{"id":18897,"date":"2015-12-04T07:39:39","date_gmt":"2015-12-04T06:39:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18897"},"modified":"2015-12-04T07:41:59","modified_gmt":"2015-12-04T06:41:59","slug":"centinaia-di-scienziati-esultano-per-il-ritorno-di-un-razzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18897","title":{"rendered":"Centinaia di scienziati esultano per il ritorno di un razzo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/igEWYbnoHc4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18898\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18899\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin-500x313.jpg\" alt=\"Blue Origin\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scena si svolgeva lo scorso 23 Novembre. Il luogo dell&#8217;azione: il centro di lancio della Blue Origin presso Culberson County in Texas, di propriet\u00e0 del magnate e fondatore di Amazon,\u00a0Jeff Bezos.\u00a0\u00c8 fatta, eureka, ci siamo! Tutti quegli sconti natalizi, le promozioni del Black Friday e i lettori di e-book, le pubblicit\u00e0 per strada e sui giornali&#8230;Ci hanno permesso di acquisire i fondi. Per lanciare una pesante cosa oltre la stratosfera, riuscendo poi a recuperarla, perfettamente integra e gi\u00e0 quasi pronta a ripartire. Mentre il razzo torna verso il suolo, proiettando la sua fiamma alla maniera di una galattica candela sottosopra, la platea dei tecnici, teorici e ingegneri che hanno partecipato al progetto osservano la scena sugli schermi, trattenendo il fiato. Il primo timido grido di gioia si ha all&#8217;accendersi dei motori retroattivi, secondo un piano attentamente definito. Quindi, la colonna celeste decorata con la grossa piuma apre il suo carrello, tra scrosci d&#8217;applausi e gente che si alza in piedi, alzando gi\u00e0 le braccia, coprendosi le orecchie e il volto, per lo meno parzialmente. Dovranno pur guardare! Quando alla fine il razzo tocca terra, e si ferma senza rovinare disastrosamente al suolo, apoteosi. Non c&#8217;\u00e8 laurea pregressa che possa fermare l&#8217;infantile senso d&#8217;esultanza, tra risa, baci,\u00a0abbracci, rutilanti cori da stadio. La missione si \u00e8 conclusa. Ora inizia&#8230;<br \/>\nLo spazio: l&#8217;ultima delle frontiere. La cui effettiva posizione, per sua imprescindibile natura, varia col passare del progresso tecnologico e l&#8217;impegno collettivo. Tutto inizi\u00f2 dieci anni esatti dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando Stati Uniti e\u00a0USSR\u00a0giunsero, in quasi assoluta\u00a0concomitanza, alla costruzione di missili balistici cos\u00ec potenti, ed affidabili, da poter condurre un carico esplosivo tra i confini pi\u00f9 remoti della nostra Terra. Oppure, incidentalmente, un oggetto di qualsiasi tipo\u00a0oltre i confini degli strati superiori della nostra amabile atmosfera. A quel punto, le carte erano i tavola, le regole fin troppo\u00a0chiare:\u00a0la\u00a0prima che fosse riuscita nell&#8217;impresa, tra le due superpotenze che gi\u00e0 scrutavano l&#8217;un l&#8217;altra con tremenda diffidenza, avrebbe &#8220;vinto&#8221;.\u00a0E a trionfare in\u00a0tale\u00a0primissima battuta, come sappiamo molto bene, furono i sovietici nel 1957, mettendo in orbita la sfera con le antenne dello Sputnik, prima astronave nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. Prontamente, allora, l&#8217;obiettivo fu spostato: un secondo passaggio della variabile Frontiera, da quel giorno fatidico, avrebbe richiesto la presenza di un essere vivente, possibilmente in grado di narrare l&#8217;esperienza nelle sue memorie. 1959: mentre gli americani sono impegnati nei preparativi del loro razzo Mercury, il cosmonauta Yuri Gagarin compie\u00a0il suo storico giro attorno al pianeta, a bordo della capsula del Vostok 1. Di nuovo il blocco Occidentale, sconfitto e deluso, insegue la cometa rossa dei propri nemici percepiti. A gennaio del 1961, John F. Kennedy accede alla carica di presidente degli Stati Uniti. Nei tre anni in cui sarebbe stato\u00a0in carica, prima di essere tristemente assassinato, avrebbe portato a compimento il programma in grado di portare il primo americano a compiere un volo sub-orbitale, dopo soli tre mesi dall&#8217;inizio del mandato, superando la soglia meramente tecnica dei 100 Km d&#8217;altitudine. Prima di tornare, come il veicolo\u00a0di Blue Origin ma senza tutto il razzo intorno, sano e salvo verso il suolo. Il nome di quest&#8217;uomo, destinato a passare alla storia come il migliore e pi\u00f9 importante dei secondi arrivati,\u00a0fu\u00a0Alan Shepard (1923-1998).