{"id":19208,"date":"2016-01-11T07:28:30","date_gmt":"2016-01-11T06:28:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19208"},"modified":"2016-01-11T07:28:30","modified_gmt":"2016-01-11T06:28:30","slug":"un-viaggio-allinterno-del-computer-dai-fili-di-lana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19208","title":{"rendered":"Un viaggio all&#8217;interno del computer dai fili di lana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jIbu-dJuEh0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19209\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19209\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Gobelins-tapestry-500x313.jpg\" alt=\"Gobelins tapestry\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Gobelins-tapestry-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Gobelins-tapestry-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Gobelins-tapestry.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Manufacture des Gobelins, presso il\u00a0XIII <em>arrondissement<\/em> di Parigi, alcune donne lavorano ad un&#8217;arte antica, che pur risalendo dal punto di vista concettuale fino all&#8217;epoca del Ferro, nel caso specifico costituisce\u00a0una preziosa eredit\u00e0 del ben pi\u00f9 prossimo Barocco. Tutto inizi\u00f2 nel 1662, quando Luigi XIV di Borbone (modestamente detto <em>Le Roi Soleil<\/em>) ebbe l&#8217;insolita iniziativa di acquistare gli edifici di alcuni tra i suoi molti debitori, ovvero i nobili della famiglia Gobelin di Reims. Un tale onore, come da prassi narrativa delle fiabe leggendarie, fu concesso in conseguenza di un segreto semi-mitico che soltanto loro possedevano, quello usato per produrre il benamato\u00a0pigmento della cocciniglia scarlatta, creando dalla presenza disgustosa dell&#8217;insetto, un colore che risultasse raro, ed altrettanto fondamentale per qualsiasi stoffa degna di un Re. Ma tende rosse, divani rossi, tappezzerie rosse, e poi vestiti, cappelli, mantelli&#8230;Rossi&#8230; Sai che noia? Ed avvenne cos\u00ec, nel giro di qualche anno, che il sovrano dalle mille e pi\u00f9 statue decidesse di richiedere dal suo opificio personale un qualcosa di\u00a0pi\u00f9 variopinto, che fosse al tempo stesso magnifico e prestigioso, nonch\u00e9 collegato\u00a0ad\u00a0un particolare &#8220;filo&#8221; (Ah, ah) ininterrotto col passato: causando la rinascita, in un senso propriamente pre-moderno, della tecnica medievale impiegata per gli arazzi, ovvero il metodo complesso per\u00a0trasferire l&#8217;immagine di un dipinto in una forma che fosse al tempo stesso resistente, facilmente gestibile, estesa e per di pi\u00f9 funzionale all&#8217;isolamento termico dei saloni di un castello, di un palazzo e perch\u00e9 no, dell&#8217;aurea e scintillante reggia di Versailles. Un&#8217;idea&#8230;<br \/>\n\u00c8 nella natura di ogni cosa viva, per un ritmo di scansione e risalendo file di\u00a0scalini differenti, risalire in quella linea\u00a0graduata che \u00e8 la crescita, muovendosi da uno stato di relativa mancanza d&#8217;importanza (il seme, l&#8217;uovo, lo spermatozoo) verso l&#8217;imponente presenza di un&#8217;alto albero, o di esseri dotato di un numero variabile di ali, pinne o zampe. Mentre, consideriamo per un attimo:\u00a0noi come creatori, prima ancora che creature, sperimentiamo la pulsione alla ricerca di un processo che \u00e8 diametralmente opposto, la riduzione, ovvero lo scorporamento. Fin da quando fu scoperto che un incendio \u00e8 inevitabilmente\u00a0un male, mentre un piccolo fal\u00f2 pu\u00f2 corroborare in modo sensibile i propositi della sopravvivenza. Che una montagna \u00e8 fissa e inamovibile, mentre le sue singole pietre servono per fare case o cose.