{"id":20138,"date":"2016-04-30T06:58:31","date_gmt":"2016-04-30T04:58:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20138"},"modified":"2016-04-30T06:58:31","modified_gmt":"2016-04-30T04:58:31","slug":"la-nave-che-si-mette-di-traverso-per-varcare-i-ghiacci-del-nord","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20138","title":{"rendered":"La nave che si mette di traverso per varcare i ghiacci del Nord"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zwe0MHRaqhA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20139\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20139\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Baltika-Icebreaker-500x313.jpg\" alt=\"Baltika Icebreaker\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Baltika-Icebreaker-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Baltika-Icebreaker-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Baltika-Icebreaker.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come un fiordo gigante lungo all&#8217;incirca 800 Km, incastrato tra le due penisole di Gyda e Jamal. Ma qui siamo a Settentrione, nel pi\u00f9 profondo, gelido, remoto luogo riparato dalle tempeste pi\u00f9 furenti dell&#8217;Atlantico: il favoleggiato Golfo dell&#8217;Ob&#8217;. Dove\u00a0l&#8217;acqua senza fine del profondo mare si presenta in modo estremamente distintivo: un&#8217;unica solida, impenetrabile massa, di quella sostanza trasparente e liscia che deriva dal congelamento, la cui presenza, normalmente, \u00e8 un chiaro sinonimo dell&#8217;insuperabile immobilit\u00e0. Neppure la lingua pi\u00f9 grande del mondo potrebbe districare un simile\u00a0ghiacciolo senza fine, nonostante l&#8217;impegno dimostrato in tale compito supremo. Finendo piuttosto per\u00a0restarci attaccata, come accaduto alla sua simile di propriet\u00e0\u00a0di un ubriaco, che voleva assaggiare\u00a0il palo della luce fuori dal\u00a0pub. Bianco, bianco e ancora grigio chiaro. Se non altro, non si pu\u00f2 affermare che gli\u00a0manchi la continuit\u00e0. Se non fosse per&#8230; Una macchia, di colore rosso, fragorosamente incuneatosi nel mezzo dell&#8217;impenetrabile barriera, nonostante l&#8217;apparenza di quello che sia possibile, ragionevole, in qualche maniera consigliabile all&#8217;umanit\u00e0. \u00c8 un aereo? Probabile. \u00c8 Superman? Nient&#8217;affatto! Si tratta di nient&#8217;altro, ad un&#8217;analisi pi\u00f9 approfondita, che dell&#8217;ultima e pi\u00f9 singolare nave uscita dai cantieri della Aker Arctic, rinomata ditta finlandese operativa sotto vari nomi\u00a0fin dal 1969, quando ad Helsinki venne approvato il progetto per convertire un bunker antiaereo nel secondo bacino di sperimentazione artica del mondo, costruito sul modello di una simile struttura a Leningrado. Una grande vasca per il ghiaccio, inizialmente utilizzata per progettare una\u00a0petroliera per attraversamenti estremi\u00a0della Esso International, la SS Manhattan, e che da allora, con l&#8217;appellativo di\u00a0W\u00e4rtsil\u00e4 Icebreaking Model Basin (WIMB) \u00e8 stata impiegata come primo approccio sperimentale a diverse rivoluzioni tecniche nel modo di progettare alcuni dei mezzi di trasporto pi\u00f9 fantastici del mondo.<br \/>\nCos\u00ec, ecco qui la Baltika, prodotta su specifica richiesta del governo russo: una nave relativamente piccola con i suoi appena 76,5 metri di lunghezza, contro gli almeno 100-120 della tipica rompighiaccio moderna messa in campo dalle principali potenze economiche mondiali (e sembra quasi che il freddo, in qualche maniera, sottintenda alla capacit\u00e0 economica di contrastarlo). Questo perch\u00e9, se pensate brevemente alla funzione pratica di simili vascelli, non potrete fare a meno di considerare all&#8217;apparenza inutile un progetto come questo: non \u00e8 forse vero, potreste chiedervi, che lo scopo di scavare\u00a0un sentiero nel ghiaccio \u00e8 proprio quello di riaprire rotte commerciali, o permettere il passaggio di ponderose spedizioni scientifiche fin l\u00ec, nel vasto e vuoto nulla della nostra candida realt\u00e0? Ed allora, perch\u00e9 mai dovremmo affidarci, nel farlo, ad una nave che misura &#8220;appena&#8221; 20 metri da babordo a tribordo, aprendo un canale utilizzabile, sostanzialmente, soltanto da lei stessa&#8230; Di certo, deve esserci un segreto. Che per chi guarda\u00a0il video soprastante, tale non sar\u00e0: tale piccola meraviglia della tecnica, infatti, dispone di un particolare sistema di propulsione, ed una conformazione dello scafo, che le permettono di muoversi liberamente a 360\u00b0, procedendo addirittura, ogni qualvolta lo ritenga necessario, in una direzione perpendicolare al suo orientamento. Il che significa, sostanzialmente, che il ghiaccio rotto