{"id":18282,"date":"2015-09-18T07:25:08","date_gmt":"2015-09-18T05:25:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18282"},"modified":"2015-09-18T07:33:00","modified_gmt":"2015-09-18T05:33:00","slug":"un-miraggio-planetario-nel-deserto-del-nevada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18282","title":{"rendered":"Un miraggio planetario nel deserto del Nevada"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/zR3Igc3Rhfg\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18283\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18283\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Solar-System-Model-500x313.jpg\" alt=\"Solar System Model\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Solar-System-Model-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Solar-System-Model.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembrano gridarlo ai quattro venti, renderlo palese con la forza dei propri semplici gesti: tutto quello che pensate di sapere sul Sistema Solare, non \u00e8 proprio Sbagliato&#8230;Ma nemmeno utile a costruirvi un visione che risponda alla realt\u00e0. E la colpa, se vogliamo, \u00e8 tutta degli illustratori che ci hanno portato, in anni ed anni di abbellimenti visuali, verso quel modello: la grande sfera fiammeggiante al centro. Una, due, tre, quattro palle dalle dimensioni molto minori, separate l&#8217;una dall&#8217;altra\u00a0per lo spazio di qualche centimetro a dir tanto (Mercurio, Venere, Terra, Marte) ed altre quattro invece, dalle proporzioni medie, nonch\u00e9 vivacemente colorate: Giove, Saturno, Urano, Nettuno. Se conservate poi un ricordo del periodo antistante al 2006, a questo club ristretto si sarebbe aggiunto il &#8220;piccolo&#8221; Plutone, oggi declassificato a pianeta nano, poich\u00e9\u00a0parte in realt\u00e0 della\u00a0lunga\u00a0serie di oggetti rocciosi che formano la cintura asteroidale di Kuiper, analoga a quella interna della fascia principale. E persino lui cos\u00ec azzurrino (chiss\u00e0 poi perch\u00e9) nel trionfo del paradossale, sarebbe stato l\u00ec, con l&#8217;ellisse del suo moto\u00a0alla distanza media di 6 milioni di Km dal Sole circa, forse giusto un po&#8217; di lato, su quel foglio. Messo, al massimo, lievemente in disparte. Il che non sarebbe stato un grandissimo problema, se almeno la rappresentazione convenzionale dell&#8217;intero meccanismo fosse in scala. Ma il fatto \u00e8 che le vertiginose distanze che separano ciascuno di questi corpi, nella loro danza gravitazionale, \u00e8 cos\u00ec estesa da sfuggire a degne rappresentazioni. Se volessimo raffigurare\u00a0le distanze rilevanti, i pianeti dovrebbero essere puntini o al massimo cerchietti, e la pergamena usata\u00a0per raffigurarli, srotolabile, fino alla lunghezza di diversi metri di assoluto nulla. Proprio per questo, le migliori rappresentazioni sono quelle digitali. Per\u00f2 talvolta, stanchi di guardare luci fittizie riprodotte dentro a un monitor, viene anche la voglia di dare una forma fisica a quanto descritto fino ad ora: il vero volto del Sistema. Pi\u00f9 che altro perch\u00e9, utilizzando un punto di osservazione inserito all&#8217;interno di un modello in scala, si potr\u00e0 provare l&#8217;emozione di osservare ciascun elemento\u00a0costituente, alla dimensione relativa che esso veramente avrebbe, nel corrispondente punto dello spazio interplanetario.