{"id":20845,"date":"2016-07-31T06:55:02","date_gmt":"2016-07-31T04:55:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20845"},"modified":"2016-07-31T06:55:59","modified_gmt":"2016-07-31T04:55:59","slug":"pilota-veterano-spicca-il-volo-grazie-allautorotazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20845","title":{"rendered":"Pilota veterano spicca il volo grazie all&#8217;autorotazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dHL8z3KGt-s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20846\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20846\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Flight-500x313.jpg\" alt=\"Ken Wallis Flight\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Flight-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Flight-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Flight.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;avevano chiamato pazzo e invece, guarda qui, adesso! No, non lui. Questo \u00e8 Ken Wallis, beneamata personalit\u00e0 dell&#8217;aviazione inglese impegnata in uno dei suoi celebri voli della terza et\u00e0,\u00a0decollando ben oltre il confine dei 90. Stavo parlando invece di\u00a0Juan de la Cierva, l&#8217;uomo che nel 1923 ebbe ad inventare questa particolare classe di velivoli, i primi a\u00a0compiere dei voli significativi grazie allo strumento\u00a0di un&#8217;ala rotante. Che non erano, in alcun senso immaginabile del termine, degli elicotteri: in primo luogo perch\u00e9 le pale del rotore principale, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non erano motorizzate. Da cui il nome: autogiro, bench\u00e9 l&#8217;amore moderno per i termini immediatamente comprensibili\u00a0ci abbiano portato a ribattezzarli, in epoca pi\u00f9 recente, come girocotteri. Ma ci\u00f2 \u00e8 molto meno descrittivo. E soprattutto, ingiustificatamente derivativo da quell&#8217;altro tipo di ventilatore volante, a noi molto pi\u00f9 familiare. Mentre\u00a0tre prototipi successivi di quell&#8217;epoca, C1, C2 e C3, assomigliavano piuttosto a degli aerei, con elica di trascinamento (ovvero, posizionata davanti) ali convenzionali dotate di superfici di controllo ed in AGGIUNTA, come una sorta di optional bizzarro, l&#8217;elica posizionata parallelamente ad esse, che aveva uno scopo ben preciso ed in un certo senso, persino evidente: impedire lo stallo dell&#8217;apparato volatore. Come mai, tanta preoccupazione? Tutto aveva avuto inizio nel &#8217;21, quando l&#8217;ingegnere aeronautico spagnolo di Murcia aveva avuto l&#8217;occasione di partecipare ad un concorso dell&#8217;esercito, per la progettazione di un bombardiere a tre posti da usare nell&#8217;allora futura, gi\u00e0 paventata ma ancora distante, seconda guerra mondiale. Se non che il suo presunto capolavoro, durante i primi test di volo, venne fatto rallentare troppo dal pilota, che trovandosi privato della portanza,\u00a0quella forza che le ali generano ricevendo un forte flusso d&#8217;aria, cadde rovinosamente gi\u00f9 (fato dell&#8217;individuo: a me ignoto). Il che port\u00f2 de la Cierva alla comprensione di come, se soltanto avesse potuto concepire il primo mezzo volante privo di questo problema, avrebbe non soltanto reso un gran servizio all&#8217;umanit\u00e0. Ma si sarebbe pure guadagnato un posto a pieno titolo nella storia dell&#8217;aviazione. Ed anche i diritti\u00a0sulle concessioni del brevetto ai produttori, perch\u00e9 no&#8230;<br \/>\n<em>Fast-forward<\/em> 90 anni: chi, cosa, come? Siamo in molto pochi, temo, ad avere familiarit\u00e0 con simili dispositivi volanti, con la possibile esclusione di chi \u00e8 un appassionato specialistico di questa specifica branca dell&#8217;aviazione, oppure i semi-giovani che ben\u00a0ricordano il videogioco per Super Nintendo, Pilotwings. O ancora, tutti coloro che siano abbastanza cresciutelli, o in alternativa appassionati di cinema, da aver visto il film del 1967, &#8220;Si vive solo due volte&#8221; con Sean Connery nel ruolo di James Bond. E nel ruolo di quest&#8217;ultimo a sua volta, per lo meno in una delle scene culmine della vicenda, proprio quello stesso\u00a0protagonista del nostro video di apertura, quel Ken Wallis che, pur non essendo mai stato chiamato pazzo, di folli macchine volanti se ne intende, eccome! Sopra il monte\u00a0Shinmoedake nel Kyushu, un vulcano tutt&#8217;ora attivo, per ore ed ore, a bordo del suo fido Wallis\u00a0WA-116 Agile dall&#8217;elica a spinta, uno dei pi\u00f9 piccoli autogiro mai costruiti&#8230;.