{"id":17684,"date":"2015-07-09T07:27:30","date_gmt":"2015-07-09T05:27:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17684"},"modified":"2015-07-09T07:33:57","modified_gmt":"2015-07-09T05:33:57","slug":"fluttuando-nella-foto-tridimensionale-piu-grande-del-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17684","title":{"rendered":"Fluttuando nella foto tridimensionale pi\u00f9 grande del mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/3BHDUhX68hs\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17686\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17686\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Floating-in-the-Milky-Way-500x313.jpg\" alt=\"Floating in the Milky Way\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Floating-in-the-Milky-Way-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Floating-in-the-Milky-Way.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il concetto stesso del grande vuoto \u00e8 sempre stato particolarmente inafferrabile, ai filosofi di tutte le epoche, perch\u00e9 in effetti\u00a0non esiste. Manca nei deserti tropicali, che un tempo si ritenevano privi di vita, in cui prosperano i rettili e gli uccelli pi\u00f9 diversi. Ci elude nell&#8217;oscurit\u00e0 dei mari pi\u00f9 profondi, dove rane pescatrici cacciano seguendo i tiepidi luc\u00f2ri di lanterna. Se chiudiamo gli occhi, persino allora, il buio \u00e8 disturbato dai lampi ed i bagliori delle fotopsie, per non citare\u00a0le visioni immaginifiche spontaneamente generate dalla mente senza stimoli ulteriori. Finch\u00e9 non si inizi\u00f2 a puntare i telescopi verso il cielo, spronati\u00a0da pericolose idee, ritrovando in certe zone solamente il nulla pi\u00f9 totale: &#8220;Certamente&#8221; afferm\u00f2 l&#8217;astrologo dell&#8217;era delle sperimentazioni: &#8220;Il cosmo appare fatto di qualche scintilla, una manciata di pianeti. Per il resto \u00e8 privo\u00a0di sostanza apparente!&#8221; Era tutta una questione di proporzioni. Ma soprattutto, mancava anc\u00f2ra l&#8217;utile tecnologia. Tra il 18 e il 28 dicembre 1995, il telescopio spaziale Hubble punta tutti i suoi strumenti in una piccola regione in prossimit\u00e0 dell&#8217;Orsa Maggiore, dove a quanto gi\u00e0 sapevamo molto bene, non v&#8217;era traccia di stelle fisse a noi visibili con qualsivoglia apparato. Cos\u00ec facendo, cattura tutto: le radiazioni dei raggi cosmici, le tracce dei detriti spaziali. Consuma, in pochi giorni, una parte considerevole del suo prezioso liquido di raffreddamento a base d&#8217;elio,\u00a0avvicinando in modo significativo il giorno del suo esaurimento (sopraggiunto nel 2013). Segue un lungo periodo di disanima dei pixel, durante il quale gli studiosi ripuliscono le ben 342 foto, le adattano, le\u00a0abbinano tra loro. Ci\u00f2 che ne deriva, con il nome ufficiale di Hubble Deep Field, \u00e8 probabilmente la singola immagine pi\u00f9 importante nella storia dell&#8217;umanit\u00e0: un quadrato in prevalenza nero, con un angolo a gradoni, ovvvero\u00a0la solita irregolarit\u00e0 dovuta alla particolare disposizione delle lenti di Hubble, ma in cui campeggiano numerosi corpuscoli biancastri e\/o colorati. L&#8217;occhio esperto, osservandoli, noter\u00e0 presto che queste non sono semplice stelle, soprattutto per le forme e i colori troppo differenti tra di loro. Ma un qualcosa di assai pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 lontano, invisibile fino a quell&#8217;emozionante giorno: dozzine, centinaia di GALASSIE, ciascuna vasta e variegata quanto la\u00a0nostra Via Lattea o\u00a0la vicina Andromeda, con letterali miliardi di stelle, molte\u00a0delle quali, come stiamo iniziando grazie ai nuovi progressi del rilevamento ottico, circondate da pianeti di ogni tipo.\u00a0E se in una\u00a0piccola sezione del cielo notturno apparentemente vuota, che potremmo coprire con il pollice durante una notte d&#8217;estate, albergava questa\u00a0quantit\u00e0 di luoghi pressoch\u00e9 infinita&#8230;Come si pu\u00f2 dire che la serie di eventi che hanno portato allo sviluppo delle nostre molte civilt\u00e0 sia in qualche modo unica, irripetibile, speciale! L&#8217;unico gesto possibile \u00e8 continuare a scrutare alla ricerca della verit\u00e0.