{"id":19860,"date":"2016-03-28T07:31:32","date_gmt":"2016-03-28T05:31:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19860"},"modified":"2016-03-28T07:34:33","modified_gmt":"2016-03-28T05:34:33","slug":"una-fortezza-per-difendere-lamerica-dai-suoi-nemici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19860","title":{"rendered":"Una fortezza per difendere l&#8217;America dai suoi nemici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/LCKqk0M8alo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19864\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19864\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-500x313.jpg\" alt=\"Fort Jefferson\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Montagne alle mie spalle, mare innanzi a me. Chiunque voglia tentare la fortuna per venire a togliermi il fucile, dovr\u00e0 attraversare 20, 30 metri di spiaggia bruciata dal Sole, ponendo la sua sagoma nel centro del mirino. Possibile? Probabile? Quante volte, davvero, nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, \u00e8 riuscita l&#8217;invasione d&#8217;oltremare di una terra simile a un bastione naturale&#8230; Poche, pochissime! Ma ciascuna, grandemente celebrata e impressa nella mente degli interi popoli coinvolti. Di certo, non tutti i mari sono uguali. E pur considerata la pessima reputazione della Manica, il\u00a0valico dei popoli \u00a0e del tempo, \u00e8 innegabile che fu proprio quel tratto, fra i tanti disponibili, a vedere il transito di alcune delle forze armate destinate a far deviare\u00a0il corso della storia. Vedi Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia, che poco dopo l&#8217;anno mille radun\u00f2 all&#8217;incirca 8.000\u00a0uomini su 700 navi, per cancellare un&#8217;ingiustizia e conquistare il trono d&#8217;Inghilterra. O ancor lo sbarco in senso opposto, condotto all&#8217;apice della seconda guerra mondiale dalle forze degli alleati sull&#8217;Europa in mano ai totalitarismi, il 6 giugno 1944 presso quel di Omaha Beach. Ma se siamo qui a citare due successi, \u00e8 certamente perch\u00e9 questi erano siti ai lati estremi dello spazio cronologico, quando (a) &#8211; non esistevano i mezzi tecnici per difendere un&#8217;intero tratto di costa, oppure (b) &#8211; l&#8217;impiego di tecnologie moderne, quali l&#8217;aviazione e l&#8217;artiglieria, permettevano di renderle\u00a0in qualche modo vane. Sebbene al costo di parecchie vite umane. Ma basta prendere\u00a0in analisi un qualsiasi momento degli intercorsi 9 secoli e mezzo, per trovare la storia d&#8217;innumerevoli potentati o citt\u00e0 stato site\u00a0sulla costa, magari circondate dai nemici su ogni lato, che tuttavia mai nessuno si sarebbe immaginato di assalire. Mentre l&#8217;introduzione della polvere da sparo, in un primo momento, non fece che esacerbare la questione. Un vero forte a stella, dotato di barbacani (preminenze murarie) su ogni lato, poteva scaricare sul nemico in faticosa avanzata un quantit\u00e0 di palle o bombe virtualmente illimitato, distruggendone il morale prima ancora che questi potesse avvicinarsi per scalare quelle avverse mura. Durante la guerra russo finnica del 1809, la celebre fortezza di Sveaborg pot\u00e9 resistere all&#8217;assedio dei cosacchi e dell&#8217;intera armata di Alessandro I per un periodo di due mesi, nonostante i pochi fondi di cui aveva potuto disporre e i rifornimenti conseguentemente limitati, prima di dover capitolare per ragioni per lo pi\u00f9 politiche, e contro il volere del suo comandante. In forza di simili considerazioni, e dopo l&#8217;esperienza della guerra contro gli inglesi del 1812, i\u00a0giovani ed emancipati Stati Uniti decisero quindi di fornirsi anche loro di possenti e\u00a0invalicabili bastioni,\u00a0per proteggersi dall&#8217;evidente esuberanza dei maggiori potentati europei.