{"id":17609,"date":"2015-06-30T07:58:59","date_gmt":"2015-06-30T05:58:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17609"},"modified":"2015-06-30T08:11:40","modified_gmt":"2015-06-30T06:11:40","slug":"il-volo-della-slitta-di-metallol-le-portaerei-ricominciano-da-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17609","title":{"rendered":"Il volo della slitta di metallo: le portaerei ricominciano da qui"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/eKeyd2Rtibk\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17610\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17612\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-EMALS-500x313.jpg\" alt=\"Ford Carrier EMALS\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-EMALS-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-EMALS.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ore 1300, 17 giugno 2015: una sirena che risuona fragorosa tra\u00a0gli ampi spazi del ponte di volo della nuova USS Gerald R. Ford, la pi\u00f9 grande nave militare che abbia mai solcato i mari della Terra, varata alla fine del 2013 ma che non ricever\u00e0 un suo ruolo attivo almeno fino a Febbraio del prossimo anno. \u00c8 questo il segnale, tutt&#8217;altro che inatteso, per\u00a0dare il via al momento culmine di una particolare cerimonia, da compiersi sotto la supervisione silenziosa del capitano, il suo entourage, uno stuolo intero di ingegneri. E soprattutto grazie a lei, la donna che questo vascello l&#8217;ha bagnato per la prima volta, supervisionando\u00a0l&#8217;uso della classica\u00a0quanto allegorica\u00a0bottiglia di champagne. Stiamo parlando, tanto per attribuire un nome alla figura in abiti\u00a0informali, di Susan Ford, l&#8217;unica donna tra i quattro figli del 38\u00b0 presidente degli Stati Uniti, il cui paterno nome \u00e8 stato iscritto\u00a0sullo scafo della solcatrice degli oceani qui presente. E che nave: la prima di una nuova classe, destinata a rimpiazzare nel corso dei prossimi 20 anni le pur ottime, ma ormai attempate 10 consimili della storica USS Nimitz (varo: 1972) prima super-portaerei statunitense con doppio reattore nucleare\u00a0A4W, fornita quindi di un&#8217;autonomia essenzialmente\u00a0non condizionata dall&#8217;esaurirsi del carburante. Ma gi\u00e0 scende il silenzio carico di aspettativa sopra questa nuova erede, mentre gli addetti spingono in posizione la vera protagonista dell&#8217;evento. Un curioso e ingombrante dispositivo rosso, dalla forma solo vagamente aerodinamica e dotato della telecamera di bordo su una gondola (estrusione di supporto) frontale, il cui peso complessivo, presumibilmente,\u00a0dovrebbe assomigliare a quello di un qualche aeromobile destinato a far parte dei 75 che trasporter\u00e0 la nave. Assai probabilmente\u00a0un qualche modello di F\/A-18,\u00a0ovvero il successore del mai dimenticato F-14, la cui forma angolare, tante volte orgogliosamente messa in mostra al cinema e in tv, aveva condizionato\u00a0i parametri\u00a0dell&#8217;estetica automobilistica degli interi anni &#8217;70 e &#8217;80. Mentre adesso, nell&#8217;epoca del futuribile come ideale collettivo, ci ispiriamo direttamente al mondo della pura fantasia. Due marinai con elmetto protettivo, a questo punto, assicurano dei grossi cavi di metallo al gancio che spunta in mezzo alla rotaia, l&#8217;unica parte visibile di un nuovo meccanismo, poi si allontanano e ritornano sull&#8217;attenti. L&#8217;aria pare quasi fermarsi, mentre l&#8217;ospite d&#8217;onore alza il braccio sinistro e, in un gesto\u00a0un po&#8217; rigido, inizia a puntarlo\u00a0nella direzione del decollo. Ora, naturalmente tutti noi sappiamo che gli aerei della marina in servizio attivo vengono lanciati grazie all&#8217;uso di una catapulta. Ma ci\u00f2 che avviene dopo \u00e8 un puro esperimento di fisica applicata&#8230;<br \/>\nTra gli aspetti tecnici pi\u00f9 problematici delle