{"id":17802,"date":"2015-07-24T07:56:18","date_gmt":"2015-07-24T05:56:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17802"},"modified":"2015-07-24T08:02:44","modified_gmt":"2015-07-24T06:02:44","slug":"in-corsa-sulla-spiaggia-da-cui-nacque-lauto-del-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17802","title":{"rendered":"In corsa sulla spiaggia da cui nacque l&#8217;Auto del Domani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/ecRZq8wdyYk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17803\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17804\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Beach-500x313.jpg\" alt=\"Daytona Beach\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Beach-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Beach.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gareggiavano nel 1952. Al volante di quei bolidi pesantemente modificati e tutt&#8217;altro che maneggevoli, sulle piste pi\u00f9 improbabili del mondo. Erano folli, nonch\u00e9 fieri di esserlo, nonostante il modo in cui venivano guardati. Che l&#8217;automobilismo americano, come sport e modo d&#8217;interpretare il rombo dei motori, fosse nato ad Indianapolis, questo \u00e8 largamente noto. Il vecchio campo dei mattoni, come ancora lo chiamavano da quando nel 1909 era stato portato a coronamento\u00a0il cantiere, tagliando il nastro di\u00a0quello che sarebbe rimasto per molti anni il principale circuito ovale delle monoposto, al punto che oggi negli Stati Uniti ancora chiamano quel tipo di gare &#8220;Formula Indy&#8221; in onore della tappa\u00a0principale di ogni campionato: due rettilinei lunghi da un chilometro, quattro curve da 400 metri, intervallate da sezioni diritte di un altro paio di 200 metri, le cosiddette <em>short chutes<\/em>.\u00a0E il popolo che si entusiasma, sugli spalti gremiti in grado di ospitare centinaia di migliaia di persone. Si girava non meno di\u00a0200 volte quel complesso, fino al raggiungimento delle celebri 500 miglia (circa 800 Km). Per un\u00a0mondo patinato e splendido, fatto di cinegiornali appassionati, locandine dipinte a mano e in qualche modo affine agli albori della nostra Formula 1, che gi\u00e0 nel 1950, sull&#8217;onda dei successi americani, volle inserire in calendario la prestigiosa gara\u00a0americana, che tuttavia non venne disputata in quel contesto fino all&#8217;anno successivo.<br \/>\nMa la controcultura, come sa bene chi conosce la storia del paese d&#8217;Oltreoceano, \u00e8 un passaggio irrinunciabile di qualsivoglia mondo in grado di colpire il grande pubblico, lasciando un segno indelebile che \u00e8 il seme di rinascite davvero inaspettate. Cos\u00ec avvenne, negli anni del proibizionismo dal 1920 al &#8217;33, che i contrabbandieri di bevande alcoliche della regione degli Appalachi (stati del Nord-Est) prendessero a scappare in corsa dalla polizia, con auto di serie ma piccole e leggere, a cui erano stati apportati dei significativi miglioramenti negli ambiti della velocit\u00e0 e capacit\u00e0 di carico. Al termine di quel lungo e travagliato\u00a0periodo, dicono le cronache, se ne andarono tutti\u00a0gi\u00f9 al Sud, dove parcheggiarono le auto, ma soltanto per un breve tempo. Pare infatti in quei luoghi pi\u00f9 di qualsiasi altro, la gente amasse il whisky illegale, la cosiddetta <em>moonshine<\/em>, dal costo e contenuto alcolico ritenuti maggiormente vantaggiosi. Cos\u00ec, tra una corsa e l&#8217;altra, questi banditi intavolavano un gara. Perch\u00e9? Per cementare lo spirito di corpo, probabilmente, per mantenersi alleati nei metodi utili a combattere <em>The Man,\u00a0<\/em>l&#8217;amato-odiato stato delle cose. Il fatto forse maggiormente significativo a margine del campionato oggi seguitissimo della formula NASCAR \u00e8 proprio questo orgoglio nel farlo risalire a un mondo di assoluta illegalit\u00e0, quasi che le gesta degli illeciti abbeverat\u00f2ri, a distanza di tanto tempo, ancora possano incarnare\u00a0quello spirito di ribellione che la gente ha perso, ma vorrebbe prima o poi\u00a0conoscere di nuovo. \u00c8 uno strano sincretismo di passioni. Che ebbe inizio, nella forma attuale, proprio sulle sabbie di quel luogo nella calda e accogliente Florida, presso\u00a0una spiaggia che poteva farsi asfalto quasi pari a quello di Indianapolis, nella mente dei piloti e gli organizzatori.