\u00a0In alcuni dei punti strategici di accesso al continente, gi\u00e0 esistevano delle antiche basi militari, come quella di Fort Monroe sulla punta estrema della penisola della Virginia, punto di sbarco elettivo per le flotte provenienti dall&#8217;Atlantico Settentrionale. Qui le fortificazioni furono ampliate e rese maggiormente solide, per meglio resistere nell&#8217;immediato, ipotetico futuro di guerra. Mentre il altri luoghi di evidente importanza, all&#8217;epoca non c&#8217;era essenzialmente nulla, tranne spiagge assolate, uccelli migratori e tartarughe.<br \/>\nPensate, ad esempio, al tratto di mare antistante alla Florida. Un&#8217;altra terra peninsulare che essenzialmente costituisce, con la sua naturale collocazione geografica, una delle due porte\u00a0d&#8217;accesso verso le preziose acque del Golfo del Messico, un luogo di transito fondamentale per tutti i commerci dei Caraibi resi celebri nell&#8217;era delle grandi esplorazioni. Un punto di passaggio, sopra Cuba, dove lo stabilirsi di un&#8217;ipotetica base operativa delle forze d&#8217;invasione avrebbe potuto, nel giro di pochi mesi, paralizzare l&#8217;intera economia delle colonie unite. Cos\u00ec fu chiaro, in quel fatidico momento storico, che l\u00ec occorreva costruire un forte. E che questo sarebbe stato, all&#8217;epoca della sua costruzione, tra i pi\u00f9 temuti e formidabili del mondo. Ma la via, nonostante tutto, fu piuttosto travagliata. Il primo studio di fattibilit\u00e0 per il progetto fu condotto nel 1824 dal commodoro David Porter, incaricato dall&#8217;ammiragliato di contrastare\u00a0l&#8217;ancora dilagante pirateria di questi luoghi, trovando un luogo d&#8217;approdo valido per le navi della flotta, che potesse essere utilizzato per rifornirsi e riarmarsi tra un pattugliamento e l&#8217;altro. Egli allora individu\u00f2, all&#8217;estrema propaggine dell&#8217;arcipelago delle Florida Keys,\u00a0la sottile\u00a0striscia d&#8217;isole che si protende ad ovest delle Bahamas, una terra totalmente priva di insediamenti, e naturalmente\u00a0\u00a0protetta dalla furia dell&#8217;oceano e degli uragani. Si trattava delle Dry Tortugas, famosamente scoperte nel 1513 dall&#8217;esploratore portoghese\u00a0Juan Ponce de Le\u00f3n, che gli aveva dato il nome in funzione di due cose: i circa 200 rettili col guscio che aveva catturato, per l&#8217;esportazione e la vendita presso le istituzioni scientifiche di mezzo mondo, e la totale assenza di acqua dolce in questi luoghi, un dato semplicemente fondamentale per qualsiasi navigante che transitasse da quelle parti, al punto da dover essere incluso in ogni carta nautica futura. Il suo collega di un&#8217;altra epoca e nazionalit\u00e0 quindi, quasi tre secoli dopo, non pot\u00e9 far altro che riscontrare le stesse problematiche, arrivando alla conclusione che giammai, in quel luogo derelitto e inospitale, gli Stati Uniti si sarebbero trovati a costruire un forte! Davvero egli non sapeva, quanto era distante dalla verit\u00e0&#8230;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da quell&#8217;epoca tuttavia, proprio in funzione dei saggi effettuati, fu tuttavia costruito un faro in muratura, sull&#8217;isoletta che sarebbe diventata nota come Garden Key (dalla parola spagnola <em>cayo<\/em>, che significa piccola terra emersa). In breve\u00a0tempo, vicino\u00a0ad esso\u00a0fu costruito un cottage, per il guardiano e la sua famiglia. Nel 1829, quindi, un secondo commodoro della flotta, John Rodgers, produsse una successiva analisi dello specifico punto geografico, trovandolo molto pi\u00f9 attraente del suo predecessore: esso gli apparve infatti adatta all&#8217;approdo delle principali navi da battaglia americane, ma soprattutto di un&#8217;importanza strategica estrema, al punto che tralasciarlo sarebbe stato un gesto irresponsabile e deleterio. E il suo rapporto fu talmente enfatico, e cos\u00ec convincente, da colpire infine il centro del bersaglio. Nonostante questo, dovettero passare altri 17 anni, perch\u00e9 il governo riuscisse a mettere da parte i fondi necessari per iniziare la messa in opera della vera e propria fortezza, che avrebbe preso il nome del grande\u00a0politico e scienziato d&#8217;inizio secolo, nonch\u00e9 terzo presidente degli Stati Uniti, il recentemente deceduto Thomas