{"id":18719,"date":"2015-11-12T07:50:54","date_gmt":"2015-11-12T06:50:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18719"},"modified":"2015-11-12T08:03:17","modified_gmt":"2015-11-12T07:03:17","slug":"la-musica-impossibile-degli-spartiti-neri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18719","title":{"rendered":"La musica impossibile degli spartiti neri"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/I906a5msynw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18720\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18721\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Bad-Apple-500x313.jpg\" alt=\"Bad Apple\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Bad-Apple-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Bad-Apple.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un suono di violini distanti irrompe nel silenzio della notte oscura. &#8220;Reimu Hakurei,\u00a0sei pronta a fare la tua parte?&#8221; La ragazza siede nel centro della Grande Sala del suo tempio, il piccolo <em>jinja<\/em> shintoista sul confine orientale di Gensokyo, il Regno delle Illusioni. Qualche lanterna diffonde un tenue accenno di luce, appena sufficiente a scorgere il rosso delle travi e del <em>torii<\/em> antistante. Di fronte a lei, una serie di piedistalli sovrapposti\u00a0rappresentano gli stati successivi della crescita interiore. Ogni scalino di quella struttura ospita un ricordo delle sue vittorie precedenti: una\u00a0spada luminosa, un piccolo bonsai di pino e una coppia di <em>komainu<\/em> in bronzo, i cani leone delle antiche storie popolari. In cima al costrutto, come a coronamento\u00a0della scena, trova posto\u00a0uno scrigno rettangolare in legno riccamente lavorato, col sigillo del <em>taijitu<\/em>\u00a0nella parte anteriore: un cerchio suddiviso in due segmenti sinuosi che si abbracciano tra loro. Si dice che l&#8217;uno non possa esistere senza quell&#8217;altro, poich\u00e9\u00a0non c&#8217;\u00e8 bianco, senza nero. E viceversa. A quel punto\u00a0il pianoforte irrompe prepotente, risuonando l&#8217;eco di generazioni! L&#8217;emblema \u00e8 stato\u00a0ricavato dalla sezione latitudinale di un semplice ramo di gelso, fatto crescere attraverso le generazioni e poi spietatamente sezionato, a dimostrazione\u00a0dell&#8217;impermanenza della vita. &#8220;C-Chi ha parlato?&#8221; Fece la fanciulla dai graziosi lineamenti, balzando in piedi di scatto. Nella mano destra, gi\u00e0 impugnava il lungo scettro del <em>gohei<\/em>,\u00a0con i festoni di carta che ondeggiavano pericolosamente. Qualcuno l&#8217;avrebbe definita in quel momento d&#8217;ansia, non senza un tocco d&#8217;ironia, assolutamente, totalmente conforme all&#8217;estetica del <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Moe_(slang)\" target=\"_blank\">moe<\/a><\/em>. Ritornello: si ode la voce melodiosa del flauto, che dialoga col sottofondo musicale. &#8220;Siamo noi, le\u00a0<em>Onmyou-dama<\/em>. Sfere del potere. Oh Tohou, fanciulla del destino d&#8217;Oriente. Dovresti\u00a0comprendere la situazione. Oggi \u00e8 il settimo giorno del settimo mese del settimo anno della settima Era. Ci sarebbe la piccola questione della profezia&#8230;&#8221; Un silenzio prolungato, mentre il nume tutelare nella scatola, duplice\u00a0Kami del tempio, aspetta un qualche tipo di reazione. Infine, Reimu sussurra, tra se e se: &#8220;Io&#8230;Si, credo di&#8230;Poterlo fare.&#8221; Lentamente, rialza lo sguardo che aveva indirizzato al suolo. Soltanto per restare, all&#8217;improvviso, totalmente senza fiato. Sviluppo e riesposizione della sinfonia: un&#8217;arcana melodia gi\u00e0 prende vita, tra ottoni, arpe, percussioni enfatiche ed appassionate. La parete posteriore della Sala dei suoi antenati scompare in uno sbuffo di fumo, mentre di fronte a lei si estende un territorio sconosciuto. Distanti picchi montani, con alcune stelle distanti a fargli da cornice. Luci distanti di un vasto insediamento cittadino. Il vento che soffia ed agita i capelli, mentre il suolo\u00a0si allontana sotto i piedi: &#8220;BENE, ALLORA COMINCIAMO!