{"id":20540,"date":"2016-06-22T07:15:25","date_gmt":"2016-06-22T05:15:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20540"},"modified":"2016-06-22T07:15:25","modified_gmt":"2016-06-22T05:15:25","slug":"fuoco-e-fango-lepoca-dei-rally-privi-di-limitazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20540","title":{"rendered":"Fuoco e fango: l&#8217;epoca dei rally privi di limitazioni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KpeA-UwdZpE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20541\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20543\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-500x313.jpg\" alt=\"Rally Group B\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da\u00a0questa raccolta di spezzoni\u00a0provenienti dalla prima meta degli anni &#8217;80, traspare il gusto di un&#8217;intero quinquennio degli sport motoristici in cui la frenesia sembrava essersi guadagnata il predominio delle aspettative di ognuno: degli spettatori, avidi di adrenalina e del pericolo che essi stessi tentavano di richiamare su di se, dei manager della FIA (<em>Federation Internationale de l&#8217;Automobile<\/em>) che vedevano gli incassi e sponsorizzazioni gravitare verso l&#8217;iperboreo, grazie ad una spettacolarit\u00e0 delle gare totalmente priva di precedenti. E poi di loro, chiaramente, i piloti. Che apparentemente dimenticata la loro stessa mortalit\u00e0, salivano a bordo di auto mostruosamente potenti ed instabili, per scagliarsi come caccia-bombardieri da una portaerei e andare a perdersi tra le viuzze, lo sterrato e gli alberi della versione reale dell&#8217;inseguimento con le hover-moto della luna forestale di Endor, nell&#8217;allora recente terzo film di Guerre Stellari. Nomi come Timo Salonen di Peugeot, il finlandese che con 7 vittorie fu il miglior pilota della categoria, o come Walter R\u00f6hrl della Lancia e\u00a0Stig Blomqvist della Audi, che oggi albergano negli annali stessi di un simile mondo, sotto a ci\u00f2 che tanto tempo fa \u00e8 stato, come un sogno evaporato al Sole della pi\u00f9 terribile\u00a0realt\u00e0: finch\u00e9\u00a0Henri Toivonen, nel 1986, non fin\u00ec fuoristrada morendo assieme al copilota\u00a0Sergio Cresto su quella fatale curva del (folle) rally di Corsica, ponendo tristemente la parola fine su di una visione del mondo delle corse che alla fine della fiera, non poteva in alcun modo appartenere a questo mondo. Ma di avvisaglie ce n&#8217;erano state parecchie, addirittura troppe, sia prima che durante la rivoluzionaria\u00a0introduzione del cosiddetto Gruppo B.<br \/>\nEra il 1982. Le agili vetture concepite per affrontare le gare cronometrate su strada dei gruppi 4 e 5, prodotte alcuni dei principali marchi su scala globale, riscuotevano un buon successo di pubblico e televisivo. Eppure sembrava, a tutti gli effetti, che mancasse ancora qualcosa. Ci\u00f2 sembrarono allora pensare i vertici decisionali delle federazioni rilevanti ed in particolare\u00a0Jean-Marie Balestre, personaggio a capo fin dal 1973 della Federazione degli Sport Automobilistici\u00a0di Francia (FFSA) e che fu strumentale nella trasformazione di quest&#8217;ultima nell&#8217;oggi pi\u00f9 che mai rilevante FIA. Un uomo dal passato incerto, che durante la seconda guerra mondiale aveva fatto parte delle SS francesi ma che nel 1968, dopo aver dimostrato\u00a0di essere stato in realt\u00e0 una spia sotto copertura, aveva ricevuto\u00a0la Legion d&#8217;Onore per i servizi offerti alla Nazione (nonostante questo, negli anni &#8217;70 fu paparazzato mentre indossava\u00a0un&#8217;uniforme nazista, in una strana anticipazione dello stesso scandalo che avrebbe colpito il suo successore Max Mosley nel 2008). E proprio sua fu l&#8217;idea, quell&#8217;anno, di riunirsi a colloquio con le principali case automobilistiche, per definire assieme il\u00a0piano di fattibilit\u00e0 di quello che doveva diventare uno sport completamente rinnovato, in grado di attrarre una quantit\u00e0 di pubblico che fosse &#8220;superiore alla Formula 1&#8221;. Le automobili partecipanti, dunque, non sarebbero pi\u00f9 state limitate dal bisogno di appartenere ad un reale ciclo produttivo su larga scala, ma unicamente prodotte in un numero minimo di 200 esemplari. Ogni anno, quindi, la casa produttrice avrebbe potuto aggiornare il modello e renderlo maggiormente