{"id":17918,"date":"2015-08-07T07:53:57","date_gmt":"2015-08-07T05:53:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17918"},"modified":"2015-08-07T08:06:44","modified_gmt":"2015-08-07T06:06:44","slug":"gli-aerodinamici-capelli-dei-watussi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17918","title":{"rendered":"Gli aerodinamici capelli dei Watussi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/tlfIV5AVkTk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17919\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17919\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-2-500x313.jpg\" alt=\"Amasunzu 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 fin troppo facile dalla distanza culturale del nostro mondo digitalizzato, guardare verso un popolo del Sud della Terra, alle sue tradizioni, le sue danze, i suoi costumi e leggende, finendo per chiedersi: &#8220;Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 contemporanea di una tale societ\u00e0?&#8221; Nell&#8217;apparente arretratezza di chi ancora vive alla stessa maniera dei suoi antenati, vi \u00e8 la genesi di questa presunzione\u00a0d&#8217;inutilit\u00e0, quasi come se l&#8217;assenza di telefonini ed Internet, in qualche maniera, condizionasse lo sviluppo psichico delle persone. Quando, in effetti, \u00e8 forse\u00a0vero l&#8217;esatto opposto, bench\u00e9 ci siano pro e contro in entrambi gli stili di vita. Idealmente, sarebbe tutta una questione di equilibrio! Quando osserviamo\u00a0i personaggi di una creazione ludica\u00a0che si affrontano su schermo, il guerriero marziale Heiachi di Tekken, certi stravaganti stregoni\u00a0della serie di Jojo, oppure la forma del casco degli alieni\u00a0belligeranti\u00a0di Halo e cos\u00ec via, \u00e8 del tutto comprensibile apprezzare quel profilo accattivante, che ha fatto della forma della testa un valido punto di distinzione. Ci\u00f2 detto, nella maggior parte dei casi e senza pensarci troppo su, la nostra propensione \u00e8 ad attribuire ulteriori meriti alla creativit\u00e0 di chi li aveva disegnati, elevato al ragno di &#8220;colui che crea dal nulla&#8221; (Ah, QUESTO \u00e8 davvero impossibile). Ma ecco a voi l&#8217;imprevedibile realt\u00e0: spesse volte, tali aspetti inusuali (per noi) non che parte dei rispettivi leggendarii di supporto, non vengono dall&#8217;Empireo, ma da\u00a0quel vasto continente troppo spesso trascurato, per le molte tribolazioni nonch\u00e9, ahim\u00e9, il suo essere &#8220;nero&#8221;. E in particolare l&#8217;aspetto citato dei capelli, costituisce la diretta ispirazione di un popolo dalla vicenda estremamente tormentata, che migr\u00f2 dai tempi\u00a0immemori\u00a0presso il fertile terreno vulcanico dell&#8217;odierno stato del Ruanda. Secondo la teoria pi\u00f9 accreditata, a partire dalle sponde del fiume Nilo. Erano i Tutsi, o per usare il termine omologo decisamente\u00a0pi\u00f9 familiare\u00a0a noi italiani, grazie alla canzone di Edoardo Vianello del &#8217;63, i Watussi. Che viaggiarono con le loro\u00a0preziose vacche dai corni spettacolari, con la particolare serie di acconciature, cos\u00ec estreme\u00a0taluni coraggiosi le hanno persino paragonate agli aguzzi copricapi della nobilt\u00e0 egizia, e soprattutto mettendo avanti\u00a0la punta delle lance e le altre armi, come sempre si us\u00f2 fare in ogni \u00e0mbito geografico, grossomodo fino all&#8217;altro ieri. Senza contare il fatto che,\u00a0come noi ben sappiamo,\u00a0la migrazione di massa \u00e8 un momento che crea attriti tra i popoli\u00a0davvero significativi.\u00a0Fatto sta, dunque, che costoro giunsero trovando la loro\u00a0meta gi\u00e0 occupata, da un&#8217;etnia altrettanto antica e ben pi\u00f9 numerosa che ha il nome di Hutu, originaria delle\u00a0regioni dei Grandi Laghi e del Corno d&#8217;Africa. Da questo incontro a tempo debito, per\u00a0un processo ad oggi poco chiaro, ma probabilmente attraverso scontri e\u00a0reciproci scambi d&#8217;opinioni o\u00a0favori, venne istituito il sistema feudale che ha il nome di <em>ubuhake,\u00a0<\/em>per cui le genti nilotiche dei Tutsi fornivano agli Hutu protezione, carne bovina e l&#8217;uso delle terre conquistate, in cambio di lavoro nei campi e servit\u00f9\u00a0incondizionata. Da alcuni stralci di leggende, addirittura, sappiamo che i Watussi erano venerati come figli diretti degli dei, in grado di comandare la venuta delle piogge o la fertilit\u00e0 del suolo.