{"id":18615,"date":"2015-10-28T07:37:57","date_gmt":"2015-10-28T06:37:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18615"},"modified":"2015-10-28T07:37:57","modified_gmt":"2015-10-28T06:37:57","slug":"non-crederete-al-numero-di-barbabietole-raccolte-in-sei-minuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18615","title":{"rendered":"Non crederete al numero di barbabietole raccolte in sei minuti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fRBNhyn6XM0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18616\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18618\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet-500x313.jpg\" alt=\"Sugarbeet\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;altro giorno, un altro giro sui campi d&#8217;Olanda, con la finalit\u00e0 di cogliere quel frutto della terra che, da quando Napoleone mand\u00f2 una commissione di scienziati a investigare nella fattoria di\u00a0Franz Karl Achard nel 1801, costituisce un\u00a0fondamento irrinunciabile\u00a0della nostra dieta. Nonostante da esso provenga\u00a0la singola sostanza pi\u00f9 potenzialmente nociva, assuefacente e\u00a0notoriamente problematica\u00a0per il benessere dell&#8217;uomo. No, non \u00e8 proprio una droga. Ma conduce alla felicit\u00e0. Perch\u00e9 addolcisce le nostre giornate, corrobora il sapore del caff\u00e8; ah, lo zucchero! Persino la sua nascita, tra i campi d&#8217;Europa e successivamente degli Stati Uniti, sempre fu gravosa e tormentata, per chi doveva gestire\u00a0la sua pianta-di-origine-non-tropicale, una particolare\u00a0versione domestica della\u00a0<em>Beta vulgaris<\/em>, chenopodiacea fittonante. Si dice a margine dell&#8217;opera del contadino, con vagheggiante compassione, che la terra sia &#8220;lontana&#8221; alludendo a\u00a0quanto \u00e8 &#8220;dura da raggiungere&#8221; chinandosi dall&#8217;alba al vespro con fatica. Ma persino questo non sarebbe stato nulla, di per se, rispetto alle condizioni a cui erano sottoposti i dipendenti di Silesia, in Polonia, che avevano attirato l&#8217;attenzione dell&#8217;Imperatore dei Francesi.<br \/>\nIl loro datore di lavoro aveva infatti a suo tempo appreso dal professore d&#8217;universit\u00e0, Andreas Sigismund Marggraf, come ibridare e coltivare il vegetale in questione, ottenendo un prodotto che si potrebbe definire facilmente l&#8217;incubo del contadino: si preparava\u00a0attentamente il terreno, affinch\u00e9 fosse sufficientemente morbido da accogliere le preziose radici della pianta, fonte principale dell&#8217;amato saccarosio. Si piantavano le barbabietole vicine tra di loro, affinch\u00e9 fossero meno vulnerabili ai parassiti. Quindi si doveva procedere, durante la stagione della crescita, a sfoltire le fronde emergenti\u00a0due o tre volte fino al sopraggiungere dell&#8217;autunno, tramite l&#8217;impiego di una zappa, affinch\u00e9 la pianta non crescesse in verticale a discapito della\u00a0sua dolce componente\u00a0sotterranea. Ma il peggio doveva ancora venire: al momento del raccolto, infatti, sui campi si faceva passare per prima cosa un dispositivo simile a un aratro, che sollevava parzialmente ciascun fittone (radice bulbosa) dal suolo, poi si parcheggiava il carro da una parte. A quel punto, arrivavano delle\u00a0coppie di lavoratori, il primo dei quali prendeva la barbabietola per la parte esposta, la estraeva, la scuoteva per rimuovere la terra e poi la disponeva a terra. Mentre il secondo separava la parte utilizzabile da quella inutile, tramite l&#8217;impiego di un attrezzo definito &#8220;uncino da bietole&#8221; sostanzialmente una via di mezzo tra roncola e falcetto. \u00c8 inutile sottolineare\u00a0come\u00a0una procedura tanto complessa potesse richiedere anche diversi giorni per un campo di misura media, mentre i costi operativi lievitavano di conseguenza. Ma mai, quanto quelli d&#8217;importazione del prodotto della canna da zucchero, che cresceva unicamente nei climi tropicali, e per questo all&#8217;epoca era un esclusivo\u00a0appannaggio delle classi agiate. Finch\u00e9 non sopraggiunse, nel 1803, l&#8217;inizio di quei lunghi e sanguinosi conflitti definiti guerre napoleoniche, durante i quali l&#8217;Inghilterra fu per l&#8217;ennesima volta, nemica, e la sua flotta blocc\u00f2 le importazioni marittime presso l&#8217;Europa continentale. Ci\u00f2 senza contare la rivolta di Haiti conclusasi nel 1804,\u00a0destinata a trasformare di l\u00ec a poco quella che era stata una colonia fondata sul\u00a0lavoro (degli schiavi)\u00a0in libera repubblica, un fatto storico che fu la banderuola di quei tempi e quello che sarebbe avvenuto di l\u00ec a poco. Cos\u00ec, nel giro di pochi anni, lo zucchero di canna spar\u00ec dagli scaffali di mezzo mondo, proprio mentre un chimico tedesco di origini ugonotte, la cui famiglia era scappata in Polonia durante le persecuzioni del secolo precedente, scopriva come estrarlo da una pianta in grado, meraviglia delle meraviglia, di crescere nel mezzo della temperata Europa.