dal suo passaggio ammonter\u00e0 alla maggiore delle due misure fino a qui citate, ovvero quella da poppa a prua (trasformate per l&#8217;occasione nei &#8220;lati&#8221;) addirittura doppia rispetto alla larghezza, in quel caso l&#8217;unico fattore rilevante, delle pi\u00f9 grandi e potenti navi rompighiaccio\u00a0dei sette mari! Ed il tutto, con un consumo di carburante ed energia relativamente trascurabile, tranne nel fatidico momento di far forza e transitare oltre la morsa eterna del Grande Inverno. Una vera macchina magnifica, dunque, se mai ce n&#8217;\u00e8 stata una adibita ad un tale c\u00f2mpito specifico e particolare. Ma vediamo adesso, brevemente, quali sono le sue origini remote&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20141\" aria-describedby=\"caption-attachment-20141\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/xIcztFpx99c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20141\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20141 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Tarmo-Icebreaker-500x313.jpg\" alt=\"Tarmo Icebreaker\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Tarmo-Icebreaker-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Tarmo-Icebreaker-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Tarmo-Icebreaker.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20141\" class=\"wp-caption-text\">La rompighiaccio Tarmo, intenta a procedere verso il suo porto d&#8217;origine di Helsinki negli anni &#8217;20. La voce fuori campo declama in lingua finnica, citando il poeta nazionale Eino Leino: &#8220;Noi non viviamo nel presente. \u00c8 il passato vive in noi. E talvolta pu\u00f2 succedere che il passato&#8230; Sia pi\u00f9 forte del presente.&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c&#8217;\u00e8 nulla di insolito,\u00a0ovviamente, nel fatto che le migliori soluzioni per navigare oltre i ghiacci artici siano sempre provenute dai paesi dove la temperatura estiva sale raramente sopra gli 0-5 gradi. Qualsiasi mente ingegneristica, per quanto fervida e preparata, non potr\u00e0 mai mettersi in moto senza la necessit\u00e0. Ed altrettanto facilmente, un simile bisogno pu\u00f2 creare geni della sperimentazione, tra quelle comunit\u00e0 laddove,\u00a0in linea di princ\u00ecpio, non ve n&#8217;era neanche la pi\u00f9 labile presenza. Avete mai notato il genio risolutivo e lo spiccato senso pratico degli intrattenitori russi famosi sul web? La loro apparente capacit\u00e0 di creare un carro armato coi rottami della macchina, oppure una radio funzionante a partire da due forni a microonde, un osso di balena, quattro graffette e una bottiglia di Vodka? Ecco, in un certo senso superficiale, si potrebbe dire che fu sempre cos\u00ec. O che per lo meno lo sia stato, a partire dal XII secolo, nell&#8217;esperienza umana ed imprenditoriale dei coraggiosi Pomor, i primi coloni disposti ad insediarsi sulle pescose e redditizie, quanto inospitali coste del Mar Bianco. Una vicenda in qualche maniera paragonabile a quella dei padri pellegrini americani, che famosamente trovarono la remota Costa Occidentale del Nord America, ma della quale, alquanto stranamente, non si parla quasi mai. Nonostante la vicinanza geografica sia molto superiore; beh, non \u00e8 difficile comprendere perch\u00e9. N\u00e9 attinente al qui presente discorso. Costoro avevano, ad ogni modo, uno strumento estremamente\u00a0notevole, che usavano per aprire il passaggio via mare tra l&#8217;uno e l&#8217;altro dei loro remoti villaggi: la\u00a0ko\u010d. Un nave a vele con scafo di legno che potrebbe essere definita, senza particolari\u00a0timori di smentita, come la pi\u00f9 solida e funzionale appartenente alla sua classe e periodo storico, una vera meraviglia, concepita per varcare alcune delle acque pi\u00f9 inospitali note all&#8217;umanit\u00e0. Simili vascelli post-vichinghi, in grado di misurare normalmente tra i 10 e i 25 metri, vantavano una particolare cintura di rinforzo sulla linea di galleggiamento, talvolta realizzata\u00a0in vero e proprio metallo, che le rendeva ragionevolmente impervie al rischio di stritolamento dovuto al riassestarsi della superficie ghiacciata dell&#8217;oceano. Ma soprattutto, possedevano una particolare forma arrotondata dello scafo, che poi \u00e8 quella ancora oggi adottata dalle moderne rompighiaccio, concepita per farle sollevare sopra le barriere congelate\u00a0incontrate sul loro cammino, contando sul proprio peso per sovrastarle e, possibilmente, mandarle in frantumi. Un capitano di\u00a0ko\u010d, con i soli strumenti del suo intuito, della conoscenza delle stelle, di una bussola magnetica\u00a0 e di un segnavento, poteva facilmente raggiungere qualsiasi insediamento sulla periferia del Circolo Polare Artico, anche miglia e miglia di distanza.