\u00a0Che\u00a0mantenere una pecora intera non pu\u00f2 che essere\u00a0una spesa ed un impegno superflui, a meno di\u00a0mettere a\u00a0frutto il dono\u00a0soffice del proverbiale vello&#8230;\u00c8 iniziato un processo d&#8217;introspezione proiettata alla scoperta non tanto del COSA, quanto del COME, l&#8217;assoluto tutto potesse assumere una forma utile allo scopo delineato. Nel frattempo, la scienza nascitura gi\u00e0 scopriva come ogni entit\u00e0 fosse formata, nella realt\u00e0 dei fatti, da un numero spropositato di invisibili particelle, sempre pi\u00f9 minute, atomi, poi protoni, quindi neutrini e infine&#8230;Il bosone&#8230;Di Higgs. E l&#8217;arte? Si potrebbe dire che fece lo stesso, con le immagini di sua primaria competenza. \u00c8 una questione estremamente trascurata, nella mente dei contemporanei non specializzati, il fatto che ogni stoffa sia composta in modo inevitabile da molti fili, fatti passare in modo estremamente preciso\u00a0l&#8217;uno sopra\u00a0l&#8217;altro, e quindi sotto l&#8217;altro al tempo stesso, in un intreccio che ha la forma del prodotto tessile desiderato. Ed \u00e8 cos\u00ec che si allontana, dagli occhi e infine dalla mente, quello schema fondamentale che costituisce essenzialmente l&#8217;armatura (termine tecnico) ovvero il modo d&#8217;intrecciarsi tra le fibre reciprocamente perpendicolari: la trama, in orizzontale, e l&#8217;ordito, in verticale. Ma immaginate solo per un attimo, adesso, di decidere di colorare le due parti del costrutto,\u00a0reciprocamente, in bianco e in nero. Ci\u00f2 che avrete dunque modo di conoscere, ad opera completa, sar\u00e0 l&#8217;immagine perfetta di una semplice scacchiera, in cui le molte entit\u00e0 longilinee, apparendo in alternanza, formeranno una matrice di punti. Chiamateli voi pure\u00a0pixel, se lo\u00a0preferite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ogni cosa, come assoluta e imprescindibile prerogativa, pu\u00f2 esser fatta in modi estremamente differenti. C&#8217;\u00e8 questa presunzione dei moderni, che nasce dal bisogno percepito di subordinare tutto al risultato finale, che considera l&#8217;impiego di ogni macchina come un pregio inerente, lo strumento di un accrescimento del valore di ci\u00f2\u00a0che si sta fabbricando. Ed analogamente, esiste un duraturo\u00a0movimento del cosiddetto &#8220;fatto a mano&#8221; che vorrebbe fossero bandite tutte quelle cose che devono la propria esistenza a validi strumenti, che non siano solamente le appendici polidattili del corpo umano. Ecco, dunque, dove andrebbe collocata l&#8217;opera delle abili fanciulle della Manifattura Gobelin: nel centro esatto, in bilico tra l&#8217;una e l&#8217;altro eccesso. Perch\u00e9 la loro metodologia, che gli permetter\u00e0 nel tempo di produrre un imponente\u00a0arazzo dal motivo all&#8217;apparenza floreale, si bassa nell&#8217;effettivo impiego di un attrezzo non esageratamente complesso.\u00a0Ma di certo, sofisticato, e il cui nome \u00e8 gi\u00e0 un programma: il telaio ad alto liccio, o\u00a0<em>\u00e0 tisser vertical.\u00a0<\/em>Che consiste, essenzialmente, di due semplici piantane laterali o montanti, con due rulli detti curli (o subbi) che una volta allontanati tramite l&#8217;apposito sistema a vite infinita, si occupano di tenere in tensione la serie dei fili verticali (l&#8217;ordito) facendolo passare all&#8217;interno della bacchetta dei licci, un meccanismo che permette,\u00a0volta per volta, di\u00a0alzare e distanziare ciascun singolo filo a piacimento. Questo perch\u00e9 le tessitrici, con abilit\u00e0 artigiana affinata attraverso gli anni, dovranno passare tra questi gli\u00a0strumenti di particolari\u00a0navette o brocci, ciascuna delle quali simile a un puntale in legno con una sfera all&#8217;altra estremit\u00e0, attorno al quale sono stati avvolti i fili dei colori scelti per l&#8217;impiego\u00a0nel lavoro di giornata.\u00a0L&#8217;immediata immagine che evoca la loro opera certosina, proiettata attraverso lo spazio e il tempo, \u00e8 quello di un suonatore o suonatrice d&#8217;arpa, che pizzicando le corde per produrre una mistica ed occulta sinfonia, approfitta delle circostanze per intrappolar la musica, attraverso l&#8217;uso di un magico filo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19210\" aria-describedby=\"caption-attachment-19210\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NvOWNzIlQDY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19210\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19210 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Concetta-500x313.jpg\" alt=\"Telaio Concetta\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Concetta-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Concetta-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Concetta.