{"id":19843,"date":"2016-03-26T07:12:41","date_gmt":"2016-03-26T06:12:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19843"},"modified":"2016-03-26T07:14:34","modified_gmt":"2016-03-26T06:14:34","slug":"apriti-google-un-viaggio-a-360-nel-covo-segreto-del-web","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19843","title":{"rendered":"Apriti Google: un viaggio a 360\u00b0 nel covo segreto del web"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zDAYZU4A3w0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19844\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19844\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-360-500x313.jpg\" alt=\"Data center 360\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-360-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-360-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-360.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dev&#8217;esserci stato un momento, in un&#8217;epoca lontana ma non troppo, in cui si \u00e8 creduto che l&#8217;intelligenza dei computer fosse priva di un limite di contesto. E che le variabili fossero unicamente la quantit\u00e0\u00a0e il tempo: cos\u00ec come nella celebre novella\u00a0teorica delle infinite scimmie, che battendo a caso su altrettante macchine da scrivere, &#8220;prima o poi&#8221; avrebbero molto probabilmente riscritto l&#8217;Amleto (dove tale intervallo poteva anche richiedere generazioni), qualcuno, o per meglio dire qualche entit\u00e0 aziendale, ad un certo punto ha preso tutti i suoi computer. Grandi, piccoli, potenti oppure no; quindi li ha portati in una stanza e collegati assieme. E al momento di accenderli, dopo una lunga pausa davanti alla macchinetta del caff\u00e8, ha pregato con un&#8217;enfasi importante. Che l&#8217;interfaccia del monitor usato per parlare col sistema, all&#8217;improvviso, scomparisse di sua propria iniziativa. Per essere sostituita da un volto divino, perch\u00e9 no, pronto a pronunciare\u00a0la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l&#8217;universo e&#8230;Si, \u00e8 una vecchia storia. Di pura, sconfinata, incommensurabile e completa fantasia. Perch\u00e9 un PC, per non dire la sua versione inamovibile dei primi anni dell&#8217;informatica,\u00a0o la sua evoluzione iper-specializzata dell&#8217;odierna sala\u00a0server, non \u00e8 mai stato una creatura poco intelligente. Ma piuttosto, un semplice oggetto, in qualche modo capace\u00a0di simulare il\u00a0quantum dell&#8217;autocoscienza, ovvero una sorta di sfuggente raziocinio. Il che non significa, del resto, che metterne assieme tanti, sia stata un&#8217;impresa priva di significato. Giacch\u00e9, come nel celebre romanzo umoristico dell&#8217;autore inglese Douglas Adams, la Guida Galattica per Autostoppisti parte II, non \u00e8 possibile arrivare alla domanda. Ma se la risposta \u00e8 un numero&#8230;I computer&#8230; Ora, ovviamente, nella realt\u00e0 dei fatti fuori dalla\u00a0quarantaduesima pagina del quarantaduesimo volume, sar\u00e0 una cifra molto grande. Talmente lunga da calcolare, e quasi inavvicinabile, che soltanto una quantit\u00e0 infinita degli uomini pi\u00f9 intelligenti del pianeta, rinchiusi in una stanza, potrebbero giungere a comprenderne una parte pressoch\u00e9 infinitesimale. E ci\u00f2, se pure gli va bene. Ma che dire, di quell&#8217;altra metodologia&#8230;<br \/>\nCos\u00ec ebbe ad evolversi, l&#8217;occulto\u00a0e misterioso <em>Sancta Sanctorum\u00a0<\/em>delle odierne compagnie, fino al raggiungimento di uno stato di coscienza (di prescienza) superiore. E chiunque abbia frequentato, anche soltanto per un breve periodo, il mondo dell&#8217;IT aziendale, ben sa che ce ne sono di ogni tipo. Talvolta un semplice armadietto, con dentro qualche router o un paio