{"id":19797,"date":"2016-03-20T07:02:48","date_gmt":"2016-03-20T06:02:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19797"},"modified":"2016-03-20T07:05:27","modified_gmt":"2016-03-20T06:05:27","slug":"teste-gambe-occhi-nella-fabbrica-di-bambole-coi-suoi-segreti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19797","title":{"rendered":"Teste, gambe, occhi&#8230;Nella fabbrica di bambole, molti segreti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=bcr-CSdgmUk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19798\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19798\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Doll-Factory-500x313.jpg\" alt=\"Doll Factory\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Doll-Factory-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Doll-Factory-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Doll-Factory.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attorno alla fine del XIX secolo, gli alchimisti della citt\u00e0 tedesca di Sonneberg nella Turingia meridionale compiono un significativo passo avanti nel processo per giungere alla creazione del perfetto essere umano artificiale. Messi temporaneamente da parte il salnitro, l&#8217;acqua regia, il rubedo, le gonadi di serpe e l&#8217;uovo di gallina, essi sperimentano l&#8217;effetto avuto da una risorsa\u00a0molto pi\u00f9 mondana, la colla, su un&#8217;impasto di segatura e canfora, giungendo alla creazione di quella sostanza che avrebbe preso il nome di nitrocellulosa. Un&#8217;impasto malleabile a caldo, che una volta lasciato raffreddare assumeva una forma solida e flessibile, perfetta per assumere la forma in uno stampo predeterminato. Era questa, sostanzialmente, la plastica <em>ante-litteram, <\/em>uno strumento dell&#8217;industria senza pari. In breve tempo molti magnati dell&#8217;industria\u00a0locale, tra cui i proprietari della nascente\u00a0fabbrica\u00a0Schoenau &amp; Hoffmeister, destinata a diventare il\u00a0principale produttore di esseri umani in miniatura dell&#8217;epoca immediatamente successiva, scoprono la notevole\u00a0somiglianza di quella particolare superficie, consistenza e colorazione, con la fin troppo familiare pelle umana. Il resto, come ben sanno i collezionisti di simili gingilli per fanciulle d&#8217;altri tempi, \u00e8 storia (dei giocattoli). Nel giro di pochi anni, le precedenti figurine antropomorfe di piccole signore\u00a0realizzate in <em>bisquit<\/em>, un tipo di ceramica priva di vetrinatura per risultare pi\u00f9 realistica, vengono integralmente sostituite dalla nuova tipologia, molto pi\u00f9 resistente all&#8217;usura, credibile ma\u00a0sopratutto; meno costosa da produrre. La bambole, per come erano state conosciute fino a quel momento, erano essenzialmente morte. Lunga vita alle bambole risorte!<br \/>\nLa formula segreta per la loro creazione, da quel momento, circola per il mondo in lungo e in largo, fatta fluttuare sulle ali sempre redditizie dell&#8217;onnipresente spionaggio industriale. Le fabbriche di mezza Europa copiano quel particolare approccio, che in lingua inglese ha nome <em>composition<\/em>, impiegandolo per realizzare una fortuna comparabile a quella dei suoi primi scopritori commerciali.\u00a0\u00a0Scoppia la guerra. Due intere generazioni, tra la prima e la seconda iterazione del pi\u00f9 grande conflitto che abbia mai coinvolto i cinque continenti, perdono la vita nella corsa folle verso il predominio di questa o quella ideologia. Ma mentre imperversa il principio, tipicamente maschile, della forza che conduce al predominio, nelle case semi-vuote, tra tende merlettate e\u00a0pinzillacchere di vario tipo, le bambine vivono la propria vita, per quanto possibile, nel regno puro della fantasia. Passata quindi la tempesta, raccolti i pezzi della civilt\u00e0 dilapidata, i molti progressi tecnici compiuti per assistere le truppe al fronte trovano migliori applicazioni. E tra queste, naturalmente, c&#8217;\u00e8 il polistirene, prodotto commercialmente per la prima volta dalla tedesca BASF negli anni &#8217;30, per non parlare delle resine fenoliche, lanciate internazionalmente dall&#8217;americana Durite Plastics Inc, proprio nel mezzo di quell&#8217;epoca di cambiamenti. Nel frattempo, gli inglesi avevano il polietilene, letterale sinonimo funzionale\u00a0delle\u00a0Imperial Chemical Industries (ICI &#8211; 1933) mentre in Italia, la prima plastica nazionale sarebbe giunta soltanto nel &#8217;54, grazie all&#8217;opera di ricerca sui sui polipropileni di Giulio Natta, chimico e premio Nobel. E fu chiaro fin da subito, che un tale approccio alla produzione industriale avrebbe rivoluzionato ogni cosa, dalla conservazione dei cibi ai trasporti, dall&#8217;abbigliamento alla scienza medica. Incluse, ovviamente, le (ancora) silenziose paladine del &#8220;giochiamo a fare mamma &amp; pap\u00e0&#8221;. Verso la fine degli anni &#8217;50, la nitrocellulosa era ormai considerato un materiale sostanzialmente inferiore, sopratutto per la sua naturale tendenza a sbiadire sotto il sole, per non parlare della facilit\u00e0 con cui tendeva a prendere fuoco. Era un mondo totalmente nuovo, quello, in cui le bambole divennero di plastica. Come del resto, quasi ogni altra cosa.