{"id":18669,"date":"2015-11-05T07:13:45","date_gmt":"2015-11-05T06:13:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18669"},"modified":"2015-11-05T07:19:08","modified_gmt":"2015-11-05T06:19:08","slug":"le-steppe-inospitali-dellantilope-dal-grande-naso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18669","title":{"rendered":"Le steppe inospitali dell&#8217;antilope dal grande naso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/NWbdCR4dT0M\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18673\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18673\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Documentary-500x313.jpg\" alt=\"Saiga Documentary\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Documentary-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Documentary.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puoi andare da qualsiasi parte, puoi fare qualunque cosa. Guarda questo\u00a0spazio sconfinato, d&#8217;erba commestibile, dove gli antenati hanno vissuto per generazioni. All&#8217;orizzonte, non c&#8217;\u00e8 nessuna barriera, tranne il cielo che divide il mondo percorribile dal Sole\u00a0incandescente. Ma libert\u00e0 vuol dire solitudine, e questa strada non \u00e8 percorribile per loro, il popolo degli ungulati. Cos\u00ec \u00e8 ben nota, fin dalla notte dei tempi, l&#8217;abitudine che hanno di formare gruppi simili a trib\u00f9, con qualche dozzina di esemplare ciascuno,\u00a0per vagare alla ricerca di un momento ed un incontro, il giorno della verit\u00e0. \u00c8 uno spettacolo che non ha pari a questo mondo: decine di migliaia di\u00a0<i>Saiga tatarica,\u00a0<\/i>le particolari antilopi che vivono nella regione che si estende tra i Carpazi ed il Caucaso, spingendosi talvolta fino in Mongolia, si radunano in un vasto spazio tra gli spazi, un punto di partenza per la grande migrazione. Quindi, al palesarsi di un segnale a noi del tutto sconosciuto, iniziano la lunga marcia che le porter\u00e0, durante i primi mesi dell&#8217;inverno, fino ai semi-deserti del distante meridione, dove disperdersi di nuovo, in piccoli gruppetti di esemplari pronti a correre dai predatori, quando\u00a0necessario. Con il trascorrere dei mesi, quindi, una volta che il\u00a0loro manto \u00e8 passato dal marrone a\u00a0una tonalit\u00e0 biancastra, utile a nascondersi tra i ghiacci dalle aquile e dai lupi, ricominciano a pensare ai grandi pascoli del Nord, dove le attende cibo a profusione e la stagione degli accoppiamenti, in primavera. Cos\u00ec ritornano, ma questa volta senza sentire la necessit\u00e0 di unirsi per formare il grande branco. Ci\u00f2 perch\u00e9 gi\u00e0 sussistono le divisioni e la rivalit\u00e0 tra i maschi alpha, che di l\u00ec a poco dovranno competere per il diritto a riprodursi, una cornata dopo l&#8217;altro. A discapito di altri, contro l&#8217;inclemenza delle circostanze. Perch\u00e9 l&#8217;antilope saiga, un tempo considerata tra gli animali pi\u00f9 prolifici, \u00e8 dall&#8217;epoca della fine dell&#8217;Unione Sovietica che sta andando\u00a0incontro ad un progressivo processo di spopolamento, tale da ridursi del 95% a partire dalla fine degli anni &#8217;90. Un processo letteralmente inaudito in precedenza, che oggi viene\u00a0considerato la pi\u00f9 veloce via per l&#8217;estinzione mai sperimentata da un mammifero del pianeta\u00a0Terra.<br \/>\nPrima di analizzarne le ragioni, che sono pi\u00f9 d&#8217;una, sar\u00e0 opportuno parlare brevemente di questo animale, il cui aspetto estremamente caratteristico, se non proprio grazioso, \u00e8 valso l&#8217;iscrizione ufficiosa al club degli animali bandiera, ovvero quel gruppo di specie a rischio scelte dalle istituzioni ecologiste come testimonial per le proprie raccolte fondi. La saiga \u00e8 un&#8217;abitante atipica della regione eurasiatica, che si conforma nello stile di vita\u00a0al tipico erbivoro cornuto del continente africano, da cui prende la denominazione di antilope, bench\u00e9 il ceppo evolutivo della sua provenienza, si ritiene oggi, sia del tutto differente. \u00c8 infatti pi\u00f9 piccola, con un&#8217;altezza al garrese massima di 0,8 metri e un peso che si aggira sui 50 Kg, come quello di una pecora. Inoltre presenta la caratteristica evolutiva di un grande naso simile a una proboscide, con le narici nella parte anteriore, che si ritiene abbia lo scopo di filtrare la polvere d&#8217;estate, riscaldando invece l&#8217;aria durante il corso dell&#8217;inverno, prima che questa possa raggiungere i polmoni dell&#8217;animale. La sua gen\u00eca migratoria, che\u00a0esiste fin dall&#8217;epoca del Pleistocene e che ricorda da vicino, nell&#8217;aspetto vagamente chimerico, alcune illustrazioni sugli animali preistorici successivi all&#8217;ultima glaciazione, si spingeva\u00a0un tempo fino all&#8217;area dell&#8217;attuale stretto di Bering, varcandola\u00a0per giungere nel continente nordamericano. Ma di quegli anni di gloria e grandi esplorazioni, oggi resta molto poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18672\" aria-describedby=\"caption-attachment-18672\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/Rpw8gx4jnaA\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18672 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Update-500x313.jpg\" alt=\"Saiga Update\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Update-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Update.