di switch. Oppur nel\u00a0caso opposto, un&#8217;intera stanza, rigorosamente priva di luce e rimbombante del ruggito dell&#8217;aria condizionata, onde evitare il surriscaldamento dell&#8217;intero\u00a0ambarad\u00e0n. Il data center \u00e8 spesso totalmente buio, per risparmiare la corrente. La sua porta viene raramente aperta. Occasionalmente, tra gli alti cabinati carichi di cavi, si aggira la figura di un custode pallido, l&#8217;addetto alla manutenzione informatica, che nessuno ha visto in volto fin dall&#8217;ultima riunione sindacale. E se c&#8217;\u00e8 un aspetto interessante di una tale cosa, un luogo addetto al calcolo della somma sapienza, \u00e8 il suo essere naturalmente modulare, in quanto scalabile sulla fondamentale base del bisogno. Da un singolo ambiente a tutto un piano, quindi una pluralit\u00e0 di questi, infine, interi edifici. Cos\u00ec, di pari passo alla salita di un titolo borsistico determinante, un&#8217;altra stanza che poteva essere usata dagli umani viene assimilata, resa buia e messa sotto chiave. Per contribuire alla ricerca senza fine della cifra complessiva degli angeli, o dei diavoli del mondo. Ma tutto questo, \u00e8 naturale, avviene all&#8217;insaputa della collettivit\u00e0. Ed \u00e8 anzi, totalmente ignoto addirittura ai progettisti e agli ingegneri stessi di un simile meccanismo arcano, che di esso sfruttano soltanto la funzione meramente basica, l&#8217;utilit\u00e0 senza significato. E cos\u00ec: &#8220;Vedi, Sandeep&#8230;&#8221; Il nostro Virgilio in questo caso \u00e8 un dipendente di etnia indiana: &#8220;Questo \u00e8 il nostro data center. Ce ne sono molti come lui. Ma questo \u00e8 migliore.&#8221; Apoteosi. Anzi, l&#8217;opposto: anti-deificazione (per non dir defecazione) sul concetto mistico e sacrale di cui sopra, per mostrarci, con finalit\u00e0 probabilmente pubblicitarie (in effetti \u00e8 poco chiaro) la realt\u00e0 di un tale luogo, e nello specifico l&#8217;installazione di Dalles, Oregon, propriet\u00e0 niente meno che di Google, l&#8217;azienda per cui tutti vorrebbero lavorare. Senza neppure conoscere quello che fa. Il tutto per di pi\u00f9 assistito, tra il probabile entusiasmo collettivo, dall&#8217;impiego di un sistema nient&#8217;affatto nuovo, ma che negli ultimi tempi sta minacciando di farsi preponderante. Il video ruotabile a 360\u00b0, tramite gesti saettanti del mouse, oppure ancora meglio, ri-orientando il proprio sguardo grazie all&#8217;uso di un visore virtuale. Va pure bene, anzi viene addirittura consigliato, il semplice Cardboard, il\u00a0sostegno di visualizzazione adatto a\u00a0molte tipologie di\u00a0cellulare. Giacch\u00e9 tali dispositivi, nell&#8217;era contemporanea, sono gi\u00e0 dotati degli adatti ausili giroscopici e sensori. Mentre noi dovremmo credere che fosse un caso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nota<\/strong>:<a href=\"https:\/\/youtu.be\/zDAYZU4A3w0\"> il video dispone di sottotitoli in italiano<\/a>. Se non dovessero partire\u00a0automaticamente, selezionate la rotellina in fondo al riquadro di YouTube.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il video \u00e8 una produzione della divisione di Google dedicata alla Cloud Platform, un sistema a disposizione delle compagnie contraenti che desiderino disporre di un&#8217;infrastruttura informatica del tutto decentrata. Con servizi relativi all&#8217;archiviazione di un vasto database, alla creazione di copie di sicurezza con estrema ridondanza, alla condivisione dei progetti su scala globale&#8230; Sarebbe questa una prassi, originariamente guardata con sincera diffidenza, che tuttavia ha una logica molto condivisibile. Visto ci\u00f2 che sono diventate le odierne telecomunicazioni, perch\u00e9 mai l&#8217;azienda avrebbe interesse