{"id":18632,"date":"2015-10-31T07:41:35","date_gmt":"2015-10-31T06:41:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18632"},"modified":"2015-10-31T07:51:46","modified_gmt":"2015-10-31T06:51:46","slug":"il-paese-che-dedica-le-statue-ai-suoi-robot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18632","title":{"rendered":"Il paese che dedica le statue ai suoi robot"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Rx2njztgMRc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18633\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18635\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ingram-500x313.jpg\" alt=\"Ingram\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ingram-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ingram.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella citt\u00e0 di Niigata, sotto l\u2019occhio affascinato degli astanti, si palesa un\u2019attrazione nuova: guardate! Un gigante alto all\u2019incirca 8 metri, vagamente antropomorfo, con le antenne e le sirene, un distintivo d\u2019oro assicurato al centro del suo petto aerodinamico, simile alla piastra frontale di una corazza d\u2019epoche remote. Dite il suo nome, piccole persone sulla scena: INGRAM AV. Contate fino al numero rilevante, 98. Alzate le braccia al cielo, fate un solo grido del cognome: PATLABOR!\u00a0E lui, lentamente, inesorabilmente, inzier\u00e0 a sollevarsi, in modo un po\u2019 rigido, magari, eppure&#8230;Non \u00e8 forse vero che proprio allora, nell\u2019omonimo cartone animato, i poliziotti della sezione 2 di Tokyo erano soliti portarlo sulla scena in questo preciso modo, assicurato sul rimorchio del camion dell\u2019affidabile Hiromi Yamazaki (ma non toccategli la moglie!) Poco prima che l\u2019eroina principale della storia, Noa Izumi, vi balzasse a bordo per risolvere la situazione! Ah, le storie della polizia, robotica&#8230;Non sarebbe bello se il mondo raggiungesse uno stato in cui simili dipartimenti fossero davvero necessari? Certo, non tanto per i crimini commessi. Ma per il sostrato utopico che inevitabilmente presterebbe il suo contesto&#8230;<br \/>\nHenry Ford, l\u2019inventore dell\u2019automobile moderna, era solito affermare che un particolare progresso tecnologico potesse dirsi compiuto solamente quando tutti, incluso l\u2019uomo della strada, avessero ricevuto l\u2019opportunit\u00e0 di trarne vantaggio. Bisogna pure ammetterlo: fra le sue innumerevoli citazioni, alcune condivisibili ed altre decisamente molto meno, proprio questa resta la pi\u00f9 adattabile alle circostanze, inerentemente attuale ad ogni epoca dell\u2019<em>homo sapiens<\/em>. Perch\u00e9 basta guardare nella direzione del vento, verso i laboratori di ricerca militare, per compiere un viaggio nel futuro d\u2019entit\u00e0 variabile, fra i 10 e i 25 anni, proprio in funzione del tipo di esperimenti e prove tecniche portate a termine fra quelle mura. Controllo ed assoluta monopolizzazione: nel concetto stesso di arma, \u00e8 incluso un desiderio basilare di esclusivit\u00e0, che auspica non soltanto l\u2019ottenimento di un proiettile pi\u00f9 grande e veloce, o una bomba pi\u00f9 possente e spaventosa, ma anche e sopratutto l\u2019impedire che questa terribile esistenza possa essere carpita dal nemico. O da chiunque altro, inclusi noialtri, innocenti quanto passivi (si spera) spettatori. Cos\u00ec, non \u00e8 certamente un caso se gli autori della fantascienza, da che esiste questo genere letterario ed artistico, amano narrare le vicende dei militi futuri, prima ancora che delle loro famiglie o il mondo geopolitico in cui si muovono, chiamato a far da sfondo all\u2019azione. In guerra, si sa, tutto e lecito. E ci\u00f2 si applica anche nel mondo del creativo, dove qualsiasi avanzato meccanismo, per quanto improbabile allo stato attuale delle cose, appare improvvisamente giustificato dal bisogno di dominare il campo di battaglia.<br \/>\nOvunque, tranne che in Giappone. Nel 1946, con ancora bene impresse nella mente le tremende ininquit\u00e0 (sia compiute che subite) della seconda guerra mondiale, il paese viene costretto dalle forze di occupazione a compiere un passo senza precedenti e che ad oggi non ha ancora avuto una reiterazione, qui od altrove: prendere la propria vecchia costituzione, risalente all\u2019epoca della Restaurazione Meiji (1889) e stracciarla letteralmente, poco prima di adottare senza riserve un documento sostitutivo, stilato per l\u2019occasione dai due militari con studi legali pregressi Milo Rowell e Courtney Whitney; sotto la supervisione, ovviamente, del sommo capo delle forze d\u2019occupazione, il sempre vigile generale MacArthur. I due punti principali, entrambi anti-storici ed almeno in teoria, difficili da accettare, erano i seguenti: 1 &#8211; L\u2019Imperatore, ridotto a mero essere umano privo del suo grammo di divinit\u00e0, avrebbe avuto da quel giorno un ruolo puramente rappresentativo. 