\u00a0A quel punto, nella volubile percezione dell&#8217;opinione pubblica, avviene un nuovo cambiamento.\u00a0La grande frontiera\u00a0si allontana ulteriormente,\u00a0verso\u00a0quell&#8217;astro che domina il cielo notturno, la chiara, enorme Luna. Kennedy risponde all&#8217;esigenza istituendo i due programmi paralleli, di Gemini ed Apollo. Finalmente la situazione avrebbe sperimentato un capovolgimento, tanto a lungo atteso&#8230;<br \/>\nMa noi, spostiamoci di un ventennio. Negli anni &#8217;80 e &#8217;90, con l&#8217;ulteriore crescita delle aspettative, la frontiera dello spazio fin\u00ec per scomparire all&#8217;orizzonte. Posizionata\u00a0fin troppo lontano, verso il rosseggiante pianeta Marte, divent\u00f2 gradualmente una meta per lo pi\u00f9 teorica, sostanzialmente irraggiungibile allo stato attuale delle cose. Giacch\u00e9 per conseguire un simile obiettivo, come era stato dimostrato in precedenza, era necessario sussistessero due condizioni: risorse economiche potenzialmente inesauribili, per lo meno al complicarsi progressivo delle cose, e il bisogno percepito di &#8220;prevalere&#8221;. Non tanto contro un concetto aleatorio, come i limiti situazionali, o le aspettative comunitarie, quanto nei confronti\u00a0di un avversario estremamente concreto ed implacabile, qualcuno che riuscendo a soverchiarci, avrebbe acquisito un vantaggio sensibile di popolarit\u00e0. Per non dire poi, pi\u00f9 meramente strategico, nel caso di bellici e riscaldamenti. Una situazione che oggi, carri armati esclusi, sta sussistendo nel settore privato, in cui da qualche anno competono due possenti compagnie. La loro frontiera pu\u00f2 apparirci orientata a una domanda di mera\u00a0e semplice convenienza economica: si pu\u00f2 riutilizzare un razzo? Sono la Blue Origin di\u00a0Bezos e Space-X, di Elon Musk.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due modi di vedere il problema radicalmente diversi, che tuttavia vengono continuamente paragonati l&#8217;uno all&#8217;altro, per lo stile dialettico piuttosto simile ma anche per l&#8217;identica evoluzione, a partire dal sogno giovanile di un facoltoso imprenditore, del settore dell&#8217;e-commerce nel caso del video degli scienziati d&#8217;apertura, operante nell&#8217;area dei veicoli elettrici per quanto concerne Musk (il proprietario della Tesla Motors). Personalit\u00e0 che proprio in simili realizzazioni possono\u00a0trovare un modo valido per reinvestire e diversificare ingenti capitali. Possibilmente sfuggendo, oltre che dal pozzo gravitazionale della Terra, anche dalla morsa ancora pi\u00f9 stringente delle tasse, perch\u00e9 l&#8217;esplorazione cosmica varr\u00e0 pure qualche minima esenzione, per Mercurio! Con la privatizzazione dello spazio, intanto, la frontiera diventa ancora pi\u00f9 variabile ed incerta. Perch\u00e9 allo stato effettivo, &#8220;primo razzo riutilizzabile&#8221; pu\u00f2 essere diverse cose, tra cui il possente Falcon 9, utilizzato dalla Space-X di Musk per consegnare rifornimenti alla Stazione Spaziale Internazionale (ben 68 metri d&#8217;altezza) come anche il ben pi\u00f9 piccolo New Shepard della Blue Origin (soli 15 metri) di cui il video di apertura, che si prefigura in questa fase unicamente\u00a0di portare, nei prossimi anni, alcuni facoltosi mecenati\u00a0oltre l&#8217;altitudine\u00a0gi\u00e0 citata, degli arbitrari 100 Km, oltre cui comincia lo spazio propriamente detto. Il che potr\u00e0 sembrare decisamente meno ambizioso (lo \u00e8!) ma comporta una significativa differenza, fondamentale visto l&#8217;obiettivo di questa nuova gara spaziale: \u00e8 stato in effetti recuperato, per l&#8217;appunto, lo scorso 23 novembre. Ma vediamo pi\u00f9 in dettaglio\u00a0il funzionamento di questa nuova meraviglia della tecnica aerospaziale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18898\" aria-describedby=\"caption-attachment-18898\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/9pillaOxGCo\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18898\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18898 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin-2-500x313.jpg\" alt=\"Blue Origin 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Blue-Origin-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18898\" class=\"wp-caption-text\">Il ritorno del New Shepard si basa su una serie di sistemi attivati in rapida sequenza. In primo luogo, vengono aperti degli aerofreni, in grado di dimezzare la velocit\u00e0 del razzo in caduta alla velocit\u00e0 del suono. Quindi viene riacceso il motore e infine, si apre il carrello.