{"id":19486,"date":"2016-02-11T07:32:37","date_gmt":"2016-02-11T06:32:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19486"},"modified":"2016-02-11T07:37:08","modified_gmt":"2016-02-11T06:37:08","slug":"come-maneggiare-lanimale-piu-pericoloso-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19486","title":{"rendered":"Come maneggiare l&#8217;animale pi\u00f9 pericoloso al mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7aT2lXIb7aw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19487\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19488\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Cubomeduse-500x313.jpg\" alt=\"Cubomeduse\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Cubomeduse-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Cubomeduse-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Cubomeduse.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec&#8230; Non hai ascoltato il cartello. Eppure non poteva essere pi\u00f9 chiaro, Bagnante dello stato australiano settentrionale del Queensland, che tra novembre ed aprile\u00a0si \u00e8 trovato in un&#8217;insenatura\u00a0ad U, tra scogli troppo scivolosi da scalare. Trovando sulla strada dell&#8217;uscita, con l&#8217;accidentale funzione di\u00a0sbarrargli la strada&#8230;proprio lei. Tempo di confronti,\u00a0tra le sagome. Possibile che fosse questa, l&#8217;oggetto dell&#8217;avviso in spiaggia?\u00a0Un quadrato obliquo giallo sopra un palo, simbolo internazionale di pericolo. Con all&#8217;interno del perimetro, una figura umana con la testa fra le onde (si, sei te quello) e le gambe avvolte dalle propaggini ulteriori di una strana bestia, lunga pressoch\u00e9 30 cm, se si conta solamente il corpo principale. &#8220;Che potr\u00e0 mai farmi, un animale tanto piccolo!&#8221; Avrai pensato, oppure: &#8220;Non \u00e8 mica una CA-RA-VEL-LA POR-TO-GHE-SE. Male che vada, baster\u00e0 prestare la dovuta attenzione. Far\u00f2 il bagno con gli occhiali da immersione, per vedere pi\u00f9 lontano.&#8221; Che ottima idea! E probabilmente \u00e8 stato proprio questo, a salvarti. Quando, tra una bracciata e l&#8217;altra, ti \u00e8 parso di scorgere una testa trasparente sopra i flutti, quasi avessero decapitato il corpo di un fantasma. Un residuo ectoplasmico. Un teschio di cristallo. Il potenziale segno della fine che&#8230;\u00a0Ottimo! No, dico, perfetto. Perch\u00e9 gi\u00e0 soltanto il fatto di poterlo descrivere, ti ha posto nel 15% circa delle potenziali vittime pi\u00f9 fortunate. \u00c8 terribilmente difficile, sia chiaro, scorgere tra le acque la figura della\u00a0<em>Chironex fleckeri<\/em>, (molto) amichevolmente detta &#8220;grande medusa a scatola&#8221; o &#8220;vespa di mare&#8221; perch\u00e9 \u00e8 semi-trasparente, e tende a dare seguito alla naturale rifrazione della luce. Il fatto stesso di\u00a0paragonare una di queste bestie all&#8217;insetto a strisce pi\u00f9 aggressivo e potenzialmente fastidioso dell&#8217;ambiente terrigeno, in effetti, \u00e8 come dire che un candelotto di dinamite \u00e8 una piccola bomba atomica, o una pistola giocattolo, di quelle che sparano la gommapiuma, equivale a un carro armato della seconda guerra mondiale.<br \/>\nD&#8217;un tratto, mentre galleggi nello stretto spazio della tua escursione, con l&#8217;ammasso gelatinoso a separarti dalla libert\u00e0, ti ritorna in mente come una visione\u00a0il mini-documentario visto su Internet, appena l&#8217;altro giorno E poi dimenticato, chiss\u00e0 poi perch\u00e9. Che descriveva, molto dettagliatamente, la sensazione di essere colpiti da uno di questi animali. Evocata nel seguente\u00a0modo: &#8220;Immaginate la lama bollente di un coltello riscaldato sul fuoco fino al calor rosso, che vi viene appoggiata sulla pelle. Ora moltiplicate il dolore per 10 volte, e prolungatelo per una ventina di minuti. Quindi fatelo seguire da almeno sei giorni della stessa sensazione, progressivamente meno forte, mentre l&#8217;organismo si riprende dallo shock.