<br \/>\nNell&#8217;impresa ci aiuta, con questo suo incredibile video, l&#8217;astronomo canadese\u00a0<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCEnMb9GVh5ncATnFlmBEsbQ\" target=\"_blank\">daveachuk<\/a>, che negli ultimi anni deve aver avuto l&#8217;occasione di lavorare in prima persona, oppure semplicemente assistere i colleghi dotati di\u00a0prezioso tempo prenotato a loro nome, nell&#8217;attivit\u00e0 di gestire un altro grande e pi\u00f9 moderno telescopio orbitale, il potente Spitzer ST. Dedicato al fisico teorico statunitense Lyman Spitzer e costruito, a differenza del ben pi\u00f9 celebre Hubble, per osservare soltanto una sezione dello spettro luminoso ed in particolare quella degli infrarossi, normalmente non visibili dall&#8217;occhio umano. Lanciato nel 2003, come ultimo fondamentale pilastro del programma dallo scienziato della NASA Charles Pellerin, che aveva teorizzato 9 anni prima l&#8217;esigenza di far lavorare assieme\u00a0quattro Grandi Osservatori, ovvero oltre ai due citati (rispettivamente per la luce visibile e gli infrarossi) il\u00a0Compton (1991 &#8211; raggi gamma) e quello che sarebbe diventato il Chandra (1999 &#8211; raggi X), allo scopo di comporre immagini che potessero dirsi realmente complete di determinate zone o fenomeni distanti. Ma che forse non immaginava, ben prima della fioritura degli strumenti digitali ed informatici dei nostri tempi, il modo in cui\u00a0qualcuno avrebbe sfruttato simili ricerche per comporre un&#8217;espressione significativa d&#8217;arte visuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Daveachuck, il cui nome per esteso non \u00e8 purtroppo dichiarato a margine del video, ha avuto infatti un&#8217;idea totalmente nuova, sostanzialmente l&#8217;evoluzione di quanto fatto in precedenza col Deep Field. Procurandosi una parte significativa delle numerose foto effettuate dal telescopio Spitzer negli ultimi anni, le ha montate assieme, analogamente a quanto fatto gi\u00e0 nella <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"http:\/\/www.spitzer.caltech.edu\/images\/2680-ssc2008-11a-Spitzer-Finds-Clarity-in-the-Inner-Milky-Way\" target=\"_blank\">composizione panoramica rilasciata dalla Nasa nel<\/a><\/span><a href=\"http:\/\/www.spitzer.caltech.edu\/images\/2680-ssc2008-11a-Spitzer-Finds-Clarity-in-the-Inner-Milky-Way\" target=\"_blank\"> 2008<\/a>, ma con l&#8217;aggiunta di una trovata particolarmente interessante: ha infatti suddiviso per distanza probabile, in parte a mano, per il resto usando strumenti semi-automatici, la grande variet\u00e0 dei corpi astrali rilevati, per poi disporli su diversi strati di distanza in\u00a0sovrapposizione. Creando\u00a0quindi, grazie all&#8217;uso di un software tridimensionale, l&#8217;effetto della parallasse, ce ne ha offerto una visione alla notevole risoluzione di\u00a04k e nei fatti totalmente senza precedenti. L&#8217;immagine scorre a 60 frame al secondo, alternativamente in ogni direzione, mostrandoci una visione trasversale del cielo notturno,\u00a0in cui lo spostamento relativo delle stelle viene esagerato a scopo scenografico. La colorazione giallo-verde\u00a0del cielo, che contribuisce nella creazione di una tale estetica\u00a0surreale, deriva dall&#8217;elaborazione spettrografica del particolare tipo di immagini fornite dal telescopio, in grado di rilevare determinati dettagli che non sarebbero visibili dall&#8217;occhio umano. Risaltano ad esempio, come corone d&#8217;inchiostro nell&#8217;acqua gremita da meduse, i pennacchi delle nubi del gas stellare, misteriose nebulose ed altre amenit\u00e0.<br \/>\nNel complesso, la sensazione che si trae dalla sequenza \u00e8 quella di essere stati trasformati in dei giganti cosmici, in grado di spostarsi con un passo a una velocit\u00e0 di molto superiore a quella della luce. Del resto, l&#8217;abilit\u00e0 creativa dell&#8217;autore era gi\u00e0 stata largamente dimostrata:<\/p>\n<figure id=\"attachment_17685\" aria-describedby=\"caption-attachment-17685\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/WFuyLc4aywI\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17685 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Gigapixels-of-Andromeda-500x313.jpg\" alt=\"Gigapixels of Andromeda\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Gigapixels-of-Andromeda-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Gigapixels-of-Andromeda.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17685\" class=\"wp-caption-text\">La galassia di Andromeda si trova nello stesso gruppo interstellare della Via Lattea e nella direzione generale della costellazione boreale di Andromeda, da cui prende il nome.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In<em> Gigapixels of Andromeda<\/em>, un video dell&#8217;inizio di quest&#8217;anno, il telescopio usato come fonte delle immagini era invece lo Hubble, con il risultato che i colori ci appaiono da subito pi\u00f9 naturali. Anche il soggetto \u00e8 pi\u00f9 specifico: piuttosto che vagare liberamente da un lato all&#8217;altro del segmento di cielo a disposizione, la presentazione\u00a0\u00e8 centrata unicamente sulla galassia di Andromeda,\u00a0sita a due milioni e mezzo di anni luce dalla Terra. Il fatto stesso che si possa osservare in un simile dettaglio un luogo tanto lontano, anche considerata l&#8217;alta risoluzione e la potenza dello strumento impiegato, da il senso istantaneo di quali siano le dimensioni in gioco, ovvero la grandezza e distanza relativa dei suoi singoli elementi stellari. Qui ancora mancava, purtroppo, l&#8217;idea dell&#8217;effetto in parallasse, bench\u00e9 non sia da escludere\u00a0che daveachuck decida di aggiungerlo in un secondo momento, mentre la versione in 4k \u00e8 pervenuta solo successivamente, con quello che l&#8217;autore stesso definisce &#8220;un encoding di minore qualit\u00e0&#8221; (sembra che YouTube avesse un limite di banda, in qualche modo aggirato nel suo\u00a0pi\u00f9 recente video).