{"id":19164,"date":"2016-01-06T07:22:15","date_gmt":"2016-01-06T06:22:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19164"},"modified":"2016-01-06T09:58:32","modified_gmt":"2016-01-06T08:58:32","slug":"il-video-della-pianta-carnivora-che-cattura-una-pecora-intera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19164","title":{"rendered":"Il video della pianta carnivora che cattura una pecora intera"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/RuzLXxbGc4c\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19165\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-19167\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Sheep-Brambles-500x313.jpg\" alt=\"Sheep Brambles\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Sheep-Brambles-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Sheep-Brambles-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Sheep-Brambles.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un soffio di vento, il grido del merlo, un lieve agitarsi del fusto centrale: &#8220;Non \u00e8 come sembra, lo giuro!&#8221; Sembra esclamare, la fronzuta divoratrice. Come gi\u00e0 centinaia di\u00a0volte negli ultimi 10 anni da che\u00a0Tim e Sandra, agricoltori irlandesi, hanno iniziato a pubblicare le proprie\u00a0vicende quotidiane sul loro canale di YouTube, WayOutWest. Ma lo sguardo non mente: l&#8217;ennesima\u00a0pecora in et\u00e0 medio-giovane, quindi non ancora in et\u00e0 da tosatura ma gi\u00e0 dotata di un fitto manto, si \u00e8 avventurata ai margini del terreno recintato della fattoria, finendo vittima di un&#8217;entit\u00e0 ben pi\u00f9 pervasiva, pericolosa ed attuale di qualsiasi fiabesco lupo. Si tratta di\u00a0una scena che, vista con gli occhi dell&#8217;intuito potrebbe facilmente suscitare un duraturo senso di sgomento. Perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 davvero niente che possa dare luogo ad ipotesi gradevoli, qui: il povero\u00a0animale si trova impalato, perfettamente immobile fino al momento della sua dipartita, come spesso fanno gli ovini che ormai hanno perso ogni residua\u00a0speranza. Mentre una\u00a0propaggine\u00a0verde, o per meglio dire un inquietante cordone di molti tentacoli avviluppati tra loro, si protende fino al suo dorso candido, intrappolandola senza via d&#8217;uscita. Presto o tardi, lei morir\u00e0 di stenti. E bench\u00e9 quanto segue\u00a0sia impossibile, \u00e8 facile immaginare il mostruoso arto che si agita nell&#8217;aria, alla maniera di un vecchio film dell&#8217;orrore, alla ricerca di un essere abbastanza disattento, o impreparato a fuggire, finendo per\u00a0costituire la preda elettiva di questa giornata. Ma smettiamo di divagare: si tratta di un rovo comune, <em>Rubus ulmifolius<\/em>, la pianta dal piccolo frutto rosso,\u00a0poi nero\u00a0una volta maturo.\u00a0Che si dice dovesse\u00a0ricordare il sangue di Cristo, che ne fu incoronato. Sulla cui essenza spinosa piuttosto familiare,\u00a0tuttavia, la caratteristica voce narrante di Tim espone un&#8217;ipotesi, cos\u00ec biologicamente chiara, tanto intuitivamente\u00a0logica, che viene da chiedersi come mai nessuno avesse mai pensato di offrirla al pubblico generalista del web. Almeno, in questi specifici termini: &#8220;Guardate le spine&#8221; Ci fa lui, parafrasando: &#8220;Le\u00a0loro punte\u00a0acuminate, in effetti, sono rivolte verso l&#8217;interno della pianta, come si trattasse di uncini. Pi\u00f9 che un mezzo di difesa, costituiscono un&#8217;arma!&#8221; E perch\u00e9 mai un vegetale simile, da sempre apprezzato per le sue more e che prospera nei climi pressoch\u00e9 di ogni parte del mondo, dovrebbe avere bisogno di aggredire animali? Se non&#8230; &#8220;Guardatela. Prendetene atto.\u00a0Questa, nessun altra, \u00e8 la pianta carnivora pi\u00f9 grande e affamata del mondo.<br \/>\nSi, come no! Viene da rispondere,\u00a0in un primo momento. Non perdiamo la prospettiva: stiamo assistendo alle mere tribolazioni di una pecora, il cui lungo pelo \u00e8 rimasto impigliato &#8220;accidentalmente&#8221; ai rami di una pianta che &#8220;per puro caso&#8221; era l\u00ec.