{"id":18620,"date":"2015-10-29T07:26:51","date_gmt":"2015-10-29T06:26:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18620"},"modified":"2015-10-29T13:12:38","modified_gmt":"2015-10-29T12:12:38","slug":"questo-robot-sfidera-valentino-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18620","title":{"rendered":"Questo robot sfider\u00e0 Valentino Rossi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/4asCK8yamb0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18621\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18623\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Motobot-500x313.jpg\" alt=\"Motobot\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Motobot-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Motobot.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco qui qualcosa che non ci saremmo aspettati di vedere: una\u00a0Yamaha YZF-R1,\u00a0il poderoso veicolo\u00a0che la multinazionale giapponese schiera, in diversi allestimenti, nelle competizioni di MotoGp e Superbike, modificato per montare\u00a0le rotelle stabilizzanti\u00a0di una bici d&#8217;infanzia. Non \u00e8 altro che l&#8217;ennesima improbabile visione\u00a0di un mondo del marketing in cui nulla \u00e8 definito dalla logica,\u00a0mentre\u00a0superare le aspettative \u00e8 un qualcosa che viene fatto in via teorica, grazie all&#8217;entusiasmo contagioso di una voce narrante. Mentre\u00a0il successo dell&#8217;operazione viene\u00a0misurato, non tanto nel momento della sua\u00a0riuscita, quanto piuttosto\u00a0in funzione del numero dei click raggiunti, dal remoto giorno di quel rutilante annuncio digitale. Tesi: allo stato attuale delle cose, \u00e8 possibile costruire automobili automatiche. Gli ultimi progressi nel campo dei servomeccanismi ed attuatori consentono, nel frattempo, la messa in opera di robot umanoidi, come ASIMO della Honda, che nonostante la camminata un po&#8217; rigida ed innaturale, s&#8217;impegna da anni\u00a0nel copiare la gestualit\u00e0 ed i manierismi degli umani. Non sarebbe dunque\u00a0possibile, a fronte di un periodo di ricerca e sviluppo relativamente breve, creare una figura antropomorfa che, messa in sella ad una moto, possa guidarla con precisione e sovrannaturale agilit\u00e0? In fondo, la verit\u00e0 \u00e8 che la maggior parte dei robot, venendo costruiti specificamente per svolgere una singola mansione, riescono spesso a superare il potenziale dei loro predecessori\u00a0in carne ed ossa. Quindi perch\u00e9 non, la moto&#8230;<br \/>\nSi tratta di un avveniristico progetto presentato al mondo in occasione del 44\u00b0 Motor Show di Tokyo, al quale il colosso della citt\u00e0 di Iwata ha deciso di esporre, con la denominazione\u00a0di Technology Exhibit, questo suo particolare &#8220;figlio&#8221;, creato con lo scopo dichiarato di porlo\u00a0a confronto, entro il 2017, con il pi\u00f9 famoso pilota\u00a0legato alle Yamaha, qui chiamato unicamente il Dottore. Il fatto poi che quest&#8217;ultimo, proprio in questi giorni, sia al centro della diatriba legata alla caduta di\u00a0M\u00e1rquez durante il GP di Malesia dello scorso 25 ottobre. \u00e8 una mera coincidenza, che non ha influenzato in alcun modo la scelta d&#8217;impostare su di lui il presente video a corredo. O almeno, questo \u00e8 ci\u00f2 che vorrebbero farci pensare. Dopo tutto, a cosa potrebbe mai servire lo sport, dal loro punto di vista, se non pu\u00f2 essere usato per agevolar l&#8217;immagine di marchi e sponsor di supporto! E poi c&#8217;\u00e8 anche da dire che il prodotto finale, giudicato sui suoi semplici valori estetici (perch\u00e9 di specifiche, non \u00e8 stata rilasciata alcuna) risulta certamente\u00a0meritevole ed appassionante. MOTOBOT, questo \u00e8 il suo nome, si rivolge a Rossi, mentre in sovraimpressione compaiono alcune fotografie dell&#8217;infanzia del campione italiano. L&#8217;intero intento della sequenza, con uno stilema robotico tipicamente giapponese, ha la finalit\u00e0 di stabilire un rapporto empatico tra lo spettatore e l&#8217;automa, che si esprime con la voce acuta di un bambino, modificata per farla sembrare in qualche modo artificiale. C&#8217;\u00e8 anche da dire che l&#8217;effetto finale, almeno per chi \u00e8 vulnerabile all&#8217;effetto della <em>uncanny valley<\/em>, potrebbe risultare vagamente inquietante. Ed anche questo fa parte dell&#8217;insolito show. Musica trionfale in sottofondo: &#8220;Io sto lavorando ogni giorno per migliorare le mie abilit\u00e0.&#8221; Inizia il robot, poi aggiunge umilmente: &#8220;Eppure non avrei potuto batterti nemmeno quando avevi 5 anni. Per\u00f2 forse, se imparo tutto su di te, studio quello che sai fare e\u00a0m&#8217;impegno ad\u00a0emularti&#8230;Deve pur esserci qualcosa che soltanto IO so fare!