&#8221; Ora, naturalmente la questione del volo non \u00e8 del tutto nuova agli abitanti di Gensokyo. Chiunque abbia un controllo anche insignificante del suo karma, pu\u00f2 sconfiggere la forza gravitazionale. Ma la situazione gi\u00e0 iniziava a farsi preoccupante. Perch\u00e9 gli astri all&#8217;orizzonte, lungi dal restare nel distante firmamento, gi\u00e0 parevano vicini, sempre pi\u00f9 vicini. Nella mente di Reimu, a quel punto ritorn\u00f2 l&#8217;antico mantra: &#8220;Nel settimo giorno del settimo&#8230;Il sigillo sar\u00e0 infranto, e si\u00a0ritorner\u00e0 a combattere, per ristabilire l&#8217;ordine nel regno degli <em>yokai<\/em>.&#8221; Demoni, ecco cos&#8217;erano\u00a0le luci. Le loro sagome\u00a0iperboree, cariche dell&#8217;odio nato da un milione di anni d&#8217;imprigionamento, e quel che \u00e8 ancora peggio: i loro dardi fiammeggianti. Milioni di proiettili volanti. Un&#8217;inferno, che soffia il caos verso le deboli e tremanti case degli umani. Chi potrebbe mai proteggerle, se non&#8230;Con un gesto imperioso, la ragazza ordina alle sfere divine di disporsi in formazione. Impugna saldamente lo scettro coi festoni. Al bordo dell&#8217;inquadratura, gi\u00e0 compare un contatore con la strana e incomprensibile dicitura: SCORE &#8211; 0000000000.<br \/>\n\u00c8 una questione che noi conosciamo molto bene, per lo meno da un punto di vista puramente intuitivo: con l&#8217;aumentar delle tribolazioni, quando la situazione si fa complessa e incomprensibile,\u00a0di fronte all&#8217;anima si aprono due strade contrapposte, l&#8217;una in alto, l&#8217;altra parallela al suolo. La seconda consiste nel\u00a0dire, mentre gi\u00e0 il vento delle cose ci sospinge in direzioni contrapposte: &#8220;Io sono il masso in mezzo al fiume. Nulla pu\u00f2 smuovermi, nemmeno il grande flusso.&#8221; Ed \u00e8 questa la scelta che compiono, sia chiaro, tutte le persone responsabili, nel mondo delle cose materiali. Oppure, lentamente, perdere il controllo per lasciarsi andare, verso una risoluzione che potrebbe giungere, se siamo per lo meno, parzialmente fortunati. E sarebbe ben difficile, nonch\u00e9 problematico, affidarsi a un tale presupposto nei momenti avversi della vita. Tutto quello che rimane per elevarsi in puro spirito, dunque, \u00e8 il mondo dell&#8217;arte, pura e in quanto tale. Dove cento, diecimila pennellate, altro non diventano che un tutto unico, l&#8217;immagine voluta da un artista del momento. E cos\u00ec, del resto, la musica che nasce da un miliardo\u00a0di elettroni. \u00c8 una storia complicata. Tutto inizi\u00f2, tanto per cambiare, da una mela, anche se stavolta priva di una forma fisica, perch\u00e9 presente, unicamente, all&#8217;interno del nome\u00a0della composizione. &#8220;<em>Bad Apple!!&#8221;<\/em>\u00a0era infatti il titolo\u00a0del brano pi\u00f9 famoso di ZUN, l&#8217;unico autore, per lo meno nel\u00a0primo decennio, della lunga serie videoludica auto-prodotta di Tohou, all&#8217;origine di una visione destinata a lasciare un segno indelebile nel genere degli sparatutto vecchio-stile. Non che creare, quasi incidentalmente, uno dei pi\u00f9 assurdi ed improbabili micro-generi musicali: il black MIDI, anche detto lo spartito nero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nota: <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=I906a5msynw\" target=\"_blank\">il pezzo linkato in\u00a0apertura \u00e8 &#8220;<em>Bad apple 4.6 MILLION!