{"id":20085,"date":"2016-04-23T07:09:43","date_gmt":"2016-04-23T05:09:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20085"},"modified":"2016-04-23T07:14:04","modified_gmt":"2016-04-23T05:14:04","slug":"i-tre-metodi-per-effettuare-il-rifornimento-in-volo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20085","title":{"rendered":"I tre metodi per effettuare il rifornimento in volo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pQ1CLmgWeLg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20086\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20086\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Flying-boom-500x313.jpg\" alt=\"IFR Flying boom\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Flying-boom-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Flying-boom-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Flying-boom.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cieli sopra il Sud-Est Asiatico erano di un&#8217;indistinto color grigio cuoio, perturbato unicamente da qualche indentatura\u00a0candida di nubi punzonate in modo sparso ed indistinto. Almeno per quanto potesse vedere l&#8217;operatore del braccio estensibile volante, attraverso l&#8217;apertura praticata nella fusoliera del suo KC-135 Stratotanker, una delle pi\u00f9 diffuse e celebri montagne volanti, creata nei remoti anni &#8217;50 dall&#8217;adattamento diretto di un Boeing 707, riempito ad arte con benzina in ogni spazio residuo della sua precisa forma aerodinamica. Benzina, e poi ancora benzina, pi\u00f9 avionica classe\u00a0ed un lungo naso retro-direzionato, sulla cima del quale ora giaceva lui, con una cloche tutt&#8217;altro che dissimile da quella del pilota. Quand&#8217;ecco, all&#8217;improvviso, palesarsi il delta tanto atteso, della forma metallica di una suprema piattaforma: l&#8217;F-16\u00a0Fighting Falcon, uno dei caccia multiruolo pi\u00f9 versatili dell&#8217;ormai trascorsa generazione. Come corre il tempo&#8230;E transita il momento chiave! Sar\u00e0 dunque meglio, affrettarsi: &#8220;Ci avviciniamo, stai pronto.&#8221; La voce, tranquillamente udibile nonostante il rombo del motore, giunge alle sue orecchie grazie all&#8217;interfono di bordo. \u00c8 il collega sovra-pagato, che lo avvisa di aver ridotto la potenza dei motori, lasciando che il piccolo aereo possa raggiungere naturalmente\u00a0quello grande, facendosi vicino, sempre pi\u00f9 vicino. A quel punto, l&#8217;asta comandata in remoto si rivela per quello che realmente \u00e8 sempre stata: un piccolo aliante imbullonato alla carlinga, con tanto di superfici di controllo\u00a0per direzionarla in posizione. Sullo sfiatatoio, all&#8217;incontrario, dell&#8217;agile e appuntita controparte!<br \/>\n\u00c8 un fatto largamente noto, eppure spesso trascurato, che il rilascio di qualsiasi forma di energia possa derivare unicamente da un processo di trasformazione della materia. E maggiore \u00e8 l&#8217;energia richiesta, tanto pi\u00f9 ingombrante diventa il materiale necessario, da bruciare oppure riciclare verso lo svolgimento del lavoro designato. Il che ha da sempre condizionato, pi\u00f9 che ogni altro campo dell&#8217;ingegneria, la progettazione dei diversi mezzi di trasporto. Il vecchio concetto di treno a vapore, con la ciminiera e tutto il resto, non poteva effettivamente prescindere da un intero vagone dedicato al combustibile, nient&#8217;altro che un&#8217;intera collinetta di carbone lucido e nerastro. E cos\u00ec anche i moderni veicoli (con le rotaie o meno)\u00a0che pur\u00a0sfruttando la suprema efficienza spazio-energia della benzina,o di fluidi pi\u00f9 leggeri, devono pur sempre prevedere nella loro struttura uno spazio deputato alla grande tanica del serbatoio, oppure alla bombola o alle batterie. Ma considerate, adesso, l&#8217;entit\u00e0 di un aeroplano, oppure