\u00a0Eppure, immaginate\u00a0l&#8217;ipotetica situazione in cui un uomo dovesse trovarsi\u00a0in piedi nel mezzo di uno stretto corridoio scuro, con una spada da samurai rivolta dinnanzi a se. Qualcuno, prima o poi, passer\u00e0 di l\u00ec, restando infilzato. Chiamereste a quel punto, costui, innocente? Isaac Asimov, l&#8217;autore di fantascienza russo naturalizzato statunitense, aveva teorizzato nei suoi romanzi la questione delle tre leggi della robotica, incise a fuoco vivo nel cervello positronico degli androidi, la cui prima\u00a0recitava: &#8220;Non recherai danno\u00a0ad un essere umano.\u00a0N\u00e9 permetterai che un essere umano riceva danni, a causa del tuo mancato intervento.&#8221; Ad ennesima riconferma che non occorre compiere un gesto, effettuare un&#8217;azione, perch\u00e9 si sia colpevoli di un delitto. E\u00a0non \u00e8 dunque possibile che allo\u00a0stesso modo il rovo uccida, semplicemente esistendo? La pecora, probabilmente, ha un&#8217;opinione piuttosto enfatica sulla questione. Ma adesso passiamo ad un punto essenziale dell&#8217;indagine istigata da Tim, ovvero, la ricerca di un movente. Che potrebbe dirsi, se possibile, ancora pi\u00f9 inquietante&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_19168\" aria-describedby=\"caption-attachment-19168\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/v6W7uOw_L6A\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19168\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19168 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Blackberry-deforestation-500x313.jpg\" alt=\"Blackberry deforestation\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Blackberry-deforestation-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Blackberry-deforestation-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Blackberry-deforestation.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19168\" class=\"wp-caption-text\">La pianta di more, nelle sue molte declinazioni e specie differenti, costituisce nei fatti un&#8217;entit\u00e0 spaventosamente infestante, che cresce con rapidit\u00e0 estrema ed \u00e8 altrettanto difficile da rimuovere, se indesiderata. N\u00e9 l&#8217;incendio, n\u00e9 gli erbicidi sono particolarmente efficaci. Per liberarsene, l&#8217;unica speranza \u00e8\u00a0prendersi l&#8217;incarico di una continuativa e reiterata opera di disboscamento.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Organizzazione della Lista Rossa IUCN, l&#8217;ente internazionale che si occupa di catalogare le specie animali o vegetali a rischio di estinzione, individua tre caratteristiche per una pianta, perch\u00e9 questa possa definirsi a pieno titolo &#8220;carnivora&#8221;. Punto primo: deve presentare adattamenti evolutivi conformi al concetto di una trappola. Due, deve poter\u00a0scorporare le creature catturate in un modo tale che possano essere digerite. Ed infine, derivare un qualche tipo di beneficio da quest&#8217;ultima operazione. Si tratta di una serie di caratteristiche delineate in maniera piuttosto vaga e che in effetti, alquanto sorprendentemente, potrebbero trovare corrispondenza nella specifica correlazione che esiste, ai nostri giorni, tra la pecora e la pianta di more. Nel video, l&#8217;immagine viene evocata in maniera piuttosto eloquente: &#8220;Li ho visti, fin troppe volte, durante i miei giri ed esplorazioni. Gli altrui ovini, per i quali era ormai troppo tardi, morti di fame e di stenti, ridotti a poco pi\u00f9 che un cumulo d&#8217;ossa. Ancora saldamente avviluppati, nonostante tutto, nella stretta spietata dei rovi.