{"id":20061,"date":"2016-04-19T07:06:02","date_gmt":"2016-04-19T05:06:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20061"},"modified":"2016-04-19T07:27:10","modified_gmt":"2016-04-19T05:27:10","slug":"come-nasce-una-turbina-eolica-gigante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=20061","title":{"rendered":"Come nasce una turbina eolica gigante"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/qS3CtSX8Eck\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20062\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-20062\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Enercon-E126-500x313.jpg\" alt=\"Enercon E126\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Enercon-E126-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Enercon-E126-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Enercon-E126.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Enercon E126: persino il nome \u00e8 impressionante. Una parola carica d&#8217;implicazioni nella quale, se la lettera C fosse sostituita dalla sua versione uncinata (con in questo caso il suono dell&#8217;occlusiva velare sonora, comunemente detta G dura) si otterrebbe il preciso nome di quei misteriosi cubi d&#8217;energia extraterrestre che determinarono la guerra tra Transformers sul distante pianeta Cybertron, portando ad un conflitto tra giganti meccanici che giunse addirittura fino a noi. Si, certo, nel mondo fantastico dei cartoni animati. Ma tutto quanto state per vedere, nonostante le apparenze, \u00e8 tutto assolutamente vero. Cifre\u00a0incluse: 135 metri di distanza dal suolo, fino al punto in cui risiede la gondola o navicella, sopra il panorama di un grandioso bosco mitteleuropeo. 6.000 tonnellate di peso, da trasportare sul posto con estrema cautela e modalit\u00e0 particolari. E ben 126 metri di diametro delle pale da cui appunto il numero del nome, pari al doppio dell&#8217;apertura alare di un maestoso Boeing 747, il secondo pi\u00f9 grande aereo passeggeri al mondo, soltanto recentemente superato dall&#8217;Airbus A380-800 (un destino che condivide con la nostra eroina torreggiante&#8230;) Il tutto poggiato su una base dal peso di 2800 tonnellate, ovvero quello medio di un intero\u00a0edificio residenziale di 10 piani. E non c&#8217;\u00e8 niente di strano, quando si considera quello che deve fare: trattenere a terra l&#8217;unico edificio, tra tutti quelli costruiti dall&#8217;uomo, che sia stato concepito per girare libero nel vento. Non attraverso l&#8217;impiego una sua propria fonte d&#8217;energia, bens\u00ec per ottenere l&#8217;effetto diametralmente opposto, di rubare una delle\u00a0forze inarrestabili della natura, trasformarla in moto meccanico e quindi immagazzinarla in forma di elettricit\u00e0, per alimentare i nostri elettrodomestici ed il bene comune. Una missione degna di essere approvata da\u00a0Optimus Prime, il capo degli eroici\u00a0Autobot.<br \/>\nInstallato per la prima volta nel 2007 ad Emden in Germania, l&#8217;aerogeneratore in questione pu\u00f2 produrre fino a 7 MW di potenza per singola turbina, bench\u00e9 sia importante considerare come, inevitabilmente nell&#8217;eolico, tale valore vada condizionato dalle effettive condizioni\u00a0climatiche della regione di utilizzo. Considerato questo dato, appare chiaro come si tratti di una soluzione concepita per ridurre l&#8217;ampiezza complessiva di una cosiddetta <em>windfarm<\/em>, ovvero il parco eolico, l&#8217;area del paesaggio che deve essere deputata, o in qualche maniera sacrificata, alla messa in opera di questo tipo di soluzione tecnica per la produzione di energia rinnovabile.\u00a0Un&#8217;installazione in Belgio con soltanto 11 di queste Enercon E126, situata presso la citt\u00e0 di\u00a0Estinnes nella provincia\u00a0vallona dell&#8217;Hainaut, riesce a rispondere da sola al fabbisogno energetico di 55.000 abitazioni. Senza alcun tipo di emissione, consumo o danno ambientale rilevante, se si esclude la potenziale ostruzione al volo degli uccelli; ed anche quello, \u00e8 stato dimostrato, \u00e8 un problema molto relativo. In primo luogo perch\u00e9 una rotazione completa delle pale di una turbina di queste dimensioni richiede ben 5 secondi, dando tutto il tempo alla maggior parte dei volatili di togliersi dal suo passaggio prima di esserne colpiti. \u00c8 in effetti molto pi\u00f9 probabile, quindi, che vadano a sbatterci contro. Ma ci\u00f2 vale anche per qualsiasi altro edificio messo in piedi dagli umani. La vera problematica di questo approccio futuribile al fabbisogno d&#8217;elettricit\u00e0, \u00e8 di tutt&#8217;altro tipo: la complessit\u00e0 ed il costo d&#8217;implementazione. La