<br \/>\nCos\u00ec, di saporita\u00a0necessit\u00e0, virt\u00f9. Come \u00e8 noto, niente stimola l&#8217;ingegno umano quanto l&#8217;opportunit\u00e0 di guadagnare, e nel giro di poche generazioni, con l&#8217;avvento della tecnologia automatizzata, vennero impiegati numerosi metodi per semplificare e velocizzare la raccolta delle barbabietole. In altre parole: &#8220;Se devo farmelo da solo, voglio faticare il meno possibile&#8221;. Nel mondo moderno, \u00e8 normale che il raccolto venga preparato tramite l&#8217;impiego di un <em>root beater<\/em>, la macchina che con delle lame a movimento circolare rimuove facilmente le foglie pressoch\u00e9 inutili della pianta, ricche di impurit\u00e0. Quindi un <em>beet harvester<\/em> si occupa di sollevare la radice, rimuovendone al tempo stesso la terra in eccesso, operando su file multiple, ciascuna corrispondente a un solco del campo coltivato. Generalmente, fino a sei. Qualche rara volta, come quella qui mostrata, basta invece una singola macchina, per farne dodici alla volta!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiamano, alquanto suggestivamente,\u00a0Hexx Traxx ed \u00e8 un prodotto della compagnia olandese Agrifac, con sede a\u00a0Steenwijk, nella parte ad est del paese. Si tratta di un classico del marchio, in commercio da oltre 10 anni e pi\u00f9 volte migliorato, perch\u00e9 come afferma lo slogan della compagnia &#8220;Al mondo serve pi\u00f9 cibo&#8221; e quale miglior modo, di procurarcelo, che utilizzando gli ultimi avanzamenti dell&#8217;agricoltura ingegnerizzata fino all&#8217;assoluta perfezione funzionale? La caratteristica di questo mezzo, che non \u00e8 un trattore ma un vero e proprio macchinario specializzato, \u00e8 quella di incorporare in un solo veicolo entrambe le funzioni di <em>beater<\/em> e <em>harvester<\/em>, riducendo di fatto le tempistiche necessarie a raccogliere le barbabietole fino ad un punto estremo, oltre il quale probabilmente \u00e8 impossibile andare. Osservarlo all&#8217;opera, in questo<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=fRBNhyn6XM0\" target=\"_blank\"> video estremamente ben realizzato del canale di settore<\/a>\u00a0Tractorspotter, produce un effetto ipnotico assolutamente degno di nota. L&#8217;assoluta stabilit\u00e0 del macchinario, garantita da una distribuzione del peso attentamente studiata ed un\u00a0sistema brevettato delle sospensioni, gli permettono di procedere sul sentiero del raccolto senza la bench\u00e9 minima esitazione; e dove lui passa, in primo luogo il sistema di sollevamento estrae la barbabietola, in secondo un apposito meccanismo, basato su una ruota e un nastro trasportatore, lo conduce fino ad un cassone d&#8217;immagazzinamento, dalla capienza di 28 tonnellate. A quel punto, con estrema gioia dei bambini (che albergano tutt&#8217;ora dentro a ciascuno di noi) sopraggiunge un camion rosso della\u00a0Rovers Boekel, azienda che gestisce questi campi, nel quale viene trasferito il carico dei fittoni ricchi di saccarosio. Questi ultimi, quindi, saranno scaricati senza troppi complimenti a terra, a lato della strada. Strano, vero? Si, ci\u00f2 perch\u00e9 in pratica, le barbabietole da zucchero sono coltivate in una tale quantit\u00e0, e sono cos\u00ec prolifiche, che metterle in un magazzino non sarebbe economicamente conveniente. Se volete farvi un&#8217;idea delle quantit\u00e0 coinvolte, guardate il seguente video:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18617\" aria-describedby=\"caption-attachment-18617\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/cVjdx5oNTgA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18617\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18617 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet-2-500x313.jpg\" alt=\"Sugarbeet 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Sugarbeet-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18617\" class=\"wp-caption-text\">In questa sequenza documentaristica realizzata dell&#8217;abitante del North Dakota Jody Scholl, viene mostrato l&#8217;intero processo di stoccaggio delle barbabietole, con un tono monocorde eppure stranamente coinvolgente.