<br \/>\nIn questo segmento a colori della British Pat\u00e9, uno degli archivi video storici pi\u00f9 vasti consultabili liberamente online, viene mostrata la realt\u00e0 operativa di una fabbrica inglese di quell&#8217;epoca, sita presso\u00a0Battersea, nella periferia sud di Londra. La tipica voce impostata dei commentatori co\u00e9vi, assieme a una colonna sonora allegra e la bizzarra natura delle immagini mostrate, contribuiscono nel creare un senso di coinvolgimento nostalgico ma al tempo stesso appassionante. Ma se l&#8217;aveste mostrato in giro all&#8217;epoca della\u00a0Schoenau &amp; Hoffmeister, non ci sono dubbi: grandi e piccini avrebbero fatto un sobbalzo. Perch\u00e9 queste non sono pupattole come le altre, baby. Esse parlano, come i viventi!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_19800\" aria-describedby=\"caption-attachment-19800\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=UZhhxx5q5zs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19800\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19800 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Rosebud-Dolls-500x313.jpg\" alt=\"Rosebud Dolls\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Rosebud-Dolls-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Rosebud-Dolls-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Rosebud-Dolls.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19800\" class=\"wp-caption-text\">C&#8217;\u00e8 un che di entusiasmante nella scrivania di un direttore commerciale presa d&#8217;assedio da uno stuolo di piccole robo-monelle claudicanti. Perch\u00e9 dirigere un&#8217;azienda, normalmente, non dev&#8217;essere particolarmente divertente. Ma se si tratta di una ditta produttrice di giocattoli, chiss\u00e0&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In qualsiasi cronistoria delle bambole dell&#8217;epoca moderna che si rispetti, \u00e8 fondamentale citare la figura monumentale di Jack Ryan (attenzione all&#8217;omonimia videoludica, non stiamo parlando del\u00a0fondatore dell&#8217;orribile citt\u00e0 sommersa di Rapture) il grande inventore, dirigente e creativo ex-impiegato del <em>contractor<\/em> militare Raytheon, che nel 1955 fu assunto come direttore tecnico dell&#8217;allora quasi sconosciuta Mattel, la compagnia di giocattoli fondata diversi anni prima da\u00a0Harold &#8220;Matt&#8221; <strong>Mat<\/strong>son &amp;\u00a0<strong>El<\/strong>liot Handle. Un luogo in cui avrebbe contribuito, in molti e reiterati modi, all&#8217;arricchimento intellettuale dell&#8217;intera collettivit\u00e0 dei bambini di allora, per non parlare dei loro figli e nipoti. Finendo, quasi incidentalmente, per renderla grande! Egli aveva infatti, tra le altre cose, una visione destinata a cambiare il mondo. Quella di una pupazza\u00a0non pi\u00f9 a figura di bambina o di educata piccola signora, ma con le sembianze di una giovane attraente ed emancipata, potenzialmente addirittura\u00a0(gasp!) padrona della sua sensualit\u00e0. Era una visione, in realt\u00e0, non totalmente originale: Barbie nacque, infatti, sul modello di una precedente bambola\u00a0tedesca, Bild Lilli, concepita per dare forma fisica alla protagonista della serie di strisce a fumetti disegnata da\u00a0Reinhard Beuthien per il\u00a0tabloid Bild-Zeitung, non del tutto priva di connotazioni riconducibili al nascente movimento femminista. Ryan era un eccentrico, che viveva in una villa finto-Tudor a Bel Air, che lui chiamava &#8220;il Castello&#8221; ed aveva riempito con molte delle sue bizzarre invenzioni. Nel momento in cui la moglie del suo capo, Ruth Marianna Handler, che ormai da tempo teneva le redini della compagnia, lo avvicin\u00f2 con l&#8217;idea per una bambola &#8220;pi\u00f9 personale&#8221; con cui le bambine potessero interfacciarsi direttamente, egli realizz\u00f2 la sua seconda innovazione pi\u00f9 monumentale. Era il 1960, quando\u00a0nel mercato ormai globalizzato fu introdotta la figura di Chatty Cathy, la bimba artificiale che aveva, all&#8217;interno del suo piccolo corpo di plastica rigida, un registratore magnetico, attivato dal caratteristico pezzo di spago con l&#8217;anello. Fu un successo senza precedenti, che diede l&#8217;origine a una serie senza fine di imitazioni.