{"id":18441,"date":"2015-10-06T07:31:23","date_gmt":"2015-10-06T05:31:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18441"},"modified":"2015-10-06T11:53:45","modified_gmt":"2015-10-06T09:53:45","slug":"demolizioni-delicate-senza-polvere-sparisce-un-grattacielo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18441","title":{"rendered":"Demolizioni delicate: senza polvere sparisce un grattacielo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/i-2Y2MYpl2g\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18442\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18444\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Hotel-Akasaka-500x313.jpg\" alt=\"Hotel Akasaka\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Hotel-Akasaka-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Hotel-Akasaka.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quartiere Chiyoda di Tokyo, in prossimit\u00e0\u00a0di un triangolo ideale che include gli edifici della Dieta nazionale (l&#8217;equivalente del nostro parlamento) la stazione di\u00a0Nagatach\u014d e lo stesso palazzo dell&#8217;Imperatore, la torre svettava maestosa, avveniristica ed ormai, del tutto priva di speranza. Frutto significativo di un periodo d&#8217;espansione economica incontrollata, gli anni &#8217;80 della piena\u00a0bolla economica giapponese, quando i soldi erano pressoch\u00e9 infiniti e chiaramente, i prezzi aumentavano di conseguenza. Soprattutto quelli degli immobili, l&#8217;oro preferito degli investitori. Cos\u00ec poteva succedere, improvvisamente, che il prestigioso\u00a0Kitashirakawa Palace, l&#8217;hotel fondato all&#8217;interno di una residenza che una cinquantina d&#8217;anni prima era stata di Yi\u00a0Un, principe in esilio di\u00a0Corea, disponesse di risorse tali, ed un terreno sufficientemente spazioso, da iniziare a trasformarsi in grattacielo. Ma non uno come tutti gli altri, cubico e indefesso: bens\u00ec un edificio degno di lasciare il segno, progettato da niente meno che Kenz\u014d Tange, uno dei massimi architetti dell&#8217;ultimo secolo trascorso. Il quale,\u00a0gi\u00e0 avviato verso gli ultimi anni della sua lunga carriera (al completamento, ne avrebbe avuti\u00a0ben 79)\u00a0appose la sua firma sul progetto di un palazzo certamente insolito, non particolarmente amato dagli amanti della tradizione: 40 piani con una pianta a doppia onda seghettata, con una forma grossomodo a V. Il suo nome: Grand Prince Hotel Akasaka. Edificio costruito rispettando\u00a0i migliori crismi tecnici dell&#8217;epoca, ma che ormai, come capita pressoch\u00e9 ovunque, ci appare inefficiente nel suo isolamento termico, con i soffitti troppo bassi, gli spazi insufficienti per accomodare le infrastrutture tecnologiche e una copertura in alluminio parzialmente rovinata, la cui sostituzione costerebbe cifre niente affatto indifferenti. Ora, se fossimo a New York, Chicago o San Francisco, non \u00e8 difficile immaginare quello che succederebbe: come per l&#8217;Empire State Building, interamente rinnovato pi\u00f9 volte, questa vecchia vista cittadina andrebbe preservata, a perenne memento\u00a0di un&#8217;epoca di gloria, ormai trascorsa eppure mai dimenticata. Qualche piccolo sacrificio, da parte dei suoi occupanti quotidiani, sarebbe giustificato con il &#8220;fascino&#8221; e il &#8220;pathos&#8221; della sua esistenza. Ma nella terra dell&#8217;antico santuario di Ise, il grande tempio shintoista in legno che ogni 20 anni viene fatto a pezzi e poi ricostruito, tra le due alture antistanti nella prefettura di Mie, nulla \u00e8 fatto per durare pi\u00f9 di una, al massimo due generazioni. Inizi\u00f2 quindi a palesarsi\u00a0un chiaro sentimento, nella mente degli abitanti del quartiere, dei\u00a0visitatori\u00a0di passaggio, dei\u00a0turisti e delle schiere dei\u00a0diligenti <em>salaryman<\/em> con il colletto bianco. Il suo nome:\u00a0<em>Mono no aware.