{"id":17810,"date":"2015-07-25T07:36:50","date_gmt":"2015-07-25T05:36:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17810"},"modified":"2015-07-25T07:42:02","modified_gmt":"2015-07-25T05:42:02","slug":"tutto-molto-bello-ma-ce-vita-su-keplero-452b","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17810","title":{"rendered":"Tutto molto bello, ma c&#8217;\u00e8 vita su Keplero 452b?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/hdwwN0is4xY\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17811\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17813\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/452b-500x313.jpg\" alt=\"452b\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/452b-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/452b.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono spesso le piccole cose, che riescono a colpirci maggiormente. Non l&#8217;intera sequenza di complesse relazioni causa-effetto che conducono all&#8217;evoluzione, bens\u00ec\u00a0la pecora, forse l&#8217;ape regina. Non la luce abbagliante di un&#8217;alba epica d&#8217;Agosto, che s&#8217;imprime nella retina impedendo di ammirare il mondo immerso nelle fiamme metaforiche d&#8217;estate, ma il suo geometrico\u00a0riflesso dai contorni nitidi, sulla candida parete innanzi alla finestra. E non tanto gli enormi osservatori spaziali, come il vecchio\u00a0Hubble da 11 tonnellate, con lo specchio iperbolico da 2,4 metri, o l&#8217;ancora pi\u00f9 potente Herschel, che con i suoi 3 metri e mezzo \u00e8 l&#8217;obiettivo pi\u00f9 grande che sia mai stato messo in orbita dall&#8217;uomo, ma un qualcosa di molto pi\u00f9 piccolo, lontano e specifico nel suo funzionamento. Nella logica del desiderio collettivo di conoscere lo spazio cosmico, la missione Kepler \u00e8 certamente sempre stata poca cosa: &#8220;solamente&#8221; 18 milioni di dollari l&#8217;anno per un periodo tre\/quattro anni, pi\u00f9 la cifra non facilmente reperibile (si stimano i 500 milioni) richiesta per portare questo oggetto da 3.000 Kg appena in orbita solare, ovvero il pi\u00f9 possibile lontano dalle interferenze di un pianeta uguale a quelli che avrebbe dovuto ritrovare, ma cos\u00ec tremendamente rumoroso e luminoso, un fastidio veramente duro da ignorare. Dunque, nel vuoto cosmico ha fluttuato, come fluttua ancora, a partire dal 2009 e lietamente ci ha fornito dati di alta qualit\u00e0 sul suo soggetto d&#8217;indagine, almeno fino ad Agosto del 2013, quando la NASA\u00a0giunse darci la notizia: si, Keplero non funziona (bene) ormai da qualche tempo. Era in effetti un anno fa, quando uno dei quattro giroscopi al suo interno, usato per puntarlo verso la zona del centro galattico attorno alla costellazione del Cigno, si era guastato, smettendo di rispondere ai segnali inviati\u00a0tramite la doppia banda radio a microonde\u00a0per due volte la settimana, mentre la ruota di un secondo di questi dispositivi, a danno di noi tutti, stava sviluppando per motivi ignoti un certo grado di frizione. Nulla di eccessivamente significativo,\u00a0in termini generali, ma pi\u00f9 che sufficiente ad impedire il corretto funzionamento dell&#8217;intero apparato e continuare a svolgere efficientemente il ruolo per cui era stato portato fino a l\u00ec. Difficile, del resto, immaginare una missione di servizio\u00a0e riparazione, come quelle effettuate a pi\u00f9 riprese per il suo insigne predecessore Hubble, posizionato tanto pi\u00f9 vicino a noi. Cos\u00ec, a partire da quella data, il telescopio \u00e8 stato messo in stand-by, nella speranza di trovare nuovi metodi d&#8217;impiego (la futura\u00a0missione, denominata K2, consisterebbe dell&#8217;osservazione di asteroidi e comete).