&#8221; Ed \u00e8 innegabile, semplicemente evidente all&#8217;occhio dell&#8217;osservatore, che una pianta circondata dalle carcasse di animali, cresca in maniera pi\u00f9 rigogliosa. Per il semplice effetto delle sostanze nutritive contenute all&#8217;interno di un qualsiasi organismo animale, e che al momento della morte iniziano immediatamente un processo di disgregazione e ritorno all&#8217;ambiente, con un considerevole vantaggio biologico di chiunque sia pronto a mettere a frutto (letteralmente) le conseguenze inevitabili di un simile processo. Concime, defunto. La ricerca di un metodo, diabolicamente funzionale, che risulti utile a ghermire una particolare specie di animale e soltanto quella, al fine di prosperare e sopravvivere in questo mondo ostile. Il rovo: una pianta carnivora. Si, come no!?<\/p>\n<figure id=\"attachment_19165\" aria-describedby=\"caption-attachment-19165\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/aNjR4rVA8to\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-19165\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-19165 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Brambles-Growth-500x313.jpg\" alt=\"Brambles Growth\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Brambles-Growth-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Brambles-Growth-768x480.jpg 768w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2016\/01\/Brambles-Growth.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-19165\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;intelligenza delle piante, piuttosto che originarsi dai processi di ragionamento dei singoli esemplari, deriva dal succedersi delle generazioni evolutive, che gli hanno permesso di apprendere come crescere in un determinato modo, ad esempio agitandosi in maniera quasi serpentina, con la\u00a0finalit\u00e0 di trovare un tronco attorno a cui avvolgersi saldamente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0 la questione delle spine rivolte verso l&#8217;interno delle piante del genere <em>Rubus<\/em> ha gi\u00e0 ricevuto la sua spiegazione scientifica, purtroppo (meno male!) assai meno spettacolare di quella offertaci dal buon Tim. Il rovo \u00e8 infatti una pianta eliofila, ovvero che necessita di grandi quantit\u00e0 di luce solare per crescere forte e in salute. Nonostante questo, nei suoi ambienti naturali di provenienza, tra cui per l&#8217;appunto la campagna dell&#8217;intero arcipelago della Gran Bretagna, tende a crescere in ambienti per lo pi\u00f9 boschivi, dove le fronde soprastanti tendono a privarla di questa importante risorsa. Cos\u00ec, nei secoli e millenni, gli appartenenti alla specie che risultavano in grado di produrre un maggior numero di more erano quelli dotati di una o pi\u00f9 particolari mutazioni, che li portavano a disporre di questi pericolosi uncini, cos\u00ec tremendamente efficaci nell&#8217;intaccare la corteccia di piante molto pi\u00f9 grandi, e forti, di loro. E pi\u00f9 more = Un maggior numero di discendenti, questo va da se. Ma anche un maggior numero di pecore morte nei pressi della propria presenza vegetale, ci dimostra la casistica ed anche il puro ragionamento, dovrebbero garantire\u00a0un maggior numero dei piccoli fiori bianchi o rosa di forma piramidale, che trasformandosi in drupe ad un certo punto producono l&#8217;involucro carnoso e gradevole al gusto, al cui interno albergano i semi della pianta. Di cui ad esempio, notoriamente, vanno ghiotti i cervi, che trasportandoli in giro nel proprio organismo ed infine defecando, garantiscono una maggiore diffusione dei rovi all&#8217;interno di ambienti sempre pi\u00f9 ampi, portando ad una situazione attuale in cui, in assenza di predatori naturali come il lupo, queste piante native stanno causando uno sbilanciamento del proprio stesso ambiente, in cui intere sezioni di sottobosco inglese perdono la loro naturale variet\u00e0 biologica, trasformandosi in meri roveti. Qualche tempo fa, il sito della BBC Natura <a href=\"http:\/\/www.bbc.co.uk\/blogs\/wondermonkey\/2011\/06\/who-are-the-thugs-in-british-w.shtml\" target=\"_blank\">citava nel suo blog<\/a> uno studio scientifico (<a href=\"http:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007%2Fs12225-010-9237-9\" target=\"_blank\">R. H. Marrs , M. G. Le Duc, S. M. Smart, K. J. Kirby, R. G. H. Bunce, P. M. Corney<\/a>) secondo cui andavano rivisti i canoni di conservazione del territorio, prendendo atto di come i rischi maggiori per lo stesso non derivassero dalle piante di importazione, bens\u00ec da quelle stesse che vi avevano messo le radici da tempo immemore, quindi ancora pi\u00f9 efficienti nello sfruttare a proprio vantaggio i disequlibri dovuti all&#8217;avanzamento della pervasiva societ\u00e0 moderna. Con una rapidit\u00e0 che non potrebbe\u00a0che essere definita, nel suo contesto,\u00a0fulminante.\u00a0E cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 umanamente innaturale, assolutamente improbabile\u00a0in natura, di un animale\u00a0derivato dalla selezione tipologica di allevamento, con la finalit\u00e0 di ottenere una razza col pelo quanto pi\u00f9 possibile lungo e lanuginoso, perfetto per creare dei golf? nonch\u00e9, incidentalmente\u00a0incline ad essere intrappolato senza via di scampo, dalle spine uncinate dei rovi&#8230;<br \/>\nNel marzo del 2003, il professore di studi forestali del programma di Entomologia Urbana dell&#8217;Universit\u00e0 di Toronto,\u00a0Timothy G. Myles, tracci\u00f2 quell&#8217;ipotesi operativa da lui denominata\u00a0con il termine di <a href=\"http:\/\/www.thebiopod.com\/pdf\/Decompiculture.pdf\" target=\"_blank\">decompicoltura<\/a>, secondo cui\u00a0la societ\u00e0 civile del futuro, superando le proprie problematiche per lo pi\u00f9 di principio, potrebbe\u00a0sopravvivere grazie all&#8217;aiuto degli insetti o dei microrganismi. Intere colonie di termiti e di vermi, masse artificialmente concentrate di batteri, mosche o coleotteri, impiegate in un rapporto simbiotico e con la finalit\u00e0 di smaltire i rifiuti, assistere nell&#8217;agricoltura, produrre risorse energetiche, pronte al reimpiego. Dall&#8217;effettiva fattibilit\u00e0 di un simile progetto, che presupporrebbe\u00a0una collaborazione senza precedenti tra i due campi dell&#8217;ingegneria e della biologia applicata, potrebbe dipendere la sopravvivenza della nostra intera specie. Perch\u00e9 la morte \u00e8 una tragedia. Ed\u00a0anche una risorsa, estremamente preziosa. Come ci insegna questa singolare reinterpretazione filosofica\u00a0del rovo, che potr\u00e0 pure non essere scientificamente corretta. Ma nasce dall&#8217;osservazione diretta di chi deve farci i conti tutti giorni, nelle terre verdeggianti d&#8217;Irlanda. Una vera e propria laurea conseguita, per cos\u00ec dire, sui campi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un soffio di vento, il grido del merlo, un lieve agitarsi del fusto centrale: &#8220;Non \u00e8 come sembra, lo giuro!&#8221; Sembra esclamare, la fronzuta divoratrice. Come gi\u00e0 centinaia di\u00a0volte negli ultimi 10 anni da che\u00a0Tim e Sandra, agricoltori irlandesi, hanno iniziato a pubblicare le proprie\u00a0vicende quotidiane sul loro canale di YouTube, WayOutWest. Ma lo sguardo &#8230; <a title=\"Il video della pianta carnivora che cattura una pecora intera\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=19164\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il video della pianta carnivora che cattura una pecora intera\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1441,228,1440,595,929,109,694,889,190,579,600,78,1442,89],"class_list":["post-19164","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-allevamento","tag-ambiente","tag-gran-bretagna","tag-incidenti","tag-irlanda","tag-natura","tag-pecore","tag-pericolo","tag-piante","tag-piante-carnivore","tag-predatori","tag-scienza","tag-spine","tag-strano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19164","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19164"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19171,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19164\/revisions\/19171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}