<\/em>\u00a0Il senso [dell&#8217;impermanenza] delle cose, fondamento di un&#8217;antica strada filosofica dell&#8217;Est del mondo. Utile, nel presente caso, a comprendere come quel grosso\u00a0ingombro cittadino, per quanto riconoscibile e talvolta idealizzato, aveva ormai fatto il suo tempo.<br \/>\nIl che porta a tutta una serie di problemi accessori, tra cui quello principale: come demolire un simile gigante, per di pi\u00f9 posto al centro di un quartiere di rappresentanza, circondato da altri palazzi non di molto pi\u00f9 piccoli n\u00e9 in alcun modo corazzati? Le moderne tecniche d&#8217;implosione, basate sull&#8217;uso di esplosivi attentamente calibrati e posti nei punti deboli della struttura,\u00a0possono ottenere dei risultati davvero encomiabili: tutti hanno visto quella popolare tipologia di video, in cui reliquie dall&#8217;imponenza comparabile all&#8217;Akasaka tremano d&#8217;un tratto, poi iniziano immediatamente a ripiegarsi su se stessi. Una perfetta esecuzione del piano operativo, generalmente, permette di rimuovere qualsiasi colossale monumento all&#8217;espansione in verticale, senza compromettere la solidit\u00e0 dei suoi vicini pi\u00f9 immediati. Il che non significa, ad ogni modo, che si possa contare su tali metodi in pi\u00f9 che una minima percentuale di casi. Perch\u00e9 gli errori, ingegneristici\u00a0o d&#8217;altro tipo, capitano, e prima di procedere con la detonazione\u00a0occorre chiedere lo sgombero degli edifici circostanti, per lunghe e gravose ore a danno dell&#8217;industria. Una strada difficilmente percorribile, in zone topiche come Manhattan o\u00a0Chiyoda. Ed a questo va anche aggiunto il notevole inquinamento, dovuto alle polveri che si liberano nell&#8217;atmosfera. Ma la necessit\u00e0, da sempre, genera i progressi tecnici del mondo&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_18443\" aria-describedby=\"caption-attachment-18443\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SJWHXPB5nUk\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18443 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Garden-Terrace-500x313.jpg\" alt=\"Garden Terrace\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Garden-Terrace-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Garden-Terrace.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18443\" class=\"wp-caption-text\">Tutto questo, non per un mero desiderio di far spazio: al posto dell&#8217;Akasaka sta gi\u00e0 sorgendo il Garden Terrace della Seibu, un complesso di due nuovi grattacieli con hotel, abitazioni e un centro commerciale. La sua costruzione sar\u00e0 ultimata nel corso del 2016.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;approccio scelto \u00e8 stato una notevole\u00a0invenzione della Taisei Corporation, azienda <a href=\"http:\/\/www.taisei.co.jp\/\" target=\"_blank\">sul cui sito ufficiale<\/a> campeggia un personaggio dei cartoni animati in stile pseudo-realistico, a rappresentare <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?t=26&amp;v=BHZJhFbBud8\" target=\"_blank\">la rutilante pubblicit\u00e0 di 30 secondi<\/a> in cui un tale\u00a0giovane protagonista\u00a0idealizzato\u00a0passa dalla costruzione di case vista mare con tecniche di falegnameria tradizionale nello stile\u00a0<em>sukiya-daiku<\/em>\u00a0alla direzione dei lavori in ci\u00f2\u00a0che potrebbe essere un gigantesco terminal aeroportuale. Uno stile dialettico e valori estetici che in qualche modo devono aver colpito la propriet\u00e0 della vasta catena Prince Hotels, che a partire dal 1982 aveva amministrato il palazzo\u00a0di\u00a0Kenz\u014d Tange e che\u00a0giunse a chiuderlo nel\u00a0marzo del 2011, in cerca di pi\u00f9 validi investimenti per le\u00a0sue considerevoli risorse. Dando l&#8217;ok a procedere; perch\u00e9 