{"id":18100,"date":"2015-08-28T07:40:28","date_gmt":"2015-08-28T05:40:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18100"},"modified":"2015-08-28T07:47:10","modified_gmt":"2015-08-28T05:47:10","slug":"gli-ondeggianti-ponti-della-svizzera-sospesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=18100","title":{"rendered":"Gli ondeggianti ponti della Svizzera sospesa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ZCUw3Fpqyaw\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18101\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18101\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Carasc-Bridge-500x313.jpg\" alt=\"Carasc Bridge\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Carasc-Bridge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Carasc-Bridge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si pu\u00f2 giungere alla stessa teoria\u00a0in maniera indipendente, ma in determinati casi, una soluzione pu\u00f2 essere talmente inaspettata nella sua semplicit\u00e0, nonch\u00e9\u00a0ansiogena per chi la sperimenta per la prima volta, che non sono in molti a scegliere di dargli una forma materiale. E non a caso\u00a0esistono, nell&#8217;intera storia dell&#8217;umanit\u00e0 montanara, soltanto due civilizzazioni\u00a0che abbiano\u00a0costruito questo tipo di ponte nei loro territori, per lo meno prima che la globalizzazione facesse di noi tutti un grande, operoso <em>melting pot<\/em>: i popoli andini dell&#8217;America precolombiana da una parte (XVI sec. ca.) il Tibet\u00a0co\u00e9vo alla dinastia cinese degli Han (220 a.C.) dall&#8217;altra. Entrambi mondi che ricorsero al ponte sospeso, soprattutto, per un&#8217;esigenza imprescindibile. Perch\u00e9 spostarsi non \u00e8 facile, ma non pu\u00f2 esserci davvero aggregazione, un senso di fondamentale appartenenza, a meno le strade non s&#8217;irradino a partire da una capitale, come il mozzo della ruota che fa muovere il passaggio del progresso. Anche se i suoi raggi sono morbidi ed oscillano nel vento; anche se una persona con le braccia allargate per reggersi alle funi di sostegno, lo sguardo dritto innanzi a s\u00e9, non pu\u00f2 che percepire il vuoto, sotto la sua mano destra, ed il vuoto, sotto quella sinistra. Mentre gli uccelli sfrecciano in quell&#8217;ambito del tutto vuoto, inconsapevoli degli uomini che ne hanno fatto una sgradita circostanza. Il ponte Carasc, che unisce con una sottile striscia lunga 270 metri i due comuni di Carasso e Sementina, \u00e8 una visione che pu\u00f2 far venire le vertigini, e non soltanto per l&#8217;aspettativa che gi\u00e0 cresce al pensiero di percorrerlo da un lato all&#8217;altro. Pur trattandosi di un elemento architettonico\u00a0moderno e quindi per definizione universale,\u00a0\u00e8 impossibile mancare di considerarlo in qualche modo, concettuale se non pratico, la manifestazione massima di un oggetto fuori dal contesto. Due soli punti di sostegno, a limitare drasticamente l&#8217;impatto ambientale, da cui partono 6 cavi di metallo, dal diametro di 36 mm, i cui due inferiori, perfettamente paralleli, trasformati in una lunga piattaforma dalla disposizione concatenata\u00a0di ben 728 assi di larice, un legno particolarmente resistente e spesso usato per costruire case di montagna. Nell&#8217;intera storia d&#8217;Europa, prima del suo completamento, nulla di paragonabile era mai esistito fuori dalla Svizzera, e anche l\u00ec, non prima del 2004, con la costruzione del primo dei due\u00a0Triftbr\u00fccke (ponti del ghiacciaio del Trift) lungo &#8220;appena&#8221; 101 metri. Questo perch\u00e9 lo stesso concetto di trovarsi a camminare, sospesi nel vuoto a 70-130 metri, come discendenti dell&#8217;antica Roma non ci appartiene e non ci apparterr\u00e0 mai. Il che determina dal punto di vista filosofico\u00a0la funzione di questo edificio, fatto di spazi vuoti ancor prima che materiali: affascinare l&#8217;occhio degli spettatori, colpire la mente di chi ne apprende l&#8217;esistenza. Facendo nascere in lui, idealmente, un bisogno irresistibile di fare l&#8217;esperienza di attraversamento. Sperimentare il flusso dell&#8217;adrenalina, almeno per una volta, grazie all&#8217;impiego di un sistema che non solo appare relativamente accessibile, ma \u00e8 ancor pi\u00f9 sicuro che guidare lungo\u00a0i tornanti che permettono di avvicinarsi all&#8217;obiettivo, ovvero la chiesa medievale di San Barn\u00e1rd, con affreschi databili al remoto 1400. Dal nuovo all&#8217;antico quindi, con lo scopo di abbreviare un ripido percorso, conducendo chi lo voglia fino ai luoghi