{"id":18495,"date":"2015-10-12T07:33:25","date_gmt":"2015-10-12T05:33:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18495"},"modified":"2015-10-12T07:33:25","modified_gmt":"2015-10-12T05:33:25","slug":"la-tecnica-dellincastro-di-piastrelle-del-maghreb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18495","title":{"rendered":"La tecnica dell&#8217;incastro di piastrelle del Maghreb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/sX49plRozMU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18496\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18498\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij-500x313.jpg\" alt=\"Zellij\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una luminosa officina di\u00a0Marrakech, Agadir o Casablanca, un uomo pratica l&#8217;antica arte a lui trasmessa\u00a0dall&#8217;anziano\u00a0<em>ma\u00e2lem<\/em> (letteralmente: colui che sa) attraverso anni di laborioso apprendistato, fino al perfezionamento\u00a0di una tecnica che \u00e8 scienza ed arte al tempo stesso: l&#8217;espressione di un particolare tipo di mosaico tipico dell&#8217;arte islamica, detto\u00a0della pietra lucidata o <em>zellige<\/em>. Del resto, lui non \u00e8 che l&#8217;ultimo di una filiera altamente specializzata, in cui ciascuno svolge il proprio ruolo, per creare qualcosa che sia degno di essere ornamento dei momenti e monumenti migliori. Osservare \u00e8 doveroso.\u00a0Qualsiasi tipo di sapienza tecnica, nel momento della sua applicazione, dimostra un fascino procedurale totalmente degno di essere apprezzato;\u00a0in questo\u00a0caso specifico, tra l&#8217;altro, \u00e8 indubbio che l&#8217;intero contesto sia valido nell&#8217;arricchire e potenziare i meriti estetici della sequenza, nel suo complesso una delle migliori disponibili sull&#8217;argomento online. Il battere ritmico del martelletto, nell&#8217;apparente silenzio delle circostanze. Il contesto rigoroso dell&#8217;intera operazione, che pare assumere connotazioni dal significato mistico e poco apparente. La precisione di ogni gesto, nella fase di deposizione dei singoli pezzi, che vanno incastrati come fossero pezzi di un puzzle, senza nessun margine di errore&#8230;<br \/>\nTutto comincia, come spesso avviene, dalla terra e dal fuoco. Siamo infatti, almeno a quanto si pu\u00f2 desumere da questa\u00a0pubblicazione (purtroppo) priva di ulteriori chiarimenti, presso un sito in cui viene curato ogni singolo aspetto della creazione del mosaico, a partire dalla cottura delle stesse mattonelle costituenti. In una serie di rettangoli dalle pareti di metallo, l&#8217;addetto alla prima fase depone la giusta quantit\u00e0 di argilla, rimuovendo l&#8217;eccesso direttamente con le mani. Niente attrezzi, tranne quelli indispensabili: quasi tutto, in un simile luogo\u00a0luogo, viene fatto interamente a mano. E non \u00e8 gi\u00e0 ci\u00f2 incredibile, di questi tempi? I mattoncini sono pronti. Si passa quindi ad una fase di appiattimento ulteriore, in cui il materiale, ancora caldo e reso friabile dalla luce del\u00a0sole, viene posto sopra un parallelepipedo di pietra, facente le veci dell&#8217;incudine. Per essere colpito ritmicamente e poi tagliato, rendendolo conforme alle specifiche richieste. A questo punto \u00e8 ancora opaco ed incolore, ma non per molto: un terzo addetto, questa volta estremamente giovane nonch\u00e9\u00a0dotato di un aiutante suo coetaneo, immerge la parte frontale delle\u00a0piastrelle, una per una, in una ciotola piena d&#8217;acqua e polvere di silice, componente principale dello smalto\u00a0di vetrinatura, in grado di proteggere e rendere splendente qualsivoglia materiale. Questo non verr\u00e0 invece applicato ai lati o sotto, affinch\u00e9 le altre sostanze usate nella processo creativo possano far presa migliore. Segue, dunque, la cottura. Attentamente disposte come fossero le componenti di un castello di carte, le piastrelle vengono portate ad almeno 1000 gradi, grazie agli espedienti d&#8217;isolamento termico\u00a0di un forno antico quanto il mondo, frutto di un progetto del Neolitico ancestrale. Ma usato in questi specifici luoghi, a partire dal VI-VII secolo d.C e per tutto il periodo cosiddetto moresco, come preambolo di un processo estremamente particolare, frutto di una particolare visione filosofica e delle cose. Per assistervi, baster\u00e0 continuare ad osservare. Ecco infatti le piastrelle gi\u00e0 dipinte di un profondo azzurro (purtroppo, il passaggio non viene mostrato) che raggiungono il momento di cui parlavamo in apertura, l&#8217;attimo di distruzione controllata che \u00e8 poi anche rinascita, creazione di un mandala senza tempo, n\u00e9 fine.