\u00a0Proprio per questo soprannominato &#8220;Little Nellie&#8221;. L&#8217;aveva fatto lui, con le sue mani. Bench\u00e9 dubito che potesse essere fatto a pezzi e messo in una serie di valige, come fatto nella trama cinematografica da Q, lo scienziato variabilmente pazzo (anche lui ha le sue giornate) che lavora ormai da decadi per la versione immaginifica del MI6. E che in questo caso, ci aveva visto giusto, considerato come i girocotteri di concezione moderna\u00a0presentino\u00a0notevoli vantaggi, sopratutto nelle mansioni di sorveglianza che una spia potrebbe, teoricamente, trovarsi ad affrontare in terra straniera: sono leggeri, non eccessivamente rumorosi. Pur non potendo effettuare il\u00a0vero e proprio volo stazionario, essi possono rallentare fino al punto che, nel caso in cui ci sia un forte vento, puntare il muso in direzione contraria gli permetta di restare pressoch\u00e9 fermi in aria. Ed anche questo, pu\u00f2 servire. Essi sono, inoltre, molto pi\u00f9 facili da pilotare dell&#8217;alternativa dotata di rotore, avendo in effetti solamente alcuni accorgimenti da tenere rispetto ad un aereo convenzionale, laddove l&#8217;elicottero, notoriamente, tende ad uccidere saltuariamente i piloti che facciano il bench\u00e9 minimo errore ai comandi. E poi, sopratutto: non possono entrare in stallo, ovvero perdere troppa velocit\u00e0\u00a0e conseguentemente, cadere. Ci\u00f2 era stato dopo tutto l&#8217;obiettivo principale del suo inventore: giacch\u00e9 un girocottero che perda completamente il suo motore, continuer\u00e0 comunque a procedere per la sua strada, e il suo rotore principale, viste le sue particolari caratteristiche aerodinamiche, non cesser\u00e0 affatto di girare. Il velivolo, cos\u00ec, potr\u00e0 essere portato a toccare terra con delicatezza successiva alla sopravvivenza. Esattamente come un aereo ed anzi, anche meglio di esso: la ridotta velocit\u00e0, infatti, ridurr\u00e0 di molto la probabilit\u00e0 d&#8217;impattare contro qualcosa di solido, come un muretto, e\/o inamovibile, come una quercia. E poi, lo sapevate? Pu\u00f2 farlo anche l&#8217;elicottero. Proprio cos\u00ec&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20848\" aria-describedby=\"caption-attachment-20848\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=BTqu9iMiPIU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20848\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20848 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/SED-Autorotation-500x313.jpg\" alt=\"SED Autorotation\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/SED-Autorotation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/SED-Autorotation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/SED-Autorotation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20848\" class=\"wp-caption-text\">Correggere i sapienti \u00e8\u00a0un lavoro difficile, ma qualcuno dovr\u00e0 pur rischiare!<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Internet, di questo dato, risulta esserne\u00a0dimostrabilmente\u00a0a conoscenza. Pi\u00f9 che altro in funzione del video realizzato al popolarissimo ingegnere americano\u00a0Destin Sandlin, titolare del canale di YouTube Smarter Every Day (ogni giorno pi\u00f9 intelligenti) che ad aprile di quest&#8217;anno si era trovato a rispondere, con la sua consueta spensieratezza, ad un&#8217;affermazione erronea di\u00a0Neil deGrasse Tyson,\u00a0l&#8217;astrofisico famoso per le sue innumerevoli partecipazioni a programmi scientifici in Tv. Il quale scriveva su Twitter, con probabile intento metaforico: &#8220;Un aereo che perde il motore, ancora planare. Un elicottero, invece, cade gi\u00f9 come un mattone.