{"id":18834,"date":"2015-11-26T07:22:25","date_gmt":"2015-11-26T06:22:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18834"},"modified":"2015-11-26T07:27:41","modified_gmt":"2015-11-26T06:27:41","slug":"la-pesante-minaccia-delle-ancore-impazzite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18834","title":{"rendered":"La pesante minaccia delle \u00e0ncore impazzite"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/a-XlbUDPt7A\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18835\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18836\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost-500x313.jpg\" alt=\"Anchors lost\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mia pietra, una colonna, il grande, stabile pilastro di sostegno. Mentre soffia il vento\u00a0e\u00a0scorre il fiume, se il tempo passa assieme ai presupposti di staticit\u00e0, quando\u00a0impazzano le brezze della Tramontana e del Maestrale, se\u00a0neanche pi\u00f9 le fronde sembrano una sicurezza. tanto gli alberi si piegano dinnanzi al vento e alla natura. Proprio allora quella grande nave che \u00e8 nel porto, tranquillamente, giace. \u00c8 questa, un&#8217;assenza di movimento che difficilmente pu\u00f2 essere spiegata, tranne che attraverso una pericolosa presa di coscienza: sono\u00a050.000, 80.000 tonnellate, che non si smuovono soltanto\u00a0per l&#8217;effetto di una lunga e solida catena. Legame il quale\u00a0dalla prua di un simile\u00a0natante, correndo in senso perpendicolare, si estende fino ad un arpione dalle dimensioni impressionanti. Quanto pesa, in effetti, un simile dispositivo? Dipende, ma in media, per navi della stazza\u00a0di\u00a0questo mercantile che dovrebbe essere\u00a0greco (la nazionalit\u00e0 \u00e8 resa palese\u00a0dalle imprecazioni) stiamo parlando di 20 tonnellate, soltanto per la\u00a0testa acuminata, e 5 aggiuntive per ciascuno <em>shot<\/em>\u00a0di catena,<em>\u00a0<\/em>una misura internazionale che corrisponde a 15 fathoms, ovvero 30 metri circa. Considerata la lunghezza di quest&#8217;ultima, dunque, \u00e8 possibile\u00a0stimare la massa complessiva di quanto siamo qui a vedere, diciamo sulle 100, 120 tonnellate. Ora immaginate una sfera da demolizione, cos\u00ec pesante, fatta oscillare all&#8217;indirizzo di un palazzo. Oppure un impossibile titano, alto quanto un grattacielo, che un cosa simile la fa oscillare, avanti e indietro, avanti e indietro, cercando di scacciare via un drago di mare. Simili visioni, assai probabilmente, basterebbero a gettare nello sconforto la quasi totale collettivit\u00e0. Allora perch\u00e9, pensando all&#8217;\u00e0ncora, il primo sentimento che proviamo \u00e8 un assoluto senso di tranquillit\u00e0 e sicurezza, quasi come se mai nulla potesse andare storto, nell&#8217;impiego di questo particolare attrezzo di marina&#8230; \u00c8 una tipica nota del diario di bordo, la conclusione che esonera dalle responsabilit\u00e0: &#8220;Quindi, giunti nel porto di___ gettammo l&#8217;\u00e0ncora, per poi\u00a0sbarcare.&#8221; Eppure, non c&#8217;\u00e8 forse un singolo momento pi\u00f9 pericoloso, nella navigazione priva di imprevisti, che quello in cui si effettua tale operazione, di srotolare la pi\u00f9 lunga e solida catena che venga forgiata alla stato attuale delle cose. E per rendersene conto, non occorre fare altro che cercare due semplici parole online: la prima \u00e8 <em>anchor<\/em>, la seconda, <em>loss<\/em>.<br \/>\nSta facendo parlare di se negli ultimi giorni questo inquietante video, riprodotto in almeno due canali di YouTube a partire dallo scorso 22 novembre, in cui si \u00e8 chiamati a prendere coscienza di cosa possa succedere, a bordo di una nave, nel caso in cui l&#8217;equipaggio non sia pienamente a conoscenza di determinate norme operative. Per un incidente che non sembrerebbe avere, in effetti, altra causa che l&#8217;errore umano. Tutto inizia in modo relativamente\u00a0rilassante. C&#8217;\u00e8 un marinaio, in impermeabile giallo ma del tutto privo di abbigliamento di sicurezza (primo errore) che manovra faticosamente un grande argano, dal quale discende la catena detta\u00a0<em>rode,\u00a0<\/em>al termine della quale trova posto lo <em>shackle<\/em> o <em>gyve<\/em>, un&#8217;asola di metallo, con la forma di una U. Quest&#8217;ultima, fermamente saldata all&#8217;asse centrale del grosso pezzo di metallo titolare. Ora, effettuare tale operazione non \u00e8 particolarmente semplice, visto come tutt&#8217;ora, persino in questa epoca di alta informatizzazione, nessun tipo di apparecchiatura\u00a0automatizzata partecipi di tale responsabilit\u00e0. Occorre quindi dosare attentamente il freno del dispositivo, attraverso l&#8217;uso di un pesante sistema a manovella, che