{"id":18932,"date":"2015-12-08T07:24:07","date_gmt":"2015-12-08T06:24:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18932"},"modified":"2015-12-08T07:29:09","modified_gmt":"2015-12-08T06:29:09","slug":"come-costruire-una-vera-iglu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18932","title":{"rendered":"Come costruire una vera igl\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/K3pd-wxNEKQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18933\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18934\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build-500x313.jpg\" alt=\"Igloo build\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che una semplice abitazione, lo stereotipo che nasce da una soluzione architettonica tutt&#8217;altro che scontata e fatta corrispondere, nel senso comune, a uno stile di vita rustico e rinunciatario, privo delle pi\u00f9 basilari risorse o pratiche comodit\u00e0. Quando in effetti\u00a0la tipica abitazione delle popolazioni\u00a0Inuit del nord del Canada, particolarmente utilizzata nell&#8217;Artico centrale e presso la regione di Thule della gigantesca isola di Greenland, \u00e8 un concentrato straordinario di sapienza ingegneristica pratica, precisione costruttiva e mistica sapienza proveniente dagli spiriti degli antenati. E per rendersene conto, in questo preciso istante, non c&#8217;\u00e8 niente di meglio che guardare il presente\u00a0video prodotto nel 1949 dall&#8217;ente nazionale cinematografico canadese, in cui viene mostrata l&#8217;opera di due nativi di ritorno da un&#8217;escursione di ricerca del cibo tra le nevi eterne, che prima di dirigersi verso territori pi\u00f9 accoglienti decidono di fare sosta presto un punto di scambio, a poca distanza da alcuni edifici costruiti con i metodi convenzionali. &#8220;I nativi ammirano ed invidiano le costruzioni dell&#8217;uomo bianco.&#8221; Si preoccupa di specificare la voce fuori campo del narratore Doug Wilkinson,\u00a0alimentando una narrativa pi\u00f9 che largamente data per scontata all&#8217;epoca, come del resto\u00a0per alcuni lo \u00e8\u00a0anche adesso. Quindi\u00a0prosegue, con tono enfatico e convinto:\u00a0&#8220;Tuttavia, essi sono anche nomadi e amano spostarsi. Se la caccia si rivela insoddisfacente, quando la casa appare vecchia e consunta&#8230;Allora non esiteranno a costruirne\u00a0una completamente nuova.&#8221; E a giudicare dall&#8217;efficienza e rapidit\u00e0 con cui i protagonisti giungono al prodotto completo, nel giro di appena un&#8217;ora e mezza, non \u00e8 difficile credere a una simile affermazione: tra di noi, c&#8217;\u00e8 chi impiega un tempo superiore per montare la sua\u00a0tenda!<br \/>\nDopo un breve scorcio del prodotto completo, offerto dalla regia con finalit\u00e0 di dichiarazione d&#8217;intenti, si passa subito a uno schema disegnato, che rappresenta l&#8217;ordine in cui vengono effettivamente posti i blocchi l&#8217;uno sopra l&#8217;altro, che diversamente da quanto si potrebbe forse pesare, segue lo schema specifico\u00a0di una spirale inclinata. Le pareti dell&#8217;igl\u00f9, in effetti, non derivano da una serie di strati sovrapposti l&#8217;uno all&#8217;altro come dei mattoni, ma da un&#8217;unica rampa che ritorna su se stessa, a partire da un prima serie ascendente di elementi, appositamente tagliati tramite l&#8217;impiego di un grosso coltello in avorio di tricheco (o pi\u00f9 semplice acciaio) incidentalmente, l&#8217;unico attrezzo necessario per la costruzione. Questa linea edificata girer\u00e0 normalmente in senso orario, ma talvolta all&#8217;opposto, nel caso in cui il suo costruttore\u00a0sia in effetti mancino. Wilkinson a questo punto spiega come possano esistere diversi tipi di igl\u00f9, sostanzialmente suddivisi in base all&#8217;utilizzo ritenuto pi\u00f9 probabile: un rifugio