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rombo di tuono che riecheggia nello spiazzo circondato da strane colline marroni. Che altro non sono, se non migliaia, milioni di barbabietole gettate l&#8217;una sopra l&#8217;altra. Mentre il suono deriva dalla reazione a catena che si verifica, ogni qual volta il braccio del sistema di carico\/scarico non aggiunge del materiale sopra alla pila, che inevitabilmente tende a rotolare verso il basso. A questo punto, sar\u00e0 chiaro il punto principale dell&#8217;intera questione: le barbabietole, essendo composte al 75% d&#8217;acqua, non sono particolarmente delicate. N\u00e9 vanno a male tanto facilmente, al punto che nei paesi o nelle regioni pi\u00f9 fredde in cui vengono fatte crescere, una pratica comune consiste nell&#8217;impiego di profilati tubolari in cemento per sostenere su il cumulo, all&#8217;imbocco\u00a0dei quali vengono collocati dei potenti ventilatori. Con il sopraggiungere dell&#8217;inverno, quindi, le barbabietole vengono coperte con un telo, mentre l&#8217;aria fredda contribuisce a portare la loro temperatura al di sotto della soglia di congelamento. A primavera, credeteci o meno, saranno ancora buone. Ed \u00e8 proprio questa una parte del motivo per cui l&#8217;uomo moderno pu\u00f2 vantare il pi\u00f9 sublime dei lussi, che persino lo stesso Napoleone avrebbe potuto considerare eccessivo e decadente: lo zucchero nel proprio cibo, da gennaio a dicembre, ogni qualvolta se ne sente la necessit\u00e0.<br \/>\nUna PARTE, del motivo. Tutt&#8217;altro che preponderante, a dir la verit\u00e0, visto come ancora oggi, nonostante alcuni significativi avanzamenti tecnici come l&#8217;Hexx Traxx della Agrifac, la coltivazione della canna zucchero continui ad occupare il segmento maggiore del mercato, con un buon 80% del prodotto raffinato su scala globale. Il fatto \u00e8 che non soltanto il processo di raccolta, ma anche quello successivo di lavorazione dell&#8217;alternativa zuccherosa alla barbabietola, la famosa pianta tropicale\u00a0<em>Saccharum officinarum<\/em>, resta ad ogni modo pi\u00f9 spedito e semplificato, traendo l&#8217;origine dal fusto stesso della piante, che non richiede il passaggio intermedio della &#8220;diffusione&#8221; (mediante l&#8217;impiego di acqua calda) per separare il saccarosio dal resto dei fluidi vegetali, impuri ed ovviamente inutili allo scopo. Semplicemente la pianta si macina meccanicamente, quindi raffinato e poi cotto fino alla cristallizzazione. A parte la necessit\u00e0 di sfruttare dei terreni inadatti ad altre colture, dunque, ci si potrebbe anche chiedere perch\u00e9 mai, un agricoltore dovrebbe decidere di investire su un prodotto inerentemente inferiore alla sua alternativa? Ci sono diverse possibili motivazioni. Alcune delle quali, sorprendenti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18616\" aria-describedby=\"caption-attachment-18616\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/x3gaeGy_Uhc\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18616 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Agrifac-Condor-500x313.jpg\" alt=\"Agrifac Condor\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Agrifac-Condor-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Agrifac-Condor.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18616\" class=\"wp-caption-text\">Tra le altre macchine della Agrifac, va certamente citata questa Condor per l&#8217;irrorazione, usata anch&#8217;essa occasionalmente nella coltivazione delle barbabietole. Il veicolo \u00e8 dotato di un incredibile sistema pneumatico che pu\u00f2 controllare la distanza tra le ruote e l&#8217;altezza dal suolo <em>on-the-fly<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scoperta di\u00a0Franz Karl Achard, come \u00e8 facile immaginare, riscosse immediatamente un successo spropositato. Finalmente le potenze europee potevano, non soltanto disporre di una nuova fonte di questa sostanza, ancora tutt&#8217;altro che diffusa, ma liberarsi in una parte della loro economia dalla dipendenza dai commerci alimentari, sempre\u00a0vulnerabili ai periodi di guerra o instabilit\u00e0 politica, un andamento che potrebbe facilmente venire associato agli interi ultimi tre secoli di storia, (almeno) fino alla fine della seconda guerra mondiale.