{"id":20859,"date":"2016-08-02T06:44:44","date_gmt":"2016-08-02T04:44:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20859"},"modified":"2016-08-02T06:44:44","modified_gmt":"2016-08-02T04:44:44","slug":"disney-propone-un-sistema-per-la-stampa-in-3d-a-colori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20859","title":{"rendered":"Disney propone un sistema per la stampa in 3D a colori"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/VFkVxurKeAs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20860\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20860\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Comp-Thermoforming-500x313.jpg\" alt=\"Comp Thermoforming\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Comp-Thermoforming-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Comp-Thermoforming-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Comp-Thermoforming.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pi\u00f9 soltanto Pippo e Paperino. Dai laboratori della Disney Research di Zurigo, divisione tecnologica del grande colosso dell&#8217;intrattenimento associata al politecnico del capoluogo del cantone omonimo, provengono ogni anno alcune significative invenzioni dalle evidenti potenzialit\u00e0 commerciali, che tuttavia sono cos\u00ec distanti dal quotidiano, e di avveniristica concezione, da ritrovarsi tranquillamente associabili al mondo della scienza pura. Robot che camminano sui muri, algoritmi semplificati per il movimento della stoffa, sistemi virtuali per il calcolo dei castelli di sabbia, approcci alternativi per animare le marionette&#8230; Tutto questo presentato al pubblico, spesso durante prestigiose fiere internazionali della tecnologia, con un&#8217;assoluto candore e completezza, senza porsi il problema di proteggere la propria propriet\u00e0 intellettuale, con finalit\u00e0 difficilmente associabili alla mera generazione di un profitto. Eventi come il\u00a0SIGGRAPH (Special Interest Group on GRAPHics and Interactive Techniques) la cui edizione estiva del 2016 si \u00e8 appena conclusa\u00a0presso la citt\u00e0 di Anaheim, nell&#8217;Orange County californiana, e per la quale Disney ha nuovamente presentato una proposta che si colloca nel campo tanto spesso rivisitato della stampa tridimensionale. Si tratta, essenzialmente, della risposta alla seguente domanda: sarebbe possibile, per un hobbista, una piccola azienda o un dipartimento universitario, creare con semplicit\u00e0 un quantit\u00e0 variabile di oggetti, dalla forma altamente specifica e per di pi\u00f9, in technicolor? Fino ad oggi, la risposta sarebbe stato un chiaro ed immediato &#8220;no&#8221;. Perch\u00e9 anche con l&#8217;attuale semplificazione intercorsa del processo per creare dei prodotti a partire dall&#8217;estrusione e\/o deposizione della plastica, successivamente al raffreddamento di quest&#8217;ultima non \u00e8 possibile che prevedere una seguente procedura per limare, togliere le parti in eccedenza e quindi, solo successivamente, applicarsi di buona lena con le proprie vernici d&#8217;ordinanza. Non per niente, uno degli ambiti in cui l&#8217;impiego di simili macchinari ha colpito maggiormente il grande pubblico \u00e8 la realizzazione di miniature per i giochi da tavolo, per le quali \u00e8 gi\u00e0 previsto, \u00e8 viene considerato addirittura desiderabile, l&#8217;uso diretto del pennello da parte dell&#8217;utente finale. Ma un conto \u00e8 fare le cose per scelta, ed un altro perch\u00e9 non ci sono alternative. Ed una valida soluzione, per chi forse la stava ancora cercando, eccola finalmente qui per noi. Si chiama <em>computational thermoforming<\/em>, ed ha MOLTO\u00a0a che vedere con la realizzazione della grafica per film e videogiochi.