{"id":17760,"date":"2015-07-19T07:41:13","date_gmt":"2015-07-19T05:41:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17760"},"modified":"2015-07-19T07:48:31","modified_gmt":"2015-07-19T05:48:31","slug":"i-tre-gradi-dello-spiaggiamento-dei-pinnuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17760","title":{"rendered":"I tre gradi dello spiaggiamento dei pinnuti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=z4Xb29huo6w\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17763\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17763\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphin-500x313.jpg\" alt=\"Beached dolphin\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphin-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphin.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due mondi contrapposti che non hanno che l\u2019ossigeno in comune. Ma persino quello, sopra o sotto l\u2019acqua, si presenta in forma totalmente differente. Tanto che coloro che hanno branchie, normalmente, non possono venire all\u2019aria. Cos\u00ec viceversa per noialtri, pre-forniti di polmoni e due narici, nulla pi\u00f9. Eppure sussistono, in bilico nel luogo di passaggio, degli esseri specializzati, la cui vita gi\u00e0 dall\u2019epoca remota era del tutto simile a quella dei pesci vertebrati, nonostante fossero forniti degli stessi limiti respiratori. Poi con il trascorrere delle epoche, attraverso il passo dell\u2019evoluzione, le cose sono largamente migliorate. Perch\u00e9 cetaceo vuole dire questo: specializzazione. Se sei un mammifero marino, non puoi farti condizionare dalla situazione. Il fatto \u00e8 che un delfino, una balena misticeta, una focena, nelle due sacche per il gas\u00a0hanno alveoli d\u2019efficienza superiore. Laddove l\u2019uomo, per quanto riesca a migliorarsi nella disciplina dell\u2019apnea, pu\u00f2 assorbire grosso modo un quinto dell\u2019ossigeno nell\u2019aria, esistono creature come quelle, in grado di sfruttarne fino a nove parti su dieci. Pi\u00f9 che sufficienti a prolungare l\u2019immersione per toccare il fondo, risalire, scendere di nuovo, fare incetta delle proprie prede e non sentirsi, in alcun modo, svantaggiati gi\u00f9 tra l\u2019acque dei fondali. Tutto questo ha un prezzo, naturalmente. Giacch\u00e9 l\u2019energia a disposizione, sia questa intesa come calorie dell\u2019individuo, oppur mobilit\u00e0 tra una generazione e l\u2019altra, resta ad ogni modo limitata. E nessuna specie potr\u00e0 mai salvaguardarsi dalle situazioni rare, per quanto pericolose, ovvero inerentemente scollegate dalla selezione naturale in \u00a0larga scala.<br \/>\nCominciamo in modo semplice, come si usa fare, soprattutto perch\u00e9 questo \u00e8 un caso tanto immediatamente comprensibile, che non pu\u00f2 fare a meno di evocare un certo grado di empatia e di compassione. Era soltanto un cucciolo di Criccieth Bay! Lass\u00f9 nel Galles settentrionale, dove l\u2019ombra dell\u2019omonimo castello, costruito sulle rocce in grado di dominare l\u2019intera regione del Cardigan, raggiunge ancora gli antichi tumuli dei Celti, residui silenziosi dell\u2019Et\u00e0 del Bronzo. Qui si muove un pescatore che \u00e8 anche il personaggio principale della scena, un tale di nome Rich Wilcock, con il suo springer spaniel, il fido cane Leia. I due che camminavano serenamente per il lungomare, telecamera alla mano del padrone, al fine probabile di documentare lo splendore (a dire il vero un po\u2019 grigiastro) di una tale terra nordica e pacata. Quando all\u2019improvviso, sopraggiunge la sorpresa. Il piccolo delfino scuro, l\u00ec nel bagnasciuga, intrappolato come un imenottero nella crudele teca tra la sabbia e il mare, il Sole, il flusso delle cose divergenti. Non siamo al cospetto in questo caso, ci\u00f2 \u00e8 subito evidente, di uno spiaggiamento estremamente significativo. L\u2019odontoceta in questione, senza alcun dubbio, si sar\u00e0 smarrito per l\u2019inesperienza, perdendo sempre pi\u00f9 l\u2019orientamento e ritrovandosi alla fine, suo malgrado, in questa condizione totalmente priva di una prospettiva di salvezza. Neppure la famiglia o il clan di una simile piccola creatura sfortunata, superato l\u2019attimo di dubbio, ricorder\u00e0 la sua mancanza a lungo termine, perch\u00e9 in fondo questa \u00e8 la natura. Procedere al di fuori del problema, risollevar le sorti dell\u2019avverso fato. Continuare sulla propria rotta nonostante le tragedie, intempestive.