&#8221; Questo, chiaramente, se siete davvero molto\u00a0fortunati. Perch\u00e9 a seguito di un contatto sufficientemente\u00a0prolungato ed esteso con questa particolare specie di cubomedusa, pu\u00f2 immediatamente\u00a0sopraggiungere la morte. Non \u00e8 un modo di dire: la maggior parte delle volte, il malcapitato lascia questo mondo, nel giro di&#8230;Un paio di minuti. Il mamba nero, per intenderci, che viene considerato il serpente pi\u00f9 letale del pianeta, ti uccide mediamente nel giro di 7-15 ore. Mentre l&#8217;avvelenamento prodotto da una simile sostanza oceanica (o per meglio dire, un composto di) \u00a0\u00e8 talmente virulento, in effetti, che non lascia neanche\u00a0il tempo d&#8217;impiegare il siero antiveleno. Che comunque, per fortuna, esiste. Grazie all&#8217;opera convinta di persone come il protagonista del nostro video di oggi, il professor\u00a0Jamie Seymour della\u00a0James Cook University di Cairns, che tutti gli anni, giorno dopo giorno, sceglie avventurarsi nel marasma di simili atroci mostriciattoli. Solamente per raccogliere, con le proprie stesse mani, dei campioni delle cellule velenifere della medusa, con il fine di comprenderne il terribile funzionamento. Un mestiere complicato, che non pu\u00f2 prescindere da qualche puntura occasionale. Ciascuna resa incancellabile, tra l&#8217;altro, dalle vistose cicatrici che tendono a rimanere a seguito della puntura sub\u00ecta. Ma diamine, umida\u00a0vittima designata dal destino, che a causa delle rocce in avanzato stato d&#8217;erosione non pu\u00f2 scavalcare, n\u00e9 aggirare la vespa di mare: non tutto \u00e8 perduto. C&#8217;\u00e8 ancora un metodo rischioso per salvarti&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_19487\" aria-describedby=\"caption-attachment-19487\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SP6TB8kiZB0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19487\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19487 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Chironex-Fleckeri-500x313.jpg\" alt=\"Chironex Fleckeri\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Chironex-Fleckeri-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Chironex-Fleckeri-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Chironex-Fleckeri.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19487\" class=\"wp-caption-text\">Il conduttore del programma Venom Hunters intervista ed assiste il Dr. Jamie Seymour, un altro biologo marino attivo nel campo della ricerca sulle cubomeduse. Nel momento topico della scena, i due mostrano la maniera impiegata per raccogliere il veleno dell&#8217;animale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puoi tentare di scavalcarla? Difficile, vista la situazione. Puoi passarci sotto? Giammai, impossibile! La Fleckeri, che prende il nome dal\u00a0tossicologo\u00a0Hugo Flecker che per primo cattur\u00f2 questa creatura, dispone di circa 15 tentacoli per ciascun vertice del suo corpo centrale squadrato, ciascuno dei quali lungo fino a 3 metri. Nonch\u00e9 ricoperto dalla maggiore concentrazione di nematocisti, le cellule che producono ed iniettano il veleno dritto nelle vene delle prede naturali o i nuotatori umani che dovessero loro malgrado attivarle, toccando con la propria pelle la struttura a pressione\u00a0di quello che viene chiamato lo cnidociglio, direttamente collegato all&#8217;estrusione di un filamento cavo, funzionalmente non dissimile dall&#8217;ago ipodermico creato dagli umani. L&#8217;etologia stessa della Fleckeri\u00a0del resto, \u00e8 particolarmente distintiva: se confrontata con\u00a0molti degli altri celebri appartenenti al vasto\u00a0<em>phylum<\/em> degli Cnidaria, che include i piccoli idrozoi simili al plankton, le stauromeduse (che trascorrono una parte della propria vita bene assicurate al fondale) e naturalmente gli scifozoi, in alternativa detti &#8220;vere meduse&#8221; la cubomedusa\u00a0\u00e8 infatti un predatore attivo, che pu\u00f2 non fluttua trasportato dalle correnti ma pu\u00f2 bens\u00ec muoversi a velocit\u00e0 anche considerevoli, grazie alla conformazione del suo poderoso ombrello muscolare, in grado\u00a0di stringersi nella parte inferiore per costringere ed incanalare l&#8217;acqua. I suoi sei metri al minuto massimi che pu\u00f2 raggiungere questa creatura, documentati in uno studio del 1982 del Dr.