<br \/>\nRitagliare la ceramica porcellanata, ovviamente, non \u00e8 un processo alla portata di chiunque. Non soltanto sbagliare mira, ma anche usare troppa forza o troppo poca, potrebbe causare incrinature tali sulla superficie del materiale, con prevedibili conseguenze sulla qualit\u00e0 del pezzo finale. Il fatto poi che l&#8217;attrezzo impiegato sia da manovrare a braccio, senza nessun tipo di guida o supporto, non fa che accrescere la complessit\u00e0\u00a0della situazione mostrata. Ciascun pezzettino, geometricamente ineccepibile, trover\u00e0 nel penultimo passaggio la sua\u00a0collocazione a faccia in gi\u00f9, all&#8217;interno di un&#8217;area appositamente definita tra la polvere del pavimento. Qui, ad incastro effettuato, l&#8217;intera composizione verr\u00e0 quindi ricoperta di uno strato d&#8217;intonaco cementizio ed acqua, in una miscela che non \u00e8 meno segreta, n\u00e9 attentamente tramandata, di ogni altro fondamento\u00a0dell&#8217;operazione. Quando tale collante\u00a0avr\u00e0 fatto presa, la creazione risultante\u00a0sar\u00e0 del tutto saldo e indivisibile, come forgiata dalla stessa natura. Eppure, niente di simile poteva nascere su questa Terra, se non attraverso la mano e l&#8217;opera dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18497\" aria-describedby=\"caption-attachment-18497\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/sCA6Hk01dHg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18497\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18497 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij-2-500x313.jpg\" alt=\"Zellij 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Zellij-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18497\" class=\"wp-caption-text\">Un&#8217;applicazione pi\u00f9 su larga scala della tecnica dello zellige si pu\u00f2 trovare in quest&#8217;altra sequenza, mostrata dal portale moresque.com. In questo caso, il soggetto realizzato \u00e8 di dimensioni decisamente pi\u00f9 significative: un&#8217;intera fontana.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;arte del mosaico di piastrelle, secondo la concezione ancora praticata ai giorni nostri, fior\u00ec principalmente durante la dinastia dei Merinidi (1240-1465) che domin\u00f2 sull&#8217;area Nordafricana per un buona parte del\u00a0periodo della Reconquista, quando le genti matrice culturale orientale dominarono, letteralmente incontrastate, su una buona parte della penisola iberica, fino alla caduta di Granada nel 1492. Fu questo, un periodo di gravosi conflitti, ma anche di fruttosi incontri e scambi commerciali, in grado di generare forme d&#8217;arte nuove e durature. Tra queste,\u00a0la tecnica del lustro, che consisteva nella creazione di effetti di colorazione simili al metallo sugli oggetti di ceramica o di vetro, attraverso l&#8217;impiego di polveri e di smalti particolari. Simili recipienti, spesso, finivano per sostituire le coppe di metalli preziosi come l&#8217;oro o l&#8217;argento, tanto amate\u00a0dal mondo del medioevo\u00a0occidentale quanto invise in questi luoghi, per l&#8217;applicazione letterale degli\u00a0Hadith, gli episodi della vita del Profeta. Esistono dei pezzi, risalenti all&#8217;epoca in questione, in cui la colorazione ricorda quella del rubino o dello smeraldo, e che non sfigurerebbero in una mostra di un moderno ceramista. E pannelli decorativi, lampade, grandi vasi: particolarmente famosi quelli dell&#8217;Alhambra, la fortezza e palazzo imperiale di Granada, basati sulla forma dell&#8217;anfora latina. Alti fino a 180 cm, con magnifiche figure geometriche, di piante ed animali, che oggi sono stati rimossi e trasportati nei maggiori musei del mondo, per &#8220;preservarli&#8221;. Ma il fatto\u00a0\u00e8 che quest&#8217;arte era talmente amata e prestigiosa, tra le classi dirigenti del mondo islamico d&#8217;Europa, che a un certo punto ogni nicchia espositiva ne fu piena. Tutto quello che restava da fare, allora, fu ricoprirne le pareti.<br \/>\nUna delle ipotesi pi\u00f9 affascinanti sull&#8217;origine della tecnica ad incastro dello <em>zellige<\/em>, basato sull&#8217;applicazione ripetuta di un modulo matematico e la chiara capacit\u00e0 di apprezzare le forme in quanto tali, la vedrebbe derivare da una reinterpretazione delle grottesche romane, quelle pitture parietali, talvolta astratte e ripetute, che da circa\u00a0un millennio ornavano\u00a0le ville del Palatino o di Pompei. Ipotesi difficilmente\u00a0dimostrabile\u00a0(come mai potrebbe esserlo?) Ma certamente supportata dai numerosi viaggi compiuti dagli artisti e mercanti italiani verso la Spagna del XIV e XV secolo, attraverso l&#8217;isola di Majorca, a loro volta fonte\u00a0della successiva tecnica per creare le maioliche,\u00a0poi esportata al resto d&#8217;Europa con grande arricchimento\u00a0dei nostri antenati. Ma della chiara\u00a0estetica allegorica\u00a0del mondo romano, come delle convolute ma pur sempre evidenti\u00a0figurazioni geometriche dei greci, qui restava molto poco, vista la complessit\u00e0 media di un mosaico di questa diversa\u00a0civilt\u00e0, votata in quei secoli, soprattutto, alla scienza ed alla matematica in quanto tale. In questi lavori, infatti, sono stati individuati accenni alle rilevazioni geografiche ed all&#8217;astronomia, all&#8217;aspetto simmetrico di determinate formazioni naturali. I moduli ripetuti, o\u00a0<em>furmah<\/em>, venivano identificati dalla forma: quadrato, ottagono, croce o stella. In quest&#8217;ultimo caso, un tratto distintivo addizionale era nel numero di punte, fino al caso limite della figura del <em>kashmini<\/em>, che si diceva ne avesse 100 (in realt\u00e0 pare che fossero &#8220;soltanto&#8221; 96). E ciascuna di queste figure aveva sempre due caratteristiche: primo, poteva essere ripetuta all&#8217;infinito. Nel mosaico di matrice magrebina, infatti, differentemente da quello europeo, era in uso che la figura sembrasse estendersi ben oltre la cornice, continuando apparentemente al di fuori di ci\u00f2 che poteva essere guardato. Secondo punto: ciascun modulo era\u00a0iscrivibile in un cerchio, quella forma che costituisce, al tempo stesso, assoluta perfezione cosmica nonch\u00e9 vaga suggestione del divino.