{"id":18699,"date":"2015-11-09T07:13:56","date_gmt":"2015-11-09T06:13:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18699"},"modified":"2015-11-09T07:13:56","modified_gmt":"2015-11-09T06:13:56","slug":"ma-una-seppia-puo-mimetizzarsi-sopra-una-scacchiera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18699","title":{"rendered":"Ma una seppia pu\u00f2 mimetizzarsi sopra una scacchiera?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pgDE2DOICuc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18700\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18702\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-500x313.jpg\" alt=\"Cuttlefish\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pinna, la pinna che corre sulla superficie. La coda che spunta da dietro, il corpo che si alza, la bocca che si apre a mostrare un milione di denti: &#8220;Guardate! Quello \u00e8&#8230;\u00e8&#8230;Un delfino! AssolutAmente AdorAbile!&#8221; Si, certo. Se sei grande all&#8217;incirca quanto lui e possibilmente, gli dai da mangiare. Soprattutto, non sei tu, il mangiare. Ma anche in quel caso, esistono testimonianze del grazioso mammifero dal muso a becco che insegue la tartaruga\u00a0<em>Caretta caretta<\/em>, la infastidisce e la angustia, infine la lancia,\u00a0come fosse un pallone. In Scozia, i delfini dal naso a bottiglia uccidono i cuccioli delle focene, andandogli contro e mordendoli ripetutamente, ovviamente senza\u00a0poi mangiarli. Per puro divertimento. Le loro piccole carcasse, ridotte a brandelli, vengono\u00a0quindi portate a riva dalla corrente, da dove hanno lasciato\u00a0perplessi gli etologi per molti anni. Finch\u00e9 qualcuno di non particolarmente fortunato non ebbe l&#8217;opportunit\u00e0, assolutamente orribile, di assistere all&#8217;evento. I delfini non dormono quasi mai, perch\u00e9 possono spegnere una met\u00e0 del cervello alla volta, tenendo l&#8217;altro occhio bene aperto: effettuano brevi soste, di appena qualche minuto, soltanto ogni\u00a05 giorni di attivit\u00e0. Dovendo vivere a tempo pieno nell&#8217;oceano, con il ruolo di uno dei pasti migliori sul men\u00f9, di sicuro temereste lo squalo. Ed almeno altrettanto, quel suo squittente, amichevole, annoiato collega. Fareste DI TUTTO, per passare inosservati. Come lei: la seppia. Spuntino\u00a0dagli otto tentacoli e gli occhi a W.<br \/>\nA questo punto qualcuno potrebbe chiedersi, piuttosto comprensibilmente, cosa si possa intendere con questa espressione DI TUTTO. Ed a quanto pare, tra i curiosi figurava nuovamente Richard Hammond della BBC (di TopGear-iana memoria) qui coinvolto in un singolare esperimento, divulgato\u00a0a sostegno\u00a0pubblicitario della sua nuova serie di documentari,\u00a0Miracles of Nature. Perch\u00e9 per mettere alla prova un cefalopode ce ne vuole, e chi meglio di costui, che ha guidato e recensito ogni sorta di Porsche, Lamborghini e Ferrari, potrebbe mai offrirci uno sguardo obiettivo sulla pi\u00f9 avanzata ingegnerizzazione evolutiva finalizzata alla manipolazione della luce&#8230;Non per niente, la scena \u00e8 stata attrezzata\u00a0con cura. Siamo stranamente in un cinema,\u00a0all&#8217;interno del quale lo schermo di proiezione \u00e8 stato arricchito\u00a0con uno spazioso palcoscenico, sul quale campeggia la teca trasparente di un acquario. Al suo interno, una strana giustapposizione. Da una parte, la stanza con i mobili in miniatura, costruita secondo i crismi di un decoro particolarmente stravagante. Pavimento a quadrettoni B\/N, poltrona maculata, pareti con\u00a0strisce viola e gialle. Dall&#8217;altra, la creatura presa in prestito da una qualche vicina organizzazione oceanografica,\u00a0<em>S. officinalis<\/em>, ovvero la seppia comune. L&#8217;idea \u00e8 semplice e viene ben presto illustrata al pubblico, con il solito entusiasmo oggettivamente\u00a0<em>British<\/em>\u00a0che caratterizza quel celebre\u00a0conduttore: &#8220;Che la seppia sia maestra nel travestimento all&#8217;interno del suo ambiente naturale, gi\u00e0 lo sapevamo. Ma come si comporter\u00e0, qui?&#8221; La risposta: d&#8217;impegno. Ovvero, chiunque si fosse aspettato di vedere l&#8217;animale che ricrea perfettamente i contorni del <em>pattern<\/em>\u00a0totalmente innaturale, magari persino adattandosi mentre si sposta a m\u00f2 di novello Predator di mare, chiaramente rester\u00e0 deluso. Resta tuttavia evidente la maniera in cui la pelle del mollusco faccia il possibile per adeguarsi alla colorazione di ci\u00f2 su cui di volta in volta si trova, passando dall&#8217;aspetto zebrato in bianco e nero studiato per avvicinarsi \u00a0vagamente al tipico ambiente del gioco degli scacchi, a un&#8217;aspetto granuloso e indistinto, perfetto per scomparire sulla fodera <em>kitsch<\/em> della mini-poltrona inclusa nella &#8220;stanza&#8221;. Ottenendo nel secondo caso, tra l&#8217;altro, risultati molto migliori. E questo perch\u00e9 una fantasia indistinta e confusa risulta, per sua stessa natura, pi\u00f9 simile agli ambienti naturali di un fondale marino, su cui la seppia si adagia, immobile, sperando di sfuggire\u00a0allo sguardo scrutatore del beneamato Flipper, il suo principale nemico. Abbiamo quindi esaminato il dove e il perch\u00e9. Ci\u00f2 che resta, a questo punto, \u00e8 la questione fondamentale: come fa la seppia, esattamente, a cambiare colore?