spesa da sobbarcarsi per la costruzione di una singola turbina di questa classe si aggira infatti sui 14 milioni di dollari, montaggio <em>in loco<\/em> escluso, il che va ben oltre la semplice questione finanziaria. L&#8217;effettiva costruzione dei componenti prefabbricati e il loro trasporto fino al luogo d&#8217;interesse, infatti, presuppongono un consumo di energia fossile\u00a0e carburante\u00a0talmente ingente, che soltanto dopo molto tempo la turbina stessa potr\u00e0 dirsi averlo recuperato, iniziando a produrre elettricit\u00e0 pulita in attivo. Una vera fonte di energia completamente ecologica, dunque, ad oggi non esiste. Ma grazie a strutture come queste, sembra avvicinarsi progressivamente\u00a0all&#8217;orizzonte, un po&#8217; come i giganti visti dal picaresco\u00a0Don Chisciotte della Mancia nella rotazione dei mulini a vento, da lui caricati coraggiosamente grazie a una speranza labile per il futuro.<br \/>\nEcco, sostituite al cavaliere in armatura la moderna civilt\u00e0 industrializzata, in bilico verso l&#8217;esaurimento dell&#8217;ultima goccia nera di speranza petrolchimica. Ed avrete un&#8217;idea piuttosto chiara della situazione in cui noi siamo, qui ed ora. Raccolti all&#8217;ombra sempre pi\u00f9 vasta del secondo pi\u00f9 grande anti-ventilatore al mondo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_20063\" aria-describedby=\"caption-attachment-20063\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Sz59sQehNfE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20063\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20063 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Gloucester-Blade-Transport-500x313.jpg\" alt=\"Gloucester Blade Transport\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Gloucester-Blade-Transport-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Gloucester-Blade-Transport-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Gloucester-Blade-Transport.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20063\" class=\"wp-caption-text\">La costruzione di una turbina eolica di grandi dimensioni comporta problematiche logistiche niente affatto indifferenti. In questo affascinante <em>time-lapse<\/em>, girato a Gloucester a nord di Boston durante la costruzione del Blackburn Industrial Park, viene mostrato il complesso processo di trasporto su strada di una singola pala, per sua natura indivisibile ed enorme.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei casi di turbine dalle dimensioni convenzionali, molto spesso, tutto ci\u00f2 che devono fare i costruttori \u00e8 trasportare sul posto circa una decina di segmenti prefabbricati, pi\u00f9 le pale e la gondola, prima di assemblarli attentamente grazie all&#8217;uso di una gru ed un certo numero di giganteschi bulloni. Raramente l&#8217;intero montaggio richiede pi\u00f9 di due o tre settimane. Nel caso del video di apertura, pubblicato l&#8217;estate scorsa presso il canale\u00a0Extreme World and Engineering, viene invece mostrato il processo di edificazione\u00a0di un qualcosa che sarebbe stato semplicemente troppo vasto e significativo, per poter progredire ad una simile velocit\u00e0. Tutto inizia, dunque, con la deposizione delle gi\u00e0 citate fondamenta, che prendono l&#8217;aspetto di un vero e proprio plinto che, una volta ricoperto da uno strato di terra, potr\u00e0 vantare una capacit\u00e0 di tenuta paragonabile a quella di un preistorico\u00a0baobab. L&#8217;impiego della forma circolare, in questo caso, serve a garantire un&#8217;idonea resistenza a sollecitazioni provenienti da qualsiasi lato, visto come la turbina soprastante dovr\u00e0, ovviamente, ri-orientarsi per seguire l&#8217;andamento del vento. Sopra tale blocco, quindi, verr\u00e0 edificata la torre, composta da un ingente numero di elementi di cemento ad anello, ciascuno dei quali fatto combaciare con il suo fratello\u00a0sottostante. L&#8217;altezza raggiunta dal sostegno della gondola, pari a quella di un edificio di 30 piani (una misura, per intenderci, pressoch\u00e9\u00a0identica\u00a0a quella del grattacielo Pirelli di Milano) \u00e8 motivata dal raggiungimento di un punto ideale all&#8217;immagazzinamento dell&#8217;energia: il vento infatti, per sua implicita natura, soffia pi\u00f9 velocemente a quote elevate. L&#8217;impiego di un sistema di queste dimensioni, e costi, non pu\u00f2 dunque prescindere da una massimizzazione della sua efficienza prossima e futura. Per quanto concerne le pale stesse invece, della lunghezza di oltre 75 metri ciascuna, l&#8217;Enercon E-126 ne ha tre, rientrando nella classe di aerogeneratori pi\u00f9 impiegata al giorno d&#8217;oggi, per le prestazioni e la silenziosit\u00e0 superiori, bench\u00e9 ad un costo certamente maggiore di quello dei sistemi mono e bi-pala. Ma l&#8217;intero sistema, in questa configurazione, \u00e8 certamente pi\u00f9 stabile, minimizzando anche il rischio futuro di incidenti.