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il razzo in due stadi della Blue Origin \u00e8 stato denominato, in onore del primo astronauta americano, New Shepard. E forse qui compare\u00a0un voluto\u00a0doppio\u00a0senso con l&#8217;iconografia cristiana, visto come la dicitura significhi, in via tutt&#8217;altro che casuale, &#8220;Il nuovo pastore&#8221;. Nella versione pi\u00f9 recente, il mezzo \u00e8 dotato di un motore a propellente liquido misto di ossigeno e gas naturale, denominato BE-4, in grado di sviluppare una spinta di 250 tonnellate per un tempo approssimativo di 10 minuti, pi\u00f9 che sufficiente a fuoriuscire dagli strati protettivi dell&#8217;atmosfera terrestre. Il piccolo razzo, una volta in quota, si separer\u00e0 prudentemente dalla capsula coi suoi passeggeri, concepita per ospitare fino a 6 persone e dotata delle &#8220;finestre panoramiche pi\u00f9 ampie nella storia del volo spaziale&#8221;. L&#8217;area vivibile al suo interno, stando al sito ufficiale, sar\u00e0 di ben 530 piedi\u00a0cubici (160 metri di volume), ben 10 volte quello a disposizione di Alan Shepard nel &#8217;61. Da qui, i passeggeri potranno sperimentare una vista del pianeta dal remotissimo cielo per un tempo approssimativo, non dichiarato ma potenzialmente\u00a0desumibile dalla <a href=\"https:\/\/www.blueorigin.com\/payloads\" target=\"_blank\">sezione\u00a0<em>payloads\u00a0<\/em>del sito ufficiale<\/a>, di stimati 5 o 6 minuti, sperimentando anche l&#8217;assenza di peso. Quindi torneranno a terra, separatamente dal razzo, grazie a un tradizionale atterraggio della capsula con i paracadute. Nel frattempo, l&#8217;altro stadio inscener\u00e0 l&#8217;eccezionale prova di equlibrismo\u00a0descritta in apertura, riuscendo, a meno d&#8217;improbabili incidenti, a conservarsi integro fino alla prossima partenza. Un proposito tutt&#8217;altro che accessibile, quando si considera quanto sia raro questo concetto, di un razzo spaziale usato&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18900\" aria-describedby=\"caption-attachment-18900\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NoxiK7K28PU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18900\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18900 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Space-X-Grasshopper-500x313.jpg\" alt=\"Space X Grasshopper\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Space-X-Grasshopper-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/12\/Space-X-Grasshopper.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18900\" class=\"wp-caption-text\">Nel frattempo, la Space-X di Musk ha fallito clamorosamente nei due tentativi di recupero del costoso Falcon 9. Ma questo non significa che sia del tutto priva di successi nel riutilizzo di un razzo: ecco, ad esempio, il pi\u00f9 famoso dei test effettuati con la sua versione ridotta, denominata Grasshopper, in grado di raggiungere i 250 metri d&#8217;altitudine e tornare al suolo senza danni.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalit\u00e0, come dicevamo, radicalmente differenti. Perch\u00e9 un conto \u00e8 raggiungere i 100, fossero anche 200 Km per dare un&#8217;occhiata in giro, tutt&#8217;altra cosa sparare un razzo attorno alla Terra, all&#8217;altitudine di 330 Km e la velocit\u00e0 di\u00a027.600 km\/h, condizioni entrambe necessarie per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Chi \u00e8 riuscito a individuarla in una sera particolarmente tersa,\u00a0lo sa bene: quella famosa struttura passa nel cielo una volta, poi di nuovo dopo circa una settantina di minuti. In quel tempo, ha fatto un giro intero del pianeta. E non potrebbe essere diversamente, visto come il nostro pozzo gravitazionale si estenda in effetti ben oltre la sua posizione operativa, presso