Jefferson. Tale imprendibile castello sarebbe quindi stato costruito seguendo ogni crisma progettuale d&#8217;avanguardia, verso un&#8217;ipotesi che prevedeva una struttura a pianta esagonale di 47 acri (190.000 metri quadri ca.) costruita con alte mura\u00a0e contenente fino a 1.000 bocche da fuoco, una potenza sufficiente a scoraggiare l&#8217;avanzata di qualsiasi possente flotta nemica. Tutt&#8217;ora, ci\u00f2 che resta dell&#8217;antico splendore del forte, con i suoi sedici milioni di blocchi laterizi d&#8217;epoca moderna, costituisce il singolo edificio di mattoni pi\u00f9 grande dell&#8217;intero emisfero occidentale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19861\" aria-describedby=\"caption-attachment-19861\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/M5VqlcHxD90\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19861\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19861 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-2-500x313.jpg\" alt=\"Fort Jefferson 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19861\" class=\"wp-caption-text\">In questo video prodotto dall&#8217;Everglades National Park, vengono narrate le molte imprese di conservazione compiute a sostegno dello storico forte, oggetto continuo dell&#8217;erosione marina. Particolarmente interessante \u00e8 il segmento dedicato al restauro dei due cannoni pi\u00f9 grandi che furono lasciati sul terrapieno delle mura, perch\u00e9 semplicemente troppo grandi da portare via.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte delle caratteristiche di Fort Jefferson erano sostanzialmente sperimentali, se non completamente inaudite. Tutto attorno alle sue mura, a una distanza di qualche decina di metri, era stato ad esempio disposta la parete di un fossato, con la finalit\u00e0 di ostacolare uno sbarco diretto da parte delle truppe che fossero state tanto folli da prenderlo d&#8217;assalto. Tale struttura aveva anche la funzione di frangiflutti, vista la pericolosa insistenza delle onde provenienti dal mare aperto. Inoltre, la prima fila di finestre sopra la linea del mare avevano un progetto particolare, concepito dall&#8217;ingegnere delle forze armate Joseph Gilbert Totten, che avevano lo scopo di proteggere l&#8217;equipaggio dei cannoni. Le <em>Totten Shutters<\/em>, come venivano chiamate, erano costituite da possenti portelloni in ferro, in grado di aprirsi automaticamente quando veniva fatta avanzare l&#8217;arma, e richiudersi quindi subito dopo, sfruttando la forza stessa del suo rinculo. Non c&#8217;era alcun dubbio: una linea di feritoie protette in questo modo, sarebbe stata sostanzialmente impervia ad un qualsiasi tipo di bombardamento. Quello che tuttavia non fu considerato, all&#8217;epoca, come purtroppo spesso capita, fu l&#8217;onere futuro della manutenzione. Oggi sono infatti proprio gli infissi di tali finestre, arrugginite ed erose per l&#8217;acqua salmastra, a costituire la minaccia fondamentale alla solidit\u00e0 del forte, visto come si sono deformate, crepando letteralmente la facciata delle mura circostanti.<br \/>\nFort Jefferson disponeva inoltre di un sistema particolare di raccolta dell&#8217;acqua piovana, finalizzato a limitare la gi\u00e0 citata problematica principale delle Dry Tortugas, che attraverso alcune torri piene di sabbia disposte lungo il terrapieno, prevedeva la filtratura dell&#8217;acqua piovana all&#8217;interno di gigantesche cisterne. L&#8217;idea, che appariva ottima sulla carta, non diede tuttavia i risultati sperati, visto come alcune crepe in detti recipienti permettessero la contaminazione delle riserve da parte dell&#8217;acqua marina, compromettendone la potabilit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19862\" aria-describedby=\"caption-attachment-19862\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9i5syDXYPqk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19862\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19862 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-3-500x313.jpg\" alt=\"Fort Jefferson 3\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-3-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-3-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Fort-Jefferson-3.