{"id":20640,"date":"2016-07-05T06:56:19","date_gmt":"2016-07-05T04:56:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20640"},"modified":"2016-07-05T07:06:26","modified_gmt":"2016-07-05T05:06:26","slug":"se-pac-man-fosse-un-microbo-come-diventerebbe-il-fantasmino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20640","title":{"rendered":"Se Pac-Man fosse un microbo, come diventerebbe il fantasmino?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/TVxNvWCTbYo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20641\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20642\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Microbe-PacMan-500x313.jpg\" alt=\"Microbe PacMan\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Microbe-PacMan-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Microbe-PacMan-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Microbe-PacMan.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una domanda Importante. Per uno studio\u00a0biologico dal peso&#8230;Effimero, proprio come ti aspetteresti dalle regioni del meravigliosamente piccolo, ove 50 \u00b5m (micrometri) sono sufficienti a contenere testa, corpo e coda, anzi pardon, flagello, l&#8217;unico organo di moto o arto che dir si voglia ad essere presente nella dotazione fisica di molte specie di protisti nuotatori. Minuscole creature, affini al regno dei batteri nella classificazione tipologica, bench\u00e9 molto pi\u00f9 grandi e niente affatto somiglianti ad essi, per caratteristiche, aspetto e potenzialit\u00e0. Ma nessuno sa davvero dove posizionarli, all&#8217;interno dell&#8217;enciclopedia. Roba da farti venire voglia di metterli alla prova, per comprendere non solo ci\u00f2 che li distingue, ma anche i pochi punti che li accomunano a noi giganti, animali eucarioti con tanto di membrana cellulare, cervello e muscoli prestanti. Cos\u00ec come fatto, per l&#8217;appunto, dai membri di un gruppo di studio del College Universitario del Sud-Est della Norvegia, che procuratisi una certa (notevole) quantit\u00e0 di queste creature ha costruito, sfruttando l&#8217;assistenza del film-maker Adam Bartley, la pi\u00f9 fedele riproduzione di un classico della sfida contro se stessi, e le gravose circostanze: un ambiente rettangolare al centro, tre mezze T sopra di esso, altre due rivolte verso il basso. Segmenti paralleli a profusione e alcune scatole pi\u00f9 grosse, pareti impenetrabili ed impressionanti. L&#8217;avete riconosciuto? Certo che si. Bastava leggere il titolo! \u00c8\u00a0un luogo, questo, bene impresso nella mente e nella memoria di qualunque giocatore digitale che si rispetti, ma anche del\u00a0conoscitore medio della cultura Pop degli ultimi 30 anni: il labirinto della cosa che fa PAC-PAC-PAC, divorando pillole giallognole mentre i quattro spettri Akabei, Pinky, Aosuke e Guzuta (in Occidente Blinky, Pinky, Bashful e Clyde) fanno di tutto per riuscire a catturarlo e liberarsi della sua presenza indesiderata. Uno scenario, all&#8217;apparenza, indubbiamente fantasioso, creato\u00a0all&#8217;epoca\u00a0dal designer\u00a0Tohru Iwatani per la sua casa produttrice di macchine da sala giochi, la Namco. Che tuttavia grazie a quanto qui dimostrato, sembrerebbe avere qualche cosa di pi\u00f9 simile alla vita reale di quanto chiunque, tra i suoi estimatori, avrebbe mai pensato di affermare.<br \/>\nIl primo punto distintivo della scena \u00e8 la sua straordinaria piccolezza: l&#8217;intero labirinto cos\u00ec ricreato misura in effetti appena un millimetro, e si trova ospitato su di un semplice vetrino da microscopio. Mentre i suoi diversi occupanti, come potrete facilmente desumere al primo sguardo, non raggiungono che una frazione di tale misura gi\u00e0 considerata poco significativa. Ve ne sono, ad ogni modo, di tre tipi. Due pacifici ed uno straordinariamente vorace ed aggressivo. Ma andiamo con ordine: i pi\u00f9 comuni, e rapidi, attori della scenetta sono dei normalissimi ciliati, micro-organismi unicellulari che si trovano nelle pozze o specchi d&#8217;acqua di ogni parte del mondo. Facilmente riconoscibili per l&#8217;approccio evolutivo assai particolare da loro selezionato per risolvere il problema della locomozione, ovvero l&#8217;impiego di un certo numero di flagelli di entit\u00e0 ridotta tutto attorno al loro corpo, caratterizzati da una forma pi\u00f9 ondulata per facilitare il direzionamento della marcia verso il cibo, la compagna o il bisogno ancor pi\u00f9 basilare di mettersi in fuga da un pericolo che incombe. Cosa che qui, dovranno fare molto presto e di frequente. Alcuni in effetti, non si capisce se scherzosamente o con\u00a0assoluta sincerit\u00e0, lamentano\u00a0nei commenti la loro percezione dell&#8217;intera faccenda come una sorta di violenza sugli animali, per quanto insoliti, privi di colpe e meritevoli di un ulteriore senso di rispetto. Peccato soltanto che nessuna\u00a0delle\u00a0creature fin qui citate, in effetti,\u00a0sia un animale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20641\" aria-describedby=\"caption-attachment-20641\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4MlR3dKfXmc\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20641 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Euglena-Viridis-500x313.jpg\" alt=\"Euglena Viridis\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Euglena-Viridis-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Euglena-Viridis-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Euglena-Viridis.