dell&#8217;antico paese sul monte, storicamente inaccessibili\u00a0assieme ad un simile importante monumento. Cos\u00ec, \u00e8 indubbio che il ponte sia principalmente un&#8217;attrazione per turisti, ma rappresenta anche una\u00a0parte della nuova Svizzera, che all&#8217;improvviso ha rilevato la ricchezza duratura di quei luoghi, in cui un tempo i minatori trascorrevano dure giornate, e che dopo l&#8217;esaurimento del carbone del Ticino furono lasciati nell&#8217;incuria, fino al degradarsi dei vecchi metodi di accesso, sentieri riconquistati dalla furia dell&#8217;inarrestabile vegetazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finch\u00e9 nel 1998, una nuova speranza: nasce con significativi stanziamenti pubblici, ma anche finanziamenti di prestigiose realt\u00e0 locali, la Fondazione Curz\u00f9tt, finalizzata al recupero e rinnovamento dell&#8217;intera regione denominata la Collina Alta, storico collegamento di quest&#8217;area verso il panorama\u00a0dei castelli di\u00a0Bellinzona, con la chiesa di San Defendente e le propaggini dell&#8217;antica\u00a0Via del Vino, una lunga, lunga\u00a0camminata che conduce fino alla Bassa Atesina e Salorno. Quale miglior modo, quindi, d&#8217;investire\u00a0il primo quinto\u00a0dei\u00a05,7 milioni di franchi ricevuti, che costruire un qualcosa di valido ad entrare nell&#8217;immaginario collettivo degli amanti dell&#8217;ingegneria? Il ponte \u00e8 stato inaugurato nella primavera del 2015, dopo soltanto sei\u00a0mesi di lavoro. E tutto a seguito di un&#8217;idea venuta personalmente al presidente della fondazione stessa\u00a0ma come dicevamo, non del tutto nuova, anche senza dover risalire fino alle origini remote dei paesi all&#8217;altro lato del globo:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QseX9VrCZUA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-18103\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18103\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Trift-Bridge-500x313.jpg\" alt=\"Trift Bridge\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Trift-Bridge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Trift-Bridge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco dunque il citato\u00a0Triftbr\u00fccke, nella sua seconda versione del 2009 comunque precedente a quello della Sementina, bench\u00e9 molto meno lunga e sofisticata. Ricostruito perch\u00e9\u00a0il primo tentativo di 101 metri, basato\u00a0sul modello dei ponti tibetani a tre funi, si era\u00a0rivelato fin troppo inaccessibile ai pi\u00f9, ed al contempo non del tutto in linea con le moderne esigenze in materia di solidit\u00e0 strutturale (il che, in un certo senso, lo rende tutt&#8217;ora pi\u00f9 attraente per un certo tipo di turismo avventuroso). Entrambi i passaggi sospesi\u00a0si estendono sopra il lago Triftsee, vicino Gadmen nel canton Berna, dove le lingue parlate sono il tedesco e il francese, collocazione che gli permette di offrire una vista notevole sull&#8217;intero ghiacciaio antistante, fin verso le Alpi italiane. E non \u00e8 certo un\u00a0caso se la fenomenale location riesce ad attrarre una media di 20.000 turisti l&#8217;anno, nonostante sia decisamente meno accessibile rispetto al\u00a0Carasso, con una funivia da prendere presso il paese di\u00a0Meiringen, seguita da un&#8217;ora e mezza circa di camminata fino alle pareti rocciose a strapiombo sopra le chiare, dolci e fresche acque di montagna.<br \/>\nPer lungo tempo il secondo dei\u00a0Triftbr\u00fccke, in particolare, \u00e8 stato il ponte sospeso pi\u00f9 lungo della Svizzera, con i suoi 170 metri d&#8217;estensione e le 340 assi di larice, prima di essere praticamente raddoppiato dalla costruzione del Canton Ticino. Del resto nessuno, tentando di creare un&#8217;attrazione nazionale, \u00e8 insensibile al fascino dei record, e indubbiamente l&#8217;opportunit\u00e0 di guadagnarsi un simile primato deve aver fatto molto per spronare i finanziatori della Fondazione. Un altro dato interessante, nella comparazione tra i diversi ponti, \u00e8 il costo complessivo che fu riportato ufficialmente\u00a0per un certo periodo, almeno stando a Wikipedia, sul sito ufficiale del Trift (oggi non pi\u00f9 operativo): appena 350.000 franchi svizzeri, contro\u00a0il milione e 600.000 del Carasc. Ma mentre per quest&#8217;ultimo disponiamo dell&#8217;affascinante, vagamente futuristico video d&#8217;apertura, della costruzione del suo antecedente\u00a0non\u00a0ci \u00e8 dato di vedere nulla, e dunque l&#8217;opportunit\u00e0 di comprendere l&#8217;origine\u00a0del risparmio