<br \/>\nSe non che l\u2019uomo intento nel suo vagheggiare, all\u2019improvviso, sente il cane che si agita, comprende il segno del problema e realizza un piano che credo quasi chiunque di noialtri, trovandosi l\u00ec a fianco, avrebbe s\u00f9bito appoggiato. Cos\u00ec prende quella coda e la trascina via lontano, in mezzo al mare che vuol dire libert\u00e0. Poi di nuovo, visto che l\u2019animale ritornava verso riva. Poi di nuovo.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Facile? Difficile? Cos\u2019\u00e8 un giorno o una mattina di fatica, rispetto alla lietezza di aver fatto un qualche tipo di differenza, aver concesso il proprio contributo benevolo alla Terra che ci nutre, oppure ospita i fratelli idrodinamici sull\u2019ardua via ecologica della sopravvivenza. Ma naturalmente, il caso del pescatore gallese non ha comportato un gran dispendio di energia, coraggio o senso pratico di collaborazione. Si potrebbe anzi dire come, nell\u2019intero spettro degli spiaggiamenti, occupasse lo scalino pi\u00f9 basso ed accessibile, quello dei casi semplici per quanto sfortunati. Tutto, a questo mondo, va considerato in proporzione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ekmMD8oYtJ0\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17762\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphins-500x313.jpg\" alt=\"Beached dolphins\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphins-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-dolphins.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Data: 5 Marzo del 2012; luogo: la playa do Arrayal do Cabo, nello stato brasiliano di Rio de Janeiro, anche detto il Paradiso dell\u2019Atlantico per il suo clima attraente, le acque ancora relativamente poco inquinate e le molte meraviglie del suo ecosistema sommerso. Dove stava per svolgersi ancora una volta uno dei drammi pi\u00f9 tristi delle coste lievemente digradanti e sabbiose, l\u2019incontro inappropriato tra diverse cose che dovrebbero nuotare, l\u2019aria e il duro suolo. Stiamo nei fatti parlando, come apparir\u00e0 evidente dal video soprastante, di uno spiaggiamento di massa di un intero branco di delfini (circa 15) apparentemente quanto inspiegabilmente inclini a suicidarsi tutti assieme, nello stesso sito ed ora. Se non che, ancora una volta, qui erano presenti degli altri bipedi del consorzio umano, ancora una volta dotati di telecamera, di nuovo e sempre pronti ad aiutare. Un delfino spiaggiato, normalmente, muore disidratato nel giro di qualche ora, oppure soffoca successivamente al sopraggingere dell\u2019alta marea, che finisce spesso per coprire a lungo termine il suo sfiatatoio.<br \/>\nCi sono diverse possibili ragioni, pi\u00f9 o meno dimostrate dalla scienza propriamente detta, sul perch\u00e9 un simile disastro possa giungere a verificarsi d\u2019improvviso, definendo in alternanza gli strumenti a nostra disposizione per riuscire a prevenirlo. La prima ipotesi \u00e8 puramente endemica, e trae la genesi da fattori puramente di contesto: perch\u00e9 si, in effetti, il rapporto degli umani con l\u2019Oceano \u00e8 innegabilmente meno problematico di quello dei cetacei con la terra ferma. In quanto noi, inoltrandoci tra i flutti, possiamo sempre nuotare. Mentre il contrario, sarebbe assai difficile da immaginare. Pu\u00f2 dunque accadere che, per una tempesta, nel tentativo d\u2019inseguire prede troppo agili presso i fondali bassi, magari per il semplice disorientamento dovuto all\u2019incedere della senescenza, un esemplare