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19862\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;originale faro di mattoni di Garden Key fu demolito nel 1877, venendo sostituito da una torre in metallo integrata nelle mura del forte. Ma persino quella luce, in forza dei moderni sistemi GPS, resta spenta ormai da molto tempo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La possente fortezza, nonostante gli investimenti cospicui che furono devoluti per la sua costruzione, non vide mai il combattimento. Per sua fortuna. Durante la successiva guerra\u00a0di secessione americana del 1861-65, si trov\u00f2 ad assumere tuttavia un ruolo nuovo e inaspettato. Il complesso, che si trov\u00f2 sempre\u00a0sotto il controllo dell&#8217;Unione,\u00a0aveva in passato\u00a0costituito una meta elettiva per schiavi irrequieti e condannati ai lavori forzati, visto la quantit\u00e0 di manodopera che aveva richiesto la sua spropositata costruzione. Con il diffondersi, quindi, del fenomeno delle diserzioni, molti dei soldati che venivano ricatturati dal loro governo del Nord, venivano aggiunti ad uno staff da tempo superiore ai 1.000 uomini, tanto che il possente bastione, gradualmente, si trasform\u00f2 in una colonia penale. In un certo senso, in effetti, Fort Jefferson viene oggi considerato l&#8217;antesignano tropicale di Alcatraz, ovvero del concetto di un carcere isolano da cui l&#8217;evasione fosse, sotto ogni punto di vista, totalmente impossibile. Tra i pi\u00f9 famosi prigionieri di queste mura, sarebbe impossibile non citare il Dr. Samuel Mudd, un medico che venne qui rinchiuso a partire dal 1865, per aver curato la gamba dell&#8217;assassino di Abraham Lincoln,\u00a0John Wilkes Booth, che si era ferito durante la sua rocambolesca fuga dal teatro Ford di Washington D.C. Fornendolo, per di pi\u00f9,\u00a0di un paio di stampelle. Crimine per il quale fu processato, e giudicato colpevole di cospirazione, ritrovandosi a carico una sentenza di ergastolo senza possibilit\u00e0 di appello. L&#8217;uomo, assieme ai suoi co-processati, fu confinato in una zona\u00a0sotterranea particolarmente inospitale del carcere, finch\u00e9 nel 1867 non si verific\u00f2 un&#8217;epidemia di febbre gialla, occasione in cui le sue conoscenze in campo medico si rivelarono determinanti nel salvare la vita di\u00a0una buona parte degli occupanti del complesso. Il suo nome, tuttavia, non sarebbe stato riabilitato fino a molti anni dopo la morte, quando nel 1979, suo nipote\u00a0Richard Mudd chiese ed ottenne il perdono postumo presidenziale. La notizia ebbe una significativa risonanza negli interi Stati Uniti.<br \/>\nL&#8217;intera area di Fort Jefferson fu nominata riserva naturale e il complesso di edifici monumento nazionale nel 1935, per decreto speciale del 32\u00b0 presidente\u00a0Franklin D. Roosevelt. Da allora, questi luoghi costituiscono una meta elettiva di centinaia di migliaia di turisti ogni anno, che vengono per ammirare le fantastiche risorse naturali, gli animali e le antiche mure cariche del senso della storia. Ogni giorno, verso le prime ore della mattina, parte un traghetto dalla vicina isola di Key West, per\u00a0permettere ai visitatori di passare quattro ore l\u00ec, lontani dalla civilt\u00e0 e dal mondo. Il forte \u00e8 dotato di un negozio di souvenir, ma nessun luogo di ristorazione. \u00c8 quindi necessario dotarsi di cibo e bevande.<br \/>\nAlcuni tra i turisti pi\u00f9 coraggiosi, specie nei mesi pi\u00f9 caldi dell&#8217;estate, decidono di passare la notte accampati sotto la luce delle stelle fino al giorno successivo, contemplando l&#8217;opera derelitta di un tempo ormai perduto. E una terribile guerra che, molto fortunatamente, non giunse\u00a0mai fino a qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Montagne alle mie spalle, mare innanzi a me. 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