<br \/>\nIl suo unico limite? Le provviste a bordo. Una problematica destinata a ridursi, con il progressivo crescere delle proporzioni dei battelli rompighiaccio. Soltanto per essere sostituito, immancabilmente, dalla problematica del carburante. Che sarebbe tuttavia, anch&#8217;essa, prima o poi sparita&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_20140\" aria-describedby=\"caption-attachment-20140\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7AL53xcvvoY\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20140 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Rossiya-Icebreaker-500x313.jpg\" alt=\"Rossiya Icebreaker\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Rossiya-Icebreaker-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Rossiya-Icebreaker-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Rossiya-Icebreaker.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20140\" class=\"wp-caption-text\">Secondo una leggenda internettiana, le navi sovietiche rompighiaccio a propulsione nucleare Arktika non disporrebbero di sistemi di raffreddamento idonei al superamento dell&#8217;equatore. Per questo, non potranno mai raggiungere le lande ancor pi\u00f9 remote del Polo Sud.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una chiara, inevitabile conseguenza del continuo aumentare delle dimensioni medie delle navi da trasporto. Attorno alla met\u00e0 degli anni &#8217;70, l&#8217;Unione Sovietica si rese conto che un&#8217;adeguato sfruttamento delle rotte commerciali oltre i suoi confini settentrionali avrebbe richiesto, di l\u00ec a poco, il varo di navi rompighiaccio pi\u00f9 vaste, ed autonome, di quanto si fosse mai visto prima di allora. Si giunse cos\u00ec al varo dell&#8217;Arktika, secondo\u00a0vascello con simili funzioni ad essere dotato di reattori all&#8217;uranio, sul modello della precedente Lenin, nave dotata di tre reattori da 90 MW\u00a0ciascuno, denominazione OK-150, poi sostituiti dai pi\u00f9 potenti OK-900. Mentre ciascuna delle sei navi Arktika esistenti ad oggi, prodotte da un periodo che si estende dal 1975 al 2007, presentano la stessa soluzione di due OK-900A, in grado di erogare in tandem ben 342 MW, sufficienti a far muovere le 23.000 tonnellate dell&#8217;imbarcazione ad una velocit\u00e0 di 20,6 nodi. Sempre purch\u00e9, ovviamente, non sia doverosamente impegnata a rompere il ghiaccio, sia tagliandolo letteralmente con la propria massa, che sollevandosi al di sopra, per ricadervi con conseguenze di assoluto annientamento.<br \/>\nOra, naturalmente la piccola Baltika che naviga trasversalemente non ha prestazioni comparabili a dei simili giganti: con i suoi tre motori diesel-elettrici\u00a0W\u00e4rtsil\u00e4 9L26 accoppiati ad altrettanti propulsori azimutali (ruotabili e corazzati) che generano 2,5 MW per un peso e una velocit\u00e0 massima purtroppo non dichiarati, deve necessariamente\u00a0accontentarsi di un&#8217;autonomia comparabile a quella di vascelli dalla stazza simile alla propria. Mentre le rompighiaccio nucleari, come loro naturale prerogativa, possono procedere per 8-9 anni con un solo &#8220;pieno&#8221; di carburante. Bench\u00e9 al termine dei quali,\u00a0lo smaltimento del materiale radioattivo fatto ardere nelle loro fornaci sia notevolmente pi\u00f9 complesso e dispendioso. Ma non \u00e8 forse vero che alla fine, ci\u00f2 che conta \u00e8 il risultato? Soprattutto in un campo pratico, come quello delle navi che devono mantenere percorribili alcune delle rotte pi\u00f9 remote, ed importanti, dell&#8217;intero panorama dei commerci internazionali. Ad ogni costo: con scafi asimmetrici e privi di estrusioni di alcun tipo, sinonimo di una navigazione tutt&#8217;altro che confortevole; sostituendo pi\u00f9 volte le eliche disintegrate dall&#8217;urto con i ghiacci, a costo d&#8217;immersioni tutt&#8217;altro che invidiabili da parte dell&#8217;equipaggio; sfruttando la potenza del vapore prodotto dai loro stessi impianti di raffreddamento nucleare, fatto fuoriuscire dalle paratie frontali, come il fiato di un dragone senza tempo, mente ragionevole, n\u00e9 alcun tipo di riposo. Mentre nel frattempo, i piccoli granchi si fanno (pi\u00f9) furbi&#8230; E trovano una loro via traversa, pur sempre, in qualche maniera, funzionale alla missione di giornata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come un fiordo gigante lungo all&#8217;incirca 800 Km, incastrato tra le due penisole di Gyda e Jamal. Ma qui siamo a Settentrione, nel pi\u00f9 profondo, gelido, remoto luogo riparato dalle tempeste pi\u00f9 furenti dell&#8217;Atlantico: il favoleggiato Golfo dell&#8217;Ob&#8217;. 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