{"id":17980,"date":"2015-08-14T08:05:21","date_gmt":"2015-08-14T06:05:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17980"},"modified":"2015-08-14T08:11:05","modified_gmt":"2015-08-14T06:11:05","slug":"lantica-tradizione-del-ponte-derba-peruviano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17980","title":{"rendered":"L&#8217;antica tradizione del ponte d&#8217;erba peruviano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/dql-D6JQ1Bc\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17985\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17984\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Bridge-500x313.jpg\" alt=\"Qeswachaka Bridge\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Bridge-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Bridge.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;\u00e8 stato un attimo, un singolo momento. Il punto di svolta fondamentale nella fine storica di un grande impero: quando\u00a0Francisco Pizarro e i suoi fratelli, partiti dal 1526 da Panama con 168 uomini, 27 cavalli ed un cannone, furono brevemente sconfitti nello spirito e nei fatti. Dal primo incontro con la prova, al di l\u00e0 di ogni possibile dubbio, che le genti delle Ande erano totalmente aliene, a noi europei, come del resto noi per loro. E non si poteva, allora come adesso, sottovalutare il significato metaforico di tali ponti. Decine e decine di metri, sopra i burroni e i fiumi impetuosi di quei luoghi, miracolosamente sospesi e solidi, bench\u00e9 oscillanti, ovvero soggetti all&#8217;energia cinetica del vento. Perch\u00e9 non pu\u00f2 esserci conquista, senza un qualche tipo di movimento dal dentro verso il fuori, o viceversa, ed agevolare un tale presupposto lungo il territorio di una cordigliera larga 240\u00a0Km, con un&#8217;altezza media di 4.000 metri, non pu\u00f2 prescindere da soluzioni tecniche particolari. Cos\u00ec le genti\u00a0di Cusco, unificate attorno al XII secolo dall&#8217;eroico fondatore Manco C\u00e1pac, attorno al tempio degli Dei del cielo, si erano messi a costruire laboriosamente sulle fondamenta dell&#8217;ingegneria di allora. Potenziando ci\u00f2 che avevano e\u00a0sfruttando al massimo la conoscenza dei predecessori. Ecco dunque qui una civilt\u00e0 la quale, pur\u00a0priva del cemento, edificava i suoi palazzi con mattoni a incastro gravitazionale, talmente precisi da impedire addirittura che\u00a0un coltello penetrasse\u00a0nelle\u00a0intercapedini\u00a0tra i blocchi, come le guide turistiche ancora amano dimostrare\u00a0a chiunque visiti l&#8217;antica\u00a0Machu Picchu. E i cui artigiani\u00a0avevano scoperto in modo totalmente accidentale, analogamente ad\u00a0altre genti\u00a0mesoamericane, il segreto per aumentare la capacit\u00e0 di rimbalzo\u00a0della gomma\u00a0usata per\u00a0la <em>ulli<\/em>, palla del\u00a0gioco sacro ereditato dagli antichi Olmechi. Aggiungendo all&#8217;impasto della materia vegetale che conteneva lo\u00a0zolfo, e mettendo quindi in atto\u00a0una sorta di\u00a0vulcanizzazione, non dissimile da\u00a0quella degli pneumatici moderni. Eppure, costoro non avevano la ruota. Il che pu\u00f2 essere visto anche come una sorta di vantaggio, considerato l&#8217;ambiente operativo.<br \/>\nDunque giunsero i <em>conquistadores <\/em>spagnoli, con armi, cavalcature e bagagli presso il primo di una lunga serie di passaggi sospesi, usati dai locali per tenere unite le comunit\u00e0 remote. Ed a quel punto, tacquero. Perch\u00e9 mai prima di allora, e certamente ancora meno nella terra dei loro antenati, l&#8217;occhio umano aveva mai preso coscienza di una tale diavoleria: tre corde intrecciate sopra cui posare\u00a0i piedi, pi\u00f9 due a cui reggersi per camminare\u00a0che si estendevano da un latro all&#8217;altro del burrone,\u00a0con i soli punti di sostegno costituiti da particolari fori nella roccia, a cui l&#8217;intero sistema era stato assicurato. Il che non sarebbe stato tanto inconcepibile, se l&#8217;intero\u00a0meccanismo avesse avuto un aspetto ben pi\u00f9 solido, come uno dei vecchi\u00a0ponti ereditati dall&#8217;ingegneria romana, in cui la struttura dell&#8217;arco scaricava il peso ai lati. Ma il tipico passaggio aereo\u00a0degli Inca, contrariamente a tale alternativa, discendeva fino al suo punto centrale, per poi risalire da l\u00ec fino al termine della sua estensione: ci\u00f2 perch\u00e9 costituiva, nei fatti, un ponte sospeso, concetto che sarebbe rimasto a noi inaccessibile fino alle prime battute della rivoluzione industriale, ma che oggi troviamo famosamente applicato a Brooklyn, New York, come per il ponte di\u00a0Akashi Kaiky\u014d che collega l&#8217;Honsu giapponese all&#8217;isola di Awaji, il pi\u00f9 lungo del pianeta con i suoi quasi due chilometri di estensione.