{"id":19590,"date":"2016-02-24T07:24:04","date_gmt":"2016-02-24T06:24:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19590"},"modified":"2016-02-24T07:32:11","modified_gmt":"2016-02-24T06:32:11","slug":"il-valore-di-unauto-che-ha-trascorso-70-anni-in-un-lago","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19590","title":{"rendered":"Il valore di un&#8217;auto che ha trascorso 70 anni in un lago"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NP57D2-mlnY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19591\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19592\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-500x313.jpg\" alt=\"Bugatti Type 22\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persino in quel momento, ubriaco fradicio, quell&#8217;uomo aveva l&#8217;alone. Un tiepido luc\u00f2re, d&#8217;esperienza e\u00a0<em>savoir faire<\/em>, quel senso del luogo e delle circostanze che i britannici, dall&#8217;altra parte del Canale,\u00a0amavano chiamare smart-<em>ness<\/em>. Ma Adalbert sapeva molto bene che quella sera, finalmente, avrebbe avuto la vendetta tanto attesa. &#8220;Shick!&#8221; Singhiozz\u00f2\u00a0Ren\u00e9 Dreyfus, premiato pilota francese da corsa poco meno che trent&#8217;enne, con alle spalle gi\u00e0 una carriera di trionfi a Monaco, Rheims, Firenze, in Belgio, a Tripoli e in Nord Africa, al volante di auto che il cinematografo avrebbe chiamato, senz&#8217;ombra di dubbio, da sogno. &#8220;P-Poker alla texana, che cosa vuoi dire?&#8221; D&#8217;un tratto, il sommesso vociare della grande sala dell&#8217;Aviation Club de France, senz&#8217;altro la\u00a0sala da gioco pi\u00f9 alla moda di tutti gli Champs Elysees, sembr\u00f2 calare di un tono. &#8220;Oh, vecchio amico mio! Ero certo\u00a0che tu lo conoscessi gi\u00e0. Non dici sempre che vorresti aprire un locale\u00a0a New York?&#8221; Ovviamente, nessuno avrebbe mai potuto dubitare della buona fede di Adalbert Bod\u00e9, famoso\u00a0<em>viveur<\/em> della citt\u00e0 delle luci, uomo dai molti pregi ed ancor pi\u00f9 misteri, venuto dalla Svizzera per bucare il cuore delle fanciulle e dei loro mariti. Del resto\u00a0la sua inflessione strascicata, lo sguardo vacuo e l&#8217;eccessivo entusiasmo provavano, in tutto e per tutto,\u00a0uno stato d&#8217;inebriatura almeno pari a quello della controparte. &#8220;Guarda. \u00c8&#8230;\u00c8&#8230;Facilissimo. Si mettono tre carte sul tavolo, cos\u00ec. Poi, ciascuno ne prende due, coperte.&#8221; A quel punto, gi\u00e0 stava iniziando a formarsi un capannello attorno al tavolo delle due celebrit\u00e0 nazionali. Di certo non molti, nella Parigi del 1934, gi\u00e0 conoscevano le regole di quello che sarebbe diventato, di l\u00ec a una trentina d&#8217;anni, il gioco pi\u00f9 amato dai migliori casin\u00f2 di Las Vegas. &#8220;Ce l&#8217;hai? Le hai guardate? Perfetto. Ora immagina che stiamo gi\u00e0 giocando. A questo punto, faremmo le nostre puntate. Poi si prende un&#8217;altra carta, cos\u00ec&#8230;&#8221; Ci fu un leggero tremol\u00eco delle grandi lampade in sala, progettate per rispondere al gusto del nascente\u00a0Art Dec\u00f2. &#8220;E la si mette accanto alle altre. Lo vedi? Adesso sono tre. Ma in realt\u00e0, sarebbe pi\u00f9 giusto dire, CINQUE. Perch\u00e9 formano, con quelle che io ho in mano, e tu hai mano, un&#8217;unica mano.&#8221; Qualcuno ridacchi\u00f2 tra il pubblico, il pilota Dreyfus aggrott\u00f2 le sue sopracciglia. &#8220;Si, proprio cos\u00ec. Lo scopo del gioco \u00e8 formare delle serie vincenti, come nella versione pi\u00f9 classica. Ma una certa quantit\u00e0 di carte sono in comune, e scoperte. Dopo il primo giro di puntate, si aggiunge una quarta carta sul tavolo. Cos\u00ec alla fine, ogni giocatore ne avr\u00e0 un totale di SEI. Non \u00e8 divertente?