{"id":18795,"date":"2015-11-21T07:30:15","date_gmt":"2015-11-21T06:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18795"},"modified":"2015-11-21T07:36:27","modified_gmt":"2015-11-21T06:36:27","slug":"la-zucca-ripescata-dal-baratro-dellestinzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18795","title":{"rendered":"La zucca ripescata dal baratro dell&#8217;estinzione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/TTlt4Ru93HM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18796\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18797\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash-500x313.jpg\" alt=\"Cool Old Squash\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una storia&#8230;Possibile. Aprire l&#8217;equivalente americano di una tomba etrusca, nei territori di un&#8217;antica riserva, e ritrovare in mezzo ai resti un piccolo\u00a0vaso di ceramica, attentamente sigillato e risalente al tempo trascurabile di circa 800 anni fa. Per poi scuoterlo, e sentire che al suo interno c&#8217;era qualcosa. Che si muove-va. Certo, di fronte all&#8217;ampia corsa delle ruota dei secoli e millenni, un simile intervallo cronologico inferiore a\u00a0un soffio di drago\u00a0pu\u00f2 sembrare relativamente poco significativo, ma pensate a quante specie di animali e piante, in un simile periodo, hanno trovato il modo per estinguersi, privandoci per sempre della loro vista e\/o sapore. A fronte di simili considerazioni, quale sarebbe la cosa migliore da trovare dentro a un tale misterioso recipiente, se non semi, semi belli grossi e ancora pronti a fare quello per cui erano nati. Esattamente come il giorno della loro sepoltura, all&#8217;altro lato di una siepe metaforica cos\u00ec tremendamente alta, quanto ardua da potare.<br \/>\nNella serie di romanzi e film Jurassic Park, gli scienziati ricreavano gli antichi mostri\u00a0preistorici a partire da minuscole quantit\u00e0 di sangue, ritrovate all&#8217;interno dell&#8217;ambra assieme alle zanzare. Ora, questo approccio nella realt\u00e0 dei fatti non potrebbe funzionare, per diverse quanto valide ragioni. Punto primo: alla morte di una cellula, questa inizia a disgregarsi. Microbi ed enzimi, lavorando alacremente, si assicurano che ogni minima parte costituente venga riciclata\u00a0nella progressione naturale delle cose, lasciando ben poco di integro ed utilizzabile per una clonazione. Punto secondo: anche se si riuscisse nell&#8217;improbabile impresa, resterebbe il problema di far\u00a0sviluppare l&#8217;embrione all&#8217;interno di un uovo, le cui caratteristiche biologiche restano tutt&#8217;ora largamente ignote. Non \u00e8 certamente percorribile, ad esempio, la strada del trapiantare un embrione di coccodrillo all&#8217;interno di un guscio di gallina, o viceversa; troppo diversi risultano, nei fatti, i nutrienti contenuti all&#8217;interno delle rispettive micro-camere d&#8217;incubazione. A meno di praticare l&#8217;alchimia, ottenendo qualche chimerica creatura, che forse sarebbe stato meglio riservare alle cronache e i bestiari risalenti al Medioevo. Morire, ibernarsi e prepararsi a superare i secoli, attraverso l&#8217;impiego di una forma simile ad un minerale. Per tornare, un giorno, a popolare le distese erbose del pianeta? Non importa quanto sia affascinante in teoria un simile proposito, le forme di vita appartenenti al regno animale (e superiori a qualche micron di stazza)\u00a0semplicemente, non funzionano cos\u00ec.\u00a0Il che implica inevitabilmente, leggendo tra le righe, che nel caso in cui dovesse sopraggiungere\u00a0un qualche tipo di nuova catastrofe ecologica planetaria, le uniche creature\u00a0che potremo portare con noi oltre la soglia dell&#8217;apocalisse saranno quelle in grado di sopravvivere contando sulle proprie forze, ovvero tutte quelle risorse passive che vengono\u00a0guadagnate grazie al succulento frutto dell&#8217;evoluzione. Lungamente, faticosamente maturato, esattamente come quello della <em>Cucurbita Maxima<\/em>, una pianta che noi definiamo, nella sua versione per cos\u00ec dire addomesticata, con il termine generico di &#8220;zucca&#8221;. Ma ce n&#8217;erano di molti\u00a0tipi, prima che le leggi del mercato imponessero la sopravvivenza di soltanto quelle particolari varianti in grado di dimostrarsi\u00a0pi\u00f9 gustose, resilienti e prolifiche nei campi. In particolare questo nobile vegetale, che proviene dalla\u00a0<em>Cucurbita andreana<\/em> del Sudamerica, fu trasportato in epoca pre-colombiana attraverso molteplici scambi commerciali, fino a giungere nei territori degli odierni Stati Uniti e Canada. Dove le diverse trib\u00f9 native, tra cui gli Arikara del North Dakota, i Naticoke del Delaware, i\u00a0Menominee del Wisconsin&#8230; Ne selezionarono particolari esemplari, ottenendone nei rispettivi territori una versione specifica e\u00a0personalizzata per i propri gusti e le necessit\u00e0 locali. Ma mentre l&#8217;erba cresce, i contesti mutano i propri presupposti, e quelle che