<br \/>\n\u00c8 una visione affascinante, che molti siti e blog hanno gi\u00e0 definito &#8220;magica&#8221; per probabile associazione con l&#8217;aggettivo che da sempre Disney ama attribuirsi nelle sue campagne di marketing o nel <em>branding<\/em> ufficiale. Sarebbe del resto difficile negargli simili prerogative, per lo meno in questo specifico, rivoluzionario caso. Su\u00a0quella che parrebbe essere una scatola di metallo, \u00e8 posta una stampa di forma pressoch\u00e9 quadrata raffigurante in 2D i\u00a0soggetti pi\u00f9 diversi: un ceppo di legno, un pezzo di pane, la carrozzeria di un&#8217;automobilina, la maschera del teatro cinese che raffigura il generale\u00a0Wei Qi Gong, nume tutelare delle abitazioni. Quindi l&#8217;operatore preme un tasto fuori dall&#8217;inquadratura, e le immagini sembrano all&#8217;improvviso prendere vita, sollevandosi verso l&#8217;alto in una ragionevole approssimazione della forma reale di ci\u00f2 che stavano rappresentando. E non \u00e8 finita qui: uno sbuffo d&#8217;aria, un brusco suono, e subito dopo l&#8217;estrusione rientra in parte, aderendo in modo puntuale alla perfetta forma che palesemente era desiderabile allo scopo. Tutto \u00e8 perfetto e pienamente allineato, la forma con l&#8217;immagine, il profilo con la sua profondit\u00e0. Manca soltanto di chiarire come, effettivamente, un simile fenomeno possa essersi compiuto sotto i nostri spalancati occhi?!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20862\" aria-describedby=\"caption-attachment-20862\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/_z6RgDJxZSs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20862\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20862 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Sheperd-Thermoforming-500x313.jpg\" alt=\"Sheperd Thermoforming\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Sheperd-Thermoforming-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Sheperd-Thermoforming-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/Sheperd-Thermoforming.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20862\" class=\"wp-caption-text\">La Shepherd Thermoforming &amp; Packaging, azienda canadese, offre un video su YouTube che costituisce un&#8217;ottima introduzione al concetto del <em>thermoforming<\/em> convenzionale. Viene mostrato ogni passaggio ed alla fine si chiarisce anche la distinzione tra lastre di plastica dallo spessore ridotto (usate per la creazione di blister o altre confezioni) o superiore (l&#8217;ideale per la componentistica di veicoli o macchinari).<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come in ogni innovazione tecnologica che si rispetti, nulla nel procedimento pu\u00f2 essere considerato totalmente nuovo. Ad iniziare dal concetto stesso, che si chiama termoformatura. E\u00a0costituisce uno degli originali metodi per plasmare la plastica assieme allo stampaggio ad iniezione, essendo stato usato negli anni per gli scopi e nei campi industriali pi\u00f9 diversi, con un occhio di riguardo al <em>packaging<\/em> alimentare, alla produzione di piatti e bicchieri di carta e persino alla realizzazione dell&#8217;interno di\u00a0automobili, frigoriferi ed altri elettrodomestici presenti nelle nostre case. Ci\u00f2 che caratterizza principalmente questa metodologia, e la distingue dall&#8217;alternativa succitata, risulta dunque essere l&#8217;approccio per porre a contatto il materiale con lo stampo. Che mentre nel caso dell&#8217;iniezione, \u00e8 chiuso da ogni lato e viene letteralmente colmato, grazie all&#8217;uso di sistemi a pressione, qui entra in contatto solamente da un lato, quello inferiore per l&#8217;appunto, tramite l&#8217;elevazione di un piano mobile del tutto affine a quello usato dalla Disney nella sua dimostrazione. Stampo che dovr\u00e0 essere, ovviamente, resistente al calore, poich\u00e9 l&#8217;impiego di temperature elevate \u00e8 l&#8217;unico sistema per rendere malleabile la plastica, consentendogli di adattarsi alla forma dell&#8217;oggetto desiderato. Ed \u00e8 proprio qui, che troviamo\u00a0la prima modifica al processo tradizionale: poich\u00e9 in ambito industriale, dove i volumi di produzione sono necessariamente ingenti, il modo pi\u00f9 pratico\u00a0per creare la forma consiste nella lavorazione in CNC di un singolo blocco di alluminio, con dispendio relativamente elevato ed un&#8217;inevitabile surplus di materiali. Mente il team di ricercatori coinvolti nel progetto del\u00a0<em>computational thermoforming,\u00a0<\/em>composto da\u00a0Christian Schuller, Daniele Panozzo, Anselm Grundhofer, Henning Zimmer, Evgeni Sorkine e Olga Sorkine-Hornung, ha ben pensato di ricorrere a una soluzione pi\u00f9 pratica ed immediata: la realizzazione, tramite il processo di stampa tridimensionale, un negativo in plastica, all&#8217;interno del quale hanno quindi versato una resina auto-indurente dalle notevoli doti termiche, il gypsum. A seccatura avvenuta, quindi, hanno usato una fiamma viva per rimuovere la parte non necessaria, ottenendo una perfetta versione solida, naturalmente ancora monocromatica, di ciascun prodotto finale. La quale, salendo dal basso, dovr\u00e0 occuparsi di piegare conseguentemente una lastra di plastica perfettamente allineata e pre-riscaldata fin quasi allo squagliamento, sulla quale era\u00a0stata precedentemente stampata a colori l&#8217;immagine, o <em>texture<\/em> che dir si voglia, desiderata sul prodotto finito.