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18672\" class=\"wp-caption-text\">La saiga, in funzione del grande naso, deve brucare l&#8217;erba sempre muovendosi all&#8217;indietro. Altrimenti si impunterebbe sul terreno.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita delle saiga, in condizioni ideali, \u00e8 piuttosto tranquilla e serena. Le antilopi in questione sono infatti in grado di occupare una nicchia ecologica letteralmente libera di concorrenza, cibandosi di vegetali che risultano del tutto incommestibili per gli altri abitanti delle steppe, persino velenosi. La loro capacit\u00e0 di trovare l&#8217;acqua \u00e8 leggendaria, e nel corso delle loro lunghe migrazioni, restano sempre in prossimit\u00e0 dei radi fiumi e laghi della steppa, andando talvolta in cerca di depositi di sale naturale, che usano per integrare la propria dieta. Con il sopraggiungere della primavera, quando i maschi iniziano ad emettere\u00a0un forte odore muschiato,\u00a0iniziano le battaglie per il predominio sul branco. E non \u00e8 affatto insolito che a seguito di queste, un singolo vincitore si ritrovi con al seguito anche 40-50 femmine, che difender\u00e0 fieramente dai concorrenti e dai predatori per l&#8217;intera stagione. Secondo una diceria popolare delle genti di questi luoghi, quindi, egli si accoppier\u00e0 con fino a 20 di seguito in un solo giorno, dopo il quale rester\u00e0 in stato pressoch\u00e9 comatoso per un tempo esatto di 24 ore. La sua unica speranza, a quel punto, sar\u00e0 andare alla ricerca di una particolare erba, in grado di restituirgli a pieno le forze.\u00a0Questa strana storia fu riportata da niente meno che\u00a0Peter Simon Pallas (1741-1811) il grande naturalista tedesco. Ad ogni modo, una cosa \u00e8 certa: a seguito dell&#8217;evento, ciascuna femmina partorir\u00e0 almeno due piccoli, in quanto\u00a0l&#8217;animale\u00a0risulta naturalmente predisposto al parto gemellare.<br \/>\nAl di fuori dei suoi rapporti con gli altri maschi e i predatori\u00a0che si trovano in diretta concorrenza, tuttavia, la saiga \u00e8 tutt&#8217;altro che indomita e\/o formidabile.\u00a0Parte del suo problema di fondo, infatti, \u00e8 proprio la naturale mansuetudine, che lo rende essenzialmente incapace di temere l&#8217;uomo. Quando a ci\u00f2 si aggiungono le presunte doti guaritrici delle sue corna, secondo gli universalmente\u00a0problematici crismi della medicina cinese, si pu\u00f2 facilmente immaginare il seguito di questa storia&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18670\" aria-describedby=\"caption-attachment-18670\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6ZOBJCTPEu0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18670\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18670 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Calf-500x313.jpg\" alt=\"Saiga Calf\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Calf-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/11\/Saiga-Calf.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18670\" class=\"wp-caption-text\">Un cucciolo di saiga che per un certo periodo \u00e8 stato accudito dalla <a href=\"http:\/\/www.ifaw.org\/european-union\" target=\"_blank\">IFAW <\/a>(International Fund for Animal Welfare) prima di essere di nuovo rilasciato nel suo ambiente naturale. Esistono diverse associazioni dedicate alla conservazione di questo animale, di cui la pi\u00f9 famosa resta la <a href=\"http:\/\/www.saiga-conservation.com\/home.html\" target=\"_blank\">Saiga Conservation Alliance<\/a>\u00a0la cui portavoce, Elena Bykova, ha ricevuto il prestigioso premio del Fondo Whitley per la Natura.