di delfino o altro cetaceo si ritrovi intrappolato suo malgrado in tali gravi condizioni. Il che, data la natura sociale di questi animali, ha spesso conseguenze a catena, con un numero variabile di consimili che tentano d\u2019intervenire a salvare il malcapitato, soltanto per seguire a loro volta il suo destino. Esiste anche una discussa teoria, opera del geologo Jim Berkland, secondo cui la \u201cbussola\u201d di questi animali sarebbe condizionata dai campi magnetici del pianeta, e in qualche modo confusa dal verificarsi occasionale di terremoti. Simili scompensi, a suo parere, condizionerebbero anche gli uccelli migratori e i gatti domestici, bench\u00e9 con conseguenze meno gravi.<br \/>\nMa la motivazione pi\u00f9 tragica e oggettivamente documentata di simili eventi \u00e8 tutt\u2019altra e purtroppo si verifica a partire dalle gesta di noi stessi umani: \u00e8 stato infatti dimostrato a pi\u00f9 riprese, dalle analisi effettuate sulle carcasse degli animali non salvati in tempo, come la maggior parte dei cetacei odontoceti (ovvero tutti tranne le balene coi fanoni) risenta gravemente dell\u2019influsso dei SONAR ad uso militare o civile. Tali strumenti, infatti, al fine di mappare un segnale di risonanza dello spazio acquatico e di tutto ci\u00f2 che vi risiede, immettono nell\u2019oceano un roboante suono ad alta frequenza la cui forza \u00e8 letteralmente inaudita in natura, ferendo letteralmente il delicato apparato uditivo di questi cetacei. I quali, disorientati e\/o spaventati, spesso finiscono per emergere troppo rapidamente, sperimentando la decompressione, oppure nel tentativo di sfuggire al pericolo finiscono direttamente sulla spiaggia. \u00c8 interessante, bench\u00e9 triste, notare come esistano delle specie inerentemente pi\u00f9 soggette a questo rischio, quali molte delle balene a becco d\u2019oca degli spazi pelagici (<em>Ziphius cavirostris<\/em>) il cui avvistamento \u00e8 talmente raro, che in effetti vengono pi\u00f9 spesso ritrovate morte a riva. Mentre i grossi predatori che sono soliti foraggiare sui fondali bassi, quali ad esempio le orche, sembrano aver sviluppato un qualche tipo d\u2019immunit\u00e0 al suono del SONAR, il che, unito all\u2019esperienza nel gestire la difficile navigazione in tali luoghi, ne rende lo spiaggiamento estremamente raro. Naturalmente, esistono le eccezioni:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=p444Zf-gcHU\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17761\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-shark-500x313.jpg\" alt=\"Beached shark\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-shark-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Beached-shark.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo video, che ha recentemente fatto il giro del mondo nei portali virali, negli aggregatori di news e nei telegiornali, mostra quello che potrebbe definirsi uno spiaggiamento di difficolt\u00e0 III, destinato a mettere duramente alla prova il senso d\u2019altruismo dei bagnanti. Ecco qui il tremendo caso, quasi mai documentato, di un grande squalo bianco (<em>Carcharodon carcharias<\/em>) decisamente inattento, al punto di essere arrivato, suo malgrado, fino alle bianche spiagge di Capo Cod, nella ridente penisola del Massachusetts. La descrizione originaria parla di un tentativo, da parte della famelica bestia, di catturare alcuni gabbiani in prossimit\u00e0 della riva, i quali assai probabilmente, con l\u2019usuale grazia di quei becco-ad-uncino, in quei momenti se la ridevano sguaiatamente poco fuori dall\u2019inquadratura. E che momenti drammatici, carichi di pathos evidente! Si nota subito come l\u2019approccio, ad una situazione come questa, sia decisamente pi\u00f9 cautelativo. I primi soccorritori, il cui ruolo ufficiale di un qualche tipo \u00e8 esemplificato dal vistoso <em>walkie talkie <\/em>alla cintura, piuttosto che abbrancare la coda del mostro e trascinarlo fino all\u2019acqua, come abbiamo visto fare nei