<br \/>\nE pensare che il concetto Inca non era poi cos\u00ec diverso in potenza!\u00a0Bench\u00e9\u00a0i tiranti, concetto certamente ignoto agli spagnoli, costituissero\u00a0anche la superficie calpestabile della struttura, dando a quest&#8217;ultima l&#8217;aspetto anti-gibboso che tanto contribuiva a quell&#8217;aspetto di falsa instabilit\u00e0. Esistono tuttavia dei resoconti co\u00e9vi, risalenti all&#8217;epoca della colonizzazione degli spagnoli, in grado di gettare luce sul significato epocale di una struttura costruita in questo modo: raccontava lo storico nativo delle americhe\u00a0Garcilaso de la Vega (non l&#8217;omonimo poeta del XVI secolo) nei suoi\u00a0Commentari reali degli Inca (1609) di come molte delle trib\u00f9 native assoggettate al grande impero non fossero state neanche sconfitte in battaglia, ma semplicemente annientate nel loro spirito combattivo dall&#8217;ineccepibile struttura di simili ponti. Perch\u00e9 sembrava, ai loro occhi ancora inesperti, che soltanto un popolo divino potesse costruire cose tanto straordinarie.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni anno, gli abitanti dei villaggi siti ai\u00a0due lati del fiume\u00a0Apurimac nella provincia Arequipa a meridione del moderno Per\u00f9, con la sua valle rocciosa e\u00a0profonda in certi tratti quanto il Grand Canyon, s&#8217;incontrano per ricordare quei tempi distanti. O forse sarebbe pi\u00f9 giusto dire che li mantengono in vita, visto come i loro gesti tradizionali di ricostruzione del ponte di Q&#8217;eswachaka\u00a0non si siano mai interrotti, mantenendo piuttosto totalmente funzionale\u00a0un mondo delle tradizioni che auspicabilmente, non avr\u00e0 mai fine. Si tratta di una sorta di festa folkoristica, ma anche la dimostrazione di un senso del dovere civile e un gesto di rispetto verso la Pachamama (Madre Terra) che attraversa i secoli, perfettamente integro nei suoi\u00a0significati\u00a0originari. Inoltre, \u00e8 una vera manna per gli archeologi, e questo perch\u00e9 i ponti realizzati secondo l&#8217;antica metodologia degli Inca, a causa dei loro materiali costituenti di natura primariamente vegetale, non sarebbero mai potuti giungere intatti fino ai nostri tempi, indipendentemente dalle\u00a0opere di manutenzione effettuate a un tale scopo. Se soltanto la gente\u00a0di questo luogo, tanto eccezionalmente, non avesse deciso di preservare l&#8217;intero\u00a0metodo produttivo, provvedendo alla ricostruzione periodica del ponte a partire dalla semplice materia prima. Ci ha quindi assistito\u00a0il fatto\u00a0che una simile tecnologia avesse una durata nel tempo tanto breve da necessitare d&#8217;interventi di effettiva ricostruzione periodica, non permettendo che il segreto per metterla in atto\u00a0andasse perso, ma nel tempo stesso servisse\u00a0perfettamente allo scopo, ripagando chiunque avesse il desiderio, e la capacit\u00e0, di metterla a frutto. Del resto, ve lo immaginate un ponte basato sulla classica struttura dell&#8217;arco in un ambiente tanto scosceso e inaccessibile? Posizionare faticosamente l&#8217;enorme scheletro in legno, che dovr\u00e0 sostenere l&#8217;intero edificio fino all&#8217;incastro della pietra di volta, potrebbe costare molte vite umane&#8230;I <em>conquistadores<\/em>, stanchi di doversi arrendere all&#8217;evidenza della superiorit\u00e0 locale, provarono pi\u00f9 volte a costruire dei ponti di concezione europea attraverso i <em>pongos\u00a0<\/em>(fiumi)\u00a0delle Ande. Fallendo, ogni singola e disastrosa volta.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17985\" aria-describedby=\"caption-attachment-17985\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/p5KVQllCD_s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17985\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17985 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Crossing-500x313.jpg\" alt=\"Qeswachaka Crossing\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Crossing-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Qeswachaka-Crossing.