\u00a0Quindi, con l&#8217;aspettativa\u00a0di\u00a0stupire il mondo intero, i ricercatori hanno messo a frutto\u00a0i risultati di un accorgimento MOLTO particolare&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_20861\" aria-describedby=\"caption-attachment-20861\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZFSVJYRt3nU\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20861 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/DP-Thermoforming-500x313.jpg\" alt=\"DP Thermoforming\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/DP-Thermoforming-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/DP-Thermoforming-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/08\/DP-Thermoforming.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20861\" class=\"wp-caption-text\">Anche la termoformatura su lastre con stampe a colori non \u00e8 del tutto priva di precedenti. Tutte le applicazioni prima di questa, tuttavia, prevedevano la realizzazione di forme semplici e d&#8217;impatto, soprattutto perch\u00e9 l&#8217;allineamento dei dettagli risultava essere straordinariamente difficoltoso.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che era stato messo in atto fin da subito, durante il processo di stampa dell&#8217;immagine da trasferire sulla plastica di lavorazione. Tutto ha origine, nemmeno a dirlo, nelle regioni virtualizzate ed iperboree della pi\u00f9 pura scienza informatica: ed \u00e8 per questo che ho citato, poco pi\u00f9 sopra, due dei campi in cui si trova pi\u00f9 spesso applicata la grafica 3D, film e videogiochi. Mentre qui si tratta, essenzialmente, di un sistema specifico per l&#8217;allineamento della stampa in due dimensioni alla forma dell&#8217;oggetto desiderato, grazie all&#8217;interfacciamento tra le macchine e un sistema simula l&#8217;effettivo processo di realizzazione, dando all&#8217;operatore una chiara idea di quanto fuoriuscir\u00e0, in effetti alla fine, dalle profondit\u00e0 del suo apparato termico estrusivo. Il procedimento necessario alla finalizzazione dell&#8217;opera diventa, quindi, molto simile a quello di chi si stesse applicando la texture su\u00a0modelli tridimensionali virtualizzati, con software di largo uso nell&#8217;industria, quali 3D Studio o Maya, con la sola (significativa) differenza che il frutto della propria mente e mouse, alla fine, potr\u00e0 essere toccato con mano. Ed il tutto tramite l&#8217;utilizzo di macchine assolutamente gi\u00e0 disponibili sul mercato, tanto che l&#8217;unica effettiva &#8220;magia&#8221; presente nell&#8217;intera procedura \u00e8 alla fine quella puramente intangibile, del software di calcolo che effettua l&#8217;allineamento della grafica col pezzo in materiale plastico fatto e finito. Il che significa, se vogliamo, che qui non c&#8217;era fin da principio nulla da vendere al grande pubblico, se non l&#8217;idea. Un qualcosa che difficilmente avrebbe reso dei profitti validi per un colosso come la Disney, che di certo non ha grandi interessi a muoversi nell&#8217;ambito dell&#8217;interscambio tra le aziende, ma cerca\u00a0la sua fortuna esclusivamente dal rapporto diretto col cliente finale.<br \/>\nEd \u00e8 proprio questo, in ultima analisi, l&#8217;aspetto maggiormente significativo\u00a0di divisioni come quella di Zurigo, che non hanno la missione chiaramente definita di far profitti subito e di continuo, ma piuttosto possono perseguire le proprie finalit\u00e0 di ricerca ad ampio spettro, aspettando d&#8217;imbattersi, prima o poi, in qualcosa di assolutamente rivoluzionario. Quello si, degno di essere custodito in cassaforte! Ma sulla strada per il quale, \u00e8 semplicemente indispensabile\u00a0visitare ogni\u00a0regione dell&#8217;umana\u00a0creativit\u00e0. Difficile immaginare una posizione pi\u00f9 soddisfacente, e formativa, per un entusiastico neo-laureato in ingegneria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non pi\u00f9 soltanto Pippo e Paperino. 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