&#8221;\u00a0<\/em>di\u00a0TheSuperMarioBros2<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque abbia provato a vivere, per lo meno limitatamente, le avventure volanti di Reimu e Marisa Kirisame, la sua amica strega dei boschi, conserver\u00e0 certamente la memoria di un&#8217;interessante colonna sonora, notoriamente costruita tramite l&#8217;impiego di un comune sintetizzatore digitale. Per il mondo delle mega-produzioni odierne, in cui un&#8217;orchestra non si rifiuta neanche all&#8217;ultimo Assassino, sarebbe\u00a0semplicemente impossibile affidare l&#8217;intero aspetto aurale di un videogioco a un singolo\u00a0individuo, che si occupi di creare\u00a0un\u00a0accompagnamento alla vicenda interattiva sulle sue sole risorse, senza l&#8217;uso di alcun tipo di strumento fisico e reale. Usando, piuttosto il\u00a0Musical Instrument Digital Interface (MIDI), un formato di file in cui la musica viene memorizzata come una serie di momenti temporali, mentre poi \u00e8 il computer stesso a generarla ogni volta, mano a mano che si rende necessaria. Un sistema che non dovrebbe teoricamente permettere proposte particolarmente\u00a0complesse e stratificate, il quale risulta ormai largamente superato dai moderni formati di memorizzazione, che permettono di registrare direttamente un&#8217;esecuzione dal vivo. Eppure esistono, allo stato attuale dei fatti, un numero stimato di circa 5.000 remix delle composizioni di ZUN, che si sono diventate a partire dal primo episodio del 1996\u00a0un vero e proprio sinonimo di musica da videogioco, soprattutto negli ambienti degli appassionati giapponesi. E tra queste versioni alternative, \u00a0ne spiccano alcune\u00a0create sulla base di un approccio estremamente originale, che consiste nell&#8217;aggiungere alla melodia pi\u00f9 e pi\u00f9 note, possibilmente senza comprometterne la riconoscibilit\u00e0; fino alla creazione di un vero e proprio torrente sonoro, talmente denso, che se mai dovesse essere annotato tramite l&#8217;impiego dei vecchi metodi su di una partitura a pentagramma, questo non apparirebbe come una serie di punti, ma semplicemente a guisa di\u00a0un grande rettangolo nero. \u00c8 una strana scelta creativa. Che restituisce dei risultati non sempre orecchiabili e\/o meritevoli, bench\u00e9 ci siano alcuni autori estremamente capaci, e il cui scopo diventa quindi, pi\u00f9 che altro, stupire. Sia le orecchie, che gli occhi dello spettatore:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18720\" aria-describedby=\"caption-attachment-18720\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zm-v4K24Nj4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18720\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18720 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Armageddon-to-Archeopterix--500x313.jpg\" alt=\"Armageddon to Archeopterix\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Armageddon-to-Archeopterix--500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Armageddon-to-Archeopterix-.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18720\" class=\"wp-caption-text\">La serie dei quattro Armageddon di Gingeas costituisce uno dei massimi risultati conseguiti nell&#8217;ambiente del Black MIDI, con un crescendo inarrivabile di arpeggi che diventa quasi una cacofonia. Ma il quasi resta d&#8217;obbligo, e gi\u00e0 questo la dice molto, molto lunga&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima attestazione del genere,\u00a0stando al <a href=\"http:\/\/impossible-music.wikia.com\/wiki\/Blackened_musical_notation\" target=\"_blank\">wiki semi-ufficiale<\/a>,\u00a0 si ha\u00a0sul portale video giapponese Nico Nico Douga\u00a0nel 2009, con il brano\u00a0<em>U.N. Owen was Her?