<br \/>\nCi\u00f2 significa, come sapientemente dimostrato verso il termine del video di\u00a0Wylie Overstreet ed\u00a0Alex Gorosh, <em>To Scale: The Solar System<\/em>, che qualcuno potrebbe mettersi vicino a quella biglia che \u00e8 nella finzione il pianeta Terra. Mentre il suo amico solleva in alto, con gesto teatrale, il mega pallone da spiaggia usato per il Sole. Mentre\u00a0quest&#8217;ultimo, sapientemente manovrato,\u00a0coprir\u00e0 perfettamente il disco della nostra stella sopra l&#8217;orizzonte, nella perfetta riproposizione di un&#8217;eclisse fatta in casa, totalmente soggettiva quanto degna di essere narrata. Il concetto non \u00e8, in realt\u00e0, del tutto nuovo. Di modelli accuratamente proporzionati del nostro vicinato cosmico ne esistono dozzine: nei musei statunitensi, presso le istituzioni di studio e ricerca. Ad Elrlenbach sul Main, nel land della Baviera, ce n&#8217;\u00e8 uno in scala\u00a01:1.000.000.000, con sfere di metallo poste sopra grandi piedistalli. Il Sole, naturalmente, \u00e8 dorato. L&#8217;universit\u00e0 del Colorado vanta un progetto\u00a0che si estende per l&#8217;intero campus, dal planetario di Fiske fino al termine del viale Regent Drive. Qualche volta, tali creazioni diventano dei veri monumenti, con ciascuna sfera montata in alto sulla strada, dislocata lungo uno spazio tra una citt\u00e0 e l&#8217;altra, come fatto nell&#8217;esemplare vantato\u00a0dallo stato del Maine, che misura complessivamente ben 64 Km e mezzo, dalla comunit\u00e0 di\u00a0Presque Isle ad\u00a0Houlton, sul confine con il Canada. Mentre il pi\u00f9 imponente\u00a0di simili costrutti si trova in Svezia, lungo diverse\u00a0citt\u00e0 presso la costa del Mar Baltico. Il Sole, qui, \u00e8 rappresentato dallo stadio ad emicupola dell&#8217;Ericsson Globe, il pi\u00f9 grande edificio del suo tipo, mentre i diversi pianeti sono attraenti\u00a0opere\u00a0commissionate ad artisti di fama, ciascuna nell&#8217;esatta scala di 1:20.000.000. Pensate, per iniziare\u00a0a rendervi conto delle distanze relative, che i quattro pianeti del Sistema interno sono tutti a Stoccolma, mentre gli altri si trovano ad\u00a0Uppsala (73 Km dal Globe) G\u00e4vle (143 Km)\u00a0S\u00f6derhamn (229 Km) e cos\u00ec via. Per rispettare le dimensioni relative, quindi, la terra misura 65 cm di diametro, mentre Plutone appena 12. Il modello da due metri e mezzo di Urano, per motivi forse dovuti al doppio senso del suo nome, \u00e8 stato pi\u00f9 volte vandalizzato.<br \/>\nMa il fatto \u00e8 che qualsiasi ricostruzione di questo tipo, per sua inerente necessit\u00e0, deve sempre fare i conti con le distrazioni dell&#8217;ambiente circostante: strade, lampioni, edifici&#8230; Mentre nell&#8217;idea di questi due autori, si \u00e8 cercato di fare un qualcosa di totalmente diverso: il pi\u00f9 piccolo modello che fosse anche osservabile da lontano, collocato in uno dei luoghi\u00a0maggiormente affini al vuoto cosmico che abbiamo sulla Terra: il vecchio bacino endoreico (ex-lacustre) del deserto Black Rock, a decine e centinaia di chilometri\u00a0dal pi\u00f9 vicino centro abitato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I meriti del risultato sono semplici da ammirare: nel corso degli appena 7 minuti che prende il loro video, i due registi ci invitano a conoscere brevemente i loro aiutanti, prima di mettersi all&#8217;opera con le prime luci dell&#8217;alba. Ci viene fatto capire come, per ovvie ragioni di sopravvivenza in tali lidi assai remoti, il tempo a disposizione per completare il progetto sia sostanzialmente limitato, e quindi occorra mettersi all&#8217;opera di buona lena. Ciascuna biglia usata per i pianeti interni, misurante anche meno di un centimetro, viene montata sopra dei lunghi bastoni, affinch\u00e9 non vada persa nelle sabbie o\u00a0il vento del deserto. Le orbite vengono tracciate tramite una dei\u00a0fuoristrada del gruppo, poi attentamente misurate e contrassegnate. Con il sopraggiungere del tramonto, quindi, ci viene mostrata l&#8217;arma segreta dell&#8217;intero progetto: ciascuna sferetta usata per un pianeta \u00e8 in grado di illuminarsi, creando la perfetta illusione di trovarsi l\u00ec, sospesi nel grande vuoto che separa un tale spazio senza fine. In un time-lapse apparentemente del tutto fittizio, quindi, ci vengono mostrati dei raggi di luce dal moto circolare, rappresentanti il movimento