{"id":18535,"date":"2015-10-18T07:20:01","date_gmt":"2015-10-18T05:20:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18535"},"modified":"2015-10-18T07:20:01","modified_gmt":"2015-10-18T05:20:01","slug":"negli-anni-30-quando-i-dirigibili-avevano-le-ruote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18535","title":{"rendered":"Negli anni \u201930, quando i dirigibili avevano le ruote"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=N1yxFDvqALI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18539\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18539\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-500x313.jpg\" alt=\"Dymaxion car\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c9 possibile che una semplice automobile, mezzo per spostarsi da un luogo all\u2019altro, possa giungere all\u2019umanit\u00e0 in guisa di formidabile rivelazione, salvandola da se stessa e mutando il corso della Storia? Quasi certamente, no. Eppure, essa pu\u00f2 salvare un uomo. Quando Richard Buckminster Fuller, colui che sarebbe diventato un grande filosofo, architetto ed inventore americano, si avvicin\u00f2 nel 1927 alle sponde gelide del lago Michigan, trasferitosi a Chicago all\u2019et\u00e0 di 32 anni, non aveva pi\u00f9 nulla, neanche un dollaro a suo nome: reduce da un\u2019ambiziosa <em>business venture<\/em> messa in piedi assieme al suocero, era andato in fallimento alla scoperta che dopotutto e nonostante la logica, il grande pubblico americano non era interessato ad acquistare case prefabbricate leggere, impermeabili e antincendio. Nel 1922 sua figlia di quattro anni, la beneamata Alexandra, era deceduta per complicazioni dovute alla poliomelite, un fatto per cui lui non aveva mai smesso d\u2019incolparsi, fino al punto di sprofondare in una lieve forma d\u2019alcolismo. Quello stesso anno, inoltre, aveva avuto con la moglie una seconda figlia, Allegra, aumentando le spese a cui la famiglia stava per andare incontro. La sua unica speranza, a quel punto, gli sembrava il suicidio, affinch\u00e9 la famiglia, in sempre maggiore difficolt\u00e0, potesse almeno incassare i soldi della sua assicurazione. Se non che nel giorno scelto per il gesto, secondo quanto lui stesso avrebbe raccontato successivamente sui palchi della scena internazionale, lui ebbe una sorta di catartica rivelazione: camminando verso la fatale riva nella foschia dell\u2019inverno americano, si ritrovo all\u2019improvviso a colloquiare con l\u2019Universo; ed esso stesso gli parl\u00f2, dicendo: \u201cTu, essere umano, non appartieni a te stesso ma sei parte del grande Tutto. Per questa ragione, non hai il diritto di toglierti la vita. Da quest\u2019oggi, dovrai applicarti nel tradurre la tua esperienza in un vantaggio per la collettivit\u00e0.\u201d E gi\u00e0 da quel momento, probabilmente, egli stava intravedendo quella forma oblunga dell\u2019invenzione che sarebbe rimasta, nonostante i molti altri successi conseguiti nel corso degli anni successivi, la sua singola creazione pi\u00f9 famosa: la Dymaxion Car (unione delle tre parole Dynamic, Maximum e Tension, termini che avrebbero costituito il filo conduttore della sua opera completa).<br \/>\nNel 1928, Fuller pubblic\u00f2 i disegni per un nuovo concetto di veicolo, da lui definito quadridimensionale. Un termine matematico che voleva riferirsi, per analogia, al concetto di questo etereo mezzo di trasporto in grado di spostarsi indifferentemente attraverso l\u2019aria, l\u2019acqua o lungo il suolo. L\u2019idea era evidentemente idealizzata, ma non abbastanza da sembrare impossibile, al punto che nel 1930 il facoltoso investitore finanziario e socialita Philip Pearson decise di offrirgli 5.000 dollari (non pochi a quell\u2019epoca) affinch\u00e9 si giungesse alla produzione di un prototipo funzionante dell\u2019idea. Ma Fuller, che nel frattempo aveva ereditato i soldi della madre