&#8221; Mormorio d&#8217;approvazione diffuso. &#8220;Shick!&#8221; Fece Dreyfus &#8220;C-Carino. Ehi, ma tu sei davvero u-ubriaco?!&#8221;\u00a0Adalbert ridacchi\u00f2 in modo sciocco. Quindi si vers\u00f2 il quarto\u00a0bicchiere dello champagne pi\u00f9 a buon prezzo di uno dei bar pi\u00f9 cari del quartiere pi\u00f9 rinomato, della citt\u00e0 pi\u00f9 famosa. &#8220;Certo!&#8221; Le labbra ritirate a mostrare i denti. Un lieve risucchio d&#8217;aria, perfettamente udibile dall&#8217;altro lato del tavolo: &#8220;Certo, che lo sono.&#8221; La folla, compreso che il momento non era ancora arrivato, si allontan\u00f2 momentaneamente. Restando, comunque,\u00a0fin troppo pronta a testimoniare&#8230;<br \/>\nE cos\u00ec, la serata trascorse tranquilla, almeno per il paio d&#8217;orette a venire. I due uomini parlarono a lungo di vari argomenti, della ferrovia della\u00a0Pennsylvania, che recentemente aveva esteso i suoi binari fino alle propaggini meridionali dei Grandi Laghi del Nord. E del progetto ancor pi\u00f9 ambizioso, fortemente voluto dallo zar Nicola II, di ultimare una via ferrata da Mosca a Vladivostok, attraverso la sperduta Siberia &#8220;Ah, quei russi! Non ce la f-faranno mai!&#8221; Esclam\u00f2 il francese. In ultima analisi, pareva essersi ripreso un po&#8217; dalla sbronza. Quindi, l&#8217;argomento pass\u00f2 alle gare d&#8217;automobili, ed alla breve rivalit\u00e0 intercorsa tra i due, quando Adalbert, prima di trasferirsi a Parigi,\u00a0correva\u00a0da privato nei campionati della\u00a0C\u00f4te d&#8217;Azur. &#8220;Cos\u00ec, sei venuto in Bugatti. \u00c8 l&#8217;auto che credo?&#8221; Dreyfus batt\u00e8 la mano sul tavolo: &#8220;Lo sai benissimo! Shick! Certo che si. La\u00a0Tipo 22 del &#8217;25, quella che avevo la sera. La sera di&#8230;&#8221; A questo punto, la gestualit\u00e0 si fece concitata. Adalbert gli fece cenno di fermarsi. Troppe persone, ancora, stavano prestando orecchio alla loro conversazione. Ma nello stesso tempo, la sua espressione si anim\u00f2. Gli occhi si spalancarono, la bocca si alz\u00f2 agli angoli in un accenno di sorriso: &#8220;Ottimo, fantastico!&#8221;\u00a0Entrambi sapevano che cosa significava una tale ammissione. C&#8217;era una storia, dietro. Gi\u00e0 Dreyfus, uomo di parola pi\u00f9 che ogni altra cosa, adocchiava l&#8217;immacolato mazzo di carte. Era giunto il momento lungamente\u00a0atteso: &#8220;Come promesso. Giochiamo?&#8221;<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una storia avvolta da un alone mistico di leggenda. Fu certamente un punto di svolta, dal punto di vista situazionale, che tuttavia non cambi\u00f2 in modo significativo la vita di alcuno\u00a0dei due protagonisti del nostro racconto. Ma i testi di\u00a0automobilismo lo raccontano con trasporto, da quando Hans Marti, rinomato\u00a0storico sul tema della famosa casa Bugatti, lo formul\u00f2 per giustificare la presenza di un&#8217;auto nonostante tutto piuttosto rara, tra le profondit\u00e0 pi\u00f9 oscure del golfo di Ascona. E chi davvero pu\u00f2 dire con quali basi di ricerca,\u00a0oppure voli pindarici (d&#8217;informata) fantasia! Perch\u00e9 si dice incredibilmente che fu proprio quella sera, con una contro-posta tutt&#8217;ora del tutto sconosciuta, e motivazioni ancora pi\u00f9 strane, che il celebre pilota internazionale perse il suo stesso veicolo, a vantaggio del suo avversario del tavolo verde, che anch&#8217;egli, in passato, aveva impugnato i volanti da corsa, ma restava decisamente pi\u00f9 famoso come proprietario di un bar, abile affabulatore e playboy. E fu cos\u00ec che Bod\u00e8, come probabilmente aveva progettato fin dall&#8217;inizio, quella sera torn\u00f2 