{"id":17838,"date":"2015-07-28T07:48:06","date_gmt":"2015-07-28T05:48:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17838"},"modified":"2015-07-28T07:58:51","modified_gmt":"2015-07-28T05:58:51","slug":"il-carro-armato-che-puo-spegnere-gli-incendi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17838","title":{"rendered":"Il carro armato che pu\u00f2 spegnere gli incendi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/uyGDxglTVgA\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17839\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17841\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-500x313.jpg\" alt=\"Big Wind Tank\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;erano teorie, all&#8217;epoca, sul fatto che sarebbe stata la catastrofe ecologica pi\u00f9 grave nella storia del nostro pianeta. 17 Gennaio del 1991, l&#8217;inferno sulla Terra: le forze armate della coalizione internazionale formata per insabbiare i sogni espansionisti di Saddam Hussein inizia l&#8217;attacco aereo sistematico dei bersagli strategici in Iraq e Kuwait, tra cui artiglieria, infrastrutture di comunicazione e fabbriche di armi. Verranno effettuate, nel corso dell&#8217;intera operazione Desert Storm, oltre 100.000 sortite, scaricando\u00a0un totale di 88.500 tonnellate di bombe, con danni non indifferenti ai centri urbani e la popolazione locale; ma ci\u00f2\u00a0non fu quasi\u00a0nulla, in confronto alla risposta dell&#8217;esercito nemico. Rendendosi subito conto come mantenere lo schieramento su di un fronte cos\u00ec ampio fosse letteralmente impossibile, prima di ritirarsi i comandanti iracheni ordinano l&#8217;esecuzione di un piano di rappresaglia del tutto senza precedenti: far saltare in aria, con delle cariche posizionate <em>ad-hoc<\/em>, una percentuale significativa dei pozzi petroliferi del Kuwait. Tra i 605 ed i 732 impianti di trivellazione vengono immediatamente\u00a0scoperchiati, dando luogo ad una nebulizzazione fosca e velenosa. Le colonne di fumo convergono naturalmente in una sola grande cappa, che giunge ad assorbire il 75-80% delle radiazioni del Sole. Il petrolio di ciascun pozzo, senza macchinari che ne dosino l&#8217;enorme pressione, fuoriesce con una potenza tale che non ha nemmeno il tempo di bruciare completamente. Cos\u00ec, attorno a ciascun luogo del disastro\u00a0si formano dei veri e propri laghi incandescenti, che filtrando gradualmente tra le sabbie, vedono la trasformazione spontanea di\u00a040 milioni di tonnellate di suolo in un&#8217;ibrido fra\u00a0catrame e cemento, denominato <em>tarcrete<\/em>. Lo scienziato Paul Crutzen, con uno studio pubblicato sulla rivista <em>Nature<\/em>, dichiar\u00f2 che ci trovassimo sulle soglia di un vero e proprio inverno nucleare, che avrebbe portato all&#8217;abbassamento repentino della temperatura del pianeta di 5-10 gradi, con conseguenze ecologiche del tutto deleterie. Il celebre divulgatore televisivo Carl Sagan paragona l&#8217;evento all&#8217;esplosione del vulcano Tambora del 1815, che secondo le cronache co\u00e9ve priv\u00f2 il mondo dell&#8217;estate immediatamente successiva; ma in effetti nessuno, davvero, sapeva.<br \/>\nL&#8217;intervento \u00e8 pressoch\u00e9 immediato: assieme alle truppe di terra, che iniziano la contro-invasione del Kuwait\u00a0il 24 Febbraio di quell&#8217;anno, vengono spediti sul luogo i\u00a0tecnici di 27\u00a0compagnie specializzate nel controllo degli incendi petroliferi, tra cui le statunitensi\u00a0Red Adair, la\u00a0Wild Well Control e i\u00a0Boots and Coots, che cooperando con le maestranze di quei luoghi avrebbero fatto il possibile per contenere la devastazione. Anche gli interessi economici, inutile dirlo, erano preponderanti. Come ben sapevano i vertici dell&#8217;Iraq Ba&#8217;athista, le preziose risorse chimiche da loro incendiate\u00a0avrebbero continuato ad ardere per un tempo variabile tra i 2 ed i 5 anni, mettendo in ginocchio non soltanto l&#8217;economia del proprio vicino geografico, ma anche quella di una buona parte dei paesi occidentali. Per queste ed altre ragioni, la battaglia fu\u00a0pregna e ardente nelle retrovie, almeno quanto apparve a noi quella narrata dai telegiornali, con i continui aggiornamenti e i feed video provenienti dalle telecamera dei veicoli da guerra,\u00a0in un nuovo stile dell&#8217;informazione\u00a0che a posteriori sarebbe stato\u00a0definito della &#8220;guerra videogioco&#8221;. Prima ed ultima? Chiss\u00e0. Ma \u00e8 innegabile il fatto che un veicolo come l&#8217;ungherese Big Wind, colloquialmente noto come Windy (il Ventoso) paia uscire direttamente da un RTS strategico dei primi anni 2000. \u00c8 anzi probabilmente l&#8217;ispirazione diretta per l&#8217;estetica dei tank incendiari della serie Command &amp; Conquer, bench\u00e9 presenti una significativa differenza: piuttosto che incoraggiare le fiamme, le combatte alacremente, in un&#8217;inversione di quello che era stato il paradosso del romanzo\u00a0Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury, sempre attuale\u00a0grido di allarme contro i mali del progresso disumanizzante. Si trattava, essenzialmente, della riconversione di un carro armato russo T-34 della seconda guerra mondiale, temutissimo dalla Wehrmacht hitleriana per lo spessore della sua corazza, con la torretta sostituita da\u00a0una piattaforma speciale, progettata e costruita presso i laboratori della\u00a0MB Drilling, divisione del gruppo MB dell&#8217;Oman. Sopra di essa campeggiavano, oltre a sei pompe\u00a0ad alto potenziale, due turbine per aerei MiG a reazione, in grado di sviluppare\u00a0una spinta equivalente a quella di un soffio dei Titani.