erano delle trib\u00f9\u00a0del tutto indipendenti finiscono per integrarsi, dando vita a nuove stratificate realt\u00e0 sociali. Il che pu\u00f2 dirsi spesso positivo, tranne che per un piccolissimo dettaglio: a tendenza delle rispettive\u00a0zucche ad ibridarsi tra di loro, se soltanto i coltivatori dimostrano l&#8217;ardire, o l&#8217;impudenza, di piantarle a meno di un chilometro di distanza. Poco male? Come si dice, <em>panta rei<\/em>: tutto scorre. Ma \u00e8 indubbio che se in un luogo un tempo c&#8217;erano due piante, e adesso sopravvive unicamente la risultanza del loro accoppiamento, qualche cosa \u00e8 andato irrimediabilmente perso. A meno che non si verifichi un mirabolante\u00a0colpo di fortuna&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18796\" aria-describedby=\"caption-attachment-18796\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cUvu7p5r5zc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18796\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18796 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash-2-500x313.jpg\" alt=\"Cool Old Squash 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cool-Old-Squash-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18796\" class=\"wp-caption-text\">Owen Taylor ci descrive e mostra la sua grossa zucca Gete-Okosomin. Per chi volesse solo assistere al momento dell&#8217;azione gastronomica, il bello\u00a0inizia <a href=\"https:\/\/youtu.be\/cUvu7p5r5zc?t=6m52s\" target=\"_blank\">intorno al minuto 6:50<\/a>.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra una di quelle leggende metropolitane, che rimbalzano da una parte all&#8217;altra del web senza nessun occhio di riguardo alla realt\u00e0 dei fatti. In parte, sono responsabili anche alcuni dei divulgatori della storia, che propongono vicende contrastanti e pi\u00f9 o meno probabili, come antefatto alla straordinaria &#8220;zucca storica&#8221; un frutto indubbiamente notevole, quanto esteticamente dissimile da quelli che comunemente abbiamo modo di trovare sopra gli scaffali dei supermercati. Tutti concordano, tuttavia, almeno su di un fatto molto significativo, ovvero il nome: Gete-Okosomin, un binomio nella lingua algonchina degli\u00a0Anishinaabe che dovrebbe significare, sempre secondo i dati disponibili online, &#8220;Cool old squash&#8221; (vecchia bella zucca, o per\u00a0usare un termine pi\u00f9 informale nonch\u00e9\u00a0fedele, la vecchia zucca ganza). Nell&#8217;immagine pi\u00f9 diffusa di questo vegetale, recentemente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.reddit.com\/r\/pics\/comments\/3td4py\/800year_old_big_old_squash\/\" target=\"_blank\">diffusa\u00a0tramite il portale\u00a0Reddit<\/a>, compare una Okosomin sopra il banco di quello potrebbe essere un mercato locale, con un cartellino che riporta per sommi capi l&#8217;eccezionale storia citata in apertura, di un vaso ritrovato in una tomba presso Winnipeg in Canada, nel\u00a0pieno territorio degli antichi Menominee, e poi trasportato presso un&#8217;importante istituzione locale di conservazione ecologica, il\u00a0White Earth Land Recovery Project. Questi semi quindi sarebbero stati piantati e poi, almeno stando al racconto di chi attualmente possiede la zucca, la loro seconda generazione trasportata in tour per il paese, durante un giro di conferenze di Winona LaDuke, rappresentante dell&#8217;organizzazione nonch\u00e9, cito il testo della foto recante la firma di un certo Roger Smith: &#8220;Ferma sostenitrice del mantenimento di\u00a0tradizioni alimentari locali&#8221;. Questa versione della vicenda, incidentalmente, \u00e8 anche quella narrata da Owen Taylor, il giovane appassionato ed enfatico\u00a0che compare nel secondo video, pronto ad affascinarci aprendo e cucinando di fronte alle telecamere\u00a0un simile\u00a0augusto vegetale.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18799\" aria-describedby=\"caption-attachment-18799\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=18799#main\" rel=\"attachment wp-att-18799\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18799 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Old-squash-500x375.jpg\" alt=\"Old squash\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Old-squash-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Old-squash.