avvicina o allontana in base alla necessit\u00e0 le colossali pastiglie necessarie a far fermare un peso simile, spietatamente attratto dalla gravit\u00e0. Succede cos\u00ec, per ragioni non eccessivamente chiare, che l&#8217;uomo faccia compiere al comando un mezzo giro di troppo, senza poi intervenire subito a correggere l&#8217;errore. Cos\u00ec la catena inizia a accelerare, inizialmente in modo impercettibile. Quando i due colleghi, che si trovavano sul fondale, si voltano finalmente per il frastuono, \u00e8 gi\u00e0 troppo tardi per fare qualsiasi cosa&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caos e cacofonia, il rombo di un possente tuono. La catena oscilla e si agita come un serpente, iniziando visibilmente a surriscaldarsi: dalla parte in cui questa viene a contatto con la nave, presso un apposito punto di raccordo, il metallo butta un fumo nero molto preoccupante, tanto che a un certo punto sembra addirittura andare a fuoco. Tra i\u00a0testimoni presenti alla\u00a0scena, il pi\u00f9 prudente\u00a0ne approfitta per volatilizzarsi. La sua scelta, forse, pu\u00f2 essere considerata la pi\u00f9 saggia. Nel frattempo l&#8217;altro, con sprezzo del pericolo, corre verso l&#8217;argano per aiutare l&#8217;uomo con l&#8217;impermeabile giallo. Va infatti anche considerato come, un&#8217;\u00e0ncora navale di tale stazza, completa di catena, rappresenti un <em>asset<\/em> dal valore monetario\u00a0niente affatto trascurabile: stiamo parlando di almeno 100.000 dollari di acciaio resistente alla ruggine, pi\u00f9 altri 20-30 mila di lavorazione. E questo senza entrare nel merito della spesa di trasporto a partire dall&#8217;industria metallurgica di partenza (probabilmente sita in Cina) e la delicata operazione di montaggio sull&#8217;imbarcazione. Inoltre, qualsiasi autorit\u00e0 portuale in un caso simile esige il recupero dell&#8217;\u00e0ncora da parte della compagnia di trasporto, poich\u00e9 questa potrebbe in seguito causare problemi a chi tentasse un simile approdo, aggrovigliandosi con una seconda\u00a0catena. Il che significa altre considerevoli spese, per l&#8217;assunzione di una compagnia specializzata di recupero, che porti a galla il ponderoso <em>quibus<\/em> tramite l&#8217;impiego di sistemi di galleggiamento ad aria. Quindi, per queste ad altre ottime ragioni, l&#8217;equipaggio di alcune navi sembrerebbe\u00a0pronto a fare di tutto, pur di impedire il verificarsi di una tale problematica situazione, persino mettere a rischio la propria incolumit\u00e0 personale. Basti vedere, ad esempio, questo famoso video girato a bordo della nave da assalto anfibio militare statunitense, la USS Taralwa, in cui nel 2011 si verific\u00f2 una situazione simile a quella del mercantile greco:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18835\" aria-describedby=\"caption-attachment-18835\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/b7pRfix_sNg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18835\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18835 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost-2-500x313.jpg\" alt=\"Anchors lost 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Anchors-lost-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18835\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;Quando la catena si srotola fino allo shot giallo, inizia a correre. Se vedi rosso, lascia stare. <em>Omae-wa mou shindeiru<\/em>: Sei gi\u00e0 morto.&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intera sequenza, in questo caso, appare ancora pi\u00f9 apocalittica, complice il fatto che il sistema di manovra e recupero dell&#8217;\u00e0ncora si trova in un compartimento chiuso, adibito esclusivamente a tale funzionalit\u00e0. Stando a quanto viene riportato nei commenti di YouTube, da un uomo estremamente informato di nome Garry Hall, il quale si presenta come ufficiale a\u00a0bordo della nave al verificarsi dell&#8217;incidente, in questo caso la ragione scatenante (in pi\u00f9 di un senso) fu l&#8217;imprevisto verificarsi di un blocco momentaneo, dovuto all&#8217;impuntarsi di un anello sul bordo del foro verticale di passaggio. A questo punto, la procedura corretta sarebbe stata contattare il ponte, per far muovere la nave di quel tanto necessario a disincastrare le cose. Successe tuttavia, per una mancanza di preparazione, che gli addetti decisero di rilasciare totalmente il freno dell&#8217;\u00e0ncora, causando il verificarsi di una situazione simile a quella del mercantile d&#8217;apertura. In breve tempo, le 120 tonnellate di cui sopra erano diventate come un treno in corsa, generando fumo e rabbiose scintille nella sala, oltre al panico tra i presenti. Tutti tranne un paio, che