2 \u2013 Il Giappone rinunciava, in ogni forma e funzione, alla capacit\u00e0 di dichiarare guerra. Soprendentemente, o forse niente affatto, entrambi gli articoli piacquero fin da subito all\u2019opinione pubblica nazionale, che nelle generazioni successive ne avrebbe tratto una bandiera da portare con orgoglio e persino un vago senso di superiorit\u00e0, verso quegli altri popoli che ancora erano costretti ad armare ed inviare verso vari fronti la propria innocente giovent\u00f9.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un Giappone filosoficamente post-bellico: nella realt\u00e0 dei gesti, forse, ma niente affatto nella fantasia. Cos\u00ec in questi anni estremamente formativi, proprio mentre all\u2019altro capo dell\u2019oceano si ponevano le basi del nuovo mondo dell\u2019intrattenimento, fondato sui racconti antecedenti di Jules Verne e H.G. Wells e quelli attuali di Asimov e Heinlein, in cui semplici fucili e cannoni venivano soprasseduti da complessi marchingegni, anche l\u2019arcipelago d\u2019Oriente si applicava nel trovare le proprie manifestazioni terrigene del dio Marte (pardon: Bishamon?) E queste erano, in un singolo binomio, estremamente affascinanti:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18634\" aria-describedby=\"caption-attachment-18634\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=obkedpRi4IM\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18634\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18634 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gigantor-500x313.jpg\" alt=\"Gigantor\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gigantor-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gigantor.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18634\" class=\"wp-caption-text\">Le statue dei mecha (robot giapponesi) compaiono nei luoghi pi\u00f9 diversi ed imprevisti. Ecco il magnifico Tetsujin 28 di Kobe, eretto nel 2005 per commemorare i 15 anni trascorsi dal devastante terremoto dell\u2019Hanshin. Il monumento \u00e8 alto ben 18 metri.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non c\u2019\u00e8 molto da meravigliarsi, dopo tutto. Se c\u2019\u00e8 una caratteristica preminente della guerra nipponica in senso assoluto, \u00e8 il suo essere subordinata, per lo meno da un punto di vista nominale, a codici comportamentali e scelte stilistiche estremamente codificate. Quando alle soglie dell\u2019epoca dei Tokugawa (1603-1868) gli eserciti dei samurai si rincorrevano per il paese, tentando di far prevalere un singolo sigillo sopra tutti gli altri, alla loro testa c\u2019era sempre un fiero <em>daimy\u014d<\/em> (capo del feudo) la cui armatura era al 15% funzionale. E per il restante 85, puro spettacolo e poesia in movimento. Favolosi intrecci delle fibre vegetali usate nelle protezioni, legamenti variopinti tra le parti, ornamenti in cartapesta: draghi, corna d\u2019insetto, addirittura intere figurazioni d\u2019ideogrammi. Kanetsugu Naoe, un famoso samurai al servizio del clan Uesugi, era solito cavalcare in battaglia con una spropositata scritta \u201cAMORE\u201d sulla fronte. L\u2019elmo preferito del grande conquistatore Toyotomi Hideyoshi, da lui indossato durante la conquista del Kyushu, recava sul retro una spettacolare raggiera di foglie di giaggiolo, simile a un ipotetico disco solare. Simili sensibilit\u00e0, quasi poetiche nella loro spettacolarizzazione degli uomini in arme, erano andate perdute di fronte alle cupe realt\u00e0 della guerra moderna. Ma tornarono in auge, con l\u2019abolizione della stessa, con una singola e significativa differenza: a portarle, stavolta, erano i robot.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18633\" aria-describedby=\"caption-attachment-18633\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FLIciIRK6jM\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18633 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gundam-Odaiba-500x313.jpg\" alt=\"Gundam Odaiba\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gundam-Odaiba-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Gundam-Odaiba.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18633\" class=\"wp-caption-text\">La pi\u00f9 celebre espressione statuaria di questo mondo fittizio resta certamente il grande Gundam RG 1\/1 RX-78-2 Ver. GFT dell\u2019isola artificiale di Odaiba (18 metri) tutt\u2019ora l\u00ec esposto, dopo un breve periodo di rimozione per restauri successivi al tremendo terremoto del T\u014dhoku e un successivo tour per il paese. A pochi metri dall\u2019estremit\u00e0 remota della sua ombra, campeggia un museo dedicato all\u2019intramontabile franchise multimediale, primo vero esempio di real-robot (mecha pseudo-realistico).