<br \/>\nEppure, la leggenda di Keplero vive ancora. Questo perch\u00e9 il suo compito principale, quel minuto strumento d&#8217;osservazione siderale riusc\u00ec a compierlo davvero molto, quasi troppo bene. Ed \u00e8\u00a0un concetto che ormai diamo per acquisito, anche perch\u00e9 il senso comune era propenso a confermarlo, ma che dal punto di vista scientifico potrebbe dirsi una scoperta rivoluzionaria: noi (intesi come la Terra in qualit\u00e0 di pianeta) non siamo soli, l\u00e0 fuori. Anzi, tutt&#8217;altro! La prima ipotesi sull&#8217;esistenza di pianeti al di fuori del sistema solare fu formulata, neanche a dirlo, da quel gigante degli albori della\u00a0scienza\u00a0che \u00e8 stato Isaac Newton, nell&#8217;ultimo libro del suo <em>magnum opus,\u00a0<\/em>il\u00a0Philosophi\u00e6 Naturalis Principia Mathematica (1687) mentre il primo che pens\u00f2 di aver effettivamente osservato\u00a0un simile corpo astrale fu soltanto Peter van de Kamp nel 1963, prima di essere smentito da\u00a0John Hershey a distanza di 10 anni, che rilev\u00f2 un errore sistematico nel funzionamento del suo telescopio. La prima scoperta confermata di un pianeta extrasolare fu invece quella degli astronomi canadesi\u00a0Bruce Campbell, G. A. H. Walker\u00a0e\u00a0Stephenson Yang, che ne rilevarono l&#8217;esistenza da osservazioni sulla\u00a0lunghezza d&#8217;onda della luce emessa dalla stella Gamma Cephei. A tutto questo, negli anni successivi fecero seguito altre timide e sofferte scoperte, sempre difficili da confermare, per lo pi\u00f9 riguardanti corpi affini alla classe del gigante gassoso, ovvero troppo grandi e pesanti (pensate alla gravit\u00e0 folle di Giove) perch\u00e9 potessero ospitare qualsivoglia forma di vita. Per rinverdire l&#8217;interesse pubblico nella questione, ci voleva una svolta e quella svolta fu pi\u00f9 che altro\u00a0una catarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Immaginate per un attimo di trovarvi presso il centro di comando di Ames, in Mountain View, California, da cui la NASA controll\u00f2 per tutto il periodo di funzionamento efficiente i dati raccolti dall&#8217;osservatorio spaziale Keplero. E pensate di essere presenti, per vostra massima fortuna, nel momento esatto in cui si giunge al primo attimo di gioia, quando tutto il lavoro investito, e le risorse niente affatto indifferenti, finalmente conducono a un senso collettivo di coronamento. Non sar\u00e0 questo, naturalmente, il primo attimo di ricezione del segnale, come nel caso di Hubble o gli altri grandi osservatori, che letteralmente seppero fornirci delle immagini fotografiche gi\u00e0 pronte all&#8217;uso, bench\u00e9 da filtrare per gli eventuali disturbi o falsi punti luminosi, ma l&#8217;accensione di un computer, collegato a un database di numeri praticamente sconfinati, all&#8217;interno del quale si annidava l&#8217;incredibile ed inaspettata verit\u00e0. Ma prima di giungere a quella, parliamo brevemente di come Keplero funzionava, ovvero quale fosse in effetti il risultato delle sue osservazioni:<\/p>\n<figure id=\"attachment_17812\" aria-describedby=\"caption-attachment-17812\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8v4SRfmoTuU\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17812\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17812 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Transit-Graph-500x313.jpg\" alt=\"Transit Graph\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Transit-Graph-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Transit-Graph.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17812\" class=\"wp-caption-text\">Le emissioni misurate da Keplero assomigliano a quelle di un elettrocardiogramma. Dalla loro frequenza ed entit\u00e0, \u00e8 possibile carpire un alto numero d&#8217;informazioni.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo telescopio spaziale, che nei fatti dispone di 42 sensori da\u00a02200&#215;1024 pixel ciascuno per un totale di 95 megapixel, era al momento del suo lancio la telecamera pi\u00f9 grande mai mandata nello spazio.\u00a0In funzione di ci\u00f2, dispone di un campo visivo\u00a0equivalente ai 15 gradi, grossomodo come quello &#8220;di un pugno chiuso innanzi agli occhi, alla distanza di un braccio teso&#8221;. Nonostante questo, le particolari caratteristiche del suo fotometro e dello specchio di collimazione, tra i pi\u00f9 leggeri mai costruiti, non gli permettono di mettere a fuoco le immagini in modo particolarmente accurato. Questo perch\u00e9, pur osservando lo spazio della luce visibile come Hubble, questo telescopio ha la\u00a0funzione estremamente specifica di rilevare le minime fluttuazioni di luminosit\u00e0 nelle emissioni di una stella, allo scopo di identificare l&#8217;esistenza di pianeti. Ora, un simile metodo d&#8217;osservazione ha una singola, significativa limitazione: perch\u00e9 un pianeta sia osservabile dalla Terra, \u00e8 necessario che la sua orbita passi davanti alla luce del