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17985\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;attraversamento del ponte di Q&#8217;eswachaka presuppone una piccola offerta da parte del turista, affinch\u00e9 gli spiriti veglino sul suo passaggio. Anticamente, gli Inca erano soliti sacrificare del granoturco, una foglia di coca o un sullu (feto di lama). Ai nostri tempi,nettamente pi\u00f9 pratici, credo sia maggiormente consigliabile mettere mano al portafogli.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;insieme di rituali e tecniche tradizionali legato\u00a0al ponte di\u00a0Q&#8217;eswachaka, 45 metri di erba intrecciata,\u00a0\u00e8 un patrimonio tutelato dall&#8217;UNESCO a partire dalla fine del 2013, e costituisce per questi remoti discendenti dell&#8217;impero Inca una ragione d&#8217;orgoglio estremamente significativa. Esisteva in effetti il caso, durante l&#8217;apogeo di quella monumentale civilt\u00e0, che una comunit\u00e0 locale ricevesse l&#8217;incarico di mantenere in funzione una di tali\u00a0strutture, subentrando in ci\u00f2\u00a0alle maestranze dei\u00a0<em>chakacamayocs, <\/em>gli<em>\u00a0<\/em>artigiani specializzati sotto il controllo della classe dirigente e sacerdotale di Cusco. Il dovere faceva parte del concetto di <em>mit&#8217;a<\/em>, o servizio civile. Va considerato a margine come l&#8217;abilit\u00e0 di edificare una simile struttura, che poteva nascere nel giro di pochissimi giorni, fosse in effetti un vantaggio strategico fondamentale, soprattutto visto come un esercito in marcia potesse provvedere alla distruzione dello stesso subito dopo il suo passaggio, bloccando qualsiasi proposito d&#8217;inseguimento. E chiss\u00e0 come sarebbero andate le cose, all&#8217;incontro-scontro coi visitatori dell&#8217;altro lato dell&#8217;Atlantico, se soltanto gli abitanti di un tale remoto baluardo\u00a0dello stile di vita e la cultura mesoamericana non fossero stati precedentemente decimati dai microbi e le malattie, che avevano tristemente passato il valico\u00a0assieme agli aspiranti conquistatori dell&#8217;altro continente!\u00a0Cos\u00ec ogni anno a luglio, pressapoco, gli abitanti dei villaggi si radunano, sotto la guida di quello che si \u00e8 a pi\u00f9 riprese definito l&#8217;ultimo dei\u00a0<em>chakacamayocs, <\/em>Victoriano Arisapana\u00a0(parla brevemente e\u00a0senza sottotitoli nel video di apertura, ma viene pi\u00f9 approfonditamente\u00a0intervistato <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pvo4iLDAERg\" target=\"_blank\">in quest&#8217;altro del portale Atlas Obscura<\/a><\/span>) che aveva acquisito la sapienza di suo padre e del nonno prima di lui, e il quale\u00a0gi\u00e0 si \u00e8 fatto istruttore dei propri discendenti, affinch\u00e9 l&#8217;antica tecnica non vada persa al prossimo passaggio di generazione.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<figure id=\"attachment_17981\" aria-describedby=\"caption-attachment-17981\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/7TPsrgC6EoI\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17981\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17981 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Inca-Symposium-500x313.jpg\" alt=\"Inca Symposium\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Inca-Symposium-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Inca-Symposium.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17981\" class=\"wp-caption-text\">Il professore di ingegneria civile John Ochsendorf del MIT \u00e8 tra i principali esperti accademici sulla tecnologia dei ponti andini. In questa sua conferenza racconta di come nel 2007 aveva\u00a0ricostruito nel cortile della facolt\u00e0 e con l&#8217;aiuto dei suoi studenti una fedele replica del ponte di Q&#8217;eswachaka, lunga ben 18 metri.