\u00a0<\/em>(sempre estratto da Touhou) riveduto e corretto da un utente dal nome di &#8220;Shirasagi Yukki @ Kuro Yuki Gohan&#8221;. Proprio sua fu la trovata, destinata a durare nel tempo, di mostrare l&#8217;opera anche visivamente, attraverso l&#8217;impiego di un programma educativo per imparare a suonare il pianoforte. Oggi nel campo del Black MIDI, di software simili ne sono usati diversi, da FruityLoops Studio a Synthfont, da Domino a Piano from Above. Ma il pi\u00f9 amato dai creatori, soprattutto per la grazia estetica della sua interfaccia, resta <a href=\"http:\/\/www.synthesiagame.com\/\" target=\"_blank\">il videogioco Synthesia<\/a>, una sorta di Guitar Hero divulgativo prodotto nella Repubblica Ceca e venduto al prezzo ragionevole di 29 dollari. Nella visualizzazione che produce, la composizione musicale appare come una serie di puntini e barre, che cadono verso il fondo dello schermo fino ai tasti di un pianoforte stilizzato. Ogni qual volta una di\u00a0tali forme giunge a colpire uno di quei tasti, quindi, quest&#8217;ultimo produce la sua nota. Ma il punto \u00e8 proprio che le note di tali\u00a0remix risultano talmente numerose, brevi e caotiche all&#8217;apparenza, che l&#8217;intera sequenza diventa una sorta di manifestazione metaforica della tipica sessione di Touhou, dove manca soltanto la sagoma vista dall&#8217;alto di Reimu o Marisa che s&#8217;industriano per evitare i proiettili degli <em>yokai<\/em>. Non a caso, i loro giochi vengono ritenuti gli iniziatori del genere <em>danmaku<\/em>, ovvero, della cortina di fuoco, in cui lo schermo viene letteralmente riempito\u00a0dagli ammassi dei pixel multicolori da evitare, mentre soltanto l&#8217;impiego di tecniche particolari, da parte di un giocatore decisamente esperto, possono consentire di completare i livelli e proseguire nella storia. Ora, basta rimpiazzare tali dardi con delle note, per comprendere esattamente di cosa stiamo parlando&#8230; Negli ultimi cinque anni, il particolare stile realizzativo di questo approccio all&#8217;intrattenimento musicale ha poi trovato applicazioni alternative, con autori che producono versioni &#8220;annerite&#8221; (cos\u00ec si dice in gergo) di canzoni Pop famose, sigle dei cartoni animati o persino pezzi di musica classica. A quel punto, lo scopo diventa suscitare un qualche tipo di reazione nostalgica o il brivido del riconoscimento. Generalmente, lo spettacolo comincia con la parte pi\u00f9 famosa del pezzo che si esaurisce in qualche minuto, mentre gi\u00e0 prende forma la tempesta apocalittica a seguire. Ma un simile metodo di interpretare la cosa, in effetti, non trovava origine nella versione originale del Black MIDI:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18722\" aria-describedby=\"caption-attachment-18722\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/LFz2lCEkjFk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18722\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18722 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Conlon-Nancarrow-500x313.jpg\" alt=\"Conlon Nancarrow\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Conlon-Nancarrow-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Conlon-Nancarrow.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18722\" class=\"wp-caption-text\">Prima del computer, gli ingranaggi. E ancor prima di quelli, soltanto la visione della fantasia&#8230;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 lo Studio per pianoforte n. 37, del musicista di origini americane Conlon Nancarrow (1912 \u2013 1997). L&#8217;autore, che fu un guerrigliero dalla parte della Seconda Repubblica durante la guerra civile spagnola, ebbe una vita travagliata che lo port\u00f2 anche ad un lungo soggiorno in un campo di concentramento nazionalista, dopo il quale gli venne vietato di tornare negli Stati Uniti, a meno che firmasse un documento in cui rinnegava i suoi trascorsi comunisti. Cosa che lui si rifiut\u00f2 di fare. Quindi, vivendo il suo esilio in Messico, si fece un nome componendo dei brani talmente complessi da restare purtroppo frustrato, per l&#8217;incapacit\u00e0, propria ed altrui, di rendere giustizia alla sua visione. Nel 1947, a seguito di un breve viaggio clandestino a New York, si procur\u00f2 una macchina per produrre schede musicali perforate, che gli forn\u00ec la perfetta soluzione: far suonare la musica agognata\u00a0a dei pianoforti meccanici di sua speciale concezione, migliorati nella gestione dell&#8217;intensit\u00e0 sonora mediante l&#8217;impiego di martelletti ricoperti di cuoio e\/o metallo.