{"id":18567,"date":"2015-10-22T07:31:56","date_gmt":"2015-10-22T05:31:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18567"},"modified":"2015-10-22T07:33:56","modified_gmt":"2015-10-22T05:33:56","slug":"ipertempo-il-potere-degli-elicotteri-sulla-realta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18567","title":{"rendered":"Ipertempo: il potere degli elicotteri sulla realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/EnrwrwMfNSs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18568\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18570\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Rotor-Panorama-500x313.jpg\" alt=\"Rotor Panorama\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Rotor-Panorama-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Rotor-Panorama.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questi tempi in cui tornano di moda macchine del tempo ed astronavi stellari dei ruggenti anni della cellulosa, \u00e8 facile tornare coi ricordi a quella scena magica e fondamentale, l&#8217;attimo in cui i protagonisti, saldamente assicurati sul sedile, decidono che si \u00e8 palesata la necessit\u00e0\u00a0di fare quella &#8220;cosa&#8221;. Si spinge la leva, si preme il bottone. In un lampo di luce, l&#8217;energia repressa che trova l&#8217;attimo di sfogo attentamente definito, la liberazione di una forza incredibile ed impressionate. Ma non puoi rappresentare coerentemente, se non attraverso ci\u00f2 che ne risulta, il concetto vago ed aleatorio del teletrasporto. Non senza una conoscenza approfondita\u00a0del funzionamento di questo processo che effettivamente, non esiste. Cos\u00ec, su pellicola, si disegnano una serie di linee convergenti, verso un punto di fuga che costituisce l&#8217;obiettivo. Ed a questo, fino ad oggi, si era dato un solo nome: l&#8217;iper(<em>sopra<\/em>)spazio. Quello che non sapevamo tuttavia, perch\u00e9 oggettivamente non era possibile immaginarlo, \u00e8 che un semplice elicottero radiocomandato, come questo dell&#8217;hobbista\u00a0Marcel Guwang, potesse generare i presupposti di una simile apoteosi visuale. Dimostrando davvero, finalmente, quanto fossimo distanti dalla verit\u00e0. Perch\u00e9 per spostare\u00a0la propria esistenza da un luogo all&#8217;altro del sensibile, a quanto pare, il metodo pi\u00f9 rapido non \u00e8 percorrere una linea retta. Ma piuttosto un&#8217;onda sinusoidale spiraleggiante&#8230;\u00a0Immaginate una corda di chitarra, colpita\u00a0con il plettro nel punto centrale della sua estensione, poi sfiorata con il pollice di quella stessa mano. Ci\u00f2 che normalmente avrebbe oscillato da una parte all&#8217;altra, producendo una nota limpida e perfetta, a questo punto \u00e8 stato suddiviso in due segmenti, diventando l&#8217;equivalente di\u00a0altrettante\u00a0corde poste in serie. La\u00a0tonalit\u00e0\u00a0\u00e8 la stessa, eppure le frequenze\u00a0sono differenti e parallele; un effetto che viene chiamato, niente affatto casualmente, dell&#8217;iper(<em>sopra<\/em>)tono. Ordunque, qual&#8217;\u00e8 il suono\u00a0&#8220;reale&#8221;? Quale, invece, la sua riflessione armonica, corrispondente a un multiplo della fondamentale? Distinguere tra le due voci \u00e8 in effetti\u00a0altrettanto facile per un orecchio esperto, quanto inutile ai fini di acquisire una profonda comprensione\u00a0musicale. Come avviene per la particella subatomica media, la cui posizione \u00e8 per definizione inesatta e inconoscibile, la vibrazione di un corpo acustico \u00e8 uno stato continuativo, che presuppone un inizio e una fine della sua corsa, ma non tanto\u00a0definiti nello spazio. Bens\u00ec, nel tempo.<br \/>\nIl fatto\u00a0\u00e8 largamente noto, persino accettato dai pi\u00f9: siamo pulviscolo sperduto in mezzo ai venti dell&#8217;Esistenza, puntini insignificanti tra innumerevoli universi paralleli. Ciascun minimo evento della nostra giornata, col suo verificarsi passibile di alternative, genera innumerevoli <em>continuum<\/em>, talvolta inimmaginabili, altri del tutto simili alle situazioni che viviamo quotidianamente. Tranne che per qualche piccolo, inquietante dettaglio. E tutte le realt\u00e0 sono imprescindibilmente collegate, ma non sempre si influenzano a vicenda. Si potrebbe anzi dire che ai fini di una presa di coscienza della nostra reale condizione umana, di universi