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20641\" class=\"wp-caption-text\">Gli Eugleria ci appaiono relativamente placidi se disposti in un comune vetrino, mancando di dimostrare la sveltezza e l&#8217;iniziativa messe in evidenza durante la sfida pseudo-ludica dell&#8217;universit\u00e0 norvegese.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il che ci porta alla domanda fondamentale, ovvero: perch\u00e9 tutto questo? Da cosa nasce l&#8217;esigenza di un team di scienziati adulti e vaccinati, con probabili finanziamenti di varia natura, a costruire l&#8217;analogia microscopica di un vecchio videogame? La risposta \u00e8 meno fac\u00e8ta di quello che si potrebbe pensare. Il Prof.\u00a0Erik Andrew Johannessen, capo del progetto, ha infatti rilevato come l&#8217;osservazione dei microbi all&#8217;interno del classico vetrino possa trarre facilmente in inganno. In assenza di pericoli, e potendo muoversi liberamente in ogni direzione, queste creature assumono in effetti un comportamento letargico e poco credibile, completamente diverso da quello adottato all&#8217;interno dei cunicoli e i pertugi dei loro ambienti naturali, pieni di muschio, detriti ed ostacoli di vario tipo. La scelta di impiegare il labirinto di Pac-Man, poi, nasce semplicemente dal bisogno di far parlare pi\u00f9 a lungo della loro opera.<br \/>\nA seguire, nel piccolo brodo gladiatorio messo assieme e poi ripreso per il pubblico divertimento, come in una sorta di perversione dell&#8217;antico Colosseo, figura il popolo verdolino degli <em>Eugleria Viridis<\/em>, altri protisti unicellulari pi\u00f9 spesso associati al concetto di alga, bench\u00e9 capaci di muoversi e dotati di stigma, un organello simile ad un occhio rossastro ed in grado di percepire la direzione e l&#8217;intensit\u00e0 della luce. Creature rigorosamente verdi perch\u00e9 dotate di una certa quantit\u00e0 di clorofilla, assolutamente necessaria alla loro sopravvivenza. Siamo infatti\u00a0di fronte a degli esseri spesso\u00a0autotrofi, ovvero in grado di trarre sostentamento solamente dalla luce del Sole, bench\u00e9 essi non disdegnino affatto, quando possibile, di\u00a0fagocitare un qualsivoglia rivale pi\u00f9 piccolo che dovesse capitargli a tiro. Impresa tutt&#8217;altro che intuitiva, visto come a simili protisti manchi in effetti la bocca, ed essi debbano procedere nel pasto inglobando\u00a0integralmente la particella che intendono trasformare in energia, per poi lasciare che i propri pirenoidi, corpi densi a base di amido e vitamine A e D, mettano da parte\u00a0il risultato per sfruttarlo nei periodi di poca luce naturale.<br \/>\nSimili protisti, bench\u00e9 associati in via informale al regno\u00a0vegetale, risultano comunque in grado di muoversi veloci quando necessario, grazie all&#8217;uso del pi\u00f9 grande dei loro due flagelli in posizione arretrata, facilmente visibile quando li si osserva al microscopio. Diversamente da quanto succede col secondo di questi organi facente parte della loro dotazione, molto corto e ben racchiuso all&#8217;interno della stessa cellula vagante. Per quanto concerne la riproduzione, e a differenza dei ciliati, questi microbi\u00a0sono asessuati, risultando invece in grado di sdoppiarsi\u00a0attraverso la scissione binaria, che effettuano soltanto un volta raccolte le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza a breve termine delle due met\u00e0 oramai distinte. Un proposito tutt&#8217;altro che scontato, specie nella situazione presente dell&#8217;esperimento norvegese, in cui il pericolo in agguato appare di un&#8217;entit\u00e0 letteralmente sovradimensionata&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_20643\" aria-describedby=\"caption-attachment-20643\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YF8OJt_pujc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20643\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20643 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Rotifera-500x313.jpg\" alt=\"Rotifera\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Rotifera-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Rotifera-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/07\/Rotifera.