a casa con una Tipo 22 prodotta dalla famosa casa di\u00a0Molsheim, nell&#8217;Alsazia dell&#8217;Impero Germanico, un territorio tornato alla Francia soltanto a seguito del trattato di Versailles. Un&#8217;auto, all&#8217;epoca dello scambio, gi\u00e0 tutt&#8217;altro che nuova, e non ancora abbastanza vecchia da potersi considerare, come faremmo senz&#8217;altro quest&#8217;oggi, &#8220;pregiata e d&#8217;epoca&#8221;. Ma pur tuttavia un oggetto di un certo indubbio valore, se non altro perch\u00e9 appartenente alla prima serie di un produttore che gi\u00e0 allora, si stava capendo benissimo, avrebbe fatto la storia dell&#8217;automobilismo. Le auto di Bugatti, all&#8217;epoca, erano piuttosto rivoluzionarie, in primo luogo per l&#8217;impiego di un sistema del motore con pi\u00f9 valvole per ciascun cilindro, ed altrettanto venivano tenute in alta considerazione per la cura estetica infusa nel loro design, da parte dell&#8217;emigrato italiano, figlio e fratello d&#8217;artisti, che nel 1900 aveva chiesto ed ottenuto un ingente finanziamento dai conti\u00a0Gulinelli di Ferrara, trasferendosi quindi in Germania per produrre i famosi &#8220;fulmini blu&#8221;.<br \/>\nChiunque, vincendo un simile mezzo a carte, l&#8217;avrebbe tenuto in alta considerazione, e si sarebbe curato che rimanesse intonso fino alle prossime generazioni. Chiunque, ma non Adalbert Bod\u00e8.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19595\" aria-describedby=\"caption-attachment-19595\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=19595#main\" rel=\"attachment wp-att-19595\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19595 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/bugatti-500x333.jpg\" alt=\"bugatti\" width=\"500\" height=\"333\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/bugatti-500x333.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/bugatti-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19595\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/test-drivez.com\/technical-characteristics\/bugatti-type-22.html\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia della Tipo 22 passata a Bod\u00e8, ammesso che fosse veramente stata sua (un fatto ancora da dimostrare al 100%, visto come ulteriori\u00a0indagini sembrino attribuire\u00a0la Bugatti ad un architetto locale) ha un seguito che sfocia nell&#8217;incredibile. Perch\u00e9 successe, qualche tempo dopo la fatidica serata, che egli decidesse di tornare nella sua nat\u00eca Svizzera, passando per l&#8217;Italia. Ma che al confine, suo malgrado, gli venisse spiegato come per portare l&#8217;automobile in patria dovesse pagare una certa tassa d&#8217;importazione, probabilmente piuttosto alta (chi lo sa?) ma di certo, lo dimostrano i fatti, superiore alle sue tasche. A quel punto, poteva fare molte cose. Ed una di queste, la fece: guidata la fatidica quattro ruote fin su di una scogliera a strapiombo sul Lago Maggiore, in prossimit\u00e0 del comune di Ascona, scese dal sedile del conducente, prese fiato e la spinse gi\u00f9.<br \/>\nMa non prima di averla legata, fu\u00a0scoperto in seguito dagli studiosi del caso, con alcune lunghe e solide catene, che avevano il probabile scopo di recuperarla in un secondo momento. Secondo altre versioni della storia, invece, fu proprio la polizia svizzera di frontiera a compiere un simile folle gesto, senza piet\u00e0 per la vecchia, ma pur sempre pregiata sportiva d&#8217;importazione. Fatto sta, purtroppo, che le catene si spezzarono. E l&#8217;automobile, attirata senza falla dall&#8217;insistente\u00a0forza di gravit\u00e0, affond\u00f2 fino a 54 metri dalla superficie, dove nessuno, con la tecnologia d&#8217;immersione disponibile negli\u00a0anni &#8217;30 e immediatamente a seguire, avrebbe mai potuto sperare di recuperarla.