esattamente come nell&#8217;altro caso, accorsero nel tentativo di fermare quella folle corsa, girando faticosamente la manopola del freno. E in un primo momento, sembravano persino riuscirci, mentre la catena rallentava visibilmente; se non che, nel giro di pochi secondi, l&#8217;intera pastiglia si esaurisce a causa dell&#8217;attrito, e tutto quello che resta \u00e8 correre a perdifiato verso la porta d&#8217;ingresso. Ci\u00f2 perch\u00e9 in passato, il verificarsi di una simile situazione poteva facilmente causare gravi danni all&#8217;intera prua di una nave, portandola letteralmente a\u00a0frantumarsi per l&#8217;effetto dell&#8217;inerzia accumulata, al momento in cui la catena raggiungeva la sua massima estensione. Questo prima che qualcuno, molto intelligentemente, concepisse l&#8217;utile funzione dell&#8217;anello debole, quello finale collegato al <em>bit<\/em> (la struttura di supporto collegata allo scafo) sufficientemente solido\u00a0da resistere\u00a0durante tutte le comuni manovre. Ma non abbastanza da farlo follemente, nel\u00a0caso di imprevisti come questo; da cui l&#8217;espressione dialettale, particolarmente celebre in tutti i paesi anglosassoni, di\u00a0<em>to the bitter end<\/em> (un doppio senso tra: giunti\u00a0all&#8217;amara fine\/giunti all&#8217;anello del <em>bit<\/em>).<\/p>\n<figure id=\"attachment_18837\" aria-describedby=\"caption-attachment-18837\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/S2CUncKtzAw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18837\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18837 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Chainmakers-500x313.jpg\" alt=\"Chainmakers\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Chainmakers-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Chainmakers.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18837\" class=\"wp-caption-text\">La fabbricazione delle catene navali \u00e8 un processo molto importante per l&#8217;economia globalizzata, che viene generalmente portato avanti da stabilimenti operativi esclusivamente in tale ramo. Questo video di presentazione della Asian Star Anchor Chain di Jiangsu ci spiega come i loro prodotti rispondano al 40% della richiesta mondiale, con un primato che il pone\u00a0al primo posto tra i loro\u00a0<em>competitor<\/em> diretti.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine, ad ogni modo, gli esiti sono diversi. Nel caso della nave americana, che in quel momento si trovava presso l&#8217;affollato porto di Hong Kong,\u00a0fu necessario calare l&#8217;\u00e0ncora di riserva in attesa dell&#8217;arrivo di un rimpiazzo, mentre del fato dei responsabili, purtroppo, non ci \u00e8 data notizia. Oggi il video \u00e8 un caposaldo dell&#8217;addestramento per chi di dovere, usato per mostrare ai cadetti una delle cose che mai, in nessun caso, si dovrebbe fare mentre ci si trova per mare: deviare dalle procedure comprovate. Per quanto concerne invece il mercantile greco, allo stato attuale dei fatti non ci sono notizie pi\u00f9 specifiche, quali\u00a0il dove, il come e il perch\u00e9. Forse l&#8217;unico accenno di un epilogo all&#8217;intera spiacevole vicenda, si pu\u00f2 trovare nel grido che si sente sul finale, di un collega che grida con accento indefinibile: &#8220;Malakas!&#8221; Ovvero: &#8220;[per la] masturbazione!&#8221; Una parola che potrebbe dirsi forse la pi\u00f9 versatile della lingua greca, in grado d&#8217;indicare, a seconda dei casi, rabbia, entusiasmo, empatia, un senso di assoluto orrore&#8230; In effetti, non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 linguisticamente sofisticato che un&#8217;imprecazione\u00a0tale,\u00a0che soltanto i disinformati potrebbero considerare meramente volgare. Come avviene per determinate parole della lingua italiana, il M. pu\u00f2 diventare un appellativo, da riferirsi a una persona particolarmente inv\u00ecsa per quello che ha fatto oppure sta per fare. Il sociolinguista\u00a0James D. Fabion\u00a0descrisse approfonditamente, nelle sue ricerche, il concetto aleatorio di un&#8217;ipotetica persona a cui venissero attribuite le specifiche caratteristiche del cosiddetto <em>malakas<\/em>, tra cui la goffagine, l&#8217;impreparazione, l&#8217;insicurezza.<br \/>\nSoprattutto l&#8217;impossibilit\u00e0 di pronunciare, di rimando, la stessa parola all&#8217;indirizzo del suo accusatore. A meno di voler\u00a0finire a sua volta fuoribordo, in un&#8217;improvvisazione della prima fase delle operazioni di recupero dell&#8217;\u00e0ncora, improvvidamente scaricata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia pietra, una colonna, il grande, stabile pilastro di sostegno. 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