recentemente venuta a mancare, si era dato all\u2019insegnamento universitario ed aveva acquistato una rivista d\u2019architettura sulla quale pubblicare le proprie idee, si era gi\u00e0 risollevato finanziariamente, e fu subito diffidente dell\u2019entrata di denaro inaspettato. Cos\u00ec fece famosamente firmare a Pearson un\u2019assurda clausola del loro accordo, definita \u201cdel gelato\u201d, secondo la quale lui, se l\u2019avesse voluto, avrebbe potuto sperperare l\u2019intera somma nell\u2019acquisto dei gusti cioccolata, vaniglia, etc. Ma questi, nonostante tutto, la firm\u00f2 ed a quel punto, il futuro era segnato.<br \/>\nChiamare un simile mezzo\u00a0un prototipo stradale sarebbe come definire la Quinta di Beethoven una mera sinfonia, oppure il ponte di Brooklyn un tratto d\u2019autostrada sopra il mare. Nel 1933 Fuller apr\u00ec uno stabilimento a Bridgeport, nel Connecticut, ed assunse il progettista navale Starling Burgess per assisterlo nelle questioni pi\u00f9 tecniche dell\u2019impresa. I due assunsero inoltre 27 operai, dopo averli scelti da un\u2019enorme pool di candidati. Questo perch\u00e9 nel frattempo era iniziata una delle pi\u00f9 gravi crisi economiche della storia, ed alle loro porte avevano bussato pi\u00f9 di 1.000 persone, disperate esattamente quanto il loro potenziale capo lo era stato, soltanto pochi anni prossimo a cercare quella prematura fine di se stesso. Ci\u00f2 che fuoriusc\u00ec dalla catena di montaggio, in tempo per la Fiera Mondiale di Chicago del 1933-1934, doveva rappresentare soltanto il primo passo verso il Veicolo Totale, una sorta di stato larvale di quella splendida farfalla che sarebbe nata di l\u00ec a poco.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YlLZE23EJKs\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18537\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-3-500x313.jpg\" alt=\"Dymaxion car 3\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-3-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-3.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era sostanzialmente, soltanto la configurazione di terra di un simile apparato leggendario, ovvero il suo stato intermedio, in cui Fuller aveva pensato di mettere alla prova uno degli aspetti pi\u00f9 problematici del sogno definitivo, ovvero far percorrere il suolo ad un veicolo leggero e aerodinamico, senza che le forze trasversali del vento lo portassero ad un prematuro cappottamento. L\u2019inventore aveva pi\u00f9 volte dichiarato che la Dymaxion era un veicolo incompleto, non pensato per la produzione in serie e finalizzato unicamente alla sperimentazione, quindi senza un particolare riguardo per la sicurezza di utilizzo. Nonostante questo, le case automobilistiche ne restarono colpite e lui ricevette ordini da alcune personalit\u00e0 famose, tra cui l\u2019aviatrice Amelia Mary Earhart, di ritorno dalla sua storica trasvolata solitaria sull\u2019Atlantico nel 1932. Ne furono costruiti, quindi, tre prototipi, di cui il primo era lungo ben 6 metri e poteva portare a bordo fino ad 11 persone. \u00c9 importante notare che in quegli anni il concetto stesso di un minivan era del tutto nuovo, per non parlare della configurazione improbabile dell\u2019automobile, del tutto diversa da quelle esistite fino a quel momento. La Dymaxion aveva infatti solamente tre ruote, due davanti ed una dietro sterzante, grazie alla quale poteva vantare un\u2019arco di sterzata pressoch\u00e9 nullo. Sensazionali furono alcune dimostrazioni dell\u2019epoca, in cui l\u2019auto veniva fatta girare su stessa come una carriola imbizzarita. Aveva una forma aerodinamica estremamente bizzarra, simile a quella di uno Zeppelin, che offriva un campo visivo estremamente ampio sulla strada. Un periscopio specchiato, fatto passare attraverso la copertura in tela, permetteva di guardare indietro senza voltarsi. Era inoltre