nessuno mai, in Giappone come altrove, avrebbe acquistato un simile grattacielo, vecchio per concezioni e funzionalit\u00e0. Cos\u00ec,\u00a0all&#8217;inizio del\u00a02013 \u00e8 partita\u00a0una\u00a0demolizione che funziona, in parole povere, cos\u00ec: piuttosto che liberarsi, come prima cosa, del tetto dell&#8217;ultimo piano,\u00a0lo si \u00e8 attrezzato con dei poderosi pistoni idraulici, in grado di sostenerlo e ribassarlo mano a mano. Quindi, al tutto \u00e8 stata sovrapposta una finta facciata in materiale plastico,\u00a0sufficiente per nascondere completamente quello che stava succedendo negli ultimi 3-4 piani, con tanto di raffigurazione fotografica di quello che fino a poco tempo prima costituiva la cima dell&#8217;Akasaka. Soltanto sotto la protezione di un simile scudo, quindi, \u00e8 iniziata l&#8217;opera di smantellamento. Un pezzo alla volta, al ritmo di due piani ogni dieci giorni, il palazzo \u00e8 stato smontato, portando gi\u00f9 i detriti e caricandoli sui mezzi deputati. Ogni volta che si rendeva necessario, i pistoni idraulici venivano spostati pi\u00f9 in basso. All&#8217;occhio di chi non fosse stato informato sui fatti, l&#8217;intera operazione avrebbe avuto un aspetto totalmente surreale: ecco qui un palazzo, all&#8217;apparenza immobile ed intonso, che ogni giorno appariva un po&#8217; pi\u00f9 basso, sempre meno preminente nello <em>skyline<\/em> cittadino. L&#8217;opera si\u00a0sarebbe conclusa, incredibilmente, soltanto\u00a0nel giro di sei mesi e mezzo, con un frastuono smorzato di 20 decibel rispetto a quello usuale, ed una produzione di polveri inferiore del 90%. Dati che stanno portando a rivolgere\u00a0verso Oriente lo sguardo degli scettici del settore, che ora pianificano simili soluzioni per l&#8217;imminente, inevitabile necessit\u00e0 di liberarsi dei pi\u00f9 vecchi e meno utili grattacieli degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/jwf9LoS9Xt8\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18442\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18442\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Daruma-Otoshi-500x313.jpg\" alt=\"Daruma Otoshi\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Daruma-Otoshi-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/10\/Daruma-Otoshi.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo, le dirette <em>competitors<\/em> della\u00a0Taisei tutto hanno fatto, tranne che restare passivamente\u00a0a guardare. Appartiene infatti alla Kajima Corp, un&#8217;altra azienda edilizia operativa principalmente a Tokyo, la concezione di un metodo che potrebbe dirsi l&#8217;esatto inverso di quello usato per l&#8217;Akasaka: una demolizione che parte, letteralmente, dal basso e che prende il nome di <em>daruma-otoshi<\/em>, da un gioco giapponese per bambini che potrebbe essere paragonato al nostro Jenga, <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=oj3chjNQ9SE\" target=\"_blank\">ma impiega le tradizionali bamboline ovoidali<\/a> del pi\u00f9 famoso monaco buddhista, Bodhidarma. Per\u00a0prendere atto del suo funzionamento, basta\u00a0osservare il video soprastante, che mostra l&#8217;opera di disfacimento di un non meglio definito &#8220;palazzo d&#8217;uffici&#8221; ripubblicata all&#8217;epoca (luglio del 2008) da uno dei migliori blog sul Giappone di allora, l&#8217;indimenticato Pink Tentacle. Viene offerta anche <a href=\"http:\/\/www.kajima.com\/english\/tech\/kcd\/index.html\" target=\"_blank\">una spiegazione in inglese<\/a> presso il sito dell&#8217;azienda, che descrive come, per procedere alla rimozione, si applichino per prima cosa dei pistoni, simili a quelli della Taisei, ma poggianti direttamente a terra e usati per mantenere sollevato\u00a0l&#8217;intero edificio, dal primo piano in su. Si interviene quindi con ruspe e bulldozer, per rimuovere ogni