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19593\" aria-describedby=\"caption-attachment-19593\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/93pbsltBBZc\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19593 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-2-500x313.jpg\" alt=\"Bugatti Type 22-2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-2-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-22-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19593\" class=\"wp-caption-text\">A volte, mani di fanciulla riemergono stringendo l&#8217;impugnatura di spade o altri munifici implementi arturiani. Certe altre, occorre usare una gru.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Passarono gli anni. Nessuno, tra la brava gente di Ascona, aveva mai visto l&#8217;automobile, eppure, in qualche maniera, la sua esistenza era nota agli anziani del paese. C&#8217;era una voce, che girava, sui motori fiammanti perduti dagli occhi del mondo, semi-incagliati nella sabbia, persino mangiucchiati dai granchi. E ci\u00f2 che la leggenda aspettava, come sua massima prerogativa, era soltanto qualcuno che avesse il coraggio, e la forza, di riscoprirla. Finch\u00e9\u00a0il 18 agosto del 1967,\u00a0Ugo Pillon, subacqueo del Centro\u00a0di Salvataggio locale, non sfrutt\u00f2 gli ultimi ritrovati in materia tecnica per raggiungere il fondo del golfo e riportare in superficie la lieta, nonch\u00e9 inaspettata, novella: l&#8217;automobile non soltanto era ancora l\u00ec, ma appariva relativamente integra (per quanto potesse esserlo un&#8217;oggetto abbandonato tanto a lungo in un lago) e soprattutto, magnifica. Da quel giorno, le visite si moltiplicarono. Chiunque avesse la capacit\u00e0 di immergersi fino ad una simile profondit\u00e0, inizi\u00f2 a considerare il veicolo come una sorta di monumento locale al passato, un&#8217;attrazione\u00a0irrinunciabile di Ascona, alla pari del\u00a0castello medievale e della chiesa romanica di san Materno. E per di pi\u00f9 risollevarla e portarla a riva sarebbe stato, tecnologicamente, tutt&#8217;altro che semplice. Cos\u00ec si credeva, con ottime ragioni, che l\u00ec\u00a0sarebbe rimasta, per sempre.<br \/>\nSe non che, purtroppo, la vicenda collegata alla storia postuma di questo autoveicolo non giunse ad arricchirsi, in maniera indiretta, di un risvolto particolarmente infausto. Accadde infatti che nel 2008 un giovane svizzero di 22 anni,\u00a0Damiano Tamagni, venisse malmenato per\u00a0un possibile tentativo di rapina avvenuto durante il\u00a0carnevale di Locarno, finendo per perdere la vita. E che il padre quindi, assieme al club d&#8217;immersione a cui entrambi erano iscritti, decidesse d&#8217;istituire a suo nome un&#8217;organizzazione benefica, con lo scopo di combattere la violenza giovanile. Fu cos\u00ec che la Fondazione Tamagni, tra le sue prime iniziative, scelse di appoggiare\u00a0un&#8217;impresa che aveva dell&#8217;incredibile: ripescare la mitica Bugatti del lago.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19591\" aria-describedby=\"caption-attachment-19591\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/p9pK1ZU8gl4\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19591 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-13-500x313.jpg\" alt=\"Bugatti Type 13\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-13-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-13-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Bugatti-Type-13.