<br \/>\n29 marzo 1927: il maggiore\u00a0Henry Segrave, a bordo della sua Sunbeam da 1000 cavalli, registra in questo luogo il nuovo record di velocit\u00e0 su ruote. &#8220;Appena&#8221; 327 Km\/h, sufficienti a dimostrare che anche l&#8217;America, come il Belgio e la Francia, disponeva di un luogo ideale a correre in velocit\u00e0, senza dover pagare le costose tariffe di noleggio di una pista vera. Un paio di\u00a0anni dopo, con il sopraggiungere delle prime avvisaglie della grande depressione, proprio qui si trasferisce il meccanico William France, un visionario proveniente dalla capitale di Washington D.C. Che conosceva bene il mondo delle corse e dei record, ma soprattutto aveva in mente un sogno, il passo e il segno di un&#8217;idea che avrebbe modificato in modo significativo la storia dei motori degli Stati Uniti: fu infatti proprio lui, il primo a pensare che la gente si sarebbe appassionata ad una gara di <em>stock cars<\/em>, ovvero le auto, per cos\u00ec dire (<em>wink; wink<\/em>) &#8220;di serie&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gara del filmato d&#8217;apertura rappresenta una dimostrazione estremamente esauriente, risalente alla quarta edizione per cos\u00ec dire ufficiale (1952) di quelli che fossero i contenuti di un simile evento. Si stima che fossero presenti circa 20.000 spettatori. Lo show si apre con una carrellata di personaggi: innanzi tutto Bill Tullhill, segretario nazionale del campionato nonch\u00e9 socio fondatore, assieme a France e\u00a0Louis Ossinsky, di una compagnia ben presto destinata a guadagnare fiori di miliardi. L&#8217;uomo, stranamente elegante in quel contesto, scende con fare maestoso da un&#8217;auto della corsa, il sigaro fra l&#8217;indice e l&#8217;anulare, capelli di media lunghezza movimentati\u00a0appena dalla brezza del Pacifico. Viene quindi mostrato il pilota Dick Eagan, che purtroppo non finir\u00e0 la gara, ma per lo meno si guadagna un bagno di folla preventivo con la sua fedele scimmietta da\u00a0spalla, una nota di colore che in un buon reseconto d&#8217;epoca non guasta mai. Infine\u00a0il commentatore si sofferma, con fare vagamente sbarazzino, sulla fanciulla in giubbotto di pelle nero e abiti invernali, abbigliata &#8220;Nel modo modo migliore, vista la sabbia che ben presto si alzer\u00e0 in volo per l&#8217;effetto di auto lanciate a fino 110 miglia all&#8217;ora!&#8221;. Perch\u00e9 si, il Daytona Beach and Road Course, come forse avrete gi\u00e0 capito, non d\u00e0 semplicemente sulla spiaggia. Ma \u00e8 parte inscindibile di essa: gi\u00e0 gli assistenti gara aiutano i piloti (a quei tempi e in quel contesto non c&#8217;erano dei veri e propri team) a montare delle griglie sottili davanti al radiatore delle automobili, affinch\u00e9 le prese d&#8217;aria non vengano ostruite dai detriti e dalla polvere citata. Lo\u00a0spettatore moderno, poi, non pu\u00f2 fare a meno di rabbrividire di fronte ad un altro passaggio preparatorio dello show: gli sportelli delle auto che vengono letteralmente incatenati, affinch\u00e9 non possano aprirsi per scaraventare fuori i guidatori. La cintura di sicurezza, in effetti, a quei tempi era ancora un optional, offerto solamente\u00a0su richiesta a bordo di\u00a0alcune auto della\u00a0Nash e della\u00a0Ford.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17805\" aria-describedby=\"caption-attachment-17805\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/B0bAo_dUHO4\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17805\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17805 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Peace-Haven-Track-500x313.jpg\" alt=\"Peace Haven Track\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Peace-Haven-Track-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Peace-Haven-Track.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17805\" class=\"wp-caption-text\">Fino alla fine degli anni &#8217;50, la stragrande maggioranza dei tracciati ovali della NASCAR erano su sterrato. Ecco un&#8217;altro video dell&#8217;epoca, girato probabilmente tra il &#8217;53 e il &#8217;54 presso il circuito di Peace Haven, successivamente noto con il nome di Winston-Salem Speedway.