<br \/>\nI due video della Vis Path\u00e9, quello di apertura e\u00a0il secondo, girato presso la Rosebud Toy Factory\u00a0di Wellingborough, Northamptonshire, mostrano due fasi significative della transizione dei mercati del settore di quegli anni. Nel primo, una piccola realt\u00e0 locale,\u00a0operando sui margini del diritto di autore, che produce una sua reinterpretazione della meraviglia tecnologica della Mattel. Nel secondo, girato successivamente all&#8217;acquisizione della Rosebud da parte del colosso americano (che era avvenuta nel 1967) si osserva una produzione pi\u00f9 variegata e su larga scala, con tanto di bambolotti ispirati ai successi cinematografici di allora. Chatty Cathy, e le sue distanti cugine, avevano una caratteristica estremamente interessante: per ogni volta che la cordicella veniva tirata, riproducevano una frase scelta a caso tra un catalogo di 6-10 possibilit\u00e0, generalmente concepite per coinvolgere la bambina. Furono proprio queste\u00a0esclamazioni come: &#8220;Dammi da mangiare!&#8221; Oppure: &#8220;Facciamo finta di essere a\u00a0scuola!&#8221; registrate per la prima versione ufficiale della bambola dall&#8217;attrice June Forey, a renderla celebre oltre ogni previsione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19799\" aria-describedby=\"caption-attachment-19799\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xYMBzLRv80c\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19799 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Dolls-BW-500x313.jpg\" alt=\"Dolls BW\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Dolls-BW-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Dolls-BW-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/03\/Dolls-BW.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19799\" class=\"wp-caption-text\">Esiste anche il caso, tutt&#8217;altro che raro, delle persone che vivono un terrore irrazionale per le bambole, definito scientificamente <em>pediophobia<\/em>. Questo nascerebbe dalla presunta difficolt\u00e0 nel capire se un qualcosa sia vivo oppure inerte, causando uno stato di panico istintivo e largamente\u00a0incontrollato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il tempo transita, e con esso, cambiano le regole del gioco. Tutto quello che pu\u00f2 essere considerato strabiliante, nel giro di appena mezza generazione\u00a0si trasforma in una storia vecchia e gi\u00e0 vista, una nozione data per scontata. Cos\u00ec fu ben presto per le bambole in <em>composition<\/em>,<em>\u00a0<\/em>come ancora prima era stato per l&#8217;invenzione del <em>mohair<\/em>, la parrucca in pelo d&#8217;angora incollata ad un retino, che permetteva alle giovani proprietarie di acconciare i capelli delle loro beniamine. E cos\u00ec pure, per la capacit\u00e0 di aprire e chiudere gli occhi, oppure emettere versi in automatico, quando la bambola veniva fatta adagiare in orizzontale. Cos&#8217;\u00e8 in fondo, persino una voce, se proviene da un mero giocattolo? Soltanto un sussurro della plastica superstite, senza significato. Mentre\u00a0col trascorrere degli anni, come in una sorta di pericolosa corsa agli armamenti, le nostre creazioni di gioco\u00a0diventano progressivamente pi\u00f9 realistiche. Persino il pensiero autonomo, in creazioni come Furby o il Tamagotchi, non pare ormai cos\u00ec distante (e non a caso, tali balocchi si sceglie di crearli a foggia di\u00a0esseri di fantasia). Ma il creatore di robot\u00a0dietro al progetto ASIMO della Honda, Masahiro Mori, ci mette in guardia: se\u00a0una creatura artificiale \u00e8 molto differente dagli umani, si notano in primo luogo le sue poche componenti utili a creare un senso di empatia. Pikachu\u00a0\u00e8 come un cane o un gatto, come un canarino!\u00a0Pi\u00f9\u00a0invece quella cosa ci assomiglia, maggiormente risaltano ai nostri occhi quei pochi, inquietanti tratti che sono diversi, percepiti come inquietanti imperfezioni. E.T. l&#8217;Extraterrestre? Ripugnante! \u00c8 questo. sostanzialmente, il princ\u00ecpio della <em>uncanny valley<\/em>, un concetto importante della nuova psicologia applicata al mondo della tecnologia. E se un finto essere umano dovesse diventare perfettamente indistinguibile da noi, nell&#8217;aspetto, nella voce e nella mente, cosa resterebbe allora ben nascosto, nel profondo di una tale spaccatura filosofica tra &#8220;noi&#8221; e &#8220;loro&#8221;? Sarebbe molto meglio, probabilmente, non scoprirlo mai. Sarebbe meglio&#8230;Non scoprirlo mai!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attorno alla fine del XIX secolo, gli alchimisti della citt\u00e0 tedesca di Sonneberg nella Turingia meridionale compiono un significativo passo avanti nel processo per giungere alla creazione del perfetto essere umano artificiale. 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