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18700\" aria-describedby=\"caption-attachment-18700\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/mW4PbW893ik\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18700\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18700 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-2-500x313.jpg\" alt=\"Cuttlefish 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18700\" class=\"wp-caption-text\">La seppia \u00e8 in realt\u00e0 in grado di assumere soltanto tre pattern, dalla combinazione dei quali risultano tutte le figure che \u00e8 in grado di riprodurre: uniforme, maculato o &#8220;disturbante&#8221;. Quest&#8217;ultimo concepito, come le strisce della zebra o certe mimetizzazioni in uso durante la seconda guerra mondiale, per ingannare la percezione della distanza da parte dei nemici.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ce lo spiega molto approfonditamente il\u00a0Dr. Roger Hanlon del Marine Biological Laboratory, in questo vecchio filmato realizzato per il New York Times. Lo studioso infatti, che assurse alle cronache con il suo famoso video virale (ripreso sul campo) del <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ckP8msIgMYE\" target=\"_blank\">polpo mimetizzato che nuota via all&#8217;improvviso<\/a>, risultava nel 2008 impegnato in una serie di ricerche e sperimentazioni sugli appartenenti al genere\u00a0<em>Sepiida<\/em>, presso la sua istituzione di studio\u00a0di\u00a0Woods Hole, in Massachusetts. L&#8217;apparato di studio, nel complesso, non \u00e8 cos\u00ec diverso da quello impiegato in epoche pi\u00f9 recenti per il programma della BBC, con una vasca bene illuminata e dotata di una telecamera ad alta definizione, da impiegarsi per registrare approfonditamente i mutamenti di livrea messi in atto, a seconda delle condizioni sussistenti, dal grazioso e tentacolare animale. Il cui segreto, ci viene spiegato, deriva dall&#8217;impiego di un vasto numero di cellule specializzate, suddivise in cromatofori, iridofori e leucofori. Le prime, simili a sacche controllate da una serie di muscoli che pu\u00f2 variare tra i 6 e i 20,\u00a0possono riempirsi in caso di necessit\u00e0 di diverse quantit\u00e0 di un pigmento analogo\u00a0alla melanina, ma giallo, rosso e arancione. Nel frattempo, gli altri due tipi di cellule si occupano di gestire la luce, riflettendone soltanto determinate lunghezze d&#8217;onda, allo scopo di creare degli effetti cangianti e lucidi, talvolta impiegati per spaventare i predatori. Ma se deve ricorrervi, in genere, la seppia \u00e8 gi\u00e0 stata individuata e difficilmente riuscir\u00e0 a salvarsi. La densit\u00e0 di queste cellule si aggira, per usare un termine tecnologico, attorno ai 359 DPI (200 per millimetro quadrato) rivaleggiando le prestazioni potenziali di una moderna Tv in alta definizione. In questo caso\u00a0controllata, pixel per pixel, unicamente\u00a0dalla macchina biologica\u00a0di una regione specializzata del cervello, che ne dovr\u00e0 gestire un numero di circa 10 milioni. Il che spiega perch\u00e9 i cefalopodi, polpi e calamari, inclusi siano i molluschi pi\u00f9 evoluti ed intelligenti del pianeta. Basti notare ad esempio come, nella sequenza della stanza arredata, la seppia si sia dimostrata\u00a0in grado di scegliere la mimetizzazione della superficie su cui effettivamente si trovava, non di quella che aveva dinnanzi agli occhi. In un esperimento incluso\u00a0nel documentario del 2014, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/results?search_query=Kings+of+Camouflage+2014\" target=\"_blank\">Kings of Camouflage<\/a>, inoltre, veniva dimostrato come la seppia fosse in grado di apprendere dalle circostanze di contesto, associando la vista di un pesce di plastica\u00a0al cibo, fornito in concomitanza all&#8217;inserimento del giocattolo nell&#8217;acquario. Un secondo esemplare, che non aveva ancora sperimentato l&#8217;esperienza, restava invece del tutto indifferente al pupazzo, previa verifica della sua non commestibilit\u00e0.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18701\" aria-describedby=\"caption-attachment-18701\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SfkhEm3LfvE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18701\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18701 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-3-500x313.jpg\" alt=\"Cuttlefish 3\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-3-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Cuttlefish-3.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18701\" class=\"wp-caption-text\">La seppia, avendo due superfici diverse a disposizione, sceglie quella pi\u00f9 semplice da riprodurre.