suo sole dalla nostra prospettiva, altrimenti la sua esistenza rester\u00e0 sostanzialmente ignota, situazione che si stima probabile in una quantit\u00e0 relativamente bassa di casi, potenzialmente inferiore all&#8217;1% dei pianeti extrasolari esistenti. Per questo, la NASA decise fin da subito di fare le cose in grande, sottoponendo all&#8217;occhio scrutatore del telescopio ben 150.000 stelle, di cui 90.000 appartenenti al gruppo del tipo G, ovvero simili al nostro Sole (e quindi potenzialmente utili a sostenere la vita). Ciascun caso in cui l&#8217;osservazione della fluttuazione luminosa di una stella appaia sospetta, viene identificato con la dicitura KOI (Kepler Object of Interest), quindi successivamente sottoposto ad un indagine pi\u00f9 approfondita. Dopo un&#8217;ulteriore scrematura delle inesattezze, le interferenze e i falsi positivi, i potenziali pianeti vengono studiati approfonditamente, per comprendere le loro caratteristiche e soltanto nei casi pi\u00f9 eclatanti, rilasciare i dati per il pubblico, come avvenuto nella conferenza della scorsa settimana.<br \/>\nNulla in confronto al\u00a0un\u00a0giorno fatidico a cui pochi hanno avuto l&#8217;onore di essere presenti, in cui primi dati di ritorno furono finalmente decifrati. Volete sapere quanti oggetti d&#8217;interesse\u00a0ha\u00a0rilevato il telescopio Keplero nel corso della sua vita operativa? Circa 156.000, di cui 706 possibili pianeti extrasolari. Di cui molti dalle dimensioni tali da essere probabilmente rocciosi, ovvero non dei giganti inavvicinabili senza apparecchiature fantascientifici, potenzialmente addirittura abitabili. Forse gi\u00e0 abitati?! E bench\u00e9 il nuovo\u00a0452b sia soltanto l&#8217;ultimo di una lunga serie, \u00e8 innegabile che spicchi per la sua notevole somiglianza alla nostra Terra, con una dimensione inferiore al doppio e un&#8217;energia termica ricevuta dalla sua stella tanto\u00a0superiore da favorire l&#8217;effetto serra, eppure mitigata proprio dalla massa superiore del pianeta. Una nota: quando la stampa generalista afferma che l&#8217;anno di Kepler 452b dura 385 giorni, si tratta di una notazione basata unicamente sulla durata del giorno terrestre, come termine di paragone. Non abbiamo in effetti alcun modo di conoscere il tempo di rotazione del pianeta, che per quanto ne sappiamo potrebbe anche conoscere una sola alba l&#8217;anno, oppure addirittura meno, con una parte bruciata e inabitabile, l&#8217;altra perennemente esposta al buio dell&#8217;inconoscibile profondit\u00e0. Condizioni tutt&#8217;altro che ideali per ospitare la vita, giusto? Beh&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17811\" aria-describedby=\"caption-attachment-17811\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/sNhhvQGsMEc\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17811 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Fermi-Paradox-500x313.jpg\" alt=\"Fermi Paradox\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Fermi-Paradox-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Fermi-Paradox.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17811\" class=\"wp-caption-text\">Il tema della civilt\u00e0 di classe III, in grado di incanalare l&#8217;energia di un&#8217;intera galassia, che interviene per fermare l&#8217;avanzata tecnologica \u00e8 un tema particolarmente amato dalla fantascienza contemporanea, alla base per esempio della serie di videogiochi Mass Effect o del celebre cartone animato giapponese Gurren Lagann.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio a margine del recente interesse per lo spazio, favorito dalle nuove fotografie di Plutone offertaci dalla sonda New Horizons, assieme a questa nuova e straordinaria\u00a0scoperta, si \u00e8 ritornati a parlare in questi giorni del cosiddetto paradosso di Fermi, teoria attribuita all&#8217;omonimo fisico italo-americano (Enrico Fermi, 1901-1954) e che si propone di applicare la teoria della probabilit\u00e0 al campo della ricerca di altre civilizzazioni nello spazio del cosmo infinito. Si tratta di una di quelle domande quasi filosofiche che danno origine a ragionamenti straordinariamente interessanti: se \u00e8 vero che esiste una quantit\u00e0 quasi infinita di stelle, molte\u00a0delle quali, come ormai sappiamo, dotate di un probabile\u00a0corredo di pianeti, non \u00e8 