ci rimane\u00a0preclusa. Mentre un altro mistero, quello di che tipo d&#8217;ingegnere, effettivamente, possa scegliere di dedicarsi a tali imprese, ci viene chiarito da un altro video di approfondimento, realizzato questa volta a beneficio di quello che \u00e8 tutt&#8217;ora il ponte sospeso pi\u00f9 alto della Svizzera, il camminamento di Titlis:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/nWrdi3tcoqs\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-18102\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Titlis-Cliff-Walk-500x313.jpg\" alt=\"Titlis Cliff Walk\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Titlis-Cliff-Walk-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Titlis-Cliff-Walk.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo spezzone tratto dalla Tv tedesca\u00a0Euromaxx ci vine dato di conoscere brevemente Roger Waser, progettista presso\u00a0una delle compagnie che si occupano di realizzare, in giro per la Svizzera,\u00a0un vasto ventaglio di queste attrazioni che sostengono il turismo. Viene ad esempio citata, ad un certo punto del video, l&#8217;improbabile funivia ad alta quota dello\u00a0Stanserhorn-Bahn, fornita di un terrazzamento\u00a0aperto analogo a quello degli autobus per i turisti romani. Oltre a una lunga serie di ponti panoramici, tunnel e altre incredibili invenzioni&#8230; Ma lui, ci spiega\u00a0con orgoglio, \u00e8 rimasto soprattutto legato a questa sua creazione completata, in occasione del centenario della teleferica dell&#8217;Engelberg\u2013Gerschnialp del 1913, tra i\u00a0versanti delle prossime Alpi Urane. Siamo tornati, dunque, in prossimit\u00e0 dell&#8217;Italia, e non cos\u00ec lontano dalla celebre citt\u00e0 di Lucerna. Qui, a 3000 metri d&#8217;altitudine, si trova un tradizionale percorso di montagna, recentemente esteso significativamente con l&#8217;aggiunta\u00a0di questo ponte sospeso di 98 metri, costruito con metodologie apparentemente molto diverse dagli altri due citati. Siamo, del resto, in condizioni assai pi\u00f9 estreme, con venti previsti di fino a 190 Km\/h, oltre ad un frequente accumulo di neve. Lo stesso ingegnere, durante l&#8217;intervista, si fa vedere mentre aiuta a spalare una parte dell&#8217;accumulo di quest&#8217;ultima, bench\u00e9 la sua creazione sia certificata per sostenerne fino a 450 tonnellate + il peso della gente che dovesse comunque scegliere di passar di l\u00ec. C&#8217;\u00e8\u00a0aneddoto \u00e8 \u00a0particolarmente significativo nella storia di questo ponte, legato al giorno della sua inaugurazione il 7 settembre del 2012, quando i dignitari di 15 paesi, giunti per assistere all&#8217;evento, si trovarono nel mezzo di una tempesta di neve, senza quindi la possibilit\u00e0 di osservare il celebrato\u00a0panorama locale. Il fatto stesso che per\u00f2 sul ponte ci siano saliti, attraversando probabilmente anche pi\u00f9 di una volta la sua lunga passerella larga appena un metro, fa molto per riconfermare la fiducia che l&#8217;uomo dei nostri giorni ha nella tecnologia applicata all&#8217;architettura, quell&#8217;attenta pianificazione che permette ad un qualcosa di cos\u00ec pesante e duraturo di oscillare, senza mai usurarsi o perdere la presa sulle due remote estremit\u00e0.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec una strana relazione, quella che unisce le Ande, il Tibet e la Svizzera, tre paesi comparabilmente\u00a0ricchi di rilievi, tra\u00a0i quali,\u00a0due scelsero la stessa soluzione. Mentre l&#8217;altro, assieme al resto del vertiginoso mondo,\u00a0si limit\u00f2 invece a ricavare dei camminamenti nelle valli, in mezzo agli alberi ombrosi. Certo, si potrebbe affermare che le proporzioni, la profondit\u00e0 e la vastit\u00e0 dei dirupi fossero in qualche maniera\u00a0meno scoraggianti, ma \u00e8 pur vero che nelle condizioni ideali della modernit\u00e0,\u00a0anche qui da noi in Europa si \u00e8 giunti ad apprezzare infine l&#8217;utilit\u00e0 tecnica di un ponte con due soli punti di appoggio. Che pu\u00f2 essere ultimato\u00a0a pochi mesi dal finanziamento ricevuto. Che non rovina ma piuttosto arricchisce il paesaggio. Che sembra instabile, ma non lo \u00e8.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 giungere alla stessa teoria\u00a0in maniera indipendente, ma in determinati casi, una soluzione pu\u00f2 essere talmente inaspettata nella sua semplicit\u00e0, nonch\u00e9\u00a0ansiogena per chi la sperimenta per la prima volta, che non sono in molti a scegliere di dargli una forma materiale. 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