\u00a0Nel 1811, Napoleone stil\u00f2 un decreto per l&#8217;investimento di un milione di franchi nell&#8217;industria della barbabietola, arrivando addirittura a vietare l&#8217;importazione della canna da zucchero dai Caraibi pi\u00f9 tardi nello stesso anno. Era una Francia nuova e libera, quella che stava per nascere, in cui tutto quello che era dolce, lo sarebbe stato grazie alle coltivazioni locali ed europee? Pi\u00f9 o meno. Non proprio. Nel frattempo,\u00a0sorprendendo pi\u00f9 o meno nessuno, lo stesso percorso venne intrapreso ben presto dagli Stati Uniti, potenza imperialista nascente che tutto voleva, tranne che doversi affidare a forniture esterne per i beni di primissima necessit\u00e0 (come ormai era diventata la dolcezza assuefacente, loro e nostro nostro malgrado). Verso la met\u00e0 del XIX secolo, sfruttando notevoli incentivi del governo, l&#8217;industria agricola statunitense fu grandemente ristrutturata, affinch\u00e9 nelle regioni pi\u00f9 fertili una parte significativa del territorio fosse riconvertita alla coltivazione della barbabietola, un simbolo d&#8217;indipendenza e libert\u00e0. Con i primi timidi passi compiuti verso la nascita di un mercato veramente globalizzato, tuttavia, emerse ben presto il problema di fondo: la canna da zucchero, che produceva un prodotto assolutamente equivalente, risultava nei fatti assai meno costosa da produrre.<br \/>\nI laboriosi e sapienti agricoltori americani, cos\u00ec, si ritrovarono a competere contro il &#8220;pericolo dello zucchero d&#8217;importazione&#8221; creato a partire da &#8220;lavoro simile allo sfruttamento&#8221; iniquo ed ingiusto, malefico per non dire spesso, addirittura, asiatico. Verso i primi del &#8216;900, mentre gi\u00e0 si preparavano le condizioni che avrebbero condotto alla prima guerra mondiale e successivamente alla grande depressione, i principali <em>competitors<\/em> della industrie agricole statunitense\u00a0operavano tutti nello stesso distante paese, le Filippine. E furono molte, allora e\u00a0nell&#8217;epoca immediatamente successiva, le voci che chiesero l&#8217;imposizione di tariffe pi\u00f9 significative, in modo che il prodotto locale potesse competere ad armi pari con quello trasportato fino alle coste, tramite un continuo trafficar di navi. Ma c&#8217;era un problema fondamentale: dal 1898, secondo quanto deciso con il celebre trattato di Parigi, la Spagna aveva venduto la sua podest\u00e0 coloniale sulle Filippine agli Stati Uniti, per la cifra di esattamente 20 milioni di dollari. Da allora, quelle isole erano nei fatti parte inscindibile del territorio patrio. Come si poteva, dunque, porre una tassa d&#8217;importazione su materiale proveniente DAL PROPRIO STESSO TERRITORIO? Semplicissimo: ottenendo, come prima cosa,\u00a0la secessione. E fu cos\u00ec che nel 1935 le Filippine si guadagnarono l&#8217;indipendenza, con grande esultanza degli imprenditori americani operativi nel settore agricolo, d&#8217;improvviso\u00a0fattosi attivisti politici e sociali, grandi sostenitori del diritto nazionale. Dal conflitto, nasce il cambiamento.\u00a0Dall&#8217;eterna lotta tra la barbabietola e la canna, la dolcezza duratura della libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;altro giorno, un altro giro sui campi d&#8217;Olanda, con la finalit\u00e0 di cogliere quel frutto della terra che, da quando Napoleone mand\u00f2 una commissione di scienziati a investigare nella fattoria di\u00a0Franz Karl Achard nel 1801, costituisce un\u00a0fondamento irrinunciabile\u00a0della nostra dieta. Nonostante da esso provenga\u00a0la singola sostanza pi\u00f9 potenzialmente nociva, assuefacente e\u00a0notoriamente problematica\u00a0per il benessere dell&#8217;uomo. &#8230; <a title=\"Non crederete al numero di barbabietole raccolte in sei minuti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18615\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Non crederete al numero di barbabietole raccolte in sei minuti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[232,274,1285,311,271,286,71,97,440,557,855],"class_list":["post-18615","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-agricoltura","tag-alimenti","tag-campi","tag-gastronomia","tag-macchine-industriali","tag-olanda","tag-storia","tag-tecnologia","tag-trattori","tag-veicoli","tag-zucchero"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18615","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18615"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18615\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18619,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18615\/revisions\/18619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18615"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18615"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18615"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}