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18799\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/imgur.com\/a\/mdX57\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma c&#8217;\u00e8 <a href=\"http:\/\/media.cmu.ca\/index.php\/2015\/seed-saving-at-cmu-leads-to-relationships-between-mennonites-indigenous-peoples\/\" target=\"_blank\">almeno una pagina, online, che ci presenta una storia radicalmente diversa della Okosomin<\/a>, tanto da far pensare che la pianta sia stata resuscitata in concomitanza da gruppi che hanno operato in parallelo. Pensare solo per un fugace attimo, ad ogni modo, visto come uno dei primi\u00a0paragrafi riportati dalla Canadian Mennonite University (CMU &#8211; un luogo di studi di matrice religiosa anabattista) si preoccupi di smentire esplicitamente la versione riportata da Reddit.com, definendola\u00a0l&#8217;unione inesatta di due fatti in realt\u00e0 totalmente scollegati: il primo relativo al ritrovamento, da parte del professore emerito dell&#8217;universit\u00e0 del Wisconsin David Wrone, di alcuni antichi semi all&#8217;interno di una caverna del Kentucky, che tuttavia si rivelarono lat\u00f2ri di un frutto alquanto piccolo e insapore. Mentre la vera\u00a0fonte della &#8220;zucca storica&#8221; la vedrebbe legata ad una filiera ben meno inusuale, ovvero la coltivazione continuativa da parte di una famiglia di etnia\u00a0M\u00e9tis nello stato nativo dei Miami dell&#8217;Indiana,\u00a0tra i discendenti diretti delle genti Menominee, che un tempo avevano creato una tale meraviglia alimentare. I semi sarebbero quindi stati selezionati da\u00a0Caroline Chartrand, una donna M\u00e9tis che viene definita in modo vagamente melodrammatico come\u00a0&#8220;La conservatrice di semi senza pi\u00f9 una terra&#8221; e poi piantati presso la fattoria della CMU a Winnipeg, impiegata dal 1870 per mettere in atto progetti collaborativi tra studenti canadesi e le locali etnie native americane. Le risultanze del primo raccolto, quindi, sarebbero state distribuite tra le diverse organizzazioni votate alla conservazione del patrimonio ecologico vegetale, tra cui il\u00a0White Earth Land Recovery di Winona LaDuke. E bench\u00e9 l&#8217;ultima parola resti non detta per lo meno su Internet, visto come\u00a0manchino dei veri articoli scientifici sull&#8217;argomento, c&#8217;\u00e8 da dire che questa seconda versione sembra decisamente pi\u00f9 plausibile, senza comunque\u00a0perdere il suo fascino fondamentale.<br \/>\nAnzi dopo tutto, il concetto stesso di una singola\u00a0specie vegetale, preservata nella sua purezza genetica attraverso le generazioni, per secoli e millenni, \u00e8 forse ancora pi\u00f9 incredibile di un vaso sigillato e messo sottoterra &#8211; in parola povere, la stessa differenza che c&#8217;\u00e8 tra un dinosauro clonato dal sangue-di-zanzara, e l&#8217;antico mito del Mondo\u00a0Perduto dei romanzi di\u00a0Arthur Conan Doyle, in cui le bestie di altre epoche ancora camminerebbero,\u00a0mangiandosi tra loro. Ma forse il possesso della\u00a0verit\u00e0 ultima, rimane un\u00a0attributo esclusivo di tutti coloro che hanno toccato\u00a0quel sapore arancione, dalla forma dolce ed il profumo lievemente curvo,\u00a0conturbante. Se soltanto si potessero comprare semi simili, per piantarli nel proprio giardino&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18798\" aria-describedby=\"caption-attachment-18798\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/wf1MMQ3Elg8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18798\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18798 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Giant-Pumpkin-500x313.jpg\" alt=\"Giant Pumpkin\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Giant-Pumpkin-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Giant-Pumpkin.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18798\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;assoluta verit\u00e0 del mondo moderno: i vegetali, come gli animali, sopravvivono se sono utili all&#8217;umanit\u00e0. E per quanto possa essere insolita e gustosa, viene da chiedersi se la Gete-Okosomin possa mai raggiungere le dimensioni titaniche di alcune\u00a0<em>Cucurbita Maxima<\/em>, come questa di John Muller, coltivatore californiano.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una storia&#8230;Possibile. Aprire l&#8217;equivalente americano di una tomba etrusca, nei territori di un&#8217;antica riserva, e ritrovare in mezzo ai resti un piccolo\u00a0vaso di ceramica, attentamente sigillato e risalente al tempo trascurabile di circa 800 anni fa. Per poi scuoterlo, e sentire che al suo interno c&#8217;era qualcosa. Che si muove-va. Certo, di fronte all&#8217;ampia corsa &#8230; <a title=\"La zucca ripescata dal baratro dell&#8217;estinzione\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18795\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La zucca ripescata dal baratro dell&#8217;estinzione\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[232,251,219,676,311,1338,190,615,1337,752],"class_list":["post-18795","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-agricoltura","tag-archeologia","tag-canada","tag-frutta","tag-gastronomia","tag-nativi-americani","tag-piante","tag-vegetali","tag-wisconsin","tag-zucche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18795","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18795"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18795\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18804,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18795\/revisions\/18804"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}