanza minerale ad essere naturalmente simile all&#8217;azzurro cielo. Il suo nome: lapislazzuli, dalla parola persiana\u00a0<em>l\u0101javard<\/em>, riferita al luogo della sua estrazione. La cui importanza, non venne mai sottovalutata. Fin dall&#8217;epoca del Neolitco, infatti, furono fatti tentativi d&#8217;impiegarla nell&#8217;arte, con stuoli di mercanti che facevano a gara per esportarla in tutti i pi\u00f9 remoti recessi del Mediterraneo. Tanto che i pi\u00f9 antichi manufatti giunti sino a noi\u00a0a farne uso, si annoverano\u00a0oggetti risalenti al primo e secondo millennio a.C, tra cui le statue dei templi di Ishtar in Mesopotamia ed alcune maschere funerarie dei faraoni egizi. La pratica tradizionale dell&#8217;impiego di questa pietra per la creazione dei pigmenti prevedeva la sua triturazione mediante l&#8217;impiego di un pestello, quindi l&#8217;applicazione diretta a seguito dell&#8217;aggiunta di semplice acqua fluidificatrice. Ma in tale rudimentale modo, tutto ci\u00f2 che gli antichi potevano ottenere era una tinta tendente al grigio, priva dello splendore intrinseco della parte &#8220;viva&#8221; della pietra, quel blu impareggiabile ma necessariamente condizionato dalle impurit\u00e0. E cos\u00ec continu\u00f2 ad essere, finch\u00e9 non giunse sulla scena\u00a0Cennino Cennini, con il suo metodo semplicemente privo di precedenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20951\" aria-describedby=\"caption-attachment-20951\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=v2JZDdKtZ0Q\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20951\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20951 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Story-of-Blue-500x313.jpg\" alt=\"Story of Blue\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Story-of-Blue-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Story-of-Blue-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Story-of-Blue.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20951\" class=\"wp-caption-text\">Ashok Roy della National Gallery descrive in breve il ruolo del colore blu nella storia dell&#8217;arte, da sempre sinonimo di rarit\u00e0 e ricchezza. Molti dei quadri mostrati, non essendo di autori italiani, provengono dalle fasi successive del RInascimento. Tuttavia incorporano ancora gli strumenti procedurali inquadrati per la prima volta dal Cennini.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il punto principale del suo metodo, a cui l&#8217;autore dedica il lungo capitolo finale della sua sezione sui colori, era l&#8217;ottenimento di un pigmento che fosse notevolmente pi\u00f9 puro, e quindi pi\u00f9 chiaro e limpido di quanto il mondo avesse avuto modo di sperimentare fino ad allora. Il che prevedeva, come accennato in apertura e largamente dimostrato dal chiarissimo video-tutorial del portale Master Pigments, la mescolanza della polvere di lapislazzuli con resine addensanti, al fine di ottenere quei pastelli solidi che potevano conservarsi anche a medio, oppure lungo termine. Finch\u00e9, al momento di fare cassa, il produttore rinascimentale di pigmenti non si metteva ad immergerli in una serie di ciotole successive ricolme dell&#8217;antenato storico dei moderni saponi, fabbricato con il grasso d&#8217;olio d&#8217;oliva o sego. Una sostanza che i toscani chiamavano ranno.<br \/>\nCi\u00f2 aveva un effetto sorprendente: perch\u00e9 ogni qualvolta l&#8217;ammasso informe subiva l&#8217;energica spremitura (<em>viz.<\/em> &#8220;lo struco&#8221;) da esso si liberava una certa quantit\u00e0 di pigmento dal colore estremamente puro limpido. Il processo poteva richiedere anche una giornata intera, durante la quale l&#8217;artigiano estraeva periodicamente il pastello, ed andava ad immergerlo in una ciotola successiva. Ci\u00f2 perch\u00e9 con il procedere del lavor\u00eco, il pigmento estratto diventava sempre pi\u00f9 puro, ottenendo diverse gradazioni, e qualit\u00e0,\u00a0di blu d&#8217;oltremare per ciascun cilindro cos\u00ec trattato. Alla fine, l&#8217;acqua saponata veniva versata via, e ci\u00f2 che rimaneva nel fondo delle ciotole costituiva il non-plus-ultra del suo campo, addirittura pi\u00f9 prezioso dell&#8217;oro a parit\u00e0 di peso, per la sua rarit\u00e0, in aggiunta alla lunga opera necessaria per crearlo. L&#8217;ammasso di cera e mastice, ormai diventato di un colore grigiastro dovuto ai silicati contenuti nella pietra di lapislazzuli,\u00a0veniva invece gettato via. Niente di buono ne sarebbe potuto pi\u00f9 venire. Il punto fondamentale da considerare, nell&#8217;analisi di questa complessa e dispendiosa procedura, \u00e8 che per molti secoli ancora dopo il perfezionamento metodologico del Cennini il mondo non conobbe letteralmente altri approcci per produrre il vero blu d&#8217;oltremare. Certo, c&#8217;erano dei succedanei, come la tonalit\u00e0 pi\u00f9 scura estratta dal minerale d&#8217;azzurrite, facilmente reperibile presso alcune miniere a Lione, in Francia. Lo stesso Beato Angelico, pittore citato come l&#8217;ispiratore del blu del video d&#8217;apertura, ne fece un pi\u00f9 largo uso nelle sue opere, data la sua maggiore reperibilit\u00e0. Tale pigmento aveva tuttavia il\u00a0problema di non essere adatto agli affreschi, e tendeva a polverizzarsi e cadere distanza di molti anni. Problema tutt&#8217;ora osservabile, ad esempio, nella sua Crocefissione realizzata\u00a0presso il convento di San Marco a Firenze (1442).