\u00a0Barnes, Robert D. (1982) vengono talvolta\u00a0riassunti nella preoccupante espressione di &#8220;Veloce come un nuotatore olimpico&#8221;.<br \/>\nInoltre, la vespa di mare\u00a0non \u00e8 cieca, anzi, ci vede benissimo: questo perch\u00e9 non soltanto \u00e8 dotata della ventina di fotorecettori primitivi simili a quelli di molti dei suoi parenti pi\u00f9 prossimi, in grado di rilevare la direzione di provenienza della luce, ma anche di quattro veri e propri occhi solamente suoi, due rivolti verso l&#8217;alto e due verso il basso,\u00a0con tanto di retine, cornee e cristallini. Ci\u00f2 gli permette non soltanto di distinguere le forme e gli specifici contorni delle cose, ma sembrerebbe puntare ad un balugin\u00eco d&#8217;intelligenza pressoch\u00e9\u00a0impossibile, o per lo meno improbabile, in una creatura composta al 96% d&#8217;acqua e del tutto priva di un cervello centrale. Eppure, nelle circostanze di diversi esperimenti condotti nel 2007 sulle specie\u00a0<em>Tripedalia cystophora<\/em> e <em>Chiropsella bronzie\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/jeb.biologists.org\/content\/jexbio\/210\/20\/3616.full.pdf\" target=\"_blank\">da\u00a0Garm, M. O&#8217;Connor, L. Parkefelt e D.-E. Nilsson<\/a>, \u00e8 stato dimostrato come queste riescano ad identificare ed evitare degli ostacoli ad elevato contrasto di colore posti nel loro ambiente, ovvero tra le\u00a0colonnine in materiale plastico disposte dagli scienziati, tutte quelle che gli riuscisse di vedere facilmente con i loro occhi organi sensoriali relativamente\u00a0primitivi. Nel corso di questo studio, incidentalmente, \u00e8 stato rivelato come le meduse sembrassero temere il colore rosso, che da allora viene usato, di preferenza, per la costituzione delle reti usate per proteggere le spiagge da queste creature.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19489\" aria-describedby=\"caption-attachment-19489\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fijd7CEF3N8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19489\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19489 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Jellyfish-Sting-500x313.jpg\" alt=\"Jellyfish Sting\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Jellyfish-Sting-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Jellyfish-Sting-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/02\/Jellyfish-Sting.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19489\" class=\"wp-caption-text\">Non tutte le cubomeduse sono immediatamente, terribilmente letali. In questo video, George Kourounis di Angry Planet sceglie di farsi pungere di proposito dall&#8217;esemplare di una specie pi\u00f9 piccolo, al fine di testare i particolari rimedi sviluppati da Ben C, un abitante locale. A giudicare dalle sue smorfie successive,\u00a0non parrebbe esserci\u00a0un sollievo\u00a0immediato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed a questo punto, guardando i video, l&#8217;avrete certamente capito: c&#8217;\u00e8 un modo per prendere in mano in relativa sicurezza una vespa di mare, e questo \u00e8 semplicemente riassumibile nell&#8217;espressione &#8220;dalla sommit\u00e0 dell&#8217;ombrello&#8221;. Al di l\u00e0 della maggiore concentrazione dei nematocisti, che si trovano sui tentacoli, l&#8217;animale ne ha degli altri in prossimit\u00e0 della bocca, usati per sopraffare le sue prede, generalmente dei piccoli pesci. Ma pressoch\u00e9 nessuno nella parte superiore. A tal punto, in effetti, risulta privo di predatori naturali. Sia chiaro, ad ogni modo, che un simile gesto condotto ai danni della Fleckeri sarebbe estremamente incauto, persino affine al suicidio, per lo meno in assenza di una preparazione specifica e numerose esperienze pregresse di apprendimento. Non \u00e8 tuttavia impossibile, con un po&#8217; di spregiudicata fantasia, immaginare una situazione in cui sapere questo potrebbe portare alla salvezza della propria stessa vita. Ma il problema fondamentale, come dicevamo, resta un altro: nella maggior parte dei casi, la vittima della cubomedusa non fa neanche in tempo a vederla, prima di essere colpito. Ed a quel punto, tutto quello che resta \u00e8 affidarsi ai soccorsi immediati dei presenti ed alle\u00a0proprie capacit\u00e0 di sopportazione e recupero. Nessuna ambulanza, infatti, pu\u00f2 raggiungere la scena prima della crisi.