a spendere l&#8217;ingente cifra necessaria per costituirsi una sua propria sala server? Con tutti i costi, e le problematiche che ci\u00f2 comporta! Molto meglio rivolgersi ai professionisti, collegandosi agli stabilimenti rilevanti, accedendo ai contenuti per il tramite di lunghe fibre ottiche, miglia e miglia d&#8217;interconnessioni. Utilizzare un computer in remoto, come ormai sappiamo molto bene, \u00e8 oggi giorno un approccio estremamente funzionale a molte problematiche. Questo perch\u00e9 porre una domanda, ed ottenere una risposta, comporta trasmissioni minime di dati. Mentre il calcolo, la parte veramente dura &amp; pura, non si sposta di un centimetro dal luogo in cui si svolge la magia. In parole povere: non ci sono dubbi. Siamo di fronte a un&#8217;equivalenza maggiormente tecnica del leggendario Fort Knox, lo sconfinato e leggendario deposito di tutte le riserve monetarie degli Stati Uniti d&#8217;America. Con una sola, significativa differenza: mentre quello era unico e irripetibile, di questi ce ne sono molti, in giro per il mondo. Letteralmente, centinaia di migliaia&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_19846\" aria-describedby=\"caption-attachment-19846\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Cp10_PygJ4o\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19846\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19846 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Google-Actual-Cloud-500x313.jpg\" alt=\"Google Actual Cloud\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Google-Actual-Cloud-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Google-Actual-Cloud-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Google-Actual-Cloud.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19846\" class=\"wp-caption-text\">Google Cloud Platform \u00e8 gi\u00e0 stata produttrice di altri video ad uso virale internettiano. Tra cui questo decisamente curioso, risalente non a caso al primo aprile dell&#8217;anno scorso, in cui si ipotizzava l&#8217;impiego di &#8220;una vera nuvola&#8221; per immagazzinare i dati dei clienti. Si tratta di un glorioso, istrionico esempio quello che potrebbe soltanto essere definito come umorismo da informatici, persino meglio dell&#8217;iterazione tipica sacerdotale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime scene del nostro video di apertura, nonch\u00e9 soggetto dell&#8217;articolo (la divagazione era del resto d&#8217;obbligo, nel presente caso) si presentano in maniera alquanto trascurabile. C&#8217;\u00e8 questa strada, in mezzo al nulla, che da su un&#8217;ingresso privo di pretese. E poi il primo colloquio con la figura amministrativo-tecnica di Noah, responsabile dell&#8217;affidabilit\u00e0 dei sistemi. Probabilmente, l&#8217;equivalente in simile luogo dell&#8217;addetto alla sicurezza in una centrale nucleare. A tal punto, il servizio ininterrotto viene considerato fondamentale nella gradazione dei data center, che convenzionalmente sono suddivisi in <em>tier<\/em> (livelli) a seconda della loro ridondanza e capacit\u00e0 di produrre elettricit\u00e0 in caso di problemi della rete di alimentazione, per cos\u00ec dire, civile. Terminata quindi la descrizione di massima del luogo, si passa all&#8217;ingresso negli ambienti informatici veri e propri, che avviene niente meno che attraverso una cabina con scansione della retina (!) e immissione di codice univoco e personale. Se l&#8217;obiettivo era colpire i potenziali clienti con l&#8217;attenzione alla security, direi che qui \u00e8 stato colto a met\u00e0. Perch\u00e9 io sono molto colpito, senza essere un potenziale cliente. Dissolvenza e un balzo sotto terra: ora siamo, sempre con\u00a0Sandeep, nello spazio dedicato ai veri e propri server. Disposti, come