cui gli astronauti sono in effetti sottoposti ancora al 90% dell&#8217;attrazione del pianeta. Ma perch\u00e9 allora, potreste chiedervi, addirittura bastano i 100 Km del New Shepard per fluttuare senza liberamente, privi di peso? Beh, la risposta \u00e8 che in realt\u00e0 non serve neanche quello. Per sperimentare brevemente lo stesso\u00a0stato fisico, tutto ci\u00f2 che occorre \u00e8 trovarsi in caduta libera, anche in seguito di un salto a piedi uniti. La questione davvero complessa \u00e8 continuare a cadere, per giorni, settimane o mesi, senza mai raggiungere il terreno. E per fare questo, occorrono quantit\u00e0 enormi di energia, neanche lontanamente paragonabili a quelle sviluppate dal razzo di Bezos. Lo scorso 24 novembre, a seguito dei commenti entusiastici online per il successo della sua Blue Origin, <a href=\"http:\/\/uk.businessinsider.com\/elon-musk-jeff-bezos-rocket-launch-2015-11?r=US&amp;IR=T\" target=\"_blank\">su Twitter c&#8217;\u00e8 stato uno scambio indiretto<\/a> tra lui ed Elon Musk della Space-X, in cui quest&#8217;ultimo si preoccupava di far notare la fondamentale differenza. Al che, il boss\u00a0di Amazon rispondeva facendo notare come, in effetti, anche la compagnia sorella della Tesla non stesse tentando di recuperare altro che il primo stadio del suo Falcon 9,\u00a0fatto separare\u00a0dal resto del veicolo ad altezze rigorosamente sub-orbitali. Esattamente come il New Shepard, tranne che per un piccolo dettaglio: la rovinosa\u00a0esplosione sul finale (non che Blue Origin sia immune dai fallimenti: nel settembre del 2011 anche loro persero il proprio razzo a seguito di un&#8217;instabilit\u00e0 di volo).<br \/>\nMa simili disquisizioni sono per lo pi\u00f9 futili, e la natura fortunatamente del tutto\u00a0automatica di questi razzi (almeno fino ad ora) ha permesso nei primi capitoli di questa nuova corsa privata allo spazio di risparmiare perdite di vite umane o altri incidenti di natura veramente problematica\u00a0o difficile da superare. La chiave di lettura migliore dell&#8217;intera faccenda \u00e8 forse esemplificata dal motto della compagnia di Bezos, che recita in latino:\u00a0<em>Gradatim Ferociter &#8211;\u00a0<\/em>un passo dopo l&#8217;altro, con ferocia.<strong>\u00a0<\/strong>Portare qualche carico a destinazione, lanciare un redditizio commercio del turismo spaziale, non sono che minimi interludi prima del piatto forte: condurre l&#8217;umanit\u00e0 verso un futuro interplanetario. La realt\u00e0 \u00e8 che molto probabilmente, non saranno pi\u00f9 le nazioni considerate un tempo invincibili a raggiungere le mete\u00a0pi\u00f9 distanti. Ma chi ci ha venduto\u00a0il cellulare, oppure l&#8217;automobile. E questo si, che \u00e8 davvero un segno indicativo del\u00a0mondo e dell&#8217;epoca in cui viviamo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scena si svolgeva lo scorso 23 Novembre. Il luogo dell&#8217;azione: il centro di lancio della Blue Origin presso Culberson County in Texas, di propriet\u00e0 del magnate e fondatore di Amazon,\u00a0Jeff Bezos.\u00a0\u00c8 fatta, eureka, ci siamo! Tutti quegli sconti natalizi, le promozioni del Black Friday e i lettori di e-book, le pubblicit\u00e0 per strada e &#8230; <a title=\"Centinaia di scienziati esultano per il ritorno di un razzo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18897\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Centinaia di scienziati esultano per il ritorno di un razzo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1367,766,167,1251,78,138,71,1368,97,126,333],"class_list":["post-18897","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-aeronautica","tag-futuro","tag-ingegneria","tag-razzi","tag-scienza","tag-spazio","tag-storia","tag-stratosfera","tag-tecnologia","tag-trasporti","tag-volo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18897","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18897"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18897\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18903,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18897\/revisions\/18903"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18897"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18897"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18897"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}