dobbiamo considerarne solamente due: ci\u00f2 che palesemente siamo, quello che si trova dritto innanzi a noi. Ovvero il\u00a0suo opposto speculare, geometricamente ribaltato, come un&#8217;immagine allo specchio della nostra stessa vita. Ora, naturalmente, poter acquisire una simile visione non \u00e8 semplice, n\u00e9 viene naturale neanche allo strumento illimitato della mente. Sull&#8217;apertura del terzo Occhio, nella storia del mondo, sono state spese innumerevoli parole: chi giurerebbe che il modo migliore e dormire, per sognare, passando la vita in posizione orizzontale. Altri assumono sostanze, pi\u00f9 o meno psicotropiche, al fine di strappare con violenza\u00a0quel pesante velo che nasconde la suprema verit\u00e0. Mentre gli estremi\u00a0ottimisti, dal canto loro, altro non fanno che vivere la propria vita, certi che la comprensione un giorno arriver\u00e0. Se pure, deve farlo. Ma l&#8217;approccio pi\u00f9\u00a0diretto eppure\u00a0bistrattato, per quanto naturalmente chiaro ai bambini e molte\u00a0anime innocenti, \u00e8 un altro: girare vorticosamente su se stessi. Piazzatevi a gambe incrociate nella posizione del mezzo loto, sopra una solida sedia da ufficio. Fate il vuoto intorno a voi, nella stanza. Quindi, con un braccio puntellato saldamente sul bracciolo, allungate l&#8217;altro fino alla parete, datevi una spinta. Cosa sta succedendo? Al primo, secondo, terzo giro, sapete ancora cosa siete? Dove andate? Da dove&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma questo \u00e8 un recipiente di sapienza, sopratutto: limitato. Ben lo dicevano\u00a0i taoisti dell&#8217;antica Cina: una coppa o una testa troppo piena (di consapevolezza) alla fine straripa e perde tutto il suo sapo\/ere. Per questo spesse\u00a0volte, il miglior modo di approcciarsi alla Creazione \u00e8 tramite il\u00a0metodo che prevede l&#8217;intermediario, l&#8217;insegnamento o l&#8217;esperienza di un maestro. Colui che fino a poco tempo fa, aveva in comune con noi le braccia e le gambe (due di ciascun tipo) una testa in equilibrio sulle spalle, una coppia d&#8217;occhi penetranti per guardare innanzi a se. Mentre\u00a0in quest&#8217;epoca della tecnologia spropositata, pu\u00f2 presentare a seconda dei casi 4, 6 o 8 pale pi\u00f9 un&#8217;altra sulla coda, connotata da\u00a0un grazioso cockpit coi comandi in bella vista. \u00c8 una strana sublime verit\u00e0, che appare fin troppo evidente tramite il pi\u00f9 avanzato\u00a0strumento di studio ed apprendimento a nostra disposizione: la registrazione digitale. Se si assicura saldamente\u00a0una telecamera al mozzo dell&#8217;albero meccanico, da cui partono le pale, questa ruoter\u00e0 su se stessa ad una velocit\u00e0 inerentemente sincronizzata con\u00a0quella dell&#8217;intero meccanismo. Due su tre: ci\u00f2 che resta fuori dalla fase, a questo punto, \u00e8 &#8220;soltanto&#8221; il resto del mondo. Ma non per molto, sembrerebbe. Perch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto nel video di apertura di Guwang, con la chiara intenzione di stupire, \u00e8 stato selezionare un <em>frame-rate <\/em>(velocit\u00e0 di aggiornamento delle immagini) quasi perfettamente sincronizzato con il tempo necessario a\u00a0compiere una rotazione completa di\u00a0360 gradi, ottenendo qualcosa di assolutamente inaspettato. Non solo, infatti, l&#8217;immagine ci appare relativamente stabile, ma deformata in modo impressionante. Ci\u00f2 che dovrebbe costituire la rassicurante linea dell&#8217;orizzonte, qui diventa piuttosto simile al dorso del mitico serpente\u00a0Mi\u00f0gar\u00f0sormr, che il dio Thor aveva sollevato come\u00a0dimostrazione della sua possenza ultramondana. Per comprendere l&#8217;origine dello strano fenomeno, occorre prima guardarlo dall&#8217;esterno, cos\u00ec:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18568\" aria-describedby=\"caption-attachment-18568\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/R-IVw8OKjvQ\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18568\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18568 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Helo-stroboscopic-500x313.jpg\" alt=\"Helo stroboscopic\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Helo-stroboscopic-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Helo-stroboscopic.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18568\" class=\"wp-caption-text\">REALT\u00c0 o FINZIONE? Un ELICOTTERO si tiene in volo senza usare le pale. Possibile che il governo abbia scoperto l&#8217;ANTI-GRAVIT\u00c0?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo breve video, in grado di generare a suo tempo parecchie bizzarre ed improbabili teorie cospiratorie, \u00e8 in realt\u00e0 la dimostrazione di un fenomeno che i videogiocatori conoscono fin troppo bene: l&#8217;<em>aliasing<\/em>. Ma non del tipo pi\u00f9 frequente, ovvero cosiddetto spaziale, in cui uno schema digitale ripetuto finisce per diventare suo malgrado indistinguibile da quelli circostanti, generando indesiderabili reticoli o scalettature. Bens\u00ec di quell&#8217;altra natura, particolarmente invisa ai creativi e produttori cinematografici, detta dell&#8217;<em>aliasing<\/em> temporale. L&#8217;avrete forse apprezzato (si fa per dire) sulla ruota di un carro dei vecchi film Western, risalenti ai tempi in cui l&#8217;otturattore della videocamera era ancora uno sportello meccanico che doveva materialmente chiudersi per ciascun <em>frame<\/em> della sequenza, non riuscendo a farlo, nonostante le migliori intenzioni, pi\u00f9 di 24 volte al secondo. Aggiungete a questo il fatto che la ruota in legno tipicamente in uso al tempo di\u00a0Wyatt Earp aveva esattamente 12 raggi, rigorosamente indistinguibili tra loro, ed otterrete quella problematica corrispondenza che la faceva sembrare, in molti dei migliori classici dell&#8217;epoca, ostinatamente ferma per l&#8217;intero corso dell&#8217;inseguimento coi banditi (<em>et similia<\/em>). L&#8217;effetto pu\u00f2 anche essere definito per analogia stroboscopico, vista la sua somiglianza a quanto si ottiene facendo lampeggiare rapidamente una luce elettrica, mentre si osserva un qualcosa di soggetto a un rapido movimento, ciclico e ripetuto. Ora aggiungete a questa situazione dell&#8217;immagine apparentemente ferma, nella stessa maniera in cui\u00a0le due oscillazioni della corda di chitarra diventavano una soltanto, la problematica natura dell&#8217;inclinazione dell&#8217;elicottero, continuamente soggetta a variazioni per il bisogno di mantenere un assetto di volo stabile. Ci\u00f2 che si ottiene \u00e8 un&#8217;immagine in cui il paesaggio appare relativamente stabile, ma distorto. Ed \u00e8 a quel punto che si spalanca la mistica porta per la quinta dimensione. Avrete notato dalla posizione dell&#8217;ora e la data nel video di apertura, forse, come la telecamera di Guwang fosse stata posta su di un lato, generando un&#8217;immagine che soltanto successivamente \u00e8 stata voltata di 90 gradi. Tale espediente, nei fatti, aveva un&#8217;origine altamente funzionale che si richiama ad un altra interessante correlazione tra telecamere e rotori&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_18569\" aria-describedby=\"caption-attachment-18569\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/LVwmtwZLG88\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18569\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18569 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Propeller-boomerang-500x313.jpg\" alt=\"Propeller boomerang\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Propeller-boomerang-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Propeller-boomerang.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18569\" class=\"wp-caption-text\">Volo delta-gamma-112 in arrivo. Stiamo sganciando il nostro carico di boomerang, ripeto, stiamo sganciando i boomerang sull&#8217;Australia.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo parlato brevemente dell&#8217;otturatore, il meccanismo che regolava il tempo d&#8217;esposizione della pellicola alla luce, nel vecchio sistema della fotografia (o registrazione) analogica. Ora, nell&#8217;epoca degli elicotteri disponiamo di un sistema alternativo e per certi versi superiore: il Metallo-Ossido-Semiconduttore o CMOS, il sensore elettronico, presente in tutte le videocamere digitali, che pu\u00f2 letteralmente imprimere nel suo silicio la disposizione della luce. In un simile dispositivo, naturalmente, l&#8217;iride o la palpebra meccanica che si chiudevano ad immagine catturata\u00a0non sembrerebbero pi\u00f9 materialmente necessari, visto come si possa semplicemente bloccare l&#8217;alimentazione di corrente per concludere il processo fotografico, prima di\u00a0passare all&#8217;immagazzinamento. Ma il fatto \u00e8 che costruire un matrice di pixel in cui ciascuno di essi, in assenza di alimentazione, sia comunque in grado di conservare la carica acquisita non \u00e8 affatto semplice. Al punto che nella maggior parte dei casi, l&#8217;otturatore \u00e8 ancora presente. E pu\u00f2 essere di due tipi: nel caso dei prodotti di fascia alta, come le reflex, \u00e8 una versione pi\u00f9 moderna del vecchio artificio meccanico, efficiente come lo era sempre stato. Per le fotocamere tascabili invece, o i cellulari, \u00e8 un sistema elettronico che letteralmente &#8220;scansiona&#8221; l&#8217;immagine, trasferendola un poco alla volta nel supporto di salvataggio. Questo sistema, come avviene per i monitor al momento successivo della visualizzazione, ha un ordine preciso di funzionamento, che parte dall&#8217;angolo in alto a sinistra dell&#8217;immagine, poi prosegue in orizzontale, fino al bordo destro della stessa. Quindi scende di una linea e ricomincia, fino all&#8217;inevitabile raggiungimento dell&#8217;estremit\u00e0 inferiore destra. Foto fatta e tutto OK&#8230; Pi\u00f9 o meno. Perch\u00e9 il <em>rolling shutter<\/em> elettronico (questo il suo nome) per quanto rapido, ha un suo tempo materiale di completamento. Nel corso del quale, gli oggetti in corso di spostamento rapido possono percorrere una parte anche significativa del quadro di ripresa. Ci\u00f2 che succede, quindi, \u00e8 che la loro parte superiore viene catturata prima, mentre quella inferiore, solo successivamente. Avete mai visto l&#8217;immagine di un furgone che transita di fronte all&#8217;obiettivo, i cui montanti appaiono stranamente diagonali verso la parte posteriore del veicolo? Ecco, questo \u00e8 l&#8217;effetto di cui stiamo parlando.<br \/>\nMa ora pensate di applicarlo ad un rotore che gira vorticosamente, a velocit\u00e0 di molto superiori a quelle di un sensore CMOS d&#8217;uso comune. Ci\u00f2 che avverr\u00e0, inevitabilmente, \u00e8 che soltanto una parte del suo movimento verr\u00e0 catturata, generando l&#8217;illusione di una pala che sparisce nel nulla, poi compare nuovamente e si fa doppia, tripla, misteriosamente&#8230; <a href=\"https:\/\/youtu.be\/17PSgsRlO9Q\" target=\"_blank\">Il pattern potr\u00e0 anche essere fisso e chiaramente definito<\/a>, ma \u00e8 chiaro che la mente, di fronte a simili fenomeni, tende a correre veloce. Come i famosi &#8220;12 parsec&#8221; sufficienti\u00a0al Millennium Falcon per percorrere la &#8220;rotta di Kessel&#8221;, che Han Solo\/Harrison Ford vantava nel primo film della serie di Guerre Stellari. I quali\u00a0dovrebbero in realt\u00e0 essere una misura di distanza e non di tempo. Ma a questo punto, chi ci capisce pi\u00f9 alcunch\u00e9 di nulla?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di questi tempi in cui tornano di moda macchine del tempo ed astronavi stellari dei ruggenti anni della cellulosa, \u00e8 facile tornare coi ricordi a quella scena magica e fondamentale, l&#8217;attimo in cui i protagonisti, saldamente assicurati sul sedile, decidono che si \u00e8 palesata la necessit\u00e0\u00a0di fare quella &#8220;cosa&#8221;. Si spinge la leva, si preme &#8230; <a title=\"Ipertempo: il potere degli elicotteri sulla realt\u00e0\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18567\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Ipertempo: il potere degli elicotteri sulla realt\u00e0\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[393,101,91,88,774,640,1269,78,89,1270],"class_list":["post-18567","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-elicotteri","tag-filosofia","tag-fisica","tag-fotografia","tag-ottica","tag-radiocomandi","tag-registrazione","tag-scienza","tag-strano","tag-surreale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18567","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18567"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18567\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18573,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18567\/revisions\/18573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18567"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18567"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18567"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}