<br \/>\nUna situazione complicata, chiaramente. Giacch\u00e9 qualsiasi stato continuativo di disuguaglianza tra due popoli, soprattutto quando quello che ha avuto la peggio risulta tanto pi\u00f9 numeroso, \u00e8 una caldera che accumula pressione, in attesa dell&#8217;evento catastrofico finale. Che non sempre giunge: talvolta\u00a0avviene, ad esempio, che attraverso le generazioni si raggiunga un graduale stato d&#8217;equilibrio, grazie alla reciproca ragionevolezza, il senso di rispetto naturale tra individui. Sarebbe stata possibile, tale\u00a0soluzione, per i popoli del Ruanda e del Burundi? Non lo sapremo mai. Perch\u00e9 nel 1894, malauguratamente, arrivammo noi europei. Nella persona dell&#8217;esploratore tedesco\u00a0Gustav Adolf von G\u00f6tzen, giunto alla corte del re (<em>mwami<\/em>) di Nyanza con un particolare messaggio di speranza: che se pure l&#8217;antica dinastia dei Tutsi appariva\u00a0prossima al decadimento, tutto quello che avrebbe dovuto\u00a0fare era unirsi alla nuova Africa Orientale Tedesca, per ricevere il supporto delle truppe d&#8217;occupazione con le loro armi dalla potenza incontrastata. E chiaramente, cos\u00ec fu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17922\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu.jpg\" alt=\"Amasunzu\" width=\"486\" height=\"498\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La particolare capigliatura portata\u00a0in origine dai Tutsi, ma poi adottata anche dagli Hutu pi\u00f9 benestanti (non esisteva in effetti un vero e proprio sistema di &#8220;caste&#8221;) aveva il nome per antonomasia di <em>amasunzu,\u00a0<\/em>e consisteva nel tagliare corto\u00a0ai lati, lasciando crescere un notevole ciuffo centrale. Quest&#8217;ultimo, grazie alla natura generalmente crespa dei loro capelli, veniva quindi modellato in una serie di volute o forme creative, che potevano essere appuntite, nel caso dei guerrieri, o bulbose e sferoidali per le ragazze vergini, che una volta cresciute dovevano comunque rinunciarvi\u00a0passando allo stile del\u00a0<em>gutega urugori<\/em>, &#8220;capelli lasciati crescere liberamente&#8221;. Esistevano numerosi stili, con nomi derivanti da una radice comune\u00a0quali\u00a0Ingobeke, Igisuguri, Intambike, Imbwirenga&#8230;Ciascuno\u00a0brevemente nominato da\u00a0Hassan waMazina detto\u00a0Mzee Masunzu, il caratteristico personaggio del video di apertura, intervistato per il canale di YouTube di divulgazione culturale <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCu9lJwJKFYVlWgwOQOfz39g\" target=\"_blank\">Rise &amp; Shine Rwanda<\/a>, ricco di altri spunti interessanti. Lui ricompare anche in un articolo del sito del <a href=\"http:\/\/www.newtimes.co.rw\/section\/article\/2012-11-02\/104684\/\" target=\"_blank\">giornale New Times Rwanda<\/a>, in cui ci viene narrata la sua storia. Oggi sessantasettenne, dopo aver lasciato la scuola da ragazzo ed aver vissuto tra\u00a0Tanzania, Burundi, Madagascar, Djibouti, Kenya, Somalia ed\u00a0Uganda, nonch\u00e9 per un breve periodo in Inghilterra, costui afferma di aver riscoperto l&#8217;importanza dei propri antenati, e di aver dunque scelto di farsi acconciare i capelli nello stile\u00a0del Ruanda arcaico,\u00a0come segno di rispetto. Inoltre, racconta, durante i lunghi\u00a0viaggi lo scambiavano spesso per un ugandese, con suo latente fastidio.<br \/>\nPurtroppo non esiste su Internet un testo che parli approfonditamente del significato e i metodi realizzativi di ciascuna acconciatura ruandese, bench\u00e9 sia possibile\u00a0visionarne numerose\u00a0varianti attraverso <a href=\"https:\/\/www.google.it\/search?q=amasunzu&amp;hl=it&amp;biw=1280&amp;bih=637&amp;site=webhp&amp;source=lnms&amp;tbm=isch&amp;sa=X&amp;sqi=2&amp;ved=0CAYQ_AUoAWoVChMIn43UupmWxwIVcC_bCh3VhQ3k\" target=\"_blank\">una rapida ricerca su Google<\/a>, o grazie a video d&#8217;archivio come questo:<\/p>\n<figure id=\"attachment_17923\" aria-describedby=\"caption-attachment-17923\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/QzZHZTgXrnQ\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17923 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Watussi-Prince-500x313.jpg\" alt=\"Watussi Prince\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Watussi-Prince-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Watussi-Prince.