portaerei a propulsione nucleare, da sempre concepite per restare in servizio molte decadi e venire aggiornate mano a mano, ne permaneva uno dalla significativa inefficienza, eppure troppo oneroso, o complesso da sostituire: il vecchio sistema di lancio del CATOBAR (Catapult Assisted Take Off But Arrested Recovery) basato sull&#8217;impiego di pistoni a vapore. Un meccanismo potente e affidabile, ma che non aveva mai potuto disporre di alcun feedback nei controlli, agendo sempre nella sua massima potenzialit\u00e0 e conducendo dunque a una significativa usura delle strutture degli aerei. Ci\u00f2 senza nemmeno considerare la bassa efficienza energetica del dispositivo (ovviamente un problema secondario su un vascello nucleare)\u00a0stimata attorno a un miserevole 4-6%. Proprio per questo, al momento dell&#8217;ordine da 13 miliardi di dollari fatto presso i cantieri di Newport appartenenti alla\u00a0Huntington Ingalls nel 2005, fu reso subito chiaro che la nuova portaerei avrebbe dovuto ricevere la prima\u00a0generazione delle nuove catapulte EMALS ad elettromagnetismo (Electromagnetic Aircraft Launch System) in grado non soltanto di generare una spinta potenzialmente maggiore, ma di farlo in modo maggiormente regolare e variabile, riducendo sensibilmente la massima minima degli aeromobili lanciabili con il sistema. Ad esso si abbina un sistema di recupero aeromobili, anch&#8217;esso elettromagnetico, dalla maggiore applicabilit\u00e0 e delicatezza. Un aspetto molto significativo, in quest&#8217;epoca di droni sempre pi\u00f9 leggeri.<br \/>\nMa eccoci al momento della verit\u00e0: lei che accentua il suo segnale poi, guardando l&#8217;ufficiale a fianco che si abassa\u00a0e punta in avanti con il fare plateale tipico dei controllori di volo militari, piega le ginocchia e socchiude gli occhi, per meglio osservare il &#8220;decollo&#8221;. Quindi il blocco di metallo con le ruote\u00a0che parte, a una velocit\u00e0 considerevole, accelera fino al ciglio del ponte di volo e decolla, sparendo\u00a0lieve verso l&#8217;orizzonte, fra le nubi\u00a0candide e distanti a largo della California come un agile gabbiano, SPLASH!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_17611\" aria-describedby=\"caption-attachment-17611\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/6xt23-tkS7w\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17611 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/The-USS-Gerald-Ford-500x313.jpg\" alt=\"The USS Gerald Ford\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/The-USS-Gerald-Ford-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/The-USS-Gerald-Ford.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17611\" class=\"wp-caption-text\">La nave pi\u00f9 grande: tecnicamente, \u00e8 vero. Ma c&#8217;\u00e8 una differenza di soli 7 metri in aggiunta ai 332,8 delle classe Nimitz pre-esistenti. Inoltre la stazza dichiarata \u00e8 la stessa: circa 100.000 <em>long tons<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l&#8217;espediente della catapulta magnetica non \u00e8 l&#8217;unica innovazione della USS Ford, una nave rivoluzionaria sotto molti aspetti. Bench\u00e9 la questione delle dimensioni maggiori sia in effetti grandemente sopravvalutata dai tipici segmenti televisivi dedicati al formidabile vascello, dei miglioramenti nella progettazione e la prassi operativa ne aumentano sensibilmente le funzionalit\u00e0,\u00a0rendendo possibile una gestione in contemporanea di fino al 25% di missioni di volo giornaliere in pi\u00f9. Stiamo parlando di ben 160 sortite al giorno. La cosiddetta isola, la torre di controllo da 555 tonnellate con la plancia di comando annessa, \u00e8 stata infatti posta in posizione pi\u00f9 arretrata ed ha dimensioni\u00a0ridotte, permettendo la designazione di un&#8217;area per il riarmo dei velivoli di ritorno sul ponte, che in questa maniera non affollano gli