ragionevole pensare che da qualche parte esistano persone (quasi) come noi? E vista la grande quantit\u00e0 di luoghi potenzialmente adatti alla vita, nonch\u00e9 la relativa giovinezza del nostro pianeta,\u00a0le ipotetiche civilt\u00e0 non dovrebbero essere migliaia, addirittura milioni? Tra tante specie aliene, certamente almeno una avrebbe dovuto raggiungere uno stato di capacit\u00e0 tecnologica superiore al nostro, tale da superare agevolmente i numerosi anni-luce che ci separavano da loro, giungendo a presentarsi innanzi a noi, in qualche maniera! Ma ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto. Perch\u00e9? Primo postulato del paradosso di Fermi: una pianeta come la Terra \u00e8 raro. La particolare serie di condizioni che hanno portato alla formazione della vita intelligente in questi lidi pu\u00f2 in effetti verificarsi solo per una serie di coincidenze quasi impossibili da ricreare, o forse in effetti mai avvenute prima. Quindi noi saremmo, a tutti gli effetti, soli. Secondo postulato: i cosiddetti &#8220;filtri&#8221; ovvero dei limiti invalicabili, artificiali o meno, che impediscono alle civilt\u00e0 spaziali di raggiungere un determinato grado di tecnologia. \u00c8 possibile, ad esempio, che tutte le risorse di qualsivoglia pianeta vadano esaurite prima della scoperta del vero e proprio viaggio spaziale, oppure che guerre totali finiscano per obliterare qualsiasi consorzio di esseri pensanti. O ancora che una sorta di super-entit\u00e0, prossima al divino, intervenga per fermare la diffusione di una singola razza al di fuori del proprio vicinato. Terzo postulato: lo spazio cosmico \u00e8 semplicemente troppo vasto. Noi industriosi umani, che nonostante tutto siamo in grado di osservare nei dettagli la nostra unica galassia, e nemmeno per intero, non ci troviamo, per nostra sfortuna o meno, nelle vicinanze di alcun impero galattico o repubblica interstellare. Se cos\u00ec fosse, sarebbe probabilmente solo una questione di tempo, giusto? Quarto postulato: i mezzi che usiamo per comunicare sono troppo specifici\u00a0e anche se ci hanno visto da lontano, gli alieni non ci hanno individuato. Altre teorie create sulla base\u00a0del paradosso di Fermi sono pi\u00f9 incredibili \u00e8 sfrenate: \u00e8 in effetti possibile immaginare un gruppo di entit\u00e0 tanto diverse da noi, cos\u00ec incomprensibili nei fatti, che un contatto potrebbe esserci gi\u00e0 stato, o essere in corso persino in questo preciso momento, senza che una o entrambe le parti siano in grado di prenderne atto. Stiamo parlando, per inciso, di teorie come quelle dei Rettiliani o dei Grigi, o di tutti quegli altri esseri pseudo-angelici che occasionalmente vengono avvistati nelle situazioni pi\u00f9 diverse ma sempre al di fuori del consorzio della vera scienza. Ma una cosa \u00e8 certa: allo stato dei fatti attuale, il paradosso regge. Pur continuando a individuare\u00a0dei pianeti distanti e adatti alla vita, nessuno sembrerebbe aver trovato noi.<br \/>\nCos\u00ec in una conferenza come quella usata per rivelare al mondo l&#8217;esistenza di\u00a0452b, gli astronomi si sentono in dovere di affermare: &#8220;Probabilmente\u00a0non ci recheremo mai fino ai luoghi osservati da Keplero. Ma forse i figli dei nostri figli&#8230;&#8221; Perch\u00e9 dopo tutto sembra sempre necessario, in qualche maniera, cercare un&#8217;applicazione pratica immediata per ci\u00f2 che chiaramente non\u00a0l&#8217;avr\u00e0 nel corso della nostra vita. Finch\u00e9 un giorno, all&#8217;improvviso, non succeder\u00e0 qualcosa. E l&#8217;umanit\u00e0 futura, nella sua Cerca, dispiegher\u00e0\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Collettore_di_Bussard\" target=\"_blank\">collettori d&#8217;idrogeno sul progetto di Bussard<\/a>, oppure\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vela_solare\" target=\"_blank\">le vele fotoniche<\/a>\u00a0di una diversa razza di galeoni, per attraversare indefessa\u00a0e indomita lo spazio di generazioni. Ricordandosi, nonostante tutto, di noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono spesso le piccole cose, che riescono a colpirci maggiormente. Non l&#8217;intera sequenza di complesse relazioni causa-effetto che conducono all&#8217;evoluzione, bens\u00ec\u00a0la pecora, forse l&#8217;ape regina. 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