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non finisce qui. In uno studio della biologa dell&#8217;Universit\u00e0 di Leeds nello\u00a0West Yorkshire,\u00a0Sarah Zylinski, si \u00e8 scoperto come\u00a0la seppia sia dotata anche di notevoli capacit\u00e0 di astrazione. Le prove compiute dalla scienziata, messe parzialmente in mostra nel presente video, ne includevano infatti una in cui l&#8217;animale veniva posto a contatto con la famosa\u00a0illusione ottica del triangolo di Kanizsa, che sfrutta la naturale tendenza umana a completare gli spazi vuoti, per creare l&#8217;impressione di due triangoli sovrapposti, l&#8217;uno definito dai contorni neri, l&#8217;altro bianco e stranamente luminescente. Ebbene, a quanto pare, il cefalopode in questione non solo aveva notato l&#8217;esistenza del secondo triangolo, ma ne aveva tenuto presente l&#8217;esistenza nella scelta del suo <em>pattern<\/em> mimetico d&#8217;occasione (purtroppo la corrispondenza non viene qui mostrata, n\u00e9 spiegata approfonditamente). Ci\u00f2 dimostrerebbe, secondo lo studio pubblicato\u00a0dalla scienziata, una corrispondenza precedentemente inimmaginabile tra la capacit\u00e0 di astrazione di noi umani e quella di un animale simile, appartenente al <em>phylum<\/em> dei molluschi e per questo considerato, talvolta, privo\u00a0di presupposti evolutivi degni di nota.<br \/>\nC&#8217;\u00e8\u00a0tuttavia una questione molto\u00a0significativa, che\u00a0tutt&#8217;ora potrebbe sorprendere i non specialisti: nonostante la seppia\u00a0sia dotata di occhi piuttosto complessi, in grado di riorientarsi a piacere in pi\u00f9 direzioni e privi di un punto cieco, come il resto dei\u00a0cefalopodi\u00a0essa risulta,\u00a0nella maggior parte dei casi, per lo pi\u00f9\u00a0daltonica(esistono eccezioni). Come farebbe, dunque, a comprendere il colore da assumere caso per caso? Alcune teorie affermano che il segreto risieda nella sua capacit\u00e0 di percepire la polarizzazione della luce, dote che gli fornirebbe una migliore capacit\u00e0 di distinguere il contrasto tra le forme. Sfruttando, per colmare i vuoti rimanenti, soprattutto l&#8217;intuito del suo grosso cervello. Non che questo spieghi come sia possibile che, in recenti spedizioni esplorative in notturna, le seppie si siano dimostrate in grado di assumere <em>pattern<\/em> mimetici\u00a0anche nel buio assoluto, senza sfruttare in alcun modo il senso della vista.<br \/>\nPermane l&#8217;impressione, stranamente diffusa, di come\u00a0il dirimere una simile questione nebulosa potrebbe bastare a comprendere uno dei grandi Misteri (per citare Douglas Adams)\u00a0della Vita, l&#8217;Universo e Tutto Quanto il Resto. Purch\u00e9 non intercedano prima una delle specie trans-materiali descritte nei suoi romanzi, nostri coabitanti marini, con il potere di distruggere o salvare l&#8217;umanit\u00e0. Devo ricordarvi di chi si trattava? Sempre i soliti delfini, perennemente affamati&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18703\" aria-describedby=\"caption-attachment-18703\" style=\"width: 390px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=18703#main\" rel=\"attachment wp-att-18703\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18703\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Kanizsa-triangle-500x533.jpg\" alt=\"Kanizsa-triangle\" width=\"400\" height=\"426\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Kanizsa-triangle-500x533.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Kanizsa-triangle.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18703\" class=\"wp-caption-text\">Il triangolo fu descritto per la prima volta nel &#8217;55 da Gaetano Kanizsa, psicologo italiano. Se non riuscite a vedere il secondo, ecco un aiuto: i suoi vertici corrispondono agli spicchi rimossi dai cerchietti neri. La punta \u00e8 rivolta verso il basso.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pinna, la pinna che corre sulla superficie. La coda che spunta da dietro, il corpo che si alza, la bocca che si apre a mostrare un milione di denti: &#8220;Guardate! Quello \u00e8&#8230;\u00e8&#8230;Un delfino! AssolutAmente AdorAbile!&#8221; Si, certo. Se sei grande all&#8217;incirca quanto lui e possibilmente, gli dai da mangiare. Soprattutto, non sei tu, il &#8230; <a title=\"Ma una seppia pu\u00f2 mimetizzarsi sopra una scacchiera?\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18699\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Ma una seppia pu\u00f2 mimetizzarsi sopra una scacchiera?\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,1096,231,132,249,1312,814,109,400,78,1313],"class_list":["post-18699","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-cefalopodi","tag-esperimento","tag-inghilterra","tag-mare","tag-mimetizzazione","tag-molluschi","tag-natura","tag-oceano","tag-scienza","tag-seppie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18699","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18699"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18699\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18704,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18699\/revisions\/18704"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18699"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18699"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}