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 in effetti estremamente\u00a0facile, persino ovvio, parlare di conservazione ecologica dalla comodit\u00e0 delle nostre moderne quanto accessoriate case. Le popolazioni umane che vivono nell&#8217;areale delle saiga si sono sempre affidate, fin dall&#8217;epoca delle origini, al sua quasi letterale onnipresenza, che la rendeva una vista estremamente comune verso l&#8217;orizzonte della steppa sconfinata. Come il bisonte americano prima delle venuta dei grandi cacciatori europei, l&#8217;antilope era ovunque. Perch\u00e9 mai si sarebbe dovuto rinunciare alle sue carni, o al guadagno che portava l&#8217;esportazione delle corna? Cos\u00ec, l&#8217;eliminazione continuava. Pensate che addirittura esiste un documento degli anni &#8217;50, che Wikipedia attribuisce al\u00a0World Wildlife Fund, il quale\u00a0auspicava una divulgazione dei metodi migliori per la caccia all&#8217;antilope, nella speranza che l&#8217;uso medicinale delle sue corna\u00a0superasse per disponibilit\u00e0 e presunta efficacia quello del rinoceronte africano e di Sumatra, la cui estinzione appariva sempre pi\u00f9 drammaticamente\u00a0vicina. Tali strane\u00a0iniziative non sono che una delle strane conseguenze che nascono dall&#8217;elezione di una o pi\u00f9 specie bandiera, i cui interessi di sopravvivenza si trovano talvolta in concorrenza tra di loro.\u00a0Ma naturalmente, la superstizione non poteva essere fermata. E nemmeno il desiderio di acquisizione di risorse finanziarie degli umani, che con l&#8217;aumentare dei problemi economici della regione,\u00a0incrementarono la cattura senza mai pensare di ricorrere all&#8217;allevamento. Bench\u00e9 la saiga, in effetti, sia piuttosto facile da addestrare, e risulti in grado di riconoscere il padrone, ritornando spontaneamente da lui, anche dopo essersi mescolata alle sue simili selvagge. Ma il pregiato corno, usato anche per la fabbricazione di lanterne tradizionali, resta un attributo unicamente maschile, un fattore che ha portato a un progressivo esacerbarsi della disparit\u00e0 tra i sessi. Con conseguenti problematiche di ripopolamento.<br \/>\nEppure,\u00a0il peggio doveva ancora venire. Il pi\u00f9 fulminante\u00a0dramma vissuto in epoca recente dall&#8217;antilope delle steppe si \u00e8 infatti verificato intorno al maggio del 2015, con il diffondersi improvviso e repentino di un virus epizootico in\u00a0Kazakistan, evolutosi a partire dal batterio inoffensivo\u00a0<em>Pasteurella multocida<\/em> serotipo B, naturalmente presente nell&#8217;apparato respiratorio dell&#8217;antilope, portando a una mortalit\u00e0 spaventosamente prossima al 100% degli animali contagiati. La ragione di questa letale mutazione, ad oggi, resta estremamente poco chiara, anche se si ipotizza sia in qualche modo collegata\u00a0ai mutamenti climatici della regione, che avrebbero indebolito il sistema immunitario delle antilopi nel momento pi\u00f9 delicato, ovvero quello dell&#8217;incontro con finalit\u00e0 riproduttive. Considerate che al termine dell&#8217;epidemia, sono state ritrovate\u00a0nell&#8217;area un numero approssimativo di\u00a0148.800 antilopi morte, ovvero la met\u00e0 di quelle esistenti alla stima pregressa. Oggi, ne rimangono altrettante. In bilico sui fili d&#8217;erba, come quello del rasoio delle circostanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Via: <a href=\"http:\/\/www.ifaw.org\/european-union\" target=\"_blank\">IFAW<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.saiga-conservation.com\/\" target=\"_blank\">Saiga Conservation Alliance<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Puoi andare da qualsiasi parte, puoi fare qualunque cosa. Guarda questo\u00a0spazio sconfinato, d&#8217;erba commestibile, dove gli antenati hanno vissuto per generazioni. All&#8217;orizzonte, non c&#8217;\u00e8 nessuna barriera, tranne il cielo che divide il mondo percorribile dal Sole\u00a0incandescente. Ma libert\u00e0 vuol dire solitudine, e questa strada non \u00e8 percorribile per loro, il popolo degli ungulati. Cos\u00ec \u00e8 &#8230; <a title=\"Le steppe inospitali dell&#8217;antilope dal grande naso\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18669\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Le steppe inospitali dell&#8217;antilope dal grande naso\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[228,125,1302,1300,1281,1301,369,349,109,1303],"class_list":["post-18669","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-ambiente","tag-animali","tag-antilopi","tag-asia-centrale","tag-conservazione","tag-kazakistan","tag-mammiferi","tag-mongolia","tag-natura","tag-ungulati"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18669","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18669"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18669\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18678,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18669\/revisions\/18678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18669"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18669"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18669"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}