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18496\" aria-describedby=\"caption-attachment-18496\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jNvUpNBxYps\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18496 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Azulejos-500x313.jpg\" alt=\"Azulejos\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Azulejos-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Azulejos.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18496\" class=\"wp-caption-text\">Una visita da non perdersi assolutamente durante un viaggio a Lisbona e quella del Museo Nazionale del Mosaico. Qui, tra le vaste sale decorate con zellige ed altre tecniche, sono esposte molte delle evoluzioni successive, inclusa quella dell&#8217;Azulejo spagnolo e portoghese, praticato nei regni cristiani successivi al periodo della Reconquista.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un taglio preciso grazie all&#8217;uso del martelletto tagliente. Una sapienza attentamente calibrata, nella disposizione delle tessere di un rompicapo cosmico e immanente. Costituiva\u00a0questa, del resto, l&#8217;antica concezione di una forma d&#8217;arte che non rappresenta direttamente, ma piuttosto suggerisce, permette alla mente umana di spaziare per comprendere la verit\u00e0. Nell&#8217;arte islamica, fin dalla sua concezione in quanto tale, non \u00e8 mai stata particolarmente ben vista la raffigurazione di esseri viventi, in alcun modo\u00a0prevista n\u00e9 convalidata dalle sacre scritture. Ci\u00f2\u00a0ha permesso la creazione, attraverso i secoli, di un approccio differente all&#8217;accrescimento spirituale,\u00a0in grado di cercare l&#8217;armonia nel mondo della matematica e della geometria, con un livello di raffinatezza estetica del tutto sconosciuto altrove.<br \/>\nQuesto stesso\u00a0concetto\u00a0degli arabeschi, riveduto e corretto con variabile misura di successo,\u00a0fu impiegato nella decorazione\u00a0delle case &amp; cose dei potenti, in\u00a0buona parte dell&#8217;Europa medievale e rinascimentale. In tali contesti, tuttavia, era\u00a0ormai stato privato del suo significato pi\u00f9 profondo. Fu forse proprio questa, l&#8217;origine della modernit\u00e0 visuale, il regno delle Immagini, invece che dei Cieli? Oppure la fine di un&#8217;et\u00e0 di fecondo e meritorio sincretismo, in le correnti ancora riuscivano a mescolarsi, senza tuttavia perdere il corso del fiume principale? Nella risposta a un simile\u00a0quesito, doverosamente\u00a0ampliato alla questione di fondo, potrebbe albergare la chiave per un futuro di reciproca riscoperta. Con l&#8217;apertura di una porta che ci preclude, ormai da oltre un millennio, la creazione di ulteriori meraviglie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una luminosa officina di\u00a0Marrakech, Agadir o Casablanca, un uomo pratica l&#8217;antica arte a lui trasmessa\u00a0dall&#8217;anziano\u00a0ma\u00e2lem (letteralmente: colui che sa) attraverso anni di laborioso apprendistato, fino al perfezionamento\u00a0di una tecnica che \u00e8 scienza ed arte al tempo stesso: l&#8217;espressione di un particolare tipo di mosaico tipico dell&#8217;arte islamica, detto\u00a0della pietra lucidata o zellige. Del resto, &#8230; <a title=\"La tecnica dell&#8217;incastro di piastrelle del Maghreb\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18495\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su La tecnica dell&#8217;incastro di piastrelle del Maghreb\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[77,1246,299,360,1245,401,1244,1247,71,790],"class_list":["post-18495","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-arte","tag-artigiani","tag-ceramica","tag-lavoro","tag-maghreb","tag-marocco","tag-mosaico","tag-officina","tag-storia","tag-tecniche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18495","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18495"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18495\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18499,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18495\/revisions\/18499"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18495"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18495"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18495"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}