dotata di un motore ad alte prestazioni della Ford, che poteva permettergli, in determinate condizioni, di raggiungere la velocit\u00e0 notevole di 160 Km\/h. Nonostante questo, al di sopra degli 80 il retro dell\u2019automobile tendeva a staccarsi dal suolo nella sua parte posteriore, costringendo chiunque la guidasse a restare concentrato ed applicare un giusto grado di cautela. Ma l\u2019incidente mortale che avrebbe condizionato il fato dell\u2019automobile e dell\u2019intero progetto non fu causato da colui che la guidava. Il 27 ottobre del 1933, all\u2019ingresso della Fiera Mondiale, la Dymaxion fu colpita lateralmente dall\u2019auto di un procuratore cittadino, ribaltandosi lateralmente. I due passeggeri a bordo, l\u2019ambasciatore della Francia e William Sempill, pioniere del volo nonch\u00e9 nota spia, si salvarono, mentre il pilota dell\u2019auto, Francis T. Turner, perse la vita. I giornali dell\u2019epoca ne fecero una storia sensazionalistica, dando grande rilievo alla foggia inusuale del veicolo ed affermando, probabilmente con qualche misura di ragione, che un mezzo convenzionale non avrebbe sub\u00ecto nelle stesse condizioni un tale tragico cappottamento. Lo stesso Fuller, anni dopo, si sarebbe del resto trovato in un simile incidente (quella volta fortunatamente senza gravi conseguenze) a bordo del secondo prototipo della Dymaxion Car.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=R-m1HRNxf-8\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18538\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-2-500x313.jpg\" alt=\"Dymaxion car 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-car-2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec l\u2019ipotesi della produzione in serie e successivo potenziamento dell\u2019insolito mezzo di trasporto naufrag\u00f2, dovunque tranne che nella fervida mente dell\u2019inventore, che continu\u00f2 a coltivarlo e connotarlo nel campo della libera teoria. Continuando a costruire sopra quello che per lui era soltanto il primo passo di un progetto omnicomprensivo, Fuller cre\u00f2 l\u2019ipotesi di un\u2019umanit\u00e0 che sfruttasse le risorse limitate del suo pianeta con il massimo ritorno d\u2019investimento, come fossero le provviste di una nave spaziale lanciata nell\u2019esplorazione del cosmo, senza alcuna possibilit\u00e0 di ricevere rifornimenti. Si trattava in realt\u00e0 di un concetto metaforico risalente al 1878, creato dal giornalista americano Henry George, che tuttavia lo scienziato e filosofo successivo port\u00f2 alle estreme conseguenze materiali, giungendo ad un ricco ventaglio di soluzioni ingegneristiche, che l\u2019avrebbero reso celebre nel corso dell\u2019intera prima met\u00e0 del XX secolo. Importante fu il suo lavoro nel campo delle cupole geodetiche, il concetto di un edificio di forma semi-sferica sorretto da una struttura intersecante poligonale, che sarebbe stato usato nel corso dell\u2019intera guerra fredda per proteggere le cupole radar del NORAD, site in regioni artiche ed inospitali. Una di queste cupole fu anche donata all\u2019Italia, nel corso di una sua conferenza tenutasi a Spoleto, dove tutt\u2019ora rimane a costituire l\u2019arena di occasionali spettacoli o presentazioni. Fuller, che era un vero polimata eclettico e totalmente scevro dal senso comune, fece anche un esperimento sulla sua stessa vita a partire dagli anni \u201820, che lo port\u00f2 a dormire per un lungo periodo soltanto 30 minuti ogni 6 ore, come fatto da alcuni cani o gatti, un processo che lui definiva sonno Dymaxion, ovvero come dicevamo sopra, a \u201ctensione dinamica massimizzata\u201d. Nel 1943 ne consiglio l\u2019adottamento da parte dell\u2019intero popolo americano, dichiarandolo la via per vincere immediatamente la seconda guerra mondiale. Per un lungo periodo document\u00f2 inoltre ogni singolo evento della sua vita, annotandolo su un diario ad intervalli esatti di 15 minuti. Il titolo dell\u2019opera, ritenuta l\u2019autobiografia pi\u00f9 completa di un\u2019intera vicenda umana: Cronsitoria Dymaxion, naturalmente.