dei diversi astri\u00a0lungo\u00a0i\u00a0loro\u00a0assi di rotazione. E bench\u00e9 venga inclusa anche qualche ripresa aerea effettuata mediante drone, al termine si resta con un vago senso d&#8217;insoddisfazione. Perch\u00e9 di sicuro, una volta costruito un tale modello sostanzialmente diverso da ogni altro prima d&#8217;ora, sarebbe stato bello effettuare una pi\u00f9 vasta serie d&#8217;esperimenti e inquadrature, simulare, ad esempio, il moto di diverse ipotetiche missioni interplanetarie. Ma forse ci\u00f2 \u00e8 voluto, trattandosi sostanzialmente della prima puntata di quella che dovrebbe diventare una serie. Simili progetti fondati sul fascino dello spazio, del resto, hanno sempre avuto il merito di stimolare l&#8217;immaginazione:<\/p>\n<figure id=\"attachment_18284\" aria-describedby=\"caption-attachment-18284\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/YH3c1QZzRK4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18284\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18284 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Wanderers-Wernquist-500x313.jpg\" alt=\"Wanderers Wernquist\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Wanderers-Wernquist-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Wanderers-Wernquist.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18284\" class=\"wp-caption-text\">Viaggi al confine della cognizione umana. La sete di scoprire cose nuove non conosce saziet\u00e0.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo, per comparazione, \u00e8 WANDERERS, un celebre video in Computer Graphic di\u00a0Erik Wernquist, un autore che forse\u00a0conoscerete per la sua opera pi\u00f9 famosa, il video della rana pazza sopra il motorino invisibile,\u00a0pubblicit\u00e0 di quella vecchia suoneria per cellulare che faceva: piii-pii-pipi-piii-piii[&#8230;] Che dimostra, in questa particolare creazione, doti visionarie che forse gi\u00e0 s&#8217;intuivano nel bizzarro scenario distopico del buffo inseguimento citato, bench\u00e9 qui messe al servizio di una sequenza dalle implicazioni filosofiche decisamente pi\u00f9 profonde. Il creativo ha infatti avuto l&#8217;idea, o per meglio dire\u00a0la\u00a0fantastica intuizione, di abbinare un celebre discorso dello scienziato e divulgatore americano Carl Sagan (1934 &#8211; 1996) a diversi scenari di un&#8217;ipotetico futuro d&#8217;esplorazione interplanetaria, da lui personalmente concepito sulla base di quanto descritto da\u00a0almeno due\u00a0grandi autori di fantascienza: Arthur C. Clarke (Odissea nello Spazio) e\u00a0Kim Stanley Robinson (&#8220;2312&#8221;). La sequenza \u00e8 un catalogo ricco di spunti visionari, spesso creati a partire da un semplice fotoritocco: si apre con l&#8217;immagine famosa, ripresa dalla stazione ISS, dell&#8217;alba sull&#8217;Oceano Pacifico, qui connotata da alcune piccole astronavi in placida osservazione. Quindi ci viene mostrato, dalla finestra di una qualche improbabile stazione orbitante, il panorama della grande Macchia Rossa di Giove, l&#8217;enorme tempesta grande tre volte il nostro pianeta. Poi si passa a Marte, che ci accoglie a bordo di un pratico ascensore orbitale, sospeso sopra gli altipiani della\u00a0Terra Cimmeria, ricostruiti a partire da un&#8217;immagine\u00a0composita creata\u00a0dalla Nasa. \u00c8 interessante notare, a questo punto, come <a href=\"http:\/\/www.erikwernquist.com\/wanderers\/gallery.html\" target=\"_blank\">nella galleria dedicata\u00a0a questo video sul sito dell&#8217;autore<\/a> siano presenti eloquenti descrizioni di ciascuno scenario, con tanto di fonti citate con prassi estremamente precisa ed accademica. La sua visione pu\u00f2 quindi diventare, con un minimo di approfondimento, una vera e propria finestra sulle meraviglie che circondano la nostra Terra, relativamente vicine, eppure cos\u00ec tremendamente irraggiungibili&#8230;Cose