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19591\" class=\"wp-caption-text\">Certo, riportarla allo stato impeccabile di questa magnifica Tipo 13 sarebbe stato parecchio difficile. Per non dire impossibile, senza ricostruirla praticamente da capo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu un&#8217;impresa, non molto sorprendentemente Titanica, in pi\u00f9 di un senso di questo termine (Ah, Leo, vincerai l&#8217;Oscar, stavolta?) Che comport\u00f2 l&#8217;impiego di una piattaforma galleggiante ad alto contenuto tecnologico, denominata Ippocampo. La quale,\u00a0nella notte fra il 25 e il 26 dicembre 2008, affond\u00f2, a causa del brutto tempo. Inoltre, quell&#8217;inverno, tutto il Ticino fu colpito da un gelo attanagliante, e i lavori subirono ulteriori ritardi per via delle neve. Tuttavia, gloriosamente, meravigliosamente, il\u00a012 luglio del 2009 l&#8217;automobile riemerse dai flutti, tra gli applausi dei presenti, pi\u00f9 di 2.000 persone, accorse anche dai paesi vicini. In paese ci fu una grande festa, ed alla fine si decise, tutti comunemente d&#8217;accordo, di vendere il relitto ed investire il ricavato, doverosamente, per il finanziamento della fondazione Tamagni. Cos\u00ec l&#8217;automobile, o per meglio dire ci\u00f2 che ne restava, fu presa in affidamento dalla nota casa d&#8217;aste Bonhams, che la batt\u00e9 il 23 gennaio del 2010, nel corso di un grande evento tenutosi a Parigi, denominato\u00a0Retromobile. Ad acquistare il veicolo, in quell&#8217;occasione, fu l&#8217;appassionato americano di Bugatti\u00a0Peter Mullin, proprietario dell&#8217;omonimo museo in California, che arriv\u00f2 a pagarla\u00a0289,050 dollari, pi\u00f9 del doppio del valore stimato. Oggi l&#8217;automobile, conservata in ogni sua parte ma non rigorosamente non restaurata, si trova ben custodita nelle sue sale dove, incredibilmente, attira l&#8217;attenzione del pubblico pi\u00f9 di ogni altro pregiato, ed integro,\u00a0veicolo della sua collezione.<br \/>\nSe soltanto l&#8217;avesse saputo, in quel lontano giorno fatale, il furbo ma ingenuo Bod\u00e8! Che qualsiasi oggetto, per quanto apparentemente comune, pu\u00f2 acquisire valore con gli anni. Ed anche in funzione dell&#8217;essere stato dato via, come niente fosse, nel corso di una tragicomica\u00a0partita a carte. Ma io credo che possa esserci qualcosa che non sappiamo. Una ragione per cui, probabilmente, l&#8217;avventuriero svizzero quell&#8217;auto l&#8217;odiava. E una volta che gli era riuscito di sottrarla al suo rivale, consumata l&#8217;atroce rivalsa, non avesse pi\u00f9, per lui, alcun valore ma fosse anzi, la ragione di sgraditi ricordi. Forse, chi lo sa, c&#8217;era di mezzo una donna. O magari una sconfitta sportiva. In genere, \u00e8 cos\u00ec che va il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Via:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/www.thetruthaboutcars.com\/2016\/02\/legend-becomes-fact-bugatti-lake\/\" target=\"_blank\">TheTruthAboutCars<\/a>, <a href=\"http:\/\/arhiva.dalje.com\/en-croatia\/three-croats-suspected-of-murdering-swiss-man\/120914\" target=\"_blank\">Dahlje.com<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.ticinonews.ch\/ticino\/46830\/ascona-dal-lago-rispunta-una-bugatti\" target=\"_blank\">Ticino News<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.mullinautomotivemuseum.com\/#!\/discovery\" target=\"_blank\">Mullins Museum<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.damianotamagni.ch\/\" target=\"_blank\">Fondazione Damiano Tamagni<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Persino in quel momento, ubriaco fradicio, quell&#8217;uomo aveva l&#8217;alone. Un tiepido luc\u00f2re, d&#8217;esperienza e\u00a0savoir faire, quel senso del luogo e delle circostanze che i britannici, dall&#8217;altra parte del Canale,\u00a0amavano chiamare smart-ness. 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