di consueto, all&#8217;interno di apposite <em>rack<\/em> (rastrelliere) ciascuna delle quali alta pi\u00f9 di una persona, e contenente una dozzina o pi\u00f9 sistemi del tutto\u00a0interconnessi tra di loro. Nell&#8217;edificio, ci viene spiegato, albergano circa 75.000 computer, oltre a numerosi chilometri di cavi, in grado di far muovere\u00a0una mole di dati pari a un petabit al secondo. Quantit\u00e0 che viene descritta da Virginia, ingegnere senior di rete, come &#8220;superiore a quella dell&#8217;intera Internet&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 quindi molto da meravigliarsi, se il metodo elettivo per collegare tra di loro i diversi data center di Google non sia il web convenzionale, ma una versione proprietaria dello stesso, definita B4, privata e di propriet\u00e0 del colosso nato grazie alle nostre interminabili ricerche internettiane. \u00c8 pi\u00f9 o meno a met\u00e0 di questa sequenza, quindi, che la situazione inizia a farsi surreale. Principalmente grazie alla figura misteriosa di una guardia di sicurezza, purtroppo mai presentata\u00a0agli spettatori (uhm&#8230;Non vorremo CERTO\u00a0dare un nome ai non-laureati, giusto?) che a quanto pare aveva ricevuto l&#8217;incarico di sorvegliare i movimenti del divulgatore proveniente da fuori, figura di fiducia ma non troppo, soprattutto nel bel mezzo di un simile patrimonio d&#8217;informatica e tecnologia. Cos\u00ec, le gambe larghe, le braccia lungo i fianchi o ben raccolte sul davanti, l&#8217;uomo ricompare in ciascuna inquadratura, qualche volta semi-nascosto da una fila di <em>rack<\/em>, altre volte dietro l&#8217;inquadratura predeterminata della telecamera, che tuttavia, come dicevamo, pu\u00f2 essere liberamente ruotata a 360\u00b0. Cos\u00ec, cercarlo diventa una sorta di gioco, come nell&#8217;ennesimo episodio della serie inglese <em>Dov&#8217;\u00e8 Wally?<\/em> &#8211; Non a caso <a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19659\" target=\"_blank\">un&#8217;altro caposaldo della ripresa virtualizzata di questo nuovo secolo di giroscopi e smartphone<\/a>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19845\" aria-describedby=\"caption-attachment-19845\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jLgvDValxFE\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19845 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-cables-500x313.jpg\" alt=\"Data center cables\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-cables-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-cables-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Data-center-cables.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19845\" class=\"wp-caption-text\">Ogni racconto epico ha un remoto inizio, ed anche la sala server non fa eccezione. In questa proposta della compagnia SoftLayer, ci viene mostrato il laborioso processo di messa in opera delle rastrelliere dei server, con l&#8217;impressionante ragnatela di cavi intrecciati (fino a 48 per ciascun mobile). Ma naturalmente, Google impiega preferibilmente\u00a0tecnologie di tipo proprietario&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scena successiva \u00e8 relativa invece ad un aspetto pi\u00f9 prosaico: lo smaltimento degli hard disk vecchi e consumati. &#8220;Stimato potenziale cliente&#8230;&#8221; Lascia intendere Sandeep: &#8220;Noi teniamo alla tua sicurezza. Per questo, ogni qualvolta un supporto raggiunge la fine della sua vita operativa, lo distruggiamo attraverso l&#8217;impiego di un grosso tritatutto.&#8221; <em>Enters<\/em> Denise, l&#8217;ingegnere della sicurezza dei dati, che dopo aver effettuato la scansione di rito, getta un vecchio componente nel suddetto divoratore, che prontamente lo riduce in briciole, tra l&#8217;esultanza interiore di tutte le persone coinvolte. Nel frattempo, l&#8217;attenta guardia di sicurezza osserva le operazioni, comodamente appoggiata al muro pi\u00f9 lontano della stanza iper-luminosa.