competitivo, producendone soltanto altri 20 esemplari. Nei fatti, dunque, la prassi che si ritrov\u00f2 adottata era quella di produrre un primo ciclo di auto &#8220;quasi normali&#8221; e quindi fin da subito la versione pi\u00f9 competitiva ed inaccessibile al pubblico generalista. Uno di questi veicoli nella sua configurazione pi\u00f9 performante poteva superare, molto facilmente,\u00a0i 300.000 dollari di allora, mentre la versione ad uso stradale era spesso priva di rifiniture e per molti versi risultava incompleta. Nonostante questo, simili auto andarono letteralmente a ruba, ed ancora oggi sono altamente ricercate dai collezionisti, per il design particolare, i materiali avveniristici e le soluzioni ingegneristiche ormai completamente sorpassate. Il Gruppo B aveva creato, a tutti gli effetti, dei mostri.<br \/>\nLe motivazioni furono, all&#8217;inizio, di natura prettamente\u00a0economica: un tipo di gare che fossero pi\u00f9 popolari avrebbero costituito la migliore vetrina concepibile per i nuovi modelli di vetture sportive, ed ogni azienda, chiaramente, esiste soprattutto per produrre e guadagnare. Ma a giudicare da ci\u00f2 che venne dopo, era innegabile che questa visione di breve durata avesse anche una base\u00a0estetica di fondo: come una radice in gomma infissa nell&#8217;asfalto fertile del mondo delle idee, in grado di condurre l&#8217;umanit\u00e0 al volante verso nuove vette, precedentemente inesplorate. Guardate un po&#8217; voi&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20541\" aria-describedby=\"caption-attachment-20541\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wdy8CG09rSU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20541\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20541 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Audi-Quattro-500x313.jpg\" alt=\"Rally Group B Audi Quattro\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Audi-Quattro-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Audi-Quattro-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Audi-Quattro.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20541\" class=\"wp-caption-text\">Questo video con telecamera di bordo di Walter R\u00f6hrl, a bordo della sua Audi Sport Quattro S1, vanta un montaggio coi suoi gesti in cabina che non sfigurerebbe nei migliori inseguimenti hollywoodiani. Le prestazioni di quest&#8217;auto? Semplicemente impressionanti.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il primo anno, non si assistette ad alcun cambiamento troppo significativo: molti dei principali <em>players<\/em> del settore non avevano avuto tempo per sviluppare vetture che sfruttassero a pieno il nuovo regolamento, con la possibile esclusione di due modelli destinati a entrare nella storia: la Lancia 037, con trazione posteriore, e la prima Audi Quattro (o Quattro Ur, come viene talvolta definita usando\u00a0il termine tedesco che vuole dire &#8220;originale&#8221;). La quale aveva, per la prima significativa volta nella storia degli sport motoristici, un sistema di trazione con quattro ruote motrici. Certo, alcune\u00a0prove tecniche\u00a0precedenti di questa soluzione c&#8217;erano gi\u00e0 state. Ma tutti i team sperimentatori avevano deciso, presto o tardi, che l&#8217;aumento di peso e di complessit\u00e0 del veicolo non giustificasse il miglioramento delle prestazioni; finch\u00e9\u00a0J\u00f6rg Bensinger, ingegnere dell&#8217;Audi, non rilev\u00f2 nel 1977 come nessuna auto sportiva, non importa quanto potente, potesse superare in prestazioni sulla neve la\u00a0pesante fuoristrada in stile-Jeep della Volkswagen, la Iltis. La vettura della Lancia, nel frattempo,\u00a0faceva affidamento su una leggera carrozzeria in kevlar invece che acciaio, e un motore montano in senso longitudinale per permettere una progettazione inusuale delle sospensioni. Entrambe le auto montavano inoltre un turbocompressore, concetto allora totalmente nuovo nel mondo dei rally. Le due scuderie, dunque, si spartirono la vittoria, con la casa italiana che port\u00f2 a casa il titolo costruttori, mentre\u00a0Hannu Mikkola, che correva per i tedeschi, si guadagnava\u00a0il titolo di miglior pilota, considerato all&#8217;epoca molto meno prestigioso. L&#8217;anno successivo, la competizione fu pi\u00f9 agguerrita, con molti produttori, attirati dalle