{"id":18163,"date":"2015-09-04T07:23:02","date_gmt":"2015-09-04T05:23:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18163"},"modified":"2015-09-04T07:27:28","modified_gmt":"2015-09-04T05:27:28","slug":"trentanni-di-eroi-del-cinema-per-un-confronto-alla-carlitos-way","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18163","title":{"rendered":"Trent&#8217;anni di eroi del cinema per un confronto alla Carlito&#8217;s Way"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QajyNRnyPMs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18164\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18166\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Hells-Club-500x313.jpg\" alt=\"Hell's Club\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Hells-Club-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Hells-Club.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie all&#8217;opera di un abile regista e montatore parigino, Antonio Maria da Silva della AMDS Films, gi\u00e0 famoso per aver fatto scontrare virtualmente tra di loro alcuni pesi massimi degli anni &#8217;90, come Terminator e Robocop,\u00a0Schwarzenegger e Stallone. Ma mai niente che abbia raggiunto proporzioni simili, attraverso\u00a0la creazione di dieci dei minuti maggiormente memorabili che siano mai stati prodotti senza un budget superiore, con un trionfale susseguirsi di personaggi e star famose, chiamate dapprima semplicemente a coesistere, poi a decidere chi debba prevalere fino alla generazione successiva. Nell&#8217;unico modo che conoscono molti di loro, almeno stando agli schermi cinematografici: attraverso l&#8217;impiego di\u00a0una pioggia di pallottole fumanti. Si dice che l&#8217;effetto speciale migliore sia quello che non noti, e dopo tutto, questo si rivela vero anche nel settore del montaggio, che viene citato dai cinefili\u00a0inesperti unicamente\u00a0se \u00e8 troppo lento, o inutilmente confuso. Ma che diventa fondamentale in ogni singolo momento quando si sta creando l&#8217;amalgama di tanti elementi drammatici diversi tra di loro, eppure accomunati da un singolo filo conduttore: il buio ed il rumore del night club. Un luogo topico, ma anche caotico per definizione, dove spariscono i freni inibitori e le persone tendono a trovare modi nuovi d&#8217;esistenza. Diventando i guerrieri accidentali di quello che l&#8217;autore ha scelto di chiamare suggestivamente Hell&#8217;s Bar.\u00a0Il Bar dell&#8217;Inferno ha una serie di regole non scritte, la cui conoscenza \u00e8 fondamentale per godersi una serata in mezzo ai propri simili venuti dal mondo del cinema d&#8217;autore. Punto primo, attraversata quella porta, si deve comprendere di aver lasciato il proprio mondo. \u00c8 come\u00a0una soglia interdimensionale, l&#8217;equivalente grossomodo quadratico\u00a0di un buco nero, che accoglie chiunque ma lascia passare indietro solamente particelle disgregate, miseri residui sopra l&#8217;orizzonte degli eventi. Nessuno pu\u00f2 sussistere in un tale luogo, senza dimostrare delle doti di auto-affermazione totalmente fuori dal comune. Punto secondo, i conti si pagano sempre subito, e in contanti. Ce lo spiega indirettamente il padrone ed amministratore del club, niente meno che Al Pacino all&#8217;epoca del 1993, reso traslucido e immanente grazie alle capacit\u00e0 distorcenti di un simile hub dimensionale. Ma non prima che tra i molti avventori della serata inizino a palesarsi i primi avventori problematici, ovvero l&#8217;Obi Wan dell&#8217;Episodio 1,\u00a0Ewan McGregor, assieme\u00a0a Liam Neeson, nel ruolo del\u00a0suo maestro sfortunato\u00a0Qui-Gon Jinn. I due giungono per la cattura di un pericoloso criminale, che pare potrebbe essere\u00a0una donna. E