\u00a0L&#8217;effetto sul fuoco non \u00e8 difficile da immaginare, nevvero?<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impegno collettivo per lo spegnimento degli incendi in Kuwait port\u00f2 a uno sforzo ingegneristico assolutamente degno di nota. In poche settimane, nelle sabbie del deserto furono scavati degli enormi serbatoi, le cui pareti ricoperte di plastica potevano ospitare\u00a0enormi quantit\u00e0 d&#8217;acqua. Gli oleodotti, costruiti in precedenza per trasportare il petrolio fino agli stabilimenti del Golfo Persiano, vennero riparati e il loro flusso invertito, affinch\u00e9 l&#8217;acqua del mare potesse trovare applicazione, anch&#8217;essa, nella guerra parallela contro il fuoco. Avvicinarsi a uno dei pozzi in fiamme, tuttavia, non era certamente semplice. Oltre al problema delle altissime temperature, infatti, ne permaneva un altro decisamente pi\u00f9 sinistro: i campi minati disposti dalle truppe irachene prima del ritiro, con lo scopo specifico di rendere rischiosa qualsivoglia operazione di recupero. Fu quindi preferito, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;operazione, l&#8217;intervento di piccole squadre armate di tecnologia o metodi sperimentali, piuttosto che l&#8217;intero gruppo di una squadra d&#8217;intervento, soggetto a rischi molto superiori. In questo, gli ungheresi della MB furono maestri incontrastati: tramite l&#8217;impiego del Big Wind, un pozzo poteva essere spento da un totale di tre soli uomini.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17839\" aria-describedby=\"caption-attachment-17839\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/XMDl3Zg_Sjs?t=12m40s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17839\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17839 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-3-500x313.jpg\" alt=\"Big Wind Tank 3\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-3-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-3.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17839\" class=\"wp-caption-text\">Questo segmento del canale Discovery Ungheria, tratto dal programma Attraktor, mostra per esteso il funzionamento del secondo prototipo Big Wind. Successivamente all&#8217;impiego nel Golfo, il veicolo fu ricostruito a partire da un pi\u00f9 moderno carro armato T-55, tra i pi\u00f9 affidabili e diffusi della storia.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cui nomi sono\u00a0citati da <a href=\"http:\/\/www.caranddriver.com\/features\/stilling-the-fires-of-war\" target=\"_blank\">un interessante articolo dell&#8217;epoca della rivista Car and Driver<\/a>, tutt&#8217;ora disponibile sul web. Si trattava:\u00a0Tamas Debreczeni, pilota,\u00a0Istvan Seres l&#8217;addetto alla piattaforma anti-incendio\u00a0e\u00a0Nandor Somlai, capo e supervisore delle operazioni. Con un&#8217;et\u00e0 media di 50 anni, questi tecnici da soli riuscirono a spegnere 9 pozzi petroliferi in 43 giorni, superando il risultato ottenuto da squadre ben pi\u00f9 numerose ed attrezzate. La loro metodologia viene mostrata, assieme a quelle applicate dai colleghi, nel premiato documentario del 1992 Fires of Kuwait, che racconta questo capitolo relativamente meno noto della principale guerra della nostra epoca contemporanea. Molte\u00a0sequenze dell&#8217;opera, al momento in cui scrivo,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/results?search_query=fires+of+kuwait\" target=\"_blank\">sono reperibili tra vari canali di YouTube<\/a>. Ed \u00e8 tremendamente affascinante, osservare gli approcci differenti impiegati dalle varie compagnie coinvolte, tra cui quello pi\u00f9 diffuso pare essere l&#8217;impiego di esplosivi: una generosa dose di C4, piazzata presso una di queste bocche infernali, poteva infatti privare d&#8217;aria il fuoco per qualche fatale momento, sufficiente affinch\u00e9 il fuoco si spegnesse. Seguiva quindi la complessa e laboriosa opera di riposizionamento delle attrezzature di trivellazione, sotto una pioggia cupa e pericolosamente pronta ad incendiarsi nuovamente. Tuttavia, nelle parole dello stesso Somlai, interrogato in merito a quale fosse il metodo migliore tra i due: &#8220;Chi mai vorrebbe camminare fino ad una fiamma da 2000 gradi di temperatura, attraverso il calore ed il petrolio, trasportando con se un carico di esplosivi ad alto potenziale?