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17923\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;eleganza e la serenit\u00e0 di questa famiglia reale Tutsi emana un fascino che deve aver colpito gli studiosi occidentali. La ricchezza \u00e8 tale ad ogni latitudine e indipendentemente dal contesto.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo video del 1939, realizzato per le scuole dalla Columbia University, viene offerto un resoconto ragionevolmente fedele di quella che potrebbe essere stata la vita di una famiglia di nobili Tutsi dell&#8217;epoca antecedente alla seconda guerra mondiale, serviti e riveriti dai loro feudatari di etnia Hutu. Viene mostrato il loro pasto, a base di legumi e banane, riservando qualche istante per ispezionare i chicchi di caff\u00e9 custoditi nella vasta capanna. Questo perch\u00e9 tale pianta, importata inizialmente dai tedeschi, era giunta a costituire\u00a0la principale esportazione del paese. Quindi, come in un segmento di MTV sulla munifica casa di una qualche\u00a0<em>celebrity <\/em>della corrente musicale dell&#8217;hip-hop, si comincia con il giro panoramico dei possedimenti: le mogli del re che intessono pregevoli stuoie decorate. I suoi armenti composti dalle fenomenali\u00a0Ankole-Watusi, una razza creata a partire dalla mucca di Sanga (<em>Bos taurus africanus<\/em>) le cui corna giungono a sfidare l&#8217;immaginazione. La sequenza si fa quasi comica ad un certo punto, quando la voce fuori-campo, estremamente\u00a0impostata ed enfatica, annuncia l&#8217;avvistamento di un &#8220;leopardo&#8221; (mai mostrato) sui confini del terreno del re, situazione che necessit\u00e0 dell&#8217;intervento diretto del sovrano coi suoi cacciatori. Quindi, senza dilungarsi troppo sull&#8217;argomento, si passa alle danze rituali dei servitori, che con il caratteristico copricapo ricavato dalla pianta di banana, sotto la supervisione del giovane principe in persona, richiamano gli spiriti, la pioggia e cos\u00ec via. Il ragazzo parteciper\u00e0, a sua volta, ad una competizione con i suoi coetanei di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=C1bIp_W_4LM\" target=\"_blank\">Intore, la &#8220;Danza degli Eroi&#8221;<\/a>\u00a0un&#8217;usanza ormai tristemente riservata ai pochi coraggiosi turisti che scelgano di visitare il Ruanda. Del resto di quel mondo antico, ad oggi, non resta quasi nulla&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17920\" aria-describedby=\"caption-attachment-17920\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=17920#main\" rel=\"attachment wp-att-17920\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17920 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-3-500x323.jpg\" alt=\"Amasunzu 3\" width=\"500\" height=\"323\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-3-500x323.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-3.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17920\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;acconciatura amasunzu, a quanto raccontato a margine del video del Sig. waMazina, sta lentamente tornando di moda tra i giovani del Ruanda, indipendentemente dalla loro etnia di origine. Nonostante ci\u00f2, viene ancora percepita dalla maggioranza come uno stile antiquato.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un fatto spesso trascurato, nella storia del colonialismo occidentale, \u00e8 che molte delle prassi brutali impiegate dai\u00a0primi coloni del continente americano nel XV, XVI secolo non sparirono con il passare degli anni, ma piuttosto mutarono in maniera ben pi\u00f9 sinistra e sofisticata. Gli stessi tedeschi, i primi a stabilire un contatto con le genti del Ruanda all&#8217;inizio del XX secolo, iniziarono subito ad accentuare lo stato privilegiato dei Tutsi, contribuendo nel ridare lustro ad un sistema feudale ormai superato e prossimo al decadimento. Esistono testimonianze dell&#8217;epoca secondo cui gli europei si rifiutavano letteralmente di trattare con gli Hutu, considerati &#8220;Pigri come le altre genti d&#8217;Africa&#8221; (per non riportare appellativi ancora pi\u00f9 sgradevoli) mentre i loro dominatori erano in qualche maniera &#8220;Pi\u00f9 nobili, intelligenti\u00a0e creativi.&#8221; Addirittura si trovo perpetrata una leggenda del tutto senza senso per cui i Tutsi fossero &#8220;quasi-bianchi&#8221; avendo una\u00a0carnagione tendente al chiaro,\u00a0idea\u00a0facilmente screditabile anche a distanza, grazie all&#8217;osservazione di una manciata di foto ritrovate online.