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La procedura \u00e8 molto interessante. Per prima cosa gli abitanti dei villaggi vicini prendono la lunga e flessibile erba montana dell&#8217;<em>ichu<\/em>, che era stata precedentemente raccolta nei giorni antecedenti alla stagione delle pioggie e posta a seccarsi in qualche magazzino. Quindi, questa materia viene battuta con insistenza sulla pietra, fino ad appiattirla in fibre sottili e resistenti, che vengono intessute fra di loro, creando le grandi corde che hanno il nome di <em>duros, <\/em>ciascuna formata da tre trecce indipendenti, a loro volta accorpate in modo solido e duraturo.\u00a0Tre di questi solidi cavi\u00a0formano il pavimento, mentre due pi\u00f9 elevati vengono assicurate ad essi con un susseguirsi regolare\u00a0di\u00a0<em>sirphas<\/em>, cordicelle pi\u00f9 sottili valide ad aumentare la stabilit\u00e0. Fino\u00a0a 20 persone potevano attraversare uno di questi ponti contemporaneamente, e alcuni dei visitatori\u00a0stranieri dell&#8217;epoca giunsero a descriverli, dopo un primo difficoltoso periodo di adattamento: &#8220;Solidi quanto le strade di Siviglia&#8221;. Terminato il processo produttivo del\u00a0Q&#8217;eswachaka, che culmina con il taglio del ponte dell&#8217;anno precedente ormai consumato nel fiume e richiede un periodo ormai ritualizzato di tre giorni, le genti dell&#8217;Apurimac si prodigano in una festa con musica, bevute e danze popolari.<br \/>\nUn aspetto rilevante \u00e8 che\u00a0a qualche centinaio di metri dal ponte di corde intrecciate, a partire dalla fine degli anni &#8217;60 \u00e8 stato ultimato\u00a0un ponte moderno con cavi di sospensione in metallo, perfettamente adatto allo scopo di sostituire il suo ben pi\u00f9 fragile predecessore. Gli stessi abitanti locali, nelle loro faccende quotidiane, lo impiegano senza nessun tipo di preconcetto. Nonostante questo, o forse proprio in funzione di ci\u00f2, l&#8217;antica tradizione degli\u00a0Inca vive ancora e addirittura quest&#8217;anno, in occasione del\u00a0Folklife Festival organizzato dal museo Smitshonian di Washington D.C, un gruppo di costruttori in visita sta costruendo una replica del ponte sul terreno verdeggiante del celebre National Mall, di fronte al Campidoglio degli Stati Uniti. Si ritiene che un tale evento possa fare molto per avvicinare i popoli e cancellare i brutti ricordi, come all&#8217;epoca serv\u00ec per cancellare le distanze ripide e scoscese.<br \/>\n168 uomini, 27 cavalli ed un cannone. Pizarro che raggiunge il ciglio del baratro, e si trova dinnanzi a\u00a0una di quelle scelte che avrebbero fatto la storia: ci si pu\u00f2 fidare dell&#8217;ingegneria dei popoli, per cos\u00ec dire, arretrati? E che merito, o utilit\u00e0, poteva esserci, nel conquistare\u00a0un territorio tanto inaccessibile, senza credere nella forza costruttiva di coloro che l&#8217;avevano unificato&#8230;Cos\u00ec, allora ancor pi\u00f9 che negli altri momenti della colonizzazione delle Americhe, possiamo osservare la furbizia operativa dei <em>conquistadores.\u00a0<\/em>Che imperversarono spietatamente per quel continente, non tanto perch\u00e9 lo consideravano abitato da selvaggi ed incivili. Ma spinti innanzi dal desiderio di acquisire le\u00a0ricchezze, sia materiali che\u00a0intangibili, di un mondo totalmente sconosciuto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un attimo, un singolo momento. Il punto di svolta fondamentale nella fine storica di un grande impero: quando\u00a0Francisco Pizarro e i suoi fratelli, partiti dal 1526 da Panama con 168 uomini, 27 cavalli ed un cannone, furono brevemente sconfitti nello spirito e nei fatti. Dal primo incontro con la prova, al di l\u00e0 &#8230; <a title=\"L&#8217;antica tradizione del ponte d&#8217;erba peruviano\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17980\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su L&#8217;antica tradizione del ponte d&#8217;erba peruviano\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[444,1093,201,1124,1123,167,907,280,71],"class_list":["post-17980","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-america","tag-antiche-civilta","tag-architettura","tag-grandi-colonizzazioni","tag-inca","tag-ingegneria","tag-peru","tag-ponti","tag-storia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17980"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17980\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17988,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17980\/revisions\/17988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}