&#8221; Ed era\u00a0proprio questa la ragione d&#8217;esistenza del Big Wind, creato come evoluzione ulteriore\u00a0di alcuni esperimenti sovietici\u00a0effettuati sul finire della seconda guerra mondiale, che consistevano nell&#8217;impiego di un camion fornito di singola turbina per spegnere gli incendi chimici, con risultati alquanto interessanti. Ma dove uno funziona &#8220;abbastanza&#8221;, invece due&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17840\" aria-describedby=\"caption-attachment-17840\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/IVrTNMIwxxs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17840\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17840 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-2-500x313.jpg\" alt=\"Big Wind Tank 2\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-2-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Big-Wind-Tank-2.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17840\" class=\"wp-caption-text\">Nonostante i successi ottenuti, il carro armato spara-acqua non venne mai costruito in serie. Con i suoi 3 milioni di dollari per unit\u00e0, era troppo costoso rispetto ai vantaggi concessi nel corso di un utilizzo convenzionale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prestazioni di questo incredibile veicolo\u00a0possono lasciare in un primo momento\u00a0interdetti: con un peso di\u00a0oltre 40 tonnellate, il carro armato poteva muoversi alla velocit\u00e0 di appena 3 miglia orarie, onde evitare danni alla complessa piattaforma superiore. Tutte le marce superiore alla prima erano letteralmente inutilizzabili. Inoltre i due motori d&#8217;aereo potevano operare solamente ad una frazione della loro potenza complessiva, pena l&#8217;immediato surriscaldamento in mancanza dell&#8217;aria rarefatta d&#8217;alta quota, per non parlare delle difficili condizioni d&#8217;utilizzo presso i pozzi del Kuwait. Nonostante questo, a pieno regime, l&#8217;intero apparato poteva espellere fino a 800 litri d&#8217;acqua al secondo, prelevata tramite l&#8217;impiego di un tubo proveniente da un vicino serbatoio con una pompa da\u00a01381 cavalli. Liquido\u00a0che, sottoposto alla spinta impressionante di\u00a012 tonnellate, veniva praticamente\u00a0atomizzato, poi direzionato contro la base delle fiamme, prestando attenzione a non arrecare ulteriori danni alle strutture dell&#8217;impianto di trivellazione. I due operatori sul veicolo,\u00a0Debreczeni e\u00a0Seres, erano protetti da uno speciale scudo anti-calore e tute tanto spesse che, in effetti, non potevano vedere cosa stessero facendo. Per questo\u00a0Somlai, posizionato a\u00a0distanza di sicurezza, usava uno speciale telecomando per fornirgli istruzioni sul pannello di controllo del veicolo, che poteva mostrare un ampio ventaglio di segnali operativi. Viene da chiedersi se, con la tecnologia di oggi, un mezzo come questo possa in teoria essere reso completamente automatico, eliminando del tutto il rischio per gli umani. Dopo tutto, sarebbe meglio non scoprirlo mai.<br \/>\nQualsiasi arma o implemento bellico, almeno in linea di principio, \u00e8 una mera\u00a0applicazione di soluzioni tecnologiche, n\u00e9 buone n\u00e9 cattive per definizione. Non \u00e8 del tutto sbagliato dire, come si ama fare in certi circoli statunitensi che: &#8220;Le pistole non uccidono le persone. Sono i malviventi a farlo.&#8221; Un mezzo efficace come il Big Wind, inerentemente concepito in risposta a\u00a0una grave situazione d&#8217;emergenza, non sarebbe stato possibile senza il complesso apparato di conoscenze, competenze tecniche ed approcci ingegneristici delle infinite guerre precedenti. Certo, senza un simile passato, assai probabilmente non sarebbe neanche mai servito. Ma non si pu\u00f2 cambiare la natura umana&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano teorie, all&#8217;epoca, sul fatto che sarebbe stata la catastrofe ecologica pi\u00f9 grave nella storia del nostro pianeta. 17 Gennaio del 1991, l&#8217;inferno sulla Terra: le forze armate della coalizione internazionale formata per insabbiare i sogni espansionisti di Saddam Hussein inizia l&#8217;attacco aereo sistematico dei bersagli strategici in Iraq e Kuwait, tra cui artiglieria, infrastrutture &#8230; <a title=\"Il carro armato che pu\u00f2 spegnere gli incendi\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17838\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su Il carro armato che pu\u00f2 spegnere gli incendi\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[409,630,559,136,241,728,1088,71,97,1086],"class_list":["post-17838","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-carri-armati","tag-guerra","tag-incendi","tag-invenzioni","tag-militari","tag-petrolio","tag-prototipi","tag-storia","tag-tecnologia","tag-ungheria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17838","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17838"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17838\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17845,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17838\/revisions\/17845"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17838"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17838"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17838"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}