poco importa se al piano di sopra, prima di trovare un dividersi a cercarla, scorgano l&#8217;immagine dell&#8217;Io futuro del primo dei due, il cupissimo Darth Vader, impegnato ad incrociar la spada laser con un figlio ancora neanche concepito, tanto meno reso nemico dalle due strade divergenti della Forza. Neanche il misticismo Jedi pu\u00f2 penetrare il campo distorcente di questa location fuori dal tempo e dai mondi dell&#8217;universo quantico e deterministico. Dove Tom Cruise, acconciato come lo era\u00a0in\u00a0<em>Cocktail\u00a0<\/em>del 1988, fa naturalmente il barista, ma Tom Cruise con la fondina pronta all&#8217;uso, nel frattempo, \u00e8 anche il capo della sicurezza estratto da <em>Collateral\u00a0<\/em>(2004)\u00a0impegnato a sorvegliare con un ciglio attento gli avventori, assieme alla sua spalla Blade (Wesley Snipes) il mezzo vampiro pi\u00f9 temuto dell&#8217;East Side. Il che ci porta alla terza regola dell&#8217;Hell Bar: qui, la logica non \u00e8 di casa. Anche perch\u00e9 tra\u00a0gli ospiti di questa sera, guarda caso, \u00e8 presente anche quel\u00a0Tony Montana\u00a0di\u00a0Scarface, che oltre ad essere lo\u00a0spietato gangster cubano che noi tutti ricordiamo, ha la\u00a0non indifferente problematica di poter assomigliare in modo impressionante al padrone del locale, se soltanto quest&#8217;ultimo avesse avuto esattamente 10 (ah!) anni di meno. E non manca in effetti un duro confronto di sguardi magnetici tra le due parti, creato grazie all&#8217;uso di uno dei pochi effetti digitali dell&#8217;intera sequenza.<br \/>\nPerch\u00e9 nel cortometraggio\u00a0di\u00a0Antonio Maria da Silva, questa \u00e8 forse la cosa pi\u00f9 incredibile, non c&#8217;\u00e8\u00a0tutta l&#8217;avanzatissima tecnologia che potrebbe sembrare. Il creatore del video ha pi\u00f9 che altro sfruttato, grazie a un colpo di genio niente affatto indifferente, le diverse scene rilevanti estratte dai film di ciascun personaggio, selezionate in base non soltanto a un filo conduttore di causa ed effetto, ma in funzione del fondale, che potesse in qualche maniera essere rimaneggiato e riproposto come quello di un night club. L&#8217;alterazione pi\u00f9 efficiente in questo, che si estende dal primo all&#8217;ultimo minuto della memorabile sequenza, \u00e8\u00a0l&#8217;aggiunta di un vistoso filtro tendente al rosso, che pur essendo uno dei tratti dominanti, non diventa mai eccessivamente ingombrante, ne distrae dall&#8217;evolversi della serata, destinata letteralmente a far scintille, bench\u00e9 fortunatamente, soltanto nella finzione scenica della violenza immaginaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hell&#8217;s Bar, un luogo derelitto e desolato. Creato per associazione con quei\u00a0<em>t\u00f2poi<\/em> consumati dell&#8217;Inferno o del Limbo, una sorta di ultramondo, dove si ritrovano buoni e cattivi, poco prima del trapasso definitivo. Del resto sono molti, soprattutto tra i principali protagonisti del &#8220;racconto&#8221; a non essere sopravvissuti alla vicenda che ce li ha fatti conoscere in un tempo che si estende dalla fine degli anni &#8217;70, fino ai primi del 2000. E del resto meritano una menzione anche alcuni degli avventori accidentali, personaggi del calibro di\u00a0Stanley Ipkiss di The Mask (Jim Carrey) Robocop nel ruolo di Robocop (lo dicono gli irriverenti titoli di coda) Austin Powers (Mike Myers) Trinity di Matrix (Carrie-Anne Moss). E addirittura Michael Jackson, che pur non essendo un personaggio immaginario di per se, qui sembrerebbe comparire nella versione del film del 1988\u00a0Moonwalker, in cui si esibiva\u00a0per sconfiggere i cattivi. E che\u00a0qui non pu\u00f2 far altro che restare a guardare, mentre sulla pista da ballo si susseguono \u00a0Kim Basinger di Basic Instinct, John Travolta nel ruolo di Tony Manero (La febbre del sabato sera) di nuovo John Travolta di Pulp Fiction, e innumerevoli altri volti noti della cinematografia internazionale. Eppure grazie all&#8217;ottimo lavoro dell&#8217;autore, tutto ci\u00f2 non sembra affatto una rassegna, ma l&#8217;inizio di una storia, l&#8217;atmosfera che preannuncia il cataclisma.