come gli anelli di Saturno visti da vicino, oppure la titanica catena montuosa che divide a met\u00e0\u00a0Giapeto, la terza luna di Saturno, qui raffigurata con l&#8217;aggiunta speculativa di grandi cupole costruite dall&#8217;uomo, ciascuna ospitante un&#8217;intera citt\u00e0. Non manca quindi la visita ad\u00a0colonia dentro a un asteroide non meglio definito, che trae la sua gravit\u00e0 dalla rotazione sull&#8217;asse centrale (una diretta citazione, questa, del romanzo <em>Incontro con Rama<\/em> di Clarke). Per finire con un altro panorama di Giove, stavolta visto dalla luna glaciale Europa, e un tuffo dal dirupo pi\u00f9 alto di Miranda, luna di Urano, lungo ben 5 Km fino alla valle sottostante, dove stando all&#8217;autore potremmo semplicemente usare una coppia di &#8220;stivali a razzo&#8221; per frenare la nostra caduta, alla risibile gravit\u00e0 di\u00a00,018 g. Si, d&#8217;accordo: ci\u00f2\u00a0non significa che abbia tutta questa voglia di provarci.<br \/>\nIl video, corroborato dalle parole del famoso discorso di Sagan sul &#8220;pallido puntino azzurro&#8221; ovvero la foto della\u00a0che ci ha scattato la sonda\u00a0Voyager 1 da sei miliardi di Km di distanza, nel 1990, diventa un veicolo dell&#8217;ottimismo per un futuro migliore, in cui l&#8217;intera razza umana, superate le proprie\u00a0differenze e l&#8217;odio reciproco, riuscisse finalmente a proiettarsi verso quei vasti spazi che gli apparterrebbero per nascita, veicolata innanzi grazie all&#8217;uso della tecnologia futura. E di certo le ultime pubblicazioni nel settore, come <a href=\"http:\/\/www.dailymail.co.uk\/sciencetech\/article-3238785\/From-breathtaking-sunset-majestic-mountains-Beautiful-new-panoramas-Pluto-reveal-Arctic-landscape-stunning-detail.html?ITO=1490&amp;ns_mchannel=rss&amp;ns_campaign=1490\" target=\"_blank\">le vivide foto di Plutone che continuano ad arrivare in questi giorni dalla sonda New Horizons<\/a>, lasciano ben sperare. A proposito, sapete dove si sarebbe dovuto trovare il pianeta nano in questione nel modello in scala dei giovani\u00a0Overstreet e Gorosh? Ad 83 Km di distanza dalla palla che rappresentava il Sole. Ecco, questa \u00e8 la distanza che riusciamo a raggiungere lanciando i nostri sassi, che rimbalzano, sopra le remote pieghe dello spazio-tempo. Tutto quello che ci resta da fare \u00e8 seguirli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembrano gridarlo ai quattro venti, renderlo palese con la forza dei propri semplici gesti: tutto quello che pensate di sapere sul Sistema Solare, non \u00e8 proprio Sbagliato&#8230;Ma nemmeno utile a costruirvi un visione che risponda alla realt\u00e0. E la colpa, se vogliamo, \u00e8 tutta degli illustratori che ci hanno portato, in anni ed anni di &#8230; <a title=\"Un miraggio planetario nel deserto del Nevada\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18282\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Un miraggio planetario nel deserto del Nevada\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[806,428,544,231,1190,555,1189,1188,138,147,323],"class_list":["post-18282","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-astronomia","tag-computer-graphic","tag-deserto","tag-esperimento","tag-nevada","tag-pianeti","tag-plutone","tag-sistema-solare","tag-spazio","tag-stati-uniti","tag-time-lapse"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18282","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18282"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18282\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18290,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18282\/revisions\/18290"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18282"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18282"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18282"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}