\u00a0Presso la maggior parte delle spiagge australiane, soprattutto nella parte settentrionale del paese, sono presenti delle postazioni di primo soccorso fornite di boccette di aceto, poich\u00e9 questa sostanza, \u00e8 dimostrato, possiede la capacit\u00e0 di disattivare i nematocisti nei tentacoli rimasti attaccati alla pelle del bagnante, che altrimenti possono continuare a rilasciare notevoli quantit\u00e0 di veleni.\u00a0Jamie Seymour, nel nostro video di apertura, ne descrive il micidiale funzionamento: la medusa ne possiede due. Il primo, velocissimo, che distrugge le cellule dell&#8217;organismo rendendole porose, a tal punto che il potassio ivi contenuto si mescola con il sangue, causando un potenziale arresto cardiaco. Ed il secondo che interviene a distanza di qualche minuto, nel caso in cui l&#8217;organismo umano avesse iniziato a riprendersi, per dare il colpo di grazia e spegnere definitivamente una vita. Senza nessun tipo di rimpianto. Tra il\u00a01884 e il 1996, secondo Wikipedia, soltanto in Australia le morti dovute alla punture di cubomedusa sono state 63. Con un numero probabilmente molto superiore nelle Filippine, in Vietnam e in nuova Guinea, dove l&#8217;espediente di proteggere le spiagge nella stagione di maturazione dei polipi (lo stadio infantile della vespa di mare) risulta pressoch\u00e9 sconosciuto. La maggior parte delle lesioni sub\u00ecte ad ogni modo, per fortuna, non risultano letali. Questo per il semplice fatto che il dolore sviluppato al contatto dei tentacoli si palesa\u00a0talmente immediato ed intenso, che molte delle potenziali vittime riescono a scostarsi in tempo, prima di essere completamente avviluppati dalle terribili appendici assassine.<br \/>\nSiamo stranamente molto pi\u00f9 propensi a temere gli squali, durante i nostri ipotetici bagni nelle acque australiane, degli animali predatori che tendenzialmente non amano particolarmente la carne umana. E che comunque, per arrecarci danno, devono effettivamente interessarsi a noi, scegliendo individualmente di darci la caccia. Mentre ben diverso \u00e8 il caso di un predatore molto pi\u00f9 piccolo, che fluttuando delicatamente nell&#8217;acqua, non potrebbe evitare di essere pericoloso, neanche a volerlo. Una cubomedusa media della specie Chironex fleckeri\u00a0contiene abbastanza veleno per uccidere 60 umani, oppure una mezza dozzina di elefanti, pronto ad essere rilasciato al minimo contatto. In poche parole, chi tocca muore. Chi la vede, la evita.\u00a0Tutti gli altri&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E cos\u00ec&#8230; Non hai ascoltato il cartello. Eppure non poteva essere pi\u00f9 chiaro, Bagnante dello stato australiano settentrionale del Queensland, che tra novembre ed aprile\u00a0si \u00e8 trovato in un&#8217;insenatura\u00a0ad U, tra scogli troppo scivolosi da scalare. Trovando sulla strada dell&#8217;uscita, con l&#8217;accidentale funzione di\u00a0sbarrargli la strada&#8230;proprio lei. Tempo di confronti,\u00a0tra le sagome. Possibile che fosse &#8230; <a title=\"Come maneggiare l&#8217;animale pi\u00f9 pericoloso al mondo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19486\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Come maneggiare l&#8217;animale pi\u00f9 pericoloso al mondo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,315,1531,479,249,987,400,889,1030,78,1530,842],"class_list":["post-19486","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-australia","tag-cnidaria","tag-esperimenti","tag-mare","tag-meduse","tag-oceano","tag-pericolo","tag-queensland","tag-scienza","tag-tentacoli","tag-veleni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19486","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19486"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19486\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19492,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19486\/revisions\/19492"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}