ascensori di discesa negli hangar. Proprio in funzione di ci\u00f2, uno di questi ultimi, che erano quattro sulle Nimitz, \u00e8 stato eliminato, riducendone il numero a tre soltanto, ma ciascuno abbinato ad una situazione di partenza pienamente efficiente. La quarta catapulta delle vecchie navi, ad esempio, non poteva lanciare gli aeromobili a pieno carico, proprio in funzione del poco spazio disponibile, anche si se si decise di includerla perch\u00e9, come dicevamo, l&#8217;efficienza energetica non era mai stata un problema per le navi a propulsione nucleare. Almeno, fino a questi tempi pi\u00f9 recenti, in cui\u00a0il consumo sempre maggiore dei sistemi avanzati di bordo, gradualmente, ha condotto ad una problematica inaspettata: quella dell&#8217;output elettrico continuativo e in parallelo\u00a0verso ciascuna postazione, un&#8217;impresa ingegneristica tutt&#8217;altro che facile, in grado di condizionare, con l&#8217;aumento di peso che ne deriva, la stabilit\u00e0 e l&#8217;agilit\u00e0 della nave. Per questo, ogni aspetto della USS Ford \u00e8 stato progettato sulla base di un nuovo principio di efficienza, mirando dove possibile a ridurre i consumi, nell&#8217;ottica dell&#8217;aumento futuro della dotazione tecnologica, come \u00e8 avvenuto per le Nimitz negli ultimi 20-30 anni. Tanto che la nave, al momento attuale, non sta sfruttando che una minima parte del suo potenziale energetico complessivo.<br \/>\nUn altra opera di riduzione \u00e8 stata compiuta in merito all&#8217;equipaggio necessario, ridotto dagli oltre 5000 marinai precedenti ad &#8220;appena&#8221; 4.660, in funzione di un aumento sensibile degli automatismi di bordo. Sono ad esempio stati installati sensori e dispositivi diagnostici nell&#8217;ambito della sala macchine, esonerando gli addetti\u00a0dal doversi continuamente recare a controllarne il corretto funzionamento. \u00a0Ci\u00f2, incidentalmente, ha aumentato in modo significativo l&#8217;autonomia di una nave che pu\u00f2 muoversi ad oltre 30 nodi per un tempo virtualmente infinito, e che dunque viene unicamente\u00a0condizionata sotto questo aspetto dal rifornimento delle provviste e dell&#8217;acqua potabile di bordo.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17610\" aria-describedby=\"caption-attachment-17610\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/8ozS36fM1EU?t=46s\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17610\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17610 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-Timelapse-500x313.jpg\" alt=\"Ford Carrier Timelapse\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-Timelapse-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Ford-Carrier-Timelapse.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17610\" class=\"wp-caption-text\">Come per qualsiasi altro grande vascello contemporaneo degno di questo nome, la nuova portaerei\u00a0ha ricevuto il suo spettacolare video di time lapse, che estende dalla posa del primo pannello dello scafo (una sorta di pietra angolare nautica) fino al momento del varo effettuato per la mano allegorica di Susan Ford.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">In materia di elettronica, la USS Ford \u00e8 stata dotata di un radar a doppia fascia\u00a0AN\/SPY- 3 senza parti mobili ma con ben dieci antenne, analogo a quello montato sui nuovi cacciatorpedinieri della classe Zuwalt, in grado di identificare e seguire bersagli a bassa quota anche in condizioni meteorologiche particolarmente avverse. I segnali raccolti dal dispositivo, volta per volta, vengono analizzati dalla nuova soluzione tecnica di due supercomputer IBM antiurto\u00a0<em>off the shelf\u00a0<\/em>(ovvero di serie)\u00a0che li inseriscono automaticamente nella logica dei sistemi bordo secondo &#8220;la situazione e i parametri impostati&#8221; senza nessun tipo di intervento umano diretto, salvo quelli