&#8221; Eh no, tutt&#8217;altro! Voglio dire, se ci si trova in salotto tra gli amici, una <em>errata<\/em> di questo tipo si pu\u00f2 anche lasciar correre, ma un personaggio tanto valido e stimato, se si hanno gli strumenti, va corretto. Altrimenti chi mai potrebbe farlo? Destin si \u00e8 cos\u00ec recato in Canada, nella Columbia Inglese, dal suo amico pilota\u00a0Brad Friesen, per effettuare una prova pratica dimostrativa dell&#8217;intera questione. Il tutto in modo assolutamente amichevole con deGrasse Tyson, che addirittura compare nel video usando la sua consueta\u00a0voce suadente\u00a0per incitare scherzosamente l&#8217;ingegnere a rendere anche lui &#8220;un po&#8217; pi\u00f9 intelligente.&#8221; Ed a quel punto, null&#8217;altro sarebbe bastato, che trovarsi come afferma il titolo del video: &#8220;Legati a un&#8217;elicottero che cade!&#8221; Ovvero quello pilotato da\u00a0Gerry Friesen, l&#8217;istruttore di Brad (nonostante il cognome, i due non sono imparentati) che senza la minima esitazione, raggiunta una quota sufficientemente alta, toglie totalmente l&#8217;energia al motore e inizia, molto serenamente, a precipitare.<br \/>\nOra, avendo fatto mente locale sull&#8217;intera questione dei girocotteri in apertura, credo che saprete piuttosto bene come la storia sia andata a finire: non c&#8217;\u00e8 niente di estremamente insolito, in effetti,\u00a0nell&#8217;effettuare una manovra simile. Centinaia di piloti di elicottero, anzi, la affrontano ogni giorno, come scalino obbligatorio verso l&#8217;ottenimento del loro brevetto. Sapere cosa fare, in una simile situazione, viene considerato niente meno che essenziale. Perch\u00e9 si, non abbiate dubbi: come in ogni altra situazione collegata al mondo degli elicotteri, non ci vuole molto ad andar gi\u00f9 &#8220;come un mattone&#8221;. Basta in effetti, sbagliare la manovra d&#8217;ingresso in autorotazione. Che consiste di due parti, la prima delle quali \u00e8 assolutamente automatica: tutti gli elicotteri moderni, infatti, sono dotati di un sistema d&#8217;ingranaggi che scollega le pale principali\u00a0dal motore, non appena i giri forniti da quest&#8217;ultimo sono inferiori alla velocit\u00e0 di rotazione attuale. Queste non sono tuttavia, come nel caso dell&#8217;autogiro, aerodinamicamente concepite per continuare la loro opera rotativa traducendo in automatico l&#8217;avanzamento in moto che genera portanza. Bench\u00e9 possano farlo, almeno in un caso: se il pilota orienta bene il collettivo, ovvero la piastra idraulica collegata ai comandi di volo, che permette l&#8217;inclinazione del rotore e quindi il pilotaggio dell&#8217;elicottero in situazioni convenzionali. Destin usa una valida analogia, a tal fine: la parte esterna dell&#8217;elica agisce, a tutti gli effetti, come un ventilatore. Essa spinge l&#8217;aria verso il basso, facendo sollevare l&#8217;elicottero. La parte interna, invece, \u00e8 come una girandola: ricevendo il flusso d&#8217;aria, ne amplifica il movimento e genera portanza. Ora, se improvvisamente privati della forza del motore, tutto ci\u00f2 che devono fare i piloti \u00e8 tirare a se la cloche, inclinando verso l&#8217;alto la parte antistante del rotore. Ci\u00f2 bypasser\u00e0, in effetti, l&#8217;angolo d&#8217;attacco dell&#8217;ipotetico &#8220;ventilatore&#8221; (regione <em>driven<\/em>) permettendo l&#8217;impiego massimo della girandola (regione <em>driving<\/em>)<em>.\u00a0<\/em>\u00c8 inutile specificare come questo non sia semplice: ciascun elicottero ha valori specifici da impostare, sulla base di velocit\u00e0, peso e situazione ambientale di contesto. Il tutto nei pochi secondi che lo separano, a tutti gli effetti, dal duro e rovinoso suolo. Ci\u00f2 che serve, per sopravvivere, \u00e8 notevole esperienza e sangue freddo. A meno di aver scelto, come alternativa molto pi\u00f9 prudente, di volare in autogiro!<\/p>\n<figure id=\"attachment_20849\" aria-describedby=\"caption-attachment-20849\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9kxu543VwlA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20849\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20849 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Autogyro-Motorbike-500x313.jpg\" alt=\"Autogyro Motorbike\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Autogyro-Motorbike-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Autogyro-Motorbike-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Autogyro-Motorbike.