<\/p>\n<figure id=\"attachment_20952\" aria-describedby=\"caption-attachment-20952\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4sHLoxd_IMk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20952\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20952 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-Powder-500x313.jpg\" alt=\"Ultramarine Powder\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-Powder-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-Powder-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Ultramarine-Powder.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20952\" class=\"wp-caption-text\">Viviamo in un epoca in cui basta mescolare della polverina nel bicarbonato, per ottenere una tonalit\u00e0 che un tempo era appannaggio esclusivo di papi e re. Eppure, gli unici colori che ancora catturano la nostra attenzione provengono da pixel retroilluminati sugli schermi dei nostri smartphone&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto stesso di pigmento artificiale non sarebbe arrivato che all&#8217;inizio del\u00a0XVIII secolo, a causa di un incidente di laboratorio nell&#8217;officina di un alchimista di Berlino, Johann Dippel. Avvenne infatti attorno al 1706 che quest&#8217;ultimo, lavorando assieme al fabbricante di pigmenti Diesbach ad un rosso fatto con le elitre dei coleotteri, impiegasse erroneamente del sale di potassio che era stato contaminato con il ferro presente nel sangue di animali usato per fabbricare l&#8217;olio minerale. Il risultato di tale fortuita combinazione, fu un colore azzurro molto\u00a0scuro,\u00a0in qualche maniera comparabile, per le sue doti di limpidezza e tenuta, alla preziosissima alternativa del primo Rinascimento. Tale pigmento prese il nome di blu prussiano, e sarebbe\u00a0ben presto stato esportato fino all&#8217;Estremo Oriente, diventando famoso in Giappone grazie alle opere xilografiche cos\u00ec caratteristiche di quel paese. Forse ricorderete la colorazione intensa della\u00a0Grande Onda di Kanagawa, prodotta da quel vecchio pazzo che ebbe il nome di Hokusai&#8230;<br \/>\nMa persino questo, ai tecnici d&#8217;Europa, non bastava. E per tendere al perfezionamento di un&#8217;alternativa artificiale al blu ultramarino, vennero fatti numerosi tentativi ed approcci grazie alla scienza nascente della chimica, che per la prima volta applicava il metodo scientifico e non pi\u00f9 le astruse filosofie. Attorno al 1800, a causa di una improvvisa irreperibilit\u00e0 di nuovi giacimenti della\u00a0pietra di lapislazzuli, in tutta Europa fu incrementata drammaticamente la produzione di azzurrite. E fu allora che, presso una fornace a Saint Gobain, l&#8217;artista Tassaert ebbe modo di osservare la formazione spontanea ed accidentale di un composto del tutto simile al blu d&#8217;oltremare. A s\u00e8guito della sua esperienza, di cui egli scrisse ai suoi corrispondenti e fornitori, due fabbricanti francesi ben distinti giunsero presto a riprodurre l&#8217;incidente, mescolando in parti uguali\u00a0caolino, solfato di sodio, zolfo,\u00a0carbone\u00a0e\u00a0colofonia, cuocendo quindi l&#8217;impasto ad 800 gradi per un periodo di 24 ore. Costoro\u00a0furono\u00a0Guimet e Gmelin, e mentre il primo, ricercando un maggior guadagno personale, decise di mantenere segreto il suo processo, il secondo fece tutto il possibile per divulgare l&#8217;invenzione nel mondo dell&#8217;arte. Cos\u00ec nacque il blu ultramarino artificiale, ed ovviamente, nulla sarebbe stato mai pi\u00f9 lo stesso.\u00a0Pensate, dunque, ogni volta che prendete in mano qualcosa di quel blu elegante, al fatto che essa difficilmente potrebbe far parte di un mondo asservito alle regole terrigene\u00a0della natura: non esistono cani, scimmie o gatti blu, ma soltanto pesci, insetti ed uccelli. Esseri cos\u00ec straordinariamente diversi dal nostro sentire pi\u00f9 profondo, che la loro mera evocazione \u00e8 sinonimo di un&#8217;ampliamento dello stato di coscienza umano, tendente ai regni confinanti del fantastico contemporaneo. Non \u00e8 certo un caso, se anche Superman portava proprio quel colore, assieme al rosso del mantello e il giallo dietro l&#8217;inviolabile iniziale, l&#8217;unica e sincera\u00a0firma dell&#8217;alieno pi\u00f9 altruista della storia. Signore\u00a0d&#8217;alti mondi, marinaio d&#8217;altri mari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dentro una ciotola di coccio, metto pietra triturata, mastice e colofonia, la cosiddetta pece greca. Quindi aggiungo alcuni blocchi di cera d&#8217;api, non dissimili a quelli necessari per la fabbricazione di una candela profumata. Un tale intruglio, dunque, mescolo e rigiro, per ore ed ore, finch\u00e9 non si trasformi in una massa semi-solida che plasmo &#8230; <a title=\"Il colore pi\u00f9 prezioso del Rinascimento italiano\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20950\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il colore pi\u00f9 prezioso del Rinascimento italiano\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[875,77,1246,1074,229,1422,424,154,1910,95,1768,71,97,1717],"class_list":["post-20950","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-alchimia","tag-arte","tag-artigiani","tag-artisti-italiani","tag-chimica","tag-colori","tag-italia","tag-letteratura","tag-pigmenti","tag-pittura","tag-rinascimento","tag-storia","tag-tecnologia","tag-tutorial"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20950","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20950"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20950\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20955,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20950\/revisions\/20955"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20950"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20950"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20950"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}