\u00a0Nell&#8217;ultimo segmento del tour, quindi, ci viene fatto conoscere niente meno che Brian, l&#8217;addetto alle <em>facilities<\/em> (strutture di supporto) che con un entusiasmo FINALMENTE\u00a0comparabile a quello del protagonista, ci descrive brevemente l&#8217;impressionante impianto di raffreddamento del data center, basato su imponenti condutture\u00a0in cui viene fatto passare del liquido refrigerante, che successivamente evapora in prossimit\u00e0 del tetto dell&#8217;edificio, da una torre appositamente concepita. In questo modo, il calore terribile dei server viene dissipato. Simili meccanismi, in effetti, sono indicativi pi\u00f9 di ogni altro dell&#8217;efficienza di un sistema costruito su questa scala, che viene convenzionalmente misurata in un valore percentuale che ha il nome di PUE (Power Usage Effectiveness) ovvero la differenza (<em>overhead<\/em>) tra l&#8217;energia necessaria per far funzionare l&#8217;edificio, in aggiunta a quella spesa dai computer stessi. Brian, a questo punto, non pu\u00f2 fare a meno di vantare un valore prestazionale ridotto al 12%, incluso l&#8217;assorbimento della sala mensa! Un risultato davvero significativo, soprattutto se messo a raffronto con quello di video simili reperibili su YouTube, prodotti da altre grandi compagnie dell&#8217;IT. Il data center di Dalles, dunque, potrebbe definirsi dotato di un&#8217;impronta carbonifera ridotta, arrivando ad essere persino, per quanto possibile, ecologico. &#8220;Ma questi tubi&#8230;&#8221; Esclama in un momento cardine\u00a0il nostro eroico protagonista: &#8220;Sono gialli, rossi e blu, perch\u00e9 riprendono i colori di Google?&#8221; Poi sembra giungere da solo ad una conclusione, esclamando: &#8220;Pretty cool, uh?&#8221; E noi spettatori, gli occhi ormai spalancati di fronte a un simile tripudio tecnologico, non possiamo che trovarci d&#8217;accordo. It is all, very-very pretty cool.<br \/>\nIl video, alquanto stranamente, \u00e8 stato criticato nei commenti e in numerosi hub sociali, perch\u00e9 ritenuto eccessivamente forzato e poco spontaneo. Lo stesso Sandeep, in <a href=\"https:\/\/www.reddit.com\/r\/cableporn\/comments\/4bnh8g\/google_data_center_in_immersive_3d\/\" target=\"_blank\">una discussione sul sub-Reddit dedicato ai cavi<\/a>\u00a0(si esiste un luogo simile) si \u00e8 scusato della sua recitazione meno che eccelsa, dovuta alla sua formazione di tipo prettamente tecnico e la poca predisposizione. Personalmente, devo dire che la cosa non mi ha dato affatto fastidio. Lo stile divulgativo impostato e rigido dovrebbe essere, per sua natura, parte inscindibile della comunicazione aziendale. E se il nostro coraggioso conduttore si trova in questo caso a farvi ricorso, \u00e8 probabilmente anche per un suo senso\u00a0d&#8217;istintiva soggezione, nel trovarsi a dover fare da intermediario tra il grande pubblico ed una delle compagnie pi\u00f9 importanti nel mondo della tecnologia. Anzi, devo dire di averlo addirittura trovato pi\u00f9 spontaneo e sincero, in un tal senso, del tipico attore assunto per le pubblicit\u00e0 emozionali in stile Apple, che tentano di attribuire il sentimento anche nella capacit\u00e0 di calcolo di uno smartphone o un tablet. Dove forse, dopo tutto, non avrebbe luogo ad essere. Ingegneri esclusi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dev&#8217;esserci stato un momento, in un&#8217;epoca lontana ma non troppo, in cui si \u00e8 creduto che l&#8217;intelligenza dei computer fosse priva di un limite di contesto. 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