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19210\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;alternativa co\u00e9va al telaio della Gobelin, anch&#8217;essa spesso usata per gli arazzi ma di dimensioni assai minori, \u00e8 questa del sistema cosiddetto &#8220;a basso liccio&#8221; in cui il distanziamento dei fili pari e dispari avviene tramite l&#8217;impiego di un meccanismo a pedali. Questo apparato era molto diffuso in Italia fino almeno agli anni &#8217;40 e &#8217;50, come ci racconta nel presente video la Sig.ra Concetta Centonze di Sternatia, comune del Salento. Tra gli altri elementi non presenti nel telaio ad alto liccio francese, lo strumento del pettine, l&#8217;apparecchio a scorrimento che si impiega per spingere verso il basso dell&#8217;ordito i fili latitudinali della trama.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec si prosegue, dritto e rovescio, componendo l&#8217;immagine non tanto tramite l&#8217;intreccio dei fili, ma dall&#8217;armatura risultante. Nel concetto stesso dell&#8217;arazzo, anzi, \u00e8 convenzione che l&#8217;ordito risulti del tutto invisibile ad opera completa, creando la perfetta analogia di un quadro, ma di stoffa. \u00c8 un&#8217;opera fondata su particolari accorgimenti. Per produrre l&#8217;immagine dell&#8217;arazzo, le\u00a0esperte manovratrici dei brocci dovranno seguire\u00a0pedissequamente\u00a0un&#8217;immagine ben precisa, definita cartone, spesso fornita dal committente o per l&#8217;intercessione di un artista di fama. Tra i pittori che hanno creato opere per la riproduzione tramite questa specifica metodologia, troviamo Raffaello,\u00a0Fran\u00e7ois Boucher, Pieter Paul Rubens, Francisco Goya&#8230; Nel video di apertura, che per inciso \u00e8 tratto dalla ricca selezione sul canale\u00a0YouTube del museo\u00a0J. Paul Getty di Londra, si possono osservare alcuni interessanti artifici operativi per facilitare il compito dell&#8217;effettiva messa in opera, tra cui l&#8217;impiego del cartone stesso, appeso alle spalle delle lavoratrici, ed uno specchio posto invece di fronte, all&#8217;altro lato dei fili dell&#8217;ordito. Inoltre su questi ultimi sono state tracciate alcune linee dei contorni desiderati, che in condizioni ideali, posizionandosi ad arte, dovranno trovarsi perfettamente allineate col riflesso antistante. Cos\u00ec la tessitrice potr\u00e0, scostando delicatamente la materia tessile posta di fronte ai suoi occhi, vedere allinearsi la sua opera <em>in fieri<\/em> col modello di partenza tracciato su carta.<\/p>\n<figure id=\"attachment_19211\" aria-describedby=\"caption-attachment-19211\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/f1aOh27CRCs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19211\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19211 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Peruviano-500x313.jpg\" alt=\"Telaio Peruviano\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Peruviano-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Peruviano-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Telaio-Peruviano.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19211\" class=\"wp-caption-text\">Ogni telaio non \u00e8 altro, fondamentalmente, che un metodo per mettere in tensione i fili dell&#8217;ordito. Forse la versione pi\u00f9 immediatamente comprensibile di questo fondamentale strumento si ha in Sud America, dove le popolazioni andine ne sfruttano una versione che non \u00e8 altro che una serie di barre in legno, usate per distanziare i fili, a loro volta legate ad un albero e alla vita della tessitrice. Quest&#8217;ultima potr\u00e0 quindi, gettando il proprio peso all&#8217;indietro, manovrarlo a proprio piacimento prima d&#8217;inserire la navetta.