\u00a0Su questa base fu persino vietato, per un lungo\u00a0periodo, alle due etnie di sposarsi\u00a0tra loro, in un sinistro preludio alle leggi di segregazione razziale che sarebbero state impiegate successivamente.\u00a0Con il terminare della prima guerra mondiale, e la conseguente riassegnazione dei territori ruandesi sotto il dominio del Belgio a partire dal 1919, la situazione non miglior\u00f2 affatto, visto anzi l&#8217;acuirsi dei sistemi usati fino a quel momento. Nel\u00a01962, a\u00a0seguito di\u00a0una serie di colpi di stato e assassinii politici, il Ruanda ottenne l&#8217;indipendenza in qualit\u00e0 di\u00a0stato sovrano, e gli stranieri lasciarono quel suolo ormai insufficientemente redditizio. I\u00a0Tutsi ormai in esilio, che si erano rifugiati in Burundi, organizzarono un fallimentare tentativo d&#8217;invasione e riconquista nel 1963, a seguito del quale persero la vita almeno 10.000 persone. Gli scontri continuarono\u00a0senza respiro fino al 1988, anno in cui\u00a0venne fondata l&#8217;oganizzazione paramilitare del Fronte Patriottico Rwandese. Quindi\u00a0nel 1994, la morte in circostanze sospette\u00a0del presidente eletto democraticamente\u00a0Kigali fu il segnale d&#8217;inizio per\u00a0una\u00a0strage senza precedenti, che oggi viene definita il genocidio ruandese. Situazione infernale che sarebbe costata a noi tutti,\u00a0secondo la stima di alcune\u00a0societ\u00e0 di patrocinio dei diritti umani, la perdita\u00a0di oltre un milione\u00a0di vite umane.<br \/>\nNon \u00e8 semplicemente possibile parlare di una nazione come il Ruanda senza citare questo terribile evento storico, spesso citato con intento esplicativo dei\u00a0rischi di una mentalit\u00e0 dedita al guadagno, applicata con l&#8217;ausilio di una netta superiorit\u00e0 tecnologica e coloniale. Ma sarebbe anche appropriato, talvolta, lodare\u00a0l&#8217;eredit\u00e0 culturale di quei popoli, tutt&#8217;altro che priva di significato immanente, e ancora viva nonostante le notevoli difficolt\u00e0. I cui valori estetici apprezziamo spesso nelle nostre opere d&#8217;intrattenimento e stilemi visuali, indipendentemente dal bizzarro nome post-moderno che scegliamo di attribuirgli.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17921\" aria-describedby=\"caption-attachment-17921\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=17921#main\" rel=\"attachment wp-att-17921\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17921 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-4-500x402.jpg\" alt=\"Amasunzu 4\" width=\"500\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-4-500x402.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/08\/Amasunzu-4.jpg 592w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17921\" class=\"wp-caption-text\">A sinistra: giovane ruandese con acconciatura in stile<em>\u00a0<\/em><em>amasunzu<\/em>. A destra: la regina del ruanda Rosalie Gicanda, catturata e uccisa\u00a0dalle milizie\u00a0durante le prime fasi\u00a0del genocidio del 1994.<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 fin troppo facile dalla distanza culturale del nostro mondo digitalizzato, guardare verso un popolo del Sud della Terra, alle sue tradizioni, le sue danze, i suoi costumi e leggende, finendo per chiedersi: &#8220;Dov&#8217;\u00e8 l&#8217;eredit\u00e0 contemporanea di una tale societ\u00e0?&#8221; Nell&#8217;apparente arretratezza di chi ancora vive alla stessa maniera dei suoi antenati, vi \u00e8 la &#8230; <a title=\"Gli aerodinamici capelli dei Watussi\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17918\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Gli aerodinamici capelli dei Watussi\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[246,1107,1110,1109,768,1108,71,1024,87,1111],"class_list":["post-17918","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-africa","tag-capelli","tag-colonialismo","tag-ruanda","tag-societa","tag-stili","tag-storia","tag-tradizioni","tag-viaggi","tag-video-depoca"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17918"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17918\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17929,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17918\/revisions\/17929"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}