l&#8217;elicottero, che per condurre a destinazione i loro occupanti devono letteralmente staccarsi da terra, contrastando l&#8217;attrazione naturale della forza di gravit\u00e0! Quando il peso e la massa di ci\u00f2 che si trasporta, sostanzialmente, determinano tutto: la velocit\u00e0, il rateo di salita, l&#8217;autonomia&#8230;. L&#8217;ultimo valore dei quali, a sua volta, \u00e8 condizionato proprio dalla quantit\u00e0 di carburante incorporato nelle proprie ali. Cos\u00ec pi\u00f9 ne metti, pi\u00f9 vai lontano. Ma meno ne metti, meno sforzo dovrai fare per riuscirci! \u00c8 un\u00a0difficile equilibrio da raggiungere. Nel quale,anche l&#8217;eliminazione di un singolo problema, potrebbe fare molto per far pendere la bilancia dalla parte degli umani: la riduzione del peso in fase di decollo. Ora, se vogliamo tradurre in numeri la problematica, consideriamo questo: un 747 trasporta 524 passeggeri. I quali, se vogliamo fare un ipotesi estremamente approssimativa, potrebbero avere un peso medio (bagagli inclusi) di&#8230;150 Kg l&#8217;uno? Andiamoci larghi. Il totale, quindi, ammonta a 78,6 tonnellate. Niente male, eh? Per\u00f2 ecco, il pieno di carburante dell&#8217;aereo ammonta NORMALMENTE\u00a0a 206.250 litri, che poi sarebbero 165 tonnellate. Pi\u00f9 del doppio del carico per cos\u00ec dire &#8220;utile&#8221; bruciato, in forza di\u00a0quello meramente &#8220;necessario&#8221;. Proprio per questo, da diversi anni ormai \u00e8 stato proposto su carta un sistema che prevederebbe, nel corso di ogni trasvolata oceanica, l&#8217;intercettazione di una ipotetica aerocisterna, che si curerebbe di rifornire il ben pi\u00f9 piccolo serbatoio degli aerei futuri, riducendo il peso massimo del fluido\u00a0che deve essere materialmente sollevato, e trasportato, per tutta la prima fase del volo. \u00c8 stato quindi calcolato che un simile sistema ridurrebbe notevolmente i costi, ANCHE considerando il carburante bruciata dall&#8217;aerocisterna stessa, comunque inferiore a quello sprecato dal circolo vizioso e dispendioso di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><br \/>\nTra il dire e il fare, tuttavia&#8230; Il fatto \u00e8 che l&#8217;effettivo tipo di manovre richieste per effettuare il rifornimento in volo (IFR &#8211; In Flight Refueling) ha una tale complessit\u00e0, e precisione, da non essere assolutamente alla portata di qualsiasi pilota, e che per di pi\u00f9 di tali super-uomini ne servono ben due (almeno, nella maggior parte dei casi&#8230; Vedi il video sottostante). Proprio per questo allo stato attuale, le uniche entit\u00e0 operative che si siano\u00a0dimostrate sufficientemente motivate, e selettive nel loro processo di addestramento, da poterlo impiegare su larga scala sono le\u00a0forze aeree militari, tra cui pure,\u00a0inutile dirlo, la nostra formidabile Aeronautica Italiana. Che tra le altre cose, dispone anche del primo falco d&#8217;acciaio mostrato in apertura, ma non dell&#8217;F-15 mostrato dopo, che non fu mai fatto oggetto di progetti analoghi di fornitura in leasing. L&#8217;impiego di F-16, da un lato all&#8217;altro del globo, tuttavia, significa una cosa certa: un rifornimento tramite il sistema sopra descritto, cosiddetto della sonda rigida o del <em>Flying Boom<\/em>. Che costituisce, in ultima analisi, il sistema di IFR pi\u00f9 moderno ed avanzato al mondo, bench\u00e9 sia, per sua stessa natura, utilizzabile soltanto per un numero molto ridotto di aerei. Inventato negli anni &#8217;50 dall Boeing su richiesta del generale Curtis LeMay e quindi perfezionato, attraverso gli innumerevoli utilizzi successivi. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, si utilizza ancora un metodo concettualmente non cos\u00ec dissimile da quello delle origini remote di questo concetto verso il 1935, quando\u00a0Sir Alan Cobham aveva ben pensato di velocizzare la posta aerea della sua nat\u00eca\u00a0Inghilterra, attraverso una serie di apparati che consentivano di lanciare, letteralmente, un tubo da un aereo, e recuperarlo al volo da un secondo, per passare quindi alla fondamentale trasfusione. Non che la cosa, al giorno d&#8217;oggi, sia ancora tanto semplicistica nella sua gestione di imprevisti ed incidenti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20087\" aria-describedby=\"caption-attachment-20087\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6-LgKQxcpTM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20087\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20087 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Probe-and-drogue-500x313.jpg\" alt=\"IFR Probe-and-drogue\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Probe-and-drogue-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Probe-and-drogue-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Probe-and-drogue.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20087\" class=\"wp-caption-text\">Un drone X-47B effettua il rifornimento in volo tramite l&#8217;impiego dell&#8217;apparato probe-and-drogue, altrimenti detto della sonda flessibile. In futuro, l&#8217;automatizzazione progressiva dei sistemi di volo potrebbe rendere l&#8217;IFR una semplice realt\u00e0 del quotidiano.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ancora presente, nella\u00a0sonda flessibile, il lungo tubo trainato dall&#8217;aerocisterna, dal quale il figlioletto alato dovr\u00e0 suggere il suo nettare di volo. Ci\u00f2 che tuttavia \u00e8 cambiato radicalmente, dai quei vecchi tempi in cui il rifornimento aereo era ancora considerato poco pi\u00f9 di un numero acrobatico fine a se stesso, \u00e8 quello che si trova in fondo a detta conduttura, ovvero un apparato aerodinamicamente simile alla palla per cos\u00ec dire &#8220;piumata&#8221; del tennis badminton (lo sport che noi italiani chiamiamo volano). Tale arnese, definito in gergo il cestello, ha lo scopo di avvolgere letteralmente un&#8217;apposita sonda estrusa dall&#8217;aereo ricevente, posizionata in prossimit\u00e0 della cabina di comando. Il concetto \u00e8 piuttosto semplice ed efficace. bench\u00e9 pur sempre estremamente delicato: disposti in volo livellato, i due aerei si avvicinano. Il ricevente, da dietro, preme sul cestello, che attivando una valvola inizia l&#8217;erogazione del carburante. Se il delicato contatto verr\u00e0 mantenuto\u00a0per un tempo sufficientemente lungo, dunque, il rifornimento sar\u00e0 considerato un successo, e ciascun aeromobile potr\u00e0 proseguire allegramente per la sua strada. \u00c8 inutile dire, tuttavia, che l&#8217;errore umano resta sempre in agguato: se la sonda erogatrice viene urtata in modo inappropriato, \u00e8 possibile che finisca per percuotere come una frusta l&#8217;abitacolo, mettendo in pericolo considerevole il pilota. Se la pressione esercitata sul cestello risulta eccessiva, o erroneamente trasversale, la sonda ricevente potrebbe spezzarsi, rimanendo incastrata al suo interno ed impedendo ulteriori rifornimenti fino ad una sosta in aeroporto della cisterna volante. La pressione \u00e8 inoltre relativamente ridotta, bench\u00e9 ci\u00f2 non sia un problema per il rifornimento dei caccia, che non potrebbero comunque ricevere il carburante ad un ritmo eccessivo. Il sistema risulta, ad ogni modo, non privo di vantaggi rispetto all&#8217;alternativa del Flying Boom: innanzi tutto, infatti, non richiede un operatore dedicato al pilotaggio del braccio volante, eliminando un potenziale anello debole dell&#8217;intera operazione. Inoltre, un singolo aereo pu\u00f2 montare anche due sonde flessibili, riducendo i tempi di rifornimento di fino al 75% per un gruppo di volo di quattro aeromobili riceventi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20088\" aria-describedby=\"caption-attachment-20088\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Uh4DMmXOzmM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20088\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20088 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Wing-to-Wing-500x313.jpg\" alt=\"IFR Wing to Wing\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Wing-to-Wing-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Wing-to-Wing-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/IFR-Wing-to-Wing.