elemento strutturale di sostegno, poi si abbassa gradualmente il palazzo, per ricominciare da capo con il livello soprastante. I vantaggi della soluzione sono molteplici,\u00a0e derivano\u00a0soprattutto dal superamento dell&#8217;esigenza di portare i macchinari fino all&#8217;ultimo piano, evitando\u00a0un notevole dispendio d&#8217;energie e tempo. Bench\u00e9 ci siano dubbi sull&#8217;effettiva applicabilit\u00e0 del metodo per edifici al di sopra di un certo peso complessivo, e permanga lo spettro aleggiante del\u00a0pericolo tellurico: cosa accadrebbe, ipoteticamente, se la terra iniziasse a tremare con violenza mentre il palazzo si trova in uno stato tanto precario? La Kajima\u00a0ha pensato anche a questo: prima di iniziare ciascun\u00a0progetto, viene edificata una struttura d&#8217;acciaio al centro del palazzo, che si estende in verticale\u00a0per diversi piani. Proprio questa dovrebbe, in caso di necessit\u00e0, impedire un eccessivo spostamento lungo l&#8217;asse orizzontale, con conseguente caduta rovinosa dell&#8217;edificio. Funzioner\u00e0? Speriamo di non scoprirlo\u00a0mai.<br \/>\nDistruggere le cose fatte per durare. Decidere, dopo poco pi\u00f9 di 30 anni, che il grande palazzo, un tempo orgoglio cittadino, sia gi\u00e0 pronto da buttare via. Potrebbe sembrare assurdo, quando non si pensa alla particolare concezione nipponica\u00a0degli spazi architettonici, che li vede come un qualcosa di mutevole, transitorio come ogni altra cosa a questo mondo. Nel Giappone contemporaneo, ovvero successivo al decadimento della bolla economica, il valore delle propriet\u00e0 immobiliari \u00e8 per di pi\u00f9 precipitato fino a un punto tale, che raramente le case vengono vendute da una famiglia all&#8217;altra. E quando questo succede, normalmente, si distrugge la struttura pre-esistente, per costruirne una totalmente nuova. Che rispecchi totalmente i gusti dei nuovi inquilini. Che sia priva del karma aleggiante e degli spiriti residui, come il santuario di Ise, ricostruito per il prossimo ventennio a seguito della cerimonia sacra dell&#8217;Okihiki. Una notevole opera dogmatica, nonch\u00e9 di falegnameria. La fine letterale di un&#8217;epoca, a cui nulla sopravvive, tranne la sapienza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel quartiere Chiyoda di Tokyo, in prossimit\u00e0\u00a0di un triangolo ideale che include gli edifici della Dieta nazionale (l&#8217;equivalente del nostro parlamento) la stazione di\u00a0Nagatach\u014d e lo stesso palazzo dell&#8217;Imperatore, la torre svettava maestosa, avveniristica ed ormai, del tutto priva di speranza. Frutto significativo di un periodo d&#8217;espansione economica incontrollata, gli anni &#8217;80 della piena\u00a0bolla economica &#8230; <a title=\"Demolizioni delicate: senza polvere sparisce un grattacielo\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18441\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Demolizioni delicate: senza polvere sparisce un grattacielo\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[201,1231,46,887,1171,167,136,97,1147],"class_list":["post-18441","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-architettura","tag-demolizioni","tag-giappone","tag-grattacieli","tag-hotel","tag-ingegneria","tag-invenzioni","tag-tecnologia","tag-tokyo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18441","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18441"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18441\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18446,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18441\/revisions\/18446"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18441"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18441"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18441"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}