casi dei ben pi\u00f9 amichevoli delfini, affrontano la problematica per gradi. In un primo momento, si preoccupano di lanciare generose secchiate d\u2019acqua (da distanza di sicurezza) sopra quello che stavolta \u00e8 un vero e proprio pesce, che quindi non sarebbe normalmente in grado di respirare in condizioni di completa emersione. Bench\u00e9 in effetti la problematica principale sia dovuta a un mero problema tecnico, ovvero l\u2019immediata tendenza delle branchie dell\u2019animale a collassare in assenza di un fluido, poich\u00e9 l\u2019ossigeno \u00e8 pur sempre respirabile, sopra o sotto l\u2019acqua. Va pur detto che uno squalo di questa tipologia e dimensioni, in aggiunta alla problematica citata, ha quella del dover sempre nuotare verso avanti e con la bocca aperta, pena l\u2019insufficente afflusso d\u2019ossigeno nei suoi polmoni. \u00c8 quindi evidente come la situazione, per risolversi in maniera positiva, aveva un tempo limite davvero molto breve. Ma niente paura! Perch\u00e9 nel giro di pochi minuti, sulla scena sopraggiungono alcuni elementi della vicina associazione <em>no-profit<\/em> Wild Cape Cod, la cui uniforme griffata con tanto di sagoma squalesca lascia ben intendere l\u2019esperienza operativa, nonch\u00e9 il desiderio di aiutare. Prima che sopraggiunga il soffocamento, il pesce cartilagineo viene legato con una lunga corda e trascinato fino alle acque basse, un ambiente da cui potr\u00e0 riuscire presto a trarsi in salvo. Ma non prima di aver ricevuto l\u2019irrinunciabile targhetta di riconoscimento, (in)delicatamente punzonata sulla stanca pinna dai suoi salvatori. Un piccolo prezzo da pagare,\u00a0tutto considerato.<br \/>\nE i pesci di grosse dimensioni, per quanto carnivori e voraci, sono\u00a0per certi versi\u00a0esattamente come noi: vivaci esploratori del possibile, ricercatori di una strada per comprendere i confini di quel mondo, sommerso e ricco di pericolose vie d\u2019uscita. Dalle quali ritornare indietro non \u00e8 facile, a meno di essere davvero fortunati. Ma senza una componente di rischio,\u00a0galleggerebbe ancora la soddisfazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; Per quanto concerne invece lo spiaggiamento delle balene, <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=13908\" target=\"_blank\">consiglio questo\u00a0mio precedente articolo a margine dell&#8217;argomento<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due mondi contrapposti che non hanno che l\u2019ossigeno in comune. Ma persino quello, sopra o sotto l\u2019acqua, si presenta in forma totalmente differente. Tanto che coloro che hanno branchie, normalmente, non possono venire all\u2019aria. Cos\u00ec viceversa per noialtri, pre-forniti di polmoni e due narici, nulla pi\u00f9. Eppure sussistono, in bilico nel luogo di passaggio, degli &#8230; <a title=\"I tre gradi dello spiaggiamento dei pinnuti\" class=\"read-more\" href=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17760\" aria-label=\"Per saperne di pi\u00f9 su I tre gradi dello spiaggiamento dei pinnuti\">Leggi tutto<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[125,840,1068,1069,1070,1060,249,400,399,1071,919,441,147],"class_list":["post-17760","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","tag-animali","tag-brasile","tag-cetacei","tag-delfini","tag-emergenza","tag-galles","tag-mare","tag-oceano","tag-pesci","tag-salvataggio","tag-spiaggia","tag-squali","tag-stati-uniti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17760","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=17760"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17760\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":17767,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/17760\/revisions\/17767"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=17760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=17760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=17760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}