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella gara del &#8217;52 rimase nella storia come una delle maggiormente ricche d&#8217;imprevisti, al punto che delle oltre 60 auto schierate al via, dopo le 200 miglia richieste\u00a0soltanto 10 raggiunsero il traguardo. Il motivo va ricercato probabilmente nei trend progettuali dei veicoli di serie di quegli anni, il cui baricentro troppo alto,\u00a0unito ad un antiquato sistema di sterzata, mal si prestavano alla coppia di curve particolarmente\u00a0ardue, che collegavano la sezione stradale del circuito (la\u00a0South Atlantic Avenue) con la parte di sterrato. L&#8217;evento dovette inoltre essere interrotto con due giri d&#8217;anticipo, per l&#8217;improvviso sopraggiungere dell&#8217;alta marea. Fattori che comunque non pregiudicarono la vittoria del pilota\u00a0Marshall Teague a bordo della sua Hudson Hornet, vero e proprio maestro di questo circuito, al punto che in quegli anni venne soprannominato scherzosamente <em>the<\/em>\u00a0<em>King of the beach<\/em> (il Re della spiaggia) mentre rest\u00f2 a bocca asciutta, almeno in quel caso, l&#8217;insuperabile\u00a0Tim Flock, grande favorito e infine vincitore di quel campionato, che correva come al solito correva assieme a una significativa\u00a0parte della sua famiglia: i suoi due fratelli Bob e Fonty e la sorella Ethel, seconda pilota donna nella storia della NASCAR. Sia il vincitore\u00a0Teague che il maggiore dei Flock, poi, sarebbero stati inclusi\u00a0nell&#8217;aurea lista alfabetica del 1998 dei 50 piloti pi\u00f9 grandi nella storia di questo sport, bench\u00e9 le loro\u00a0vicende successive di questi campioni\u00a0si siano entrambe chiuse con una nota di notevole amarezza. In particolare il secondo sarebbe stato squalificato a vita negli anni &#8217;60, andando incontro ad un pensionamento anticipato, per un&#8217;irregolarit\u00e0 pressoch\u00e9 insignificante rintracciata nel suo carburatore dai giudici di gara. Tutti dissero che la vera ragione fosse stato il suo coinvolgimento strumentale nella formazione del primo sindacato di piloti automobilistici statunitensi. Continu\u00f2 comunque a correre in diversi campionati e mor\u00ec soltanto nel 1998 all&#8217;et\u00e0 di 73 anni, proprio durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della NASCAR. La fine del secondo, se possibile, fu ancor pi\u00f9 ironica e crudele&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17803\" aria-describedby=\"caption-attachment-17803\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/BTAUxYHjSgU\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17803 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Speedway-500x313.jpg\" alt=\"Daytona Speedway\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Speedway-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Daytona-Speedway.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17803\" class=\"wp-caption-text\">Il video \u00e8 tratto da una VHS del &#8217;59, intitolata &#8220;The Golden Era of Racing&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio l&#8217;anno successivo alla caotica gara del 1952, l&#8217;allora socio maggioritario\u00a0William France si rese conto che la spiaggia di Daytona non era pi\u00f9 sufficiente a contenere il grande pubblico pronto ad accorrere per assistere alle folli gare che lui aveva contribuito a creare. Fu quindi di nuovo lui, collaborando con l&#8217;ingegnere\u00a0Charles Moneypenney, a suggerire il percorso\u00a0di questi motori scatenati, il traino di un&#8217;intera passione multi-generazionale per l&#8217;alta velocit\u00e0. I due, a seguito di una visita presso il circuito di prova della Ford a Detroit, concepirono un&#8217;idea del tutto nuova: che le auto di serie, cos\u00ec relativamente inefficienti nelle loro sterzate, non corressero pi\u00f9 su un circuito piatto come quello della rivale Indianapolis, o le strade raccogliticce usate fino ad allora. Ma piuttosto potessero beneficiarsi di un&#8217;interminabile striscia d&#8217;asfalto della consueta forma ovale, per\u00f2\u00a0fornita di alte curve paraboliche, per di pi\u00f9 ottimi punti da cui far partire la struttura degli spalti. Furono scavati letterali milioni di tonnellate del duro terreno\u00a0adiacente all&#8217;aeroporto municipale di Daytona Beach, noleggiato\u00a0a caro prezzo per un periodo di 50 anni dall&#8217;amministrazione cittadina, portando alla formazione pressoch\u00e9 spontanea di quello che sarebbe diventato l&#8217;odierno lago\u00a0Lloyd, oggi popolato da 65.000 pesci e usato per le corse con i motoscafi. Un miliardario fattosi con il petrolio texano, tale Clint Murchison, prest\u00f2 a France la cifra spropositata di 600.000 dollari di