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il video girato alla Gobelin va ancora oltre, mostrando altri due passaggi della produzione di un arazzo che raramente vengono mostrati nei documentari: la prima \u00e8 la coloratura dei fili di trama. Poich\u00e9 l&#8217;elemento distintivo per la qualit\u00e0 di una simile creazione \u00e8 proprio l&#8217;aderenza al cartone modello, infatti, tale passaggio diventa un&#8217;attenta ricerca dei pigmenti il pi\u00f9 possibile simili a quelli usati dal pittore. In conseguenza di ci\u00f2, questa prestigiosa istituzione tutelata dal Ministero della Cultura francese si occupa di tingere il proprio materiale internamente, arrivando talvolta all&#8217;impiego dei soli tre coloranti\u00a0chimici rossi, verdi e blu, che in diverse quantit\u00e0 possono generare qualsiasi tonalit\u00e0 ritenuta utile allo scopo. L&#8217;operatrice addetta a questo passaggio, quindi, si occuper\u00e0 di immergere i fili all&#8217;interno di apposite vasche di tintura metalliche, dette navi, dalle quali emerger\u00e0 una matassa pronta per l&#8217;orditura. Il momento successivo \u00e8 altrettanto interessante, con le operatrici che si industriano attorno ad un orditoio a parete, ovvero un sistema con un&#8217;agile ruota metallica, anteposta ad una serie di paletti, attorno a cui il filo viene fatto passare e quindi avvolto in alcuni grandi cordoni, di un&#8217;altezza almeno pari a quella dell&#8217;arazzo finale. Soltanto una volta assicurati questi ultimi al telaio, e una volta che sono stati srotolati e fatti passare all&#8217;interno delle asole dei licci, inizia quindi la tessitura vera e propria.\u00a0Nell&#8217;usanza popolare, sia francese che italiana, il\u00a0processo dell&#8217;orditura veniva generalmente compiuto all&#8217;aperto, per il semplice fatto che nessuna parete casalinga era sufficientemente estesa, n\u00e9 pratica da forare per l&#8217;inserimento dei paletti. Il giorno deputato a questo scopo, rigorosamente privo di vento, era quindi una sorta di vero e proprio evento, in cui le comari parlavano amichevolmente tra di loro, si cantava, si pregava, e soprattutto si prestava un&#8217;estrema attenzione al reciproco <em>modus operandi<\/em>. Se infatti anche soltanto uno dei fili intrecciati avesse presentato un nodo, e questo fosse giunto infine fino al pettine del telaio, le conseguenze sarebbero state assolutamente deleterie. Da cui, per l&#8217;appunto, il celebre modo di dire.<br \/>\nEd \u00e8 infine indicativo, persino questo, della natura totalmente inscindibile dell&#8217;arte tessile dal nostro vivere quotidiano, che in qualche maniera la integra e gli rende onore addirittura nel parlare: pensate pure ai verbi &#8220;tramare&#8221; ed &#8220;ordire&#8221; che sono diventati, nel tempo, sinonimi del concetto di preparare un piano operativo nell&#8217;ombra, lontano dagli sguardi\u00a0indiscreti. Come sicuramente facevano le tessitrici degli arazzi reali nella rinascimentale Gobelin, depositarie della fiducia di uno dei sovrani pi\u00f9 famosi\u00a0d&#8217;Occidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella Manufacture des Gobelins, presso il\u00a0XIII arrondissement di Parigi, alcune donne lavorano ad un&#8217;arte antica, che pur risalendo dal punto di vista concettuale fino all&#8217;epoca del Ferro, nel caso specifico costituisce\u00a0una preziosa eredit\u00e0 del ben pi\u00f9 prossimo Barocco. Tutto inizi\u00f2 nel 1662, quando Luigi XIV di Borbone (modestamente detto Le Roi Soleil) ebbe l&#8217;insolita iniziativa &#8230; <a title=\"Un viaggio all&#8217;interno del computer dai fili di lana\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19208\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Un viaggio all&#8217;interno del computer dai fili di lana\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1452,77,289,167,424,271,575,95,71,196,97,1450,1451],"class_list":["post-19208","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arazzi","tag-arte","tag-francia","tag-ingegneria","tag-italia","tag-macchine-industriali","tag-musei","tag-pittura","tag-storia","tag-sud-america","tag-tecnologia","tag-telai","tag-tessitura"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19208","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19208"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19212,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19208\/revisions\/19212"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}