<br \/>\nSimili approcci\u00a0creativi, ad ogni modo, costituiscono una via d&#8217;accesso privilegiata alla scienza apparentemente astrusa dell&#8217;astronomia, che nei fatti si occupa di alcuni dei pi\u00f9 grandi e significativi misteri dell&#8217;universo: dove ci troviamo, cosa esiste attorno a noi. Da dove veniamo? Nel 2005, gli astronomi della Nasa\u00a0Alexander Kashlinsky e\u00a0John Mather, stavano analizzando una delle prime foto scattate dal telescopio Spitzer di una quasar nella costellazione del Drago, realizzata a suo tempo con l&#8217;unico scopo di calibrare gli strumenti. Quando scoprirono, ripulendo l&#8217;immagine, alcuni strani bagliori tendenti al rosso e di forma grossomodo circolare. Secondo la loro teoria, tali segni altro non sarebbero che l&#8217;effetto batocromo residuo (il <em>redshift<\/em>) delle stelle pi\u00f9 antiche del cosmo, formatisi a loro tempo &#8220;appena&#8221; cento milioni di anni dopo il Big Bang. Se soltanto tale una vertiginosa tesi risultasse un giorno dimostrabile, potrebbe aprire la strada a una nuova epoca d&#8217;oro dell&#8217;osservazione interstellare.<a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=17687#main\" rel=\"attachment wp-att-17687\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<figure id=\"attachment_17688\" aria-describedby=\"caption-attachment-17688\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/PrIk6dKcdoU\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17688 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Galaxy-Clash-500x313.jpg\" alt=\"Galaxy Clash\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Galaxy-Clash-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Galaxy-Clash.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17688\" class=\"wp-caption-text\">La catarsi finale \u00e8 spesso apocalittica: Nima Sh ci dimostra, impiegando il videogioco Universe Sandbox ed altri software di grafica, cosa succederebbe se si scontrassero tra loro la Via Lattea e la galassia di Andromeda. Davvero la potenza (d&#8217;immaginazione) di noialtri umani non conosce nessun tipo di\u00a0confine.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 alla fine, per <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=9D05ej8u-gU\" target=\"_blank\">citare il celebre\u00a0divulgatore americano\u00a0Neil deGrasse Tyson<\/a><\/span>, siamo fatti della stessa sostanza delle supernova, che un tempo esplosero ponendo le basi della nostra nebulosa e infine del pianeta stesso in cui viviamo. Se ci sentiamo piccoli rispetto a ci\u00f2 che ci circonda, non dobbiamo far altro che ricordarci che anche se l&#8217;universo ci contiene e delimita, noi stessi conteniamo l&#8217;universo, ridotto a\u00a0quegli infinitesimali\u00a0atomi di idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno che le stelle gettarono a distanze incalcolabili, finendo per ricombinarsi in tutto ci\u00f2 che esiste, sopravvive o si moltiplica attraverso le generazioni. Forse il nuovo telescopio per l&#8217;infrarosso\u00a0James Webb ST, con il suo lancio previsto nel 2018, ci aiuter\u00e0 a schiarirci ulteriormente le idee, quando il suo enorme specchio segmentato di berillio (6,5 metri, una misura senza precedenti) si dispiegher\u00e0 delicatamente nello spazio cosmico, in prossimit\u00e0 del secondo punto di Lagrange, a un milione e mezzo di chilometri da noi. Finalmente, libero da qualsivoglia interferenza artificiale.\u00a0Ad oggi, con la tecnologia che abbiamo a disposizione, ci appare estremamente improbabile che qualcuno di noi possa un giorno raggiungere anche\u00a0la pi\u00f9 prossima di queste luci. Mentre continuare a\u00a0guardarle per sognare, quello non costa (quasi?) Nulla.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17687\" aria-describedby=\"caption-attachment-17687\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17687 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Deep-Field-500x490.jpg\" alt=\"Deep Field\" width=\"500\" height=\"490\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Deep-Field-500x490.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/07\/Deep-Field.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-17687\" class=\"wp-caption-text\">Hubble Deep Field &#8211; <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campo_profondo_di_Hubble#\/media\/File:HubbleDeepField.800px.jpg\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il concetto stesso del grande vuoto \u00e8 sempre stato particolarmente inafferrabile, ai filosofi di tutte le epoche, perch\u00e9 in effetti\u00a0non esiste. 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