&#8221; Inquadrature di tecnici orgogliosi, l&#8217;alba sullo spiazzo asfaltato, la creatura artificiale\u00a0che corre rapida e lontana. Sembra quasi l&#8217;inizio di una saga televisiva\u00a0degli anni &#8217;80\/90, quando il futuro, paradossalmente, appariva pi\u00f9 poetico e vicino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere cosa sia, effettivamente, MOTOBOT, sono ben pochi gli strumenti che Yamaha ci mette a disposizione. Il <a href=\"http:\/\/global.yamaha-motor.com\/showroom\/event\/2015tokyomotorshow\/sp\/exhibitionmodels\/mgp\/\" target=\"_blank\">sito ufficiale del progetto<\/a>, creato in abbinamento al portale dedicato al Motorshow, parla di sei sistemi meccanici manovrati dal\u00a0cervello informatizzato, che si occupano rispettivamente di: sterzo, acceleratore, freno anteriore, freno posteriore, frizione e cambio. Neanche mezza parola viene invece spesa sull&#8217;inevitabile sistema di dispositivi di comando inclusi nella creatura, che dovrebbero includere una quantit\u00e0 variabile di metodologie dirette e\u00a0flessibili\u00a0(un radar, un giroscopio e\/o una telecamera a infrarossi) ed indirette (antenne GPS, trasmettitori su pista). Vengono inoltre definite tre date-obiettivo con relative linee guida, tra cui la prima, relativamente meno ambiziosa delle altre, \u00e8 stata gi\u00e0 raggiunta: far percorrere al robot un tratto di strada a 100 Km\/h, per poi ottenere da parte sua il superamento (lontano dalle telecamere) di un percorso a slalom con i coni. A quanto pare, quanto ci viene mostrato non \u00e8 che una parte degli obiettivi gi\u00e0 portati a risoluzione, quello pi\u00f9 semplice dal punto di vista tecnologico. Sufficiente, almeno nell&#8217;idea degli sviluppatori, a raggiungere entro il 2017 il punto in cui sia possibile approntare la disfida, e purch\u00e9 i problemi rimasti vengano risolti senza soluzione di continuit\u00e0, a raggiungere &#8220;Superare i 200 Km\/h durante un giro in pista, superando [in determinate condizioni] le convenzionali capacit\u00e0 degli umani.&#8221; Il che del resto, bisognerebbe che qualcuno lo facesse notare al team, non garantisce una vittoria, nemmeno <em>in absentia,\u00a0<\/em>sull&#8217;intramontabile Dottore.<br \/>\nIl che comunque non prescinde il fatto che, se l&#8217;obiettivo fosse portato realmente a coronamento, costituirebbe un significativo avanzamento nel concetto di una moto in grado di guidarsi da sola, come esemplificato dai precedenti tentativi sul tema:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18622\" aria-describedby=\"caption-attachment-18622\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/p5HQbeSVWs4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18622\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18622 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ghostrider-500x313.jpg\" alt=\"Ghostrider\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ghostrider-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Ghostrider.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18622\" class=\"wp-caption-text\">Correre dietro al motorino impazzito: un&#8217;ottima esercitazione di podismo.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 2004 quando\u00a0Anthony Levandowski, al comando di un team di studenti dell&#8217;Universit\u00e0 di Stanford, riusc\u00ec ad ottenere i finanziamenti per partecipare alla prima edizione della DARPA Grand Challenge, una gara indetta dalla compagnia statunitense che si occupa di sviluppare le tecnologie emergenti con finalit\u00e0 dichiaratamente militari. L&#8217;evento, da allora ripetuto pi\u00f9 volte, aveva la finalit\u00e0 di mettere alla prova le capacit\u00e0 di guida automatica di un vasto ventaglio di mezzi, fatti produrre a varie istituzioni con l&#8217;attrattiva niente affatto trascurabile di un premio da due milioni di dollari. Per conseguire l&#8217;obiettivo, che consisteva nel concludere nel minor tempo possibile un tragitto di 240\u00a0km nel deserto del Mojave, il giovane\u00a0inventore aveva concepito un l&#8217;approccio totalmente originale\u00a0delle due ruote. Il suo ragionamento, in linea di principio assolutamente condivisibile, era che mentre le altre squadre si affannavano attorno a mezzi pesanti dalla notevole autonomia, ma poco manovrabili, il suo semplice apparato basato su una moto a quattro tempi da 125 cc sarebbe\u00a0letteralmente volata sopra le dune, raggiungendo il traguardo tra lo stupore dei giudici e gli spettatori. Quanto possiamo qui osservare in un video del programma Beyond Tomorrow \u00e8 sostanzialmente, l&#8217;effettivo fallimento del suo sogno.