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18164\" aria-describedby=\"caption-attachment-18164\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/fz0pYhAy36o\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18164\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18164 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Arnie-Vs-Sly-500x313.jpg\" alt=\"Arnie Vs Sly\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Arnie-Vs-Sly-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Arnie-Vs-Sly.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18164\" class=\"wp-caption-text\">Tra le altre opere della AMDSFILMS, degno di nota \u00e8 questo &#8220;Sly Vs. Schwarzenegger&#8221; in cui scene di Predator e Rambo vengono rimaneggiate e amalgamate, per far sembrare che i due attori combattano tra loro. Il filtro cromatico scelto in questo caso \u00e8 un preoccupante ed insolito verde vegetale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">E infatti a un certo punto, guarda caso, gli animi iniziano a scaldarsi. Come potrebbe essere diversamente, vista la personalit\u00e0 di alcuni\u00a0dei personaggi citati? I due Jedi trovano la loro taglia, che disarmano e dis-m\u00e0nano\u00a0grazie all&#8217;uso della spada laser (un altro deja-vu!) E trasportano via, tra gli sguardi totalmente bas\u00ecti\u00a0dei presenti. Ma il peggio inizia quando sul dance-floor\u00a0si palesa Pinhead, il demone sadico del film dell&#8217;orrore Hellraiser (1987, interpretato da\u00a0Doug Bradley) che richiamato alla violenza dal gesto appena compiuto, pronuncia la sua unica, fatidica battuta: &#8220;Shall we begin?&#8221; &#8211; Vogliamo iniziare? Ed ecco che quello diventa\u00a0il segnale. Entra dalla porta principale, Terminator, con il compito apparente di far fuori Tony Montana. Nell&#8217;improvvisa sparatoria, interviene il Tom Cruise-capo-della-sicurezza, con riflessi d&#8217;acciaio che si rivelano a quanto pare abbastanza, per fermare momentaneamente l&#8217;assassino robotico venuto dal futuro. Dov&#8217;\u00e8 se ne sia andato Robocop ora che servirebbe, non \u00e8 per niente\u00a0chiaro. Il caos aumenta, mentre il puntaspilli umano\u00a0se la ride e tutti fuggono via dall&#8217;ingresso del locale. Il giovane Al Pacino, com&#8217;era sua prerogativa dei tempi d&#8217;oro, riesce ancora una volta a cavarsela, scappando via con l&#8217;auto parcheggiata l\u00ec vicino. Mentre gi\u00e0 l&#8217;androide muscoloso si rialza, e crivella di colpi l&#8217;obiettivo sbagliato, ovvero il troppo simile Carlito, padrone del locale, pochi secondi prima che Blade l&#8217;ammazzavampiri, sopraggiunto tardi sulla scena, lo faccia fuori a sua volta con una raffica di mitraglietta. La storia ha la tendenza a ripetersi, nevvero? Al Pacino senior, ormai prossimo alla dipartita, rivive cos\u00ec la scena finale di quel film antologico, con l&#8217;amata che lo compiange alla stazione (pardon, esterno del night club) poco prima che fuggisse verso la salvezza. Tony Manero\/Travolta, osservando la tragica scena, non pu\u00f2 fare a meno di ricordare chi l&#8217;avesse ispirato a diventare un tale straordinario ballerino, proprio colui che ormai sta scivolando a miglior vita, come lacrime perdute nella pioggia. &#8220;Attitude&#8221; pronuncia fiero, dinnanzi al ricordo di un ancor pi\u00f9 giovane Al Pacino, nella sua persona barbuta del film Serpico del 1973.