temporaneo, come questo, potr\u00e0 vedere l&#8217;impiego di blocchi tagliati in modo relativamente impreciso, al fine di velocizzare l&#8217;implementazione. Mentre per un&#8217;abitazione familiare, facente parte di un villaggio che dovr\u00e0 restare abitato per l&#8217;intero inverno, ciascuno di essi viene ponderato molto a lungo, misurato e qualche volta accantonato, onde ricercare una maggiore perfezione. In entrambi i casi, tuttavia, sar\u00e0 essenziale scegliere il punto giusto per dare l&#8217;inizio all&#8217;impresa, soprattutto visto come il materiale usato per la struttura sia normalmente proveniente dal suo stesso spazio interno, che proprio in funzione di ci\u00f2 si trover\u00e0 pi\u00f9 in basso del livello del terreno. Ci\u00f2 \u00e8 considerato particolarmente desiderabile, perch\u00e9 permette, assicurandosi che rimanga una zona per dormire sopraelevata, di intrappolare tutto il calore all&#8217;interno dell&#8217;abitazione, rendendola in massima parte ci\u00f2 che veramente \u00e8: un luogo vivibile nel territorio maggiormente inospitale del pianeta. Da -40\u00b0 a fino a +15 gradi Celsius, grazie a uno strato di appena una trentina di cm di neve compattata, divisa dall&#8217;esterno grazie ad una o pi\u00f9 pelli d&#8217;animali. Non \u00e8 incredibile? Ed a questo punto potreste chiedervi, alquanto giustamente, che cosa in effetti garantisca una simile escursione termica. La risposta, naturalmente, pu\u00f2 essere soltanto una: il fuoco. Ma persino questo semplice elemento, affinch\u00e9\u00a0possa esistere in un luogo simile, necessit\u00e0 di particolari approcci alla necessit\u00e0 di fondo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18935\" aria-describedby=\"caption-attachment-18935\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/rjjxUE6XSdQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18935\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18935 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Qulliq-lamp-500x313.jpg\" alt=\"Qulliq lamp\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Qulliq-lamp-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Qulliq-lamp.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18935\" class=\"wp-caption-text\">Nel video, l&#8217;anziana narra delle tradizioni del suo popolo con tono nostalgico e toccante, iniziando ciascuna frase con la locuzione: &#8220;Loro, un tempo facevano, un tempo&#8230;&#8221; La spiegazione del funzionamento della lampada \u00e8 interrotta in modo affascinante\u00a0da una cantilena\u00a0popolare, che recita: &#8220;Dall&#8217;oscurit\u00e0 spunta la\u00a0luce, di un piccolo <em>qulliq<\/em> distante&#8230;&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cuore stesso di un&#8217;igl\u00f9, cos\u00ec come il processore per un computer, o il naso rosso e lampeggiante della renna Rudolph per la slitta di Babbo Natale, si trova in corrispondenza di un particolare oggetto, anch&#8217;esso frutto di sapienza tramandata dai popoli degli Inuit da generazioni senza tempo. Il suo nome, in una delle molte traslitterazioni possibili dal complesso alfabeto sillabico della lingua\u00a0Inuktitut, \u00e8 <em>qulliq<\/em>, un termine che pu\u00f2 essere tradotto come &#8220;lampada ad olio&#8221;. Ma sarebbe certamente riduttivo pensare a un simile caposaldo della dotazione artica come un mero ausilio all&#8217;illuminazione, quando in effetti ciascun\u00a0singolo pezzo di pietra ollare concava (steatite) a forma di mezzaluna, dotato di sostegni costruiti con legno di recupero\u00a0spesso\u00a0trasportato dalle onde, possa assolvere a numerose finalit\u00e0, ivi incluso il riscaldamento, la cottura del cibo, l&#8217;asciugatura degli indumenti a seguito di una lunga e faticosa traversata&#8230;E tutto mediante un&#8217;approccio tecnico al tempo stesso