<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono opinioni divergenti su quale possa considerarsi il vero primo manga o anime dedicato al concetto contemporaneo di mecha, ma ben pochi dubbi su quale sia l\u2019origine remota dello stesso: nel 1956 l\u2019autore di fumetti Mitsuteru Yokoyama fu il primo a concepire in Giappone, per il suo Tetsujin 28-g\u014d, il concetto di un automa privo di pensieri o sentimenti, guidato a distanza grazie all\u2019impiego di un telecomando. Era questa la prima volta in cui la forma antropomorfa dei robot veniva slegata dal concetto ancora vago dell\u2019intelligenza artificiale, o per meglio dire, la connessione quasi automatica secondo cui se qualcosa sembrava umano, dovesse anche pensare, come un appartenente a tale specie. La connessione, pressoch\u00e9 scontata, con il concetto bellico di un\u2019arma o veicolo venne analizzata fin da subito: nel background della storia, che vedeva il giovane Shotaro Kaneda (si, lo stesso nome ripreso nel popolare lungometraggio <em>Akira<\/em> del 1988) si parlava di alcuni prototipi del robot titolare usato per tentare una fallimentare invasione degli Stati Uniti, con le conseguenze ultime che fin troppo bene conosciamo. Il robot in questione, che vantava una somiglianza tutt\u2019altro che passeggera con un\u2019armatura medievale, combatteva tuttavia ancora con crismi comparabili a quelli di un supereroe, senza nessun riguardo per le effettive limitazioni di un mezzo tecnologico e contro nemici oggettivamente malevoli, come scienziati pazzi o mostri extraterrestri.\u00a0E fu questo il sentiero seguito, almeno in un primo momento, dalle opere dedicate al mondo variegato e variopinto dei mecha. Mazinger Z di Go Nagai (1972) il primo vero super-robot, era sostanzialmente la manifestazione tecnologica di un <em>kami<\/em>, spirito del mondo, che gi\u00e0 nella filosofia dello shintoismo tendeva a manifestarsi dando vita a cose naturalmente inanimate. Solo che nell\u2019opera a cartoni animati del maestro, il soffio della vita proveniva dalle mani sapienti di un pilota, chiamato di volta in volta a difendere e rappresentare noi, l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nCome Superman, come i suoi successori dell\u2019epoca d\u2019oro dei fumetti americani, un\u2019influenza tutt\u2019altro che trascurabile sul Giappone di allora: il mecha era una manifestazione del desiderio di giustizia portato alla sue estreme conseguenze, un Bodhisattva dal pugno di acciaio, che pur essendosi evoluto al di sopra delle mere necessit\u00e0 della carne, restava tra gli uomini per salvarli dai pericoli del sovrannaturale (ovvero: l\u2019alieno). Ma per tornare alla frase di H. Ford citata in apertura: questi erano i pochi, i magnifici, i maledetti. Se un mecha esiste solamente in un singolo esemplare, forgiato nei laboratori segreti di un ipertrofico cultore della scienza, si pu\u00f2 davvero dire che rappresenti l\u2019entusiasmo di un popolo pronto ad armarsi, si, ma alla ricerca di un encomiabile concetto di giustizia? Forse non \u00e8 affatto un caso, se tra le tre statue citate, due siano dedicate alla corrente successiva dei <em>real-robot<\/em>, in cui <em>mecha<\/em> non significa pi\u00f9 imbattibile manifestazione della forza di volont\u00e0 del pilota, che soffre e gioisce assieme a quel testone di metallo, ma un materiale quanto limitato involucro protettivo, armato fino ai denti, costruito in serie nelle fabbriche come un\u2019automobile Modello T. E invece degli alieni o dell\u2019ennesima moderna reinterpretazione del Fantasma dell\u2019Opera, combattono contro ragionevoli approssimazioni del nazismo o della criminalit\u00e0 organizzata. Perch\u00e9 rinunciare al conflitto tra gli umani \u00e8 un sentimento assolutamente condivisibile. Ma smettendo di celebrarlo, si rischia di perderne la memoria. E sappiamo tutti come \u00e8 andata a finire, quella dannata ultima volta&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella citt\u00e0 di Niigata, sotto l\u2019occhio affascinato degli astanti, si palesa un\u2019attrazione nuova: guardate! Un gigante alto all\u2019incirca 8 metri, vagamente antropomorfo, con le antenne e le sirene, un distintivo d\u2019oro assicurato al centro del suo petto aerodinamico, simile alla piastra frontale di una corazza d\u2019epoche remote. Dite il suo nome, piccole persone sulla scena: &#8230; <a title=\"Il paese che dedica le statue ai suoi robot\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18632\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il paese che dedica le statue ai suoi robot\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[46,20,188,241,743,1292,1294,80,1293,71,1147],"class_list":["post-18632","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-giappone","tag-gundam","tag-mecha","tag-militari","tag-monumenti","tag-patlabor","tag-punti-di-riferimento","tag-robot","tag-statue","tag-storia","tag-tokyo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18632","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18632"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18632\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18642,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18632\/revisions\/18642"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18632"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18632"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18632"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}