<br \/>\nIl mezzo infatti, che aveva nome Ghostrider, non ci mise molto a dimostrare l&#8217;ampio ventaglio di problematiche collegate al concetto, niente affatto scontato, di una moto che procede da sola lungo la\u00a0sua strada.\u00a0Il veicolo\u00a0impiegava una serie completa di sensori utili a comprendere quando stesse per perdere l&#8217;equilibrio, ed era in grado di rettificare la sua corsa grazie al semplice impiego dello sterzo, sfruttando sostanzialmente un&#8217;inversione del principio di chi pedala senza mani; ovvero, non poteva muovere il suo peso da una parte all&#8217;altra, ma aveva tempi d&#8217;intervento estremamente brevi sull&#8217;angolazione della ruota anteriore. Cos\u00ec, in condizioni ideali e prive di vento, era in grado di alterare la sua corsa senza limiti di sorta, ma purtroppo bastava il minimo agente esterno, per mandarla fuori fase. Complice anche l&#8217;epoca ormai remota, in cui il concetto della guida automatica era ancora agli albori, il team di\u00a0Levandowski riusc\u00ec a superare le prime selezioni per partecipare alla gara e miglior\u00f2 sensibilmente la moto, ma fall\u00ec durante una prova generale su un circuito ad ostacoli creato ad-hoc presso l&#8217;autodromo del California Speedway,\u00a0che costituiva l&#8217;ultima scrematura prima della linea di partenza. Poco male: quell&#8217;anno il partecipante di maggior successo riusc\u00ec a raggiungere appena gli 11,9 Km, risultando quindi ben lontano dall&#8217;aggiudicarsi l&#8217;agognato premio. L&#8217;anno successivo, i due milioni di dollari furono vinti proprio da Stanford, grazie alla costituzione di un secondo <em>racing team<\/em>, questa volta incline a seguire vie di minore resistenza ed anticonformismo. Non tutto il male viene per nuocere: oggi, da una rapida ricerca online, si scopre che il promettente ingegnere sta lavorando niente meno che al progetto di Google per l&#8217;automobile automatica, mettendo le proprie doti al servizio di una di quelle tecnologie che potrebbero effettivamente cambiare il mondo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18621\" aria-describedby=\"caption-attachment-18621\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/mT3vfSQePcs\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18621 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Bycicling-robot-500x313.jpg\" alt=\"Bycicling robot\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Bycicling-robot-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Bycicling-robot.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18621\" class=\"wp-caption-text\">Nel campo dei robot in grado di mantenersi in equilibrio su due ruote, spicca il piccolo automa del prof. Masahiko Yamaguchi, in grado di pedalare e andare in bicicletta. La disinvoltura della sua programmazione risulta tale da permettergli di salutare addirittura il pubblico, tra una gimcana e l&#8217;altra.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo vale, in senso lato, per qualsiasi nuova tecnologia. Mentre raramente si verifica nel campo della semplice pubblicit\u00e0. E c&#8217;\u00e8 molta ricerca di immagine, nel video di presentazione del progetto Yamaha, bench\u00e9 resti\u00a0inerente la presenza di un budget infinitamente superiore rispetto a quello del progetto di\u00a0Levandowski, che per certi versi sembrava quasi l&#8217;opera di un &#8220;mero&#8221; appassionato (di fisica applicata, sistemi avanzati di robotica ed automatismo, aha! Ognuno si diverte come pu\u00f2&#8230;)<br \/>\nIl profilo aggressivo di MOTOBOT, la sua voce bambinesca e l&#8217;ambizione estrema dichiarata\u00a0dai costruttori attraverso quell&#8217;eloquio metallico, in fin dei conti, non sono che una parte accessoria dell&#8217;intera equazione. La verit\u00e0\u00a0sar\u00e0 sottoposta al nostro giudizio soltanto al prossimo rilascio di una press release\u00a0pi\u00f9 dettagliata, se non addirittura a distanza di anni da quest&#8217;oggi, come auspicato dallo stesso androide, nell&#8217;epico confronto in pista con l&#8217;antesignano\u00a0biologico pre-esistente. Ovvero colui che questo mondo di\u00a0sgommate lo respira a pieni polmoni, avendone da tempo\u00a0estratto\u00a0il fluido stesso della propria vicenda personale. Senza bisogno di ricorrere all&#8217;uso di un ingombrante\u00a0caricabatterie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco qui qualcosa che non ci saremmo aspettati di vedere: una\u00a0Yamaha YZF-R1,\u00a0il poderoso veicolo\u00a0che la multinazionale giapponese schiera, in diversi allestimenti, nelle competizioni di MotoGp e Superbike, modificato per montare\u00a0le rotelle stabilizzanti\u00a0di una bici d&#8217;infanzia. 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