allora, oltre a una buona parte dei mezzi da cantiere utilizzati, certo di poter presto guadagnare dall&#8217;affare. L&#8217;impresa di guadagn\u00f2 il sostegno di sponsor di assoluto primo piano, come la General Motors e la Pepsi-Cola. Finch\u00e9 nel 1959, due anni dopo l&#8217;effettivo inizio dei lavori, il Daytona International Speedway alz\u00f2 le saracinesche dei suoi box di gara, lasciando entrare le 147.000 persone che era in grado di far assistere alle sue gare. Il video soprastante, la cui introduzione risulta pi\u00f9 laconica ed enfatica di un pezzo di poesia futurista, \u00e8 dedicato proprio a quella prima gara, che dimostr\u00f2 quali fossero le velocit\u00e0 realmente raggiungibili dalle &#8220;auto dei contrabbandieri&#8221;: fino a 200 miglia orarie.<br \/>\nLo stacco con la gara su spiaggia \u00e8 notevole, cos\u00ec come quello dell&#8217;estetica progettuale delle automobili, per la prima volta concepite al servizio di quell&#8217;esigente Dea che \u00e8 l&#8217;aerodinamica, fino troppo a lungo trascurata. Nonostante la maggior parte delle gare della NASCAR si tenessero ancora su sterrato, non fu difficile comprendere in quei giorni quale fosse il passo del futuro. Soltanto negli anni immediatamente successivi, rimasti colpiti da alcuni terribili incidenti, i vertici della federazione si resero conto che le norme di sicurezza andavano cambiate, i veicoli riprogettati da cima a fondo, pena una perdita di vite umane che sarebbe stata destinata solamente ad aumentare. Ma non prima, purtroppo, che il Re della spiaggia Marshall Teague, proprio nell&#8217;anno d&#8217;inaugurazione, finisse tragicamente per cappotarsi alla velocit\u00e0 di 140 miglia orarie per l&#8217;esplosione di una gomma e venendo letteralmente scaraventato fuori dall&#8217;auto, con tutto il sedile e la cintura di sicurezza, durante una curva al limite sul nuovo circuito di Daytona. Questa morte evitabile, ad ogni modo, non fu affatto priva di un significato: da allora le auto della NASCAR intrapresero un percorso che le ha portate, negli anni, ad allontanarsi sempre maggiormente dal concetto di &#8220;auto di serie&#8221; per raggiungere, in modo pi\u00f9\u00a0responsabile, a quello di mezzi di trasporto concepiti e tesi per lo scopo: correre assieme a decine di loro simili, in quegli ovali che costituiscono, nei fatti, l&#8217;equivalente motoristico del Circo Massimo romano. Giungendo fino al concetto estremo, in atto\u00a0dal 2007, di un singolo <em>chassis\u00a0<\/em>protettivo uguale per tutti i partecipanti, fin da subito criticato per la sua minore guidabilit\u00e0\u00a0percepita, con un conseguente vantaggio alla solidit\u00e0. Il nome di questo sistema? State pronti: <em>The Car of Tomorrow<\/em>, l&#8217;Auto del Domani. Davvero, anche in questo caso, il marketing si ispira agli stilemi dei poeti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gareggiavano nel 1952. Al volante di quei bolidi pesantemente modificati e tutt&#8217;altro che maneggevoli, sulle piste pi\u00f9 improbabili del mondo. Erano folli, nonch\u00e9 fieri di esserlo, nonostante il modo in cui venivano guardati. Che l&#8217;automobilismo americano, come sport e modo d&#8217;interpretare il rombo dei motori, fosse nato ad Indianapolis, questo \u00e8 largamente noto. Il vecchio &#8230; <a title=\"In corsa sulla spiaggia da cui nacque l&#8217;Auto del Domani\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17802\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su In corsa sulla spiaggia da cui nacque l&#8217;Auto del Domani\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[1079,379,256,137,1028,1016,919,151,147,71,126],"class_list":["post-17802","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-daytona","tag-gare","tag-guida","tag-motori","tag-nascar","tag-piste","tag-spiaggia","tag-sport","tag-stati-uniti","tag-storia","tag-trasporti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17802","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17802"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17802\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17809,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17802\/revisions\/17809"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17802"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17802"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17802"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}