<br \/>\nTra le sue altre creazioni, va certamente citata la casa Dymaxion, il concetto per un prefabbricato di forma circolare sostenuto da un unico palo centrale, come una sorta di yurta mongola ma in lamiera di metallo, fornita di soluzioni tecniche particolari per la conservazione dell\u2019acqua e dell\u2019energia. Tra le personalit\u00e0 interessate al progetto, lo scrittore di fantascienza Robert A. Heinlein (l\u2019autore di Fanteria dello spazio) il cui preordine, purtroppo, fu disatteso. Oggi l\u2019unico prototipo ancora esistente della casa \u00e8 conservato presso museo Henry Ford di Detroit.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Vx5VJ1yd3HQ\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18536\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-house-500x313.jpg\" alt=\"Dymaxion house\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-house-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Dymaxion-house.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Delle tre auto costruite originariamente da Fuller due sono andate perse, la prima a seguito dell\u2019incidente del \u201933, la seconda in un incendio del 1941 dovuto all\u2019impropria manutenzione da parte della compagnia di bibite che l\u2019aveva acquistata, come ausilio pubblicitario ai suoi prodotti. Pare che il tappo della benzina si fosse svitato durante la marcia, causando un\u2019incendio che bruci\u00f2 l\u2019intera automobile, fortunatamente senza vittime. Il terzo protipo, venduto passato di mano in mano pi\u00f9 volte, \u00e8 stato ritrovato dal documentarista Noel Murphy, autore di <em>The Last Dymaxion: Buckminster Fuller\u2019s Dream Restored <\/em>(2012) in un granaio ricoperto dalla ruggine e dal guano. Doversoamente restaurata presso una rinomata officina inglese, l\u2019automobile si trova oggi presso National Automobile Museum di Reno, in Nevada. Le due auto moderne mostrate nei video in abbinamento all\u2019articolo, per la cronaca, sono le ricostruzioni successive create rispettivamente nel 2010 da Sir Norman Foster, architetto ed ex studente di Fuller e quella del Lane Motor Museum, provata nel 2015 dagli inviati del Wall Street Journal, che la trovarono \u201cOggettivamente, piuttosto pericolosa da guidare.\u201d<br \/>\nUn sogno trasversale ed interdisciplinare, sorto dalle acque di un lago come la spada leggendaria di Re Art\u00f9, ingegnere: che Fuller avrebbe cambiato il mondo, in quell\u2019epoca di assoluta disperazione personale, era un proposito piuttosto remoto. E nella realt\u00e0 dei fatti, per le lunghe e complesse tribolazioni del \u2018900, un\u2019utopia sostanziale, destinata a rimanere sogno di una pipa piena di speranza ed&#8230;Altre cose. Ma la filosofia di un uomo come questo, in grado di pensare fuori dagli schemi alla ricerca di una via coerente per la crescita collettiva e la rinascita del concetto stesso di utilit\u00e0, era un terreno fertile che ancora sta dando i suoi frutti, verso il corso delle interminabili generazioni. Macchine volanti? Navi che percorrono lo spazio interstellare? Tutto \u00e8 possibile, nei vertiginosi anni a venire. Ma il primo dirigibile su ruote ha gi\u00e0 percorso queste strade all\u2019epoca dei nostri nonni, mentre il mondo tratteneva il fiato, tra una guerra e l\u2019altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c9 possibile che una semplice automobile, mezzo per spostarsi da un luogo all\u2019altro, possa giungere all\u2019umanit\u00e0 in guisa di formidabile rivelazione, salvandola da se stessa e mutando il corso della Storia? Quasi certamente, no. Eppure, essa pu\u00f2 salvare un uomo. 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