semplice, nonch\u00e9 geniale: la riempitura del recipiente di una certa quantit\u00e0 di grasso di foca o balena, all&#8217;interno del quale viene posto uno stoppino fabbricato con il muschio artico o gli steli intrecciati delle piante\u00a0<i>Eriophorum\u00a0<\/i>(ingl. <em>cottongrass<\/em>). L&#8217;impiego di un apposito bastone, definito\u00a0<em>taqqut<\/em>, pu\u00f2 permettere di spingere pi\u00f9 a fondo quest&#8217;ultimo nel grasso, qualora si ritenga necessario accrescere l&#8217;entit\u00e0 della fiamma. L&#8217;immagazzinamento e preparazione del grasso \u00e8 di per se piuttosto interessante, con gli Inuit che tradizionalmente dispongono la sostanza all&#8217;interno di un recipiente sopra l&#8217;ingresso dell&#8217;igl\u00f9, dove il clima severo dell&#8217;Artico si occuper\u00e0 di congelarlo totalmente. Quindi, man mano che se ne presenta la necessit\u00e0, lo colpiscono ripetutamente con un martello, affinch\u00e9 diventi carburante per <em>qulliq.<br \/>\n<\/em>L&#8217;accensione di una fiamma all&#8217;interno dell&#8217;igl\u00f9 garantisce, oltre che una temperatura idonea al soggiorno dei suoi abitanti, anche una maggiore solidit\u00e0 strutturale, visto come la neve compattata, sciogliendosi parzialmente, tenda a calare di volume, sprofondando ulteriormente all&#8217;interno della linee guida strutturali concepite al momento della sua edificazione. Da un punto di vista matematico, in effetti, l&#8217;igl\u00f9 non ha\u00a0affatto la forma di una cupola, ma di un catenoide, ovvero la forma che si ottiene dalla rotazione sull&#8217;asse X di una curva catenaria, superficialmente\u00a0equivalente a quella di una catena sospesa tra due punti. Ci\u00f2 gli consente di avere una distribuzione ideale tra altezza e diametro, diventando estremamente resistente. Una igl\u00f9 ideale, solidificata dall&#8217;effetto del vento, con le intercapedini riempite da neve fresca usata a m\u00f2 di calce e l&#8217;interno ricongelatasi, dopo l&#8217;effetto suagliante del <em>qulliq<\/em>, pu\u00f2 facilmente sostenere il peso di una singola persona sdraiata al centro del\u00a0suo tetto, e a seconda dei casi, anche molto pi\u00f9 di questo. Ma riuscire nell&#8217;impresa di costruirla idoneamente, per chi non \u00e8 nato in tali climi e ambienti culturali giungendo alla sapienza per osmosi, \u00e8 un&#8217;impresa tutt&#8217;altro che semplice da portare a\u00a0compimento.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18933\" aria-describedby=\"caption-attachment-18933\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Lq1DyaKJzfk\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18933 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build-2-500x313.jpg\" alt=\"Igloo build 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Igloo-build-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18933\" class=\"wp-caption-text\">Il capace survivalista del canale OverTheHill Outdoors ci mostra la sua personale tecnica per costruire l&#8217;igl\u00f9, nel bel mezzo di una foresta innevata dello Utah. Bench\u00e9 gli risulti necessario puntellare i blocchi in alcuni momenti, il risultato dell&#8217;operazione finale \u00e8 decisamente degno di essere apprezzato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo dimostrano gli innumerevoli video presenti su YouTube, in cui la maggior parte dei prodotti architettonici rilevanti proposti al pubblico risultano in effetti appartenere alla categoria ben pi\u00f9 accessibile del\u00a0<em>quinzhee<\/em>, una parola di origine athabaska che si riferisce alla pratica di creare un cumulo di\u00a0neve sufficientemente grande, quindi scavare il suo interno ed adibirlo a luogo della propria abitazione. Tale tipo di rifugio, nel suo ambiente d&#8217;origine, non sarebbe che una risorsa rigorosamente temporanea, visto