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20643\" class=\"wp-caption-text\">Il terrore al centro del labirinto, un caposaldo del concetto di epica fin dalla sua stessa concezione. Ma neppure i greci avrebbero saputo concepire un mostro tanto piccolo e terrificante&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo iniziato questo articolo con una domanda, a cui giunti a questo punto, sar\u00e0 indubbiamente necessario fornire la spaventevole risposta. Chi \u00e8 il peggior fantasma del mondo dei microbi? Quale essere risulta pi\u00f9 temuto, e potenzialmente letale, per tutto quello che galleggia all&#8217;interno di un secchio, una bacinella, una pozzanghera, cercando null&#8217;altro che la collettiva serenit\u00e0 e proliferazione&#8230;Nient&#8217;altro che lui, l&#8217;animale &#8220;con la ruota&#8221;, scientificamente definito come appartenente al <em>phylum<\/em> dei <em>Rotifera<\/em>, che tutto trangugiano impiegando la loro pericolosissima corona simile alla testa di una trivella. Siamo qui del resto, come si potrebbe forse desumere dall&#8217;aspetto della creatura, di fronte ad un essere dalla complessit\u00e0 e dal grado di sofisticazione totalmente differente dai suoi compagni di confronto miniaturizzato, appartenente quindi al nostro stesso dominio degli eucarioti. Il che significa che esso non \u00e8 pi\u00f9 una singola cellula, ma un&#8217;agglomerato di esse, ciascuna delle quali gi\u00e0 dotata di una membrana esterna utile a separarla dalle sue vicine e proteggerla dai predatori. Esattamente come avviene nell&#8217;organismo di un cane, gatto o del padrone di entrambi, ovvero l&#8217;umano spesso inconsapevole di ci\u00f2 che ha dentro. C&#8217;\u00e8 tuttavia una significativa differenza tra noi e questi esseri microscopici, ovvero la condizione di questi ultimi definita eutelia, che consiste nell&#8217;essere in possesso di un particolare numero di cellule, invariabile da un individuo all&#8217;altro al raggiungimento dell&#8217;et\u00e0 adulta. Nel caso dei rotiferi, esattamente 1.000.<br \/>\nQueste creature possono essere planktoniche (in grado di muoversi) o sessili (saldamente fissate al substrato) grazie al rispettivo sfruttamento, in ciascuna specie, del peduncolo retrostante, esteticamente non cos\u00ec dissimile alla coda di un pesce. Essi danno inoltre un contributo fondamentale nella rigenerazione\u00a0del suolo e nella decomposizione\u00a0delle sostanze organiche, risultando un&#8217;aggiunta molto utile a qualsiasi tipo di acquario. Ma di tutto questo, ad un malcapitato ciliato o a un&#8217;eugleria, interesser\u00e0 davvero molto poco. Perch\u00e9 tutto quello che essi vedranno, all&#8217;avvicinarsi del pericoloso\u00a0predatore dalla parte della testa, sar\u00e0 la struttura a doppio anello rotante fornito di piccole ciglia, in grado di sviluppare una vortice d&#8217;attrazione a cui nessuno, tra loro, potrebbe mai sperare di scampare. Essere divorato da un rotifero, tra l&#8217;altro, non ha nulla dell&#8217;oblio incruento causato dal tipico microrganismo inglobatore, essendo il qui presente mostro\u00a0dotato di una caratteristica faringe masticatoria, detta <em>mastax<\/em>, ricoperta di strutture calcificate che fanno letteralmente a pezzi le piccole creature, non appena aspirate. Superato questa fase, quindi, il cibo viene scomposto\u00a0all&#8217;interno di un vero e proprio stomaco, mentre le parti non digeribili sono escrete dalla\u00a0cloaca retrostante. Difficilmente si potrebbe immaginare una coesistenza simbiotica tra questa creatura e un organismo pi\u00f9 grande, come avviene invece con alcune specie di parassiti benevoli presenti all&#8217;interno del corpo umano. Un singolo rotifero potrebbe\u00a0fare facilmente terra bruciata tutto attorno a se.<br \/>\nEppure questa \u00e8 la realt\u00e0: noi esistiamo, perch\u00e9 loro esistono. E non soltanto in funzione della maniera, pluri-millenaria, in cui le cellule hanno appreso il modo per coesistere e specializzarsi. Persino adesso, molto di quello che mangiamo, l&#8217;acqua che beviamo, persino l&#8217;aria che respiriamo \u00e8 permeata dall&#8217;esistenza della vita stessa, nella versione\u00a0pi\u00f9 semplice ed onnipresente del nostro vasto\u00a0pianeta. Conoscere i microbi, a questo punto, diventa molto pi\u00f9 che un&#8217;avventura scientifica finalizzata alla compilazione di articoli piuttosto interessanti. Si tratta di un acquisizione di consapevolezza che, in effetti, potrebbe condizionare la nostra stessa sopravvivenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una domanda Importante. 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