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20088\" class=\"wp-caption-text\">Il Tupolev Tu-16 era un bombardiere a reazione sovietico introdotto verso la met\u00e0 degli anni &#8217;50, che utilizzava il sistema di rifornimento aereo ala-ad-ala. Il numero di incidenti subiti, durante tale delicata operazione, non fu mai dichiarato pubblicamente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo fin&#8217;ora parlato di due storie a tutti gli effetti ben riuscite, tutt&#8217;ora utilizzabili e che potrebbero condurre, un giorno, all&#8217;adozione in campo civile della complicata prassi dell&#8217;IFR. Ne esisteva tuttavia una terza, ancora adesso poco nota, che fu impiegata dall&#8217;Unione Sovietica fino alla met\u00e0 degli anni &#8217;80, per alcuni dei suoi bombardieri strategici a lungo raggio. Nello scenario potenzialmente catastrofico dell&#8217;incombente guerra fredda, era in effetti considerato fondamentale che alcuni velivoli con armamento nucleare fossero in aria per un tempo il pi\u00f9 possibile prolungato, onde mettersi in salvo e poter contrattaccare in caso di aggressione dell&#8217;altra superpotenza. Cos\u00ec i russi, privi del <em>know-how<\/em> degli esperimenti di rifornimento di inizio secolo, avevano elaborato un sistema ingegneristico completamente originale, che consisteva nel trasferire il carburante attraverso una sonda flessibile posizionata sulla punta dell&#8217;ala destra del\u00a0Tu-16Z, la versione riconvertita\u00a0ad aerocisterna del loro principale mezzo intercontinentale. L&#8217;operazione era terribilmente rischiosa, in primo luogo perch\u00e9 l&#8217;aereo ricevente doveva sostanzialmente manovrare senza che il pilota vedesse direttamente la punta dell&#8217;ala sinistra ricevente, dovendosi affidare al suo collega cannoniere per correggere l&#8217;assetto di volo. Ad oggi, l&#8217;effettiva dinamica dell&#8217;operazione resta largamente ignota. Ma gli studiosi del periodo tendono a concordare che fosse decisamente inferiore dal punto di vista tecnico all&#8217;alternativa del blocco occidentale.<br \/>\nQuesto, quindi, il passato. Mentre il futuro, si prospetta certamente interessante:\u00a0\u00a0in determinati casi, vedi le nuove enormi aerocisterne americane\u00a0KC-46 basate sul Boeing 767, \u00e8 possibile integrare in un singolo aereo sia la sonda rigida che due flessibili, massimizzando ulteriormente il potenziale di rifornimento.\u00a0Il che dimostra il punto estremo a cui siamo giunti, nel perseguire un metodo per prolungare al massimo l&#8217;autonomia dei nostri mezzi volanti pi\u00f9 sofisticati. Per ora unicamente alla ricerca di un pontenziale strategico ulteriore: moltiplicare le proprie forze in aria in un dato momento X, nell&#8217;eterno braccio di ferro\u00a0delle nazioni. Ma un domani, chiss\u00e0! Simili metodi potrebbero filtrare fino all&#8217;aviazione civile. Riducendo all&#8217;inverosimile il prezzo di un biglietto tra Londra e New York. Si, come no&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I cieli sopra il Sud-Est Asiatico erano di un&#8217;indistinto color grigio cuoio, perturbato unicamente da qualche indentatura\u00a0candida di nubi punzonate in modo sparso ed indistinto. 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