come per quanto possa essere compatta la neve utilizzata, raramente potr\u00e0 resistere pi\u00f9 a lungo di qualche giorno o al pi\u00f9 una settimana. I\u00a0<em>quinzhee <\/em>(o forti di neve, come vengono definiti nella loro accezione pi\u00f9 giocosa) inoltre hanno la pessima abitudine di crollare su se stessi\u00a0nelle\u00a0condizioni climatiche particolarmente avverse, ovvero proprio quelle circostanze in cui risulterebbero maggiormente necessari. La loro costruzione, tuttavia, risulta molto meno ostica per un principiante. Ci\u00f2 che stupisce particolarmente, nella costruzione del vero igl\u00f9, \u00e8 il momento in cui ci si trova in prossimit\u00e0 della cima, quando i blocchi che devono essere disposti, rigorosamente dall&#8217;interno, assumono un angolo pi\u00f9 acuto, venendo fatti aderire ai loro predecessori in un modo che parrebbe sfidare le leggi stesse della gravit\u00e0. Ed \u00e8 particolarmente difficile superare un tale preconcetto d&#8217;impossibilit\u00e0, proprio perch\u00e9 noi uomini del vasto sud tendiamo a interpretare i blocchi costruiti dagli Inuit come un&#8217;approssimazione del concetto di mattoni, ovvero oggetti dalla forma di un parallelepipedo e ciascuno uguale all&#8217;altro. Quando in effetti, la neve dell&#8217;igl\u00f9 viene compattata in una vasta variet\u00e0 di forme, che vanno da quella stereotipica al trapezio, il triangolo, persino la piramide. Ciascuna superficie, inoltre, non \u00e8 affatto definita da una linea retta, ma semi-curva con la gibbosit\u00e0 rivolta verso l&#8217;alto. Ci\u00f2 significa, in parole povere, che quando si va ad incastrare un blocco degli strati superiori, le sue estremit\u00e0 letteralmente abbracciano il suo predecessore\u00a0sottostante, creando un tutt&#8217;uno estremamente solido e difficile da separare. Una volta raggiunta la sommit\u00e0, quindi, l&#8217;apposizione del tappo finale agisce come la chiave di volta di un arco, donando un&#8217;estrema solidit\u00e0 alla struttura. Ad opera completata, l&#8217;Inuit che si trova all&#8217;interno, essendosi\u00a0costruito la casa tutto attorno, dovr\u00e0 tagliare una porta tramite l&#8217;impiego dell&#8217;inseparabile coltello.<br \/>\nUna costruzione architettonica come quella dell&#8217;igl\u00f9 colpisce la fantasia della collettivit\u00e0 distante, per il semplice fatto che \u00e8 la pi\u00f9 perfetta rappresentazione di un ambiente unico al mondo e il popolo che ha scelto di viverci, attraverso incomparabili tribolazioni. Osserva: un edificio che nasce in assenza di legna, pietra, calce, marmo, ferro, chiodi, qualsiasi altra cosa&#8230;Privo di tutto, per\u00a0il semplice fatto che l\u00ec, non c&#8217;era nulla. Tranne spazi senza limiti, ove l&#8217;occhio possa\u00a0perdersi nel grande bianco. Il che vuol significa, ribaltando i presupposti, che in effetti c&#8217;era tutto quello che serviva: la neve, il desiderio. Una volta terminata la sua utilit\u00e0, l&#8217;igl\u00f9 si trasforma\u00a0in <em>igloovigak<\/em> (casa abbandonata) dopo un certo tempo tender\u00e0 a disgregarsi, sciogliendosi\u00a0completamente nella natura. Della sua presenza, non rester\u00e0 segno alcuno. Se non nella memoria dei sapienti costruttori, eternamente pronti a riprodurla, per i propri figli e i loro figli ancora. Almeno che non scelgano una vita\u00a0maggiormente orientata alle comodit\u00e0 moderne, come del resto, sarebbe\u00a0loro imprescindibile prerogativa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pi\u00f9 che una semplice abitazione, lo stereotipo che nasce da una soluzione architettonica tutt&#8217;altro che scontata e fatta corrispondere, nel senso comune, a uno stile di vita rustico e rinunciatario, privo delle pi\u00f9 basilari risorse o pratiche comodit\u00e0. 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