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20849\" class=\"wp-caption-text\">C&#8217;\u00e8 qualcosa, negli aeromobili piccoli ed inusuali, che sembra incitare il pilota a compiere evoluzioni e straordinarie imprese. Tale aspetto\u00a0vanifica, naturalmente, ogni proposito di sicurezza migliorata&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora potreste chiedervi, ma se la pala principale di un autogiro non \u00e8 motorizzata, e\u00a0genera la portanza essenziale al suo stare in volo solamente grazie al moto orizzontale, come fa in effetti il mezzo a decollare? La risposta \u00e8 che ci sono diversi modi. Avrete forse notato, nel video iniziale con Ken Wallis, l&#8217;orientamento specifico del collettivo in fase di decollo: con la parte anteriore alzata, come nel caso dell&#8217;elicottero in caduta libera. Ci\u00f2 aveva tuttavia una finalit\u00e0 differente: negli autogiro leggeri concepiti dal pilota ed inventore inglese, infatti, \u00e8 la stessa aria fatta muovere dalle pale di spinta retroattiva ad interagire con il flusso che dovr\u00e0 dare il via all&#8217;ala autorotativa. In altri termini, la rotazione del primo agevola quella del secondo. Pu\u00f2 comunque bastare molto meno. A volte, i piloti si limitano a dare una spinta alle pale con le mani e quindi accelerare, confidando sulla lunghezza della pista di decollo affinch\u00e9 sia il semplice moto di\u00a0terra, a fornire la spinta necessaria per l&#8217;attivazione del fenomeno della portanza. Ne pi\u00f9 ne meno di quello che succede in un aereo, soltanto, a velocit\u00e0 molto inferiori. \u00c8 brevemente anche esistito, nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale, il concetto degli autogiro a razzo, ovvero dotati di una coppia di piccoli motori a\u00a0protossido\u00a0d&#8217;azoto in corrispondenza delle pale ed orientati lateralmente, che accendendosi potevano avviare una rotazione sufficientemente veloce a far sollevare il velivolo\u00a0verticalmente, esattamente come un elicottero. Si trattava di un sistema affidabile ed efficiente, che tuttavia non ebbe mai modo di affermarsi, forse per il rumore generato e la sua relativa complessit\u00e0. Il bello degli autogiro, in effetti, \u00e8 proprio l&#8217;assenza di complicazioni ulteriori, come il rotore di coda degli elicotteri,\u00a0che qui non serve poich\u00e9 le pali principali\u00a0non hanno forza motrice, ma girano semplicemente in conseguenza dello spostamento direzionale. Si tratta dunque di veri ultraleggeri, anche e soprattutto nello spirito di cui si sono ritrovati infusi, successivamente all&#8217;ipotesi iniziale di un impiego di natura militare. Il puro, non adulterato\u00a0Spirito del Volo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20847\" aria-describedby=\"caption-attachment-20847\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=_VTXVbHz1m4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20847\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20847 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Heli-500x313.jpg\" alt=\"Ken Wallis Heli\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Heli-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Heli-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Ken-Wallis-Heli.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20847\" class=\"wp-caption-text\">Ken Wallis ha continuato a volare praticamente fino all&#8217;epoca della sua dipartita, sopraggiunta l&#8217;1 settembre del 2013. Aveva 97 anni. Oltre 5.000 persone accorsero all&#8217;evento commemorativo tenutosi alla fine di quello stesso mese, presso l&#8217;aeroporto di Old Buckenham, superando di molto l&#8217;aspettativa dei parenti e degli stessi organizzatori.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;avevano chiamato pazzo e invece, guarda qui, adesso! No, non lui. Questo \u00e8 Ken Wallis, beneamata personalit\u00e0 dell&#8217;aviazione inglese impegnata in uno dei suoi celebri voli della terza et\u00e0,\u00a0decollando ben oltre il confine dei 90. 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