<\/p>\n<figure id=\"attachment_18165\" aria-describedby=\"caption-attachment-18165\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/0FTQKnSEhjY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18165\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-18165 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Double-Bruce-500x313.jpg\" alt=\"Double Bruce\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Double-Bruce-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/09\/Double-Bruce.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-18165\" class=\"wp-caption-text\">I trucchi del montaggio impiegati nei due cortometraggi &#8220;Hell&#8217;s Bar&#8221; e &#8220;Schwarzenegger Vs. Sly&#8221; funzionano un po&#8217; meno bene nel caso di quest&#8217;altra creazione, in cui Bruce Lee combatte contro se stesso da distanza ravvicinata. Il messaggio e lo stile della sequenza, tuttavia, risultano comunque memorabili.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un vero <em>tour de force<\/em> di citazioni, dunque, una di quelle sequenze che sfidano e spingono innanzi l&#8217;immaginazione. L&#8217;ultima creazione di\u00a0Antonio Maria da Silva, rilasciata neanche una settimana fa, ha gi\u00e0 accumulato quasi 250.000 visualizzazioni (in rapida crescita, chiss\u00e0 dove arriver\u00e0?) ed \u00e8 stata definita da diversi siti di settore, come: &#8220;La cosa pi\u00f9 entusiasmante che si possa trovare su YouTube&#8221;. Lode tutt&#8217;altro che esagerata, per lo meno dal punto di vista di tutti coloro che\u00a0amano i <em>revival<\/em>,\u00a0o ricordi con piacere nostalgico il cinema di Hollywood degli anni &#8217;70 e &#8217;80. Che poi costituirebbero, almeno nell&#8217;opinione dei produttori iper-stipendiati di quei luoghi, un&#8217;alta percentuale del pubblico pagante, visto come ormai la stragrande maggioranza dei film che continuano a proporci siano dei seguiti o remake dell&#8217;epoca dell&#8217;opulenza diffusa e ormai trascorsa, o in alternativa l&#8217;adattamento diretto dei fumetti o romanzi che ne trassero l&#8217;ispirazione co\u00e9va.<br \/>\nE giunti a questo punto, allora, perch\u00e9 no? Trasformiamo pure i nostri eroi di giovent\u00f9 in fantasmi eterei, piuttosto che\u00a0mummie plasticose, eternamente condannati\u00a0a ripetere per sempre ci\u00f2 che aveva costituito la loro prima via d&#8217;accesso alla celebrit\u00e0. Forse proprio questo \u00e8 il messaggio, probabilmente intenzionale, veicolato tanto efficacemente dall&#8217;Hell&#8217;s Bar: che non importa dove sei arrivato, quale dimensione alternativa abbia intrappolato la tua anima o il tuo corpo, il destino che ti aspetta \u00e8 ferreo ed immutabile, gi\u00e0 rapido su cellulosa in mezzo alle bobine inarrestabili del tempo. Se persino il criminale\u00a0redento Carlito, dotato delle migliori guardie del corpo a disposizione nelle\u00a0sette dimensioni trascendenti, non ha potuto sfuggire al suo triste destino, che cosa potremmo\u00a0fare noi per salvarlo? Non ci resta che\u00a0prendere il popcorn, la Coca Cola, e\u00a0continuare a guardare, godendo di simili\u00a0travagli e sofferenze sempre uguali. Mentre i cenobiti se la ridono, dai\u00a0loro troni insanguinati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie all&#8217;opera di un abile regista e montatore parigino, Antonio Maria da Silva della AMDS Films, gi\u00e0 famoso per aver fatto scontrare virtualmente tra di loro alcuni pesi massimi degli anni &#8217;90, come Terminator e Robocop,\u00a0Schwarzenegger e Stallone. 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