<br \/>\nPer ridurre ulteriormente l&#8217;impatto ambientale, \u00e8 inoltre possibile configurare la pala per riorientarsi in maniera da minimizzare ulteriormente il rumore prodotto dal dispositivo, bench\u00e9 perdendo una parte del suo output energetico e riducendone quindi l&#8217;utilit\u00e0. Come in tutte le cose, occorre trovare il giusto equilibrio. L&#8217;umanit\u00e0, ad oggi, non pu\u00f2 sopravvivere senza avere un certo impatto sull&#8217;ambiente. E gli uccelli, come dicevamo, possono pur sempre volarsene via! Nella&#8230; Maggior parte dei casi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_20064\" aria-describedby=\"caption-attachment-20064\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/uJBFAAJXH4c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-20064\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-20064 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Vestas-V154-500x313.jpg\" alt=\"Vestas V154\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Vestas-V154-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Vestas-V154-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/04\/Vestas-V154.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-20064\" class=\"wp-caption-text\">Una pala eolica pi\u00f9 grande della ruota panoramica del London Eye? A questo mondo, tutto \u00e8 possibile. Tranne l&#8217;impossibile. E visto l&#8217;aspetto stravagante dello skyline della capitale inglese a partire dai recenti anni 2000, non \u00e8 che un simile colosso sfigurerebbe poi cos\u00ec TANTO&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una soluzione pratica, quindi. Imponente, straordinariamente produttiva. Ma non si tratta, in ultima analisi, della turbina eolica pi\u00f9 grande n\u00e9 la pi\u00f9 potente al mondo. Primati che spettano entrambi ad un altro apparato, prodotto invece dalla compagnia Danese Vestas, denominato il\u00a0V164-8MW. Dove ovviamente, l&#8217;ultima parte della dicitura fa riferimento ai <em>megawatt<\/em> di energia erogata, superiori di ben 1 a quello del mostro tedesco di cui abbiamo parlato fino a questo punto. Potenza ulteriore risultante da una grandezza ancor pi\u00f9 impressionante, con 220 metri d&#8217;altezza per 164 di diametro del rotore, concepito per l&#8217;uso esclusivo <em>offshore<\/em> (in mare). Soltanto in un luogo tanto aperto, infatti, i venti avrebbero soffiato ad una potenza tale da giustificare l&#8217;impiego di un generatore tanto vasto, da assicurare al fondale tramite l&#8217;impiego di sistemi affini ai <a href=\"http:\/\/www.geostructures.com\/solutions\/ground-improvement\/impact-pier-system\" target=\"_blank\">Geopiers<\/a>, elementi verticali inseriti a pressione nel suolo,\u00a0che velocizzano e semplificano la disposizione delle fondamenta. In un simile contesto, l&#8217;impiego di ordini di grandezza tanto elevati, con conseguente riduzione del numero complessivo delle turbine, ha anche la valenza di ridurre i costi di mantenimento, una problematica tutt&#8217;altro che trascurabile dovendo trasportare il personale, ed i materiali, tra le onde.<br \/>\nIl che ci riporta alla questione di cui sopra: a questo mondo, non esiste niente di gratuito. E anche un&#8217;energia di tipo\u00a0rinnovabile, come l&#8217;eolico, necessita allo stato attuale delle cose di carburanti fossili per essere implementata nella fabbricazione dei suoi componenti, trasportata in posizione e mantenuta in corretto stato di funzionamento. Il che non significa, ovviamente, che tali problematiche siano sostanzialmente insuperabili da qui al domani. Verr\u00e0 un giorno in cui il petrolio, il carbone, il gas e le sostanze minerali alla base del nucleare (che non sono, neppure loro, infinite) verranno custodite come l&#8217;ultimo tesoro a disposizione, da impiegarsi unicamente per facilitare l&#8217;occasionale implementazione di nuovi pannelli solari, turbine o impianti di sfruttamento del moto delle maree. E forse, prima o poi, neppure quello, con l&#8217;avvenuta trasformazione della razza umana nel primo tipo di\u00a0parassita benevolo, in grado di sfruttare a pieno le risorse inesauribili di questa Terra. E\u00a0la sua Stella. Verr\u00e0. Un giorno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enercon E126: persino il nome \u00e8 impressionante. 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