prospettive di alta visibilit\u00e0 del Gruppo B, che portarono a competere dei nuovi modelli estremamente performanti: il 1984 vide cos\u00ec l&#8217;introduzione sul mercato di vetture storiche come la Celica Turbo Twincam della Toyota e la Manta 400 della Opel. Nonostante questo, vincitrice indiscussa di quell&#8217;anno fu la scuderia dell&#8217;Audi, con entrambi i titoli conseguiti da\u00a0Stig Blomqvist alla guida della sua Quattro S1 migliorata. Significativa fu anche l&#8217;impresa della sua compagna di squadra\u00a0Mich\u00e8le Mouton, che arriv\u00f2 vicina all&#8217;ottenimento del titolo pur essendo\u00a0la prima donna a partecipare ai rally di portata internazionale. Quell&#8217;anno, tuttavia, emerse sulla scena un nuovo pericoloso <em>competitor<\/em>, che nei fatti fall\u00ec nel trionfare solamente a causa di un incidente nella gara finale: si trattava di Peugeout con la sua 205 T16, che aveva quattro ruote motrici come la Audi, ed in pi\u00f9 risultava molto pi\u00f9 leggera. Una vettura guidata da Ari Vatanen e progettata sotto la supervisione di niente meno che\u00a0Jean Todt, futuro presidente della FIA nonch\u00e9 General Manager del team Ferrari. Nella stagione del 1985, quindi, la vittoria del team francese fu netta su entrambi i fronti, grazie alle imprese di Vatanen e del suo compagno di squadra nonch\u00e9 miglior pilota del Gruppo B, Timo Salonen. Successivamente ad un simile evento, quindi, le case italiana e tedesca\u00a0rividero la loro progettazione e si prepararono a schierare per l&#8217;anno successivo delle versioni pesantemente migliorate delle loro rispettive vetture, come l&#8217;incredibile Lancia Delta S4, detta il Deltone. Il 1986 doveva essere, sotto tutti i punti di vista, un anno di gloriosa competizione sportiva e trionfi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20542\" aria-describedby=\"caption-attachment-20542\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/u-bEzUipmWc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20542\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20542 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Portugal-500x313.jpg\" alt=\"Rally Group B Portugal\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Portugal-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Portugal-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/06\/Rally-Group-B-Portugal.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20542\" class=\"wp-caption-text\">Il pubblico durante l&#8217;epoca del Gruppo B era una forza incontrollabile e pericolosa. Pi\u00f9 di un guidatore si rifiut\u00f2 di correre nel caso delle tratte in cui la gente si trovava letteralmente in mezzo alla pista, come avveniva ad esempio nel rally dell&#8217;Algarve, in Portogallo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il destino aveva in serbo tutta un&#8217;altra storia. Come abbiamo accennato in apertura, gli incidenti durante tutto il corso delle gare del Gruppo B erano stati\u00a0tutt&#8217;altro che rari. Nel corso del campionato del 1985, ad esempio, il pilota della Lancia Attilio Bettega aveva perso la vita a causa di un incidente al\u00a0rally di Corsica, finendo con la sua 037 contro un albero che penetr\u00f2 nella cabina di guida. In quel caso, per sua fortuna, il navigatore si salv\u00f2. I media furono fin troppo rapidi ad attribuire l&#8217;evento ad un errore umano, oppure un semplice risvolto tragico del fato. Ma nel 1986, con l&#8217;aumento incrementale ed ulteriore delle prestazioni dei veicoli, la situazione inizi\u00f2 a sfuggire decisamente di mano. Ad inizio stagione, il campione portoghese\u00a0Joaquim Santos usc\u00ec di strada con la sua Ford RS200 durante una tappa del suo rally nazionale, finendo dritto in mezzo al pubblico che si era disposto in maniera orribilmente imprudente. L&#8217;incidente cost\u00f2 la vita a tre persone ed altre 32 furono ferite, anche piuttosto gravemente. All&#8217;inizio di maggio quindi, nuovamente presso il\u00a0Tour de Corse nella seconda isola pi\u00f9 famosa\u00a0del Tirreno, si verific\u00f2 l&#8217;evento che avrebbe posto fine a questo intero sogno di motori ruggenti:\u00a0Henri Pauli Toivonen, alla guida della Lancia Delta S4 fin\u00ec col copilota\u00a0Sergio Cresto in un burrone privo di guard rail al settimo Km della 18\u00b0 tappa, causando una