<br \/>\nPerch\u00e9 il punto di creare simili composizioni, digitali o meno,\u00a0resta quello di una musica che l&#8217;uomo pu\u00f2 comprendere e apprezzare, ma mai e poi mai, nemmeno con l&#8217;assistenza di un divino Kami, potrebbe giungere a produrre con le proprie mani. Attraverso questo metodo innaturale, si ricerca un modo per elevarsi\u00a0dai pressanti crismi della dura quotidianit\u00e0. Ecco perch\u00e9 un\u00a0altro elemento comparativo valido alla comprensione del Black MIDI si trova nel famoso <em>nonsense<\/em> musicale di un altro creativo americano largamente sottovalutato, per lo meno nel corso della sua vita,\u00a0John Stump (1944 \u2013 2006) l&#8217;autore di\u00a0<em>Faerie\u2019s aire and death waltz\u00a0<\/em>(L&#8217;aria delle fate e il valtzer della morte). Una coppia\u00a0di spartiti nei quali un susseguirsi spesso insensato di note rincorre se stesso\u00a0sul foglio, accompagnato da vaghe indicazioni sull&#8217;esecuzione come &#8220;Go fast&#8221; (<em>gotta go fast<\/em>) oppure &#8220;[A questo punto&#8230;] Liberate i pinguini!&#8221; E sarebbe molto difficile immaginarne l&#8217;esecuzione reale, se non fosse che nel 2009 la\u00a0CSMTA (Colorado State Music Teachers Association) ne ha messo in scena <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=sCgT94A7WgI\" target=\"_blank\">una bizzarra quanto giocosa esecuzione<\/a>, completa di cartelli, versi d&#8217;anatra, grida, fisarmoniche impazzite&#8230;Ora, non \u00e8 facile comprendere se questa sia una giusta rappresentazione dello spirito alla base del creativo. O ancor meno, un&#8217;effettiva base per la corrente estremo-orientale del Black MIDI. Per\u00f2 un qualcosa di quello spirito diabolico immanente, nonch\u00e9 degli spiriti luminescenti che fluttuano\u00a0sui\u00a0confini di\u00a0Gensokyo, a mio parere, c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=18723#main\" rel=\"attachment wp-att-18723\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18723\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/faeries-aire-500x688.gif\" alt=\"faeries-aire\" width=\"500\" height=\"688\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un suono di violini distanti irrompe nel silenzio della notte oscura. &#8220;Reimu Hakurei,\u00a0sei pronta a fare la tua parte?&#8221; La ragazza siede nel centro della Grande Sala del suo tempio, il piccolo jinja shintoista sul confine orientale di Gensokyo, il Regno delle Illusioni. Qualche lanterna diffonde un tenue accenno di luce, appena sufficiente a scorgere &#8230; <a title=\"La musica impossibile degli spartiti neri\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18719\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La musica impossibile degli spartiti neri\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[77,46,120,140,1319,73,567,1320,149,97,110],"class_list":["post-18719","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arte","tag-giappone","tag-grafica","tag-informatica","tag-midi","tag-musica","tag-pianoforte","tag-sinfonie","tag-sparatutto","tag-tecnologia","tag-videogiochi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18719","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18719"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18719\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18728,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18719\/revisions\/18728"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18719"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18719"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18719"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}