occasionali di riparazione e manutenzione. Appare dunque evidente, almeno in merito alla questione del rilevamento dei bersagli e la risposta dei sistemi d&#8217;arma di bordo, come\u00a0la nave abbia un cuore oltre che un cervello e possa operare con un certo grado definito di autonomia. Ci\u00f2, oltre a ridurre la quantit\u00e0 delle persone assegnate a simili mansioni, ne riduce i potenziali errori, permettendo l&#8217;impiego con profitto di una larga serie di sistemi di battaglia e autodifesa. Anche se resta lecito chiedersi chi mai si sognerebbe di attaccare direttamente questa letterale estensione del suolo sovrano degli Stati Uniti, che come le classi Nimitz precedenti sar\u00e0 presto fornito di un suo codice postale, un giornale e una stazione televisiva di bordo a vantaggio della popolazione di una vera piccola citt\u00e0. Nella guerra del futuro, simili formidabili piattaforme saranno sempre pi\u00f9 relegate ad un ruolo di supporto logistico e inespugnabili fortezze, mentre sistemi d&#8217;arma telecomandati, fluidi e quasi impossibili da individuare,\u00a0sostituiranno le vecchie gesta dei pur celebrati aerei e carri armati. In quest&#8217;ottica, fra tutti gli investimenti fatti per la difesa dagli Stati Uniti, l&#8217;acquisto di queste portaerei \u00e8 forse quello pi\u00f9 utile nel tempo, soprattutto visto che stiamo parlando di un paese supportato dal commercio, notevolmente\u00a0distante geograficamente dalla maggior parte delle altre super-potenze.\u00a0Non a caso, il numero complessivo delle portaerei al momento in servizio negli Stati Uniti \u00e8 pi\u00f9 del doppio di quello di tutti gli altri paesi messi assieme, ed \u00e8 destinato ad essere fatto oggetto di un ulteriore processo di rinnovamento: le successive due navi della classe Gerald R. Ford, la\u00a0John F. Kennedy e la Enterprise, saranno chiamate a sostituire rispettivamente la Nimitz nel 2018 e la\u00a0Dwight D. Eisenhower nel 2023.<br \/>\nPer concludere con una nota di sentito patriottismo, dal 2009 anche noi disponiamo di una portaerei all&#8217;avanguardia, bench\u00e9 sensibilmente\u00a0pi\u00f9 piccola dei giganti statunitensi: la Cavour C 550, ammiraglia della marina italiana, parte rilevante delle forze d&#8217;intervento della NATO. 244 metri per 27.500 tonnellate, andate ad affiancare la precedente Guseppe Garibaldi C 551 del 1983, definita tecnicamente un incrociatore portaeromobili o portaerei leggera. La nave\u00a0ha ricevuto nel 2011, nel\u00a0contesto\u00a0del 150\u00b0 dell&#8217;unita d&#8217;Italia, alcuni preziosi cimeli appartenuti al grande\u00a0statista da cui prende il nome, tra cui un collare con\u00a0astuccio originale del\u00a0Supremo Ordine della Santissima Annunziata e un bozzetto del medaglione che decorava il cofano della bandiera di combattimento dell&#8217;omonima corazzata della grande guerra. Si potrebbe prendere da qui lo spunto per affermare come\u00a0almeno dal punto di vista della memoria storica, nella maniera in cui\u00a0tanto spesso avviene, il primato sia rimasto\u00a0dalla nostra parte dell&#8217;Oceano Atlantico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17613\" aria-describedby=\"caption-attachment-17613\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?attachment_id=17613#main\" rel=\"attachment wp-att-17613\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17613 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/carriers-2014-500x633.gif\" alt=\"carriers-2014\" width=\"500\" height=\"633\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17613\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"http:\/\/www.globalsecurity.org\/\" target=\"_blank\">Via<\/a><\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ore 1300, 17 giugno 2015: una sirena che risuona fragorosa tra\u00a0gli ampi spazi del ponte di volo della nuova USS Gerald R. 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