compressione del serbatoio che prese immediatamente fuoco. L&#8217;auto, costruita con materiali compositi ad alta infiammabilit\u00e0, fu immediatamente consumata ed i due lasciarono questo mondo in modo rapido senza nessuna possibilit\u00e0 di soccorso. La causa dell&#8217;incidente resta tutt&#8217;ora sconosciuta, bench\u00e9 sia noto che\u00a0Toivonen, quel giorno, soffriva di febbre e si era per questo dichiarato molto stanco con il proseguire della gara. Nonostante questo, a nessuno era venuto in mente di suggerire il suo ritiro; perch\u00e9 come si dice&#8230; The Show&#8230;<br \/>\nSi, certo: fino al limite massimo. Fino all&#8217;ultimo minuto e non OLTRE. La tragedia ebbe una tale risonanza mediatica, soprattutto in forza delle molte precedenti, che la Federazione Automobilistica Internazionale dovette subito prendere posizione: fu dunque lo stesso Jean-Marie Balestre, iniziatore di questo mondo ad alto tasso adrenalinico e con prospettive inusitate di guadagno, a dichiarare immediatamente che non ci sarebbe stata una stagione successiva del Gruppo B. Nonostante l&#8217;evento, le gare del 1986 furono portate a termine e valsero\u00a0un&#8217;ulteriore vittoria al team Peugeot. A seguito della cancellazione, venne annullata anche la prevista introduzione del gruppo S, che doveva costituire una via di mezzo tra questi estremi e le auto di serie usate nel gruppo A, che diventarono lo standard dei rally fino al 1997, con l&#8217;introduzione delle World Rally Cars.<br \/>\nOggi l&#8217;epoca del gruppo B viene rimpianta, praticamente, da tutti. Si dice che sia stata la migliore et\u00e0 dell&#8217;oro nella storia dei motori, e che nessun tipo di competizione potr\u00e0 mai raggiungere quello stesso livello di abilit\u00e0, prestazioni e limiti stessi del concetto di sopravvivenza umana al volante. \u00c8 sempre troppo facile dimenticare il male, ricordando i bei momenti che pervadono qualsiasi fase della vita, persino quelle pi\u00f9 oscure. Come per il turbo che entrava in funzione ad uno specifico regime, raggiunto il quale queste auto decollavano del tutto liberate dalla gravit\u00e0, sfiorando in volo schiere di spettatori, essenzialmente,\u00a0assatanati&#8230;Una particolare leggenda metropolitana, molto\u00a0truculenta, racconta di come negli specchietti retrovisori delle auto del Gruppo B\u00a0fossero state trovate in pi\u00f9 di un&#8217;occasione delle dita umane amputate. Ci\u00f2 perch\u00e9 la gente faceva di tutto per toccare di sfuggita le auto di passaggio, scansandosi nell&#8217;ultima frazione di secondo a disposizione. Quel contatto, quindi, a volte continuava orribilmente. Molto dopo il transito dell&#8217;autoveicolo. Fin oltre la linea stessa del traguardo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da\u00a0questa raccolta di spezzoni\u00a0provenienti dalla prima meta degli anni &#8217;80, traspare il gusto di un&#8217;intero quinquennio degli sport motoristici in cui la frenesia sembrava essersi guadagnata il predominio delle aspettative di ognuno: degli spettatori, avidi di adrenalina e del pericolo che essi stessi tentavano di richiamare su di se, dei manager della FIA (Federation Internationale &#8230; <a title=\"Fuoco e fango: l&#8217;epoca dei rally privi di limitazioni\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20540\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Fuoco e fango: l&#8217;epoca dei rally privi di limitazioni\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1791,1794,361,1792,256,1793,1041,137,889,961,391,1790,151,71],"class_list":["post-20540","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-anni-80","tag-audi","tag-auto","tag-corsica","tag-guida","tag-lancia","tag-montaggi","tag-motori","tag-pericolo","tag-piloti","tag-portogallo","tag-rally","tag-sport","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20540","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20540"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20540\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20544,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20540\/revisions\/20544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20540"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20540"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20540"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}