{"id":17553,"date":"2015-06-23T07:41:09","date_gmt":"2015-06-23T05:41:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17553"},"modified":"2015-06-23T07:41:09","modified_gmt":"2015-06-23T05:41:09","slug":"le-regole-non-scritte-dei-pit-stop","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17553","title":{"rendered":"Le regole non scritte dei pit stop"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/_Rp_FtFCs54\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17554\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17556\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Pit-Stops-500x313.jpg\" alt=\"Pit Stops\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Pit-Stops-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Pit-Stops.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben fatto, missione compiuta, ottimo lavoro. Da\u00a0una video-raccolta\u00a0come questa, realizzata dall&#8217;utente di YouTube\u00a0Rdwomack2 con lo scopo di mettere a confronto le soste ai box di alcuni dei pi\u00f9 celebri sport motoristici di tutto il mondo, si riesce a comprendere immediatamente gli anni di perfezionamento tecnico e l&#8217;impegno professionale di chi si sