{"id":18558,"date":"2015-10-21T07:24:30","date_gmt":"2015-10-21T05:24:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18558"},"modified":"2015-10-21T07:29:27","modified_gmt":"2015-10-21T05:29:27","slug":"senza-le-bombole-puo-stare-sottacqua-per-ore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18558","title":{"rendered":"Senza le bombole, pu\u00f2 stare sott&#8217;acqua per ore"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/CowjpZDtNlE\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18559\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18560\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Russian-rebreather-500x313.jpg\" alt=\"Russian rebreather\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Russian-rebreather-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Russian-rebreather.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un tuffo in piscina non \u00e8 generalmente un proposito inquietante, a meno di avere una ragione molto particolare per farlo: mettere alla prova un dispositivo per immersioni sovietico IP-5 dell&#8217;era della guerra fredda, che funziona grazie ad una doppia cartuccia di calce sodata e perossido di sodio, quest&#8217;ultimo, rigorosamente stabilizzato\u00a0con una salutare dose d&#8217;amianto. Necessit\u00e0 tutt&#8217;altro che facoltativa, quando si considera l&#8217;alta volatilit\u00e0 di una simile\u00a0sostanza, come del fatto che anche nelle migliori condizioni, l&#8217;insinuarsi di una quantit\u00e0 anche minima d&#8217;acqua all&#8217;interno del sistema potrebbe causare la liberazione di gas velenosi, seguiti dal divampare di un improvviso incendio subacqueo\u00a0dalle conseguenze potenzialmente\u00a0letali.<br \/>\nI rebreather sono sistemi chiusi per la respirazione indipendente, usati in tutto il mondo dal 1878, inizialmente per il soccorso in miniera. Il primo a pensare di adattarli per l&#8217;uso\u00a0sott&#8217;acqua fu l&#8217;inglese\u00a0Henry Fleuss, impiegato della compagnia\u00a0per le immersioni Siebe Gorman, che costru\u00ec\u00a0una maschera di gomma collegata ad un sacco a tenuta stagna, con un contenuto di ossigeno concentrato (50\/60% di O2) e un filtro di yuta, imbevuta nel cloruro di potassio liquefatto (potash). L&#8217;efficienza dell&#8217;idea fu chiaramente dimostrata nel 1880, durante la costruzione del tunnel ferroviario sotto il fiume Severn, quando il capo del cantiere indoss\u00f2 uno di questi dispositivi, per avventurarsi lungo 300 metri di oscurit\u00e0 sommersa, allo scopo di chiudere alcune paratie. La missione, fino a quel momento, era sembrata impossibile, per il rischio che i tubi di respirazione dei palombari s&#8217;impigliassero nei detriti sommersi, anche a causa delle forti correnti locali.\u00a0Il che, incidentalmente, \u00e8 uno dei principali pregi da sempre maggiormente associati\u00a0a questo particolare metodo per andare sott&#8217;acqua: la leggerezza e conseguente agilit\u00e0, da sempre preferibili in situazioni belliche o d&#8217;emergenza. Nel mondo militare, i primi a dimostrare l&#8217;utilit\u00e0 dei rebreather fummo proprio noi italiani durante la seconda guerra mondiale, quando se ne equipaggiarono i primi incursori subacquei della storia, gli\u00a0Uomini Gamma della X\u00aa Flottiglia MAS. Questi erano infatti del tutto &#8220;silenziosi&#8221; ovvero avevano la caratteristica di non rilasciare alcun tipo di bolla durante le proprie missioni. Celebre fu l&#8217;impresa di\u00a0Luigi Ferraro, l&#8217;uomo che nel 1943 fece affondare o danneggi\u00f2 gravemente ben quattro natanti nel porto di Alessandretta in Turchia, fra piroscafi e motonavi, incaricati di fornire materie prime all&#8217;Inghilterra. Il particolare metodo da lui impiegato, perfezionato precedentemente\u00a0dall&#8217;ingegnere ed eroe di guerra\u00a0Teseo Tesei, era in grado di concedergli un&#8217;autonomia sommersa precedentemente considerata inimmaginabile, e fu quindi impiegato con successo in numerose altre operazioni speciali, prima di essere ripreso dagli altri paesi operativi nell&#8217;Europa di quegli anni, tra cui appunto, la Russia. Si trattava di un approccio alla questione decisamente pi\u00f9 rudimentale dell&#8217;apparato mostrato nel video di\u00a0apertura, eppure per certi versi, pi\u00f9 sicuro: l&#8217;ASO (autorespiratore ad ossigeno) era costituito da un &#8220;sacco polmone&#8221; da cui il sub inspirava e quindi all&#8217;interno del quale, nuovamente, espirava. Ad esso era collegata una bomboletta di dimensioni ridotte, con 2\/3 litri di ossigeno concentrato, per effettuare l&#8217;occasionale rifornimento del meccanismo. A questo punto sar\u00e0 chiaro: chiunque impiegasse dei simili sistemi, sostanzialmente, era chiamato a respirare la stessa aria per buona parte del suo soggiorno sommerso, senza riguardo per le comuni necessit\u00e0 dell&#8217;organismo umano. Com&#8217;era possibile, dunque, evitare le gravose conseguenze dell&#8217;avvelenamento da CO2? Il sistema risulta semplice, ed al tempo stesso geniale: una certa quantit\u00e0 di materiale in grado di legarsi all&#8217;anidride carbonica, che varia\u00a0in base al modello di rebreather ma che in genere \u00e8 costituito da 2\/3 Kg di calce sodata, ne impedisce il ricircolo, eliminando dalla miscela il\u00a0prodotto indesiderabile della nostra\u00a0stessa\u00a0respirazione. Ci\u00f2 significa, in parole povere, che un malfunzionamento del rebreather, contrariamente a quanto succede con i sistemi ad aria (le bombole)\u00a0non \u00e8 immediatamente evidente. Pi\u00f9 di un sub cos\u00ec attrezzato, al saturarsi\u00a0dell&#8217;aria presente nel sacco, ha finito per sviluppare\u00a0sintomi comparabili a quelli dell&#8217;avvelenamento da monossido di carbonio: progressiva perdita di sensi e quindi, in assenza di soccorsi, la\u00a0morte. E questo \u00e8 forse il principale motivo per cui, oggi, simili sistemi sono relegati ad usi estremamente specifici, bench\u00e9 soluzioni moderne, come sensori chimici e sistemi d&#8217;allarme, ne abbiano grandemente aumentato la sicurezza d&#8217;impiego.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18562\" aria-describedby=\"caption-attachment-18562\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YnZPOG4mdh0\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18562\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18562 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/IP5-rebreather-500x313.jpg\" alt=\"IP5 rebreather\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/IP5-rebreather-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/IP5-rebreather.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18562\" class=\"wp-caption-text\">La prima cosa da fare, se si acquista un rebreather sovietico usato su Internet, \u00e8 metterlo alla prova. E quale miglior modo che chiudersi dentro la plastica, come l&#8217;equivalente antropomorfo di un tramezzino un po&#8217; fetish?<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principale tratto distintivo di un rebreather \u00e8 la maniera in cui viene regolata l&#8217;immissione di ossigeno aggiuntivo nel sistema: bench\u00e9, infatti, questo sia in grado di riciclarne una parte significativa, \u00e8 un imprescindibile processo umano quello che consiste nell&#8217;assorbire almeno una parte del prezioso gas, per arricchirne la circolazione sanguigna. L&#8217;equipaggiamento non pu\u00f2 quindi prescindere da una riserva aggiunta di un fluido addizionale, che viene impiegato per agevolare il funzionamento della respirazione polmonare. Questo pu\u00f2 garantire, in determinate circostanze e modelli, un&#8217;autonomia senza emersione di fino a 6 ore. Negli ASO italiani della seconda guerra mondiale, come negli altri\u00a0co\u00e9vi, questo ruolo era svolto da un serbatoio di ossigeno, con ulteriori piccole quantit\u00e0\u00a0da immettere gradualmente, sulla base di un severo regime d&#8217;addestramento.\u00a0Mentre il sistema sovietico\u00a0 IP-5 sfruttava un approccio decisamente pi\u00f9 elaborato\u00a0ed a prova d&#8217;errore: era infatti presente una seconda pastiglia, oltre a quella del filtraggio del CO2, riempita del pericoloso perossido gi\u00e0 citato. Questo fenomenale ma preoccupante composto, concepito dai migliori ingegneri chimici dell&#8217;epoca, era in grado di rilasciare ossigeno in quantit\u00e0 proporzionale all&#8217;anidride assorbita, mantenendo i diversi fluidi in un perfetto equilibrio, in grado di garantire il mantenimento in condizioni operative del sub per un lungo, lungo tempo. Purch\u00e9 questi non commettesse l&#8217;errore, dovuto alla distrazione o\u00a0la mancanza di cautela, di rimuovere la maschera prima di essere uscito totalmente dall&#8217;acqua, rischiando che qualche goccia penetrasse nel tubo, andando ad innescare l&#8217;esplosione del temuto fluido\u00a0sottostante. \u00c8 interessante notare, incidentalmente, quanto vada vicino a farlo l&#8217;operatore del video durante la dimostrazione, probabilmente per una mancanza d&#8217;informazioni fornite di base fornite dall&#8217;istruttore. Una gestione non corretta del perossido fu anche alla base dell&#8217;incendio avvenuto sulla stazione spaziale russa MIR, nel 1997.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18561\" aria-describedby=\"caption-attachment-18561\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/bnC51oqLK5o\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18561\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18561 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Submarine-rebreather-500x313.jpg\" alt=\"Submarine rebreather\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Submarine-rebreather-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Submarine-rebreather.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18561\" class=\"wp-caption-text\">Nei moderni rebreather con bombola\/e di Trimix o Heliox non c&#8217;\u00e8 perossido, eliminando quindi l&#8217;indesiderabile rischio d&#8217;esplosione. Permane tuttavia la remota possibilit\u00e0 di un guasto del miscelatore, con conseguente formarsi di gas tutt&#8217;altro che salutari.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I\u00a0vantaggi di un rebreather, ad ogni modo, sono significativi. Innanzi tutto c&#8217;\u00e8 l&#8217;inserimento agevolato in quello che viene definito in gergo &#8220;il sistema invisibile&#8221; con la conseguente opportunit\u00e0 di spostarsi sott&#8217;acqua a guisa\u00a0fantasmi, senza spaventare la fauna oppure, in determinate situazioni, allertare il temuto nemico. Se ci si trover\u00e0 ad usare un sistema della vecchia guardia, come l&#8217;IP-5 sovietico (ma assai pi\u00f9 probabilmente un respiratore a circuito chiuso, d&#8217;impostazione moderna e rigorosamente\u00a0non\u00a0volatile) si sar\u00e0 inoltre molto pi\u00f9 leggeri ed agili, riuscendo ad insinuarsi in ogni sorta di pertugio. Non a caso, questi sistemi sono molto amati dagli speleologi e gli esploratori di relitti sommersi. Apparecchiature a controllo elettronico maggiormente ponderose, con due o pi\u00f9 bombole gestite in\u00a0automatico, rinunciano a questa prerogativa acquisendone un&#8217;altra, comunque significativa: poich\u00e9 la miscela di ossigeno ed altri gas viene letteralmente creata nel momento dell&#8217;utilizzo, sulla base di una serie di dati di rilevamento che includono la profondit\u00e0, il sub risulter\u00e0 immune ai primi sintomi della narcosi da azoto (o ebbrezza degli alti fondali) che si palesa\u00a0al di sotto dei 30 metri di profondit\u00e0, per l&#8217;aumento dell&#8217;azoto disciolto nel sangue umano. Proprio per questo i rebreather vengono considerati adatti soltanto a praticanti delle immersioni con grande esperienza, affinch\u00e9 la tentazione di &#8220;metterli alla prova&#8221; non porti a incidenti potenzialmente gravi dovuti alla comunque inevitabile malattia da decompressione.<br \/>\nMa il problema principale, per la diffusione civile di simili meccanismi, \u00e8 proprio la loro natura insolita ed in larga parte sconosciuta: un rebreather moderno richiede la ricarica mediante sostanze di reperibilit\u00e0 tutt&#8217;altro che scontata, non entra nelle rastrelliere tipiche delle barche da immersione, \u00e8 molto problematico\u00a0da imbarcare su un aereo. Inoltre, la maggior parte delle escursioni subacquee nei luoghi di villeggiatura hanno uno o pi\u00f9 rifornimenti di bombole (rigorosamente convenzionali) inclusi nel prezzo, con una spesa che difficilmente l&#8217;utilizzatore potr\u00e0 recuperare.\u00a0Anche se si presenta agghindato come la versione acquatica\u00a0di Psycho Mantis, l&#8217;agente nemico della serie Metal Gear.<br \/>\n\u00c8 in un certo senso, la stessa questione dell&#8217;automobile a benzina, rispetto a quella che funziona con carburanti pi\u00f9 avveniristici e funzionali, come l&#8217;idrogeno puro: talvolta affidarsi ai crismi di una minore efficienza ed autonomia aumenta talmente tanto la praticit\u00e0\u00a0d&#8217;uso, che i vecchi metodi restano comunque superiori agli occhi della collettivit\u00e0. Prestazioni al di sopra dell&#8217;immediatezza? Impossibile.\u00a0A meno che non sopraggiunga&#8230;Il bisogno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un tuffo in piscina non \u00e8 generalmente un proposito inquietante, a meno di avere una ragione molto particolare per farlo: mettere alla prova un dispositivo per immersioni sovietico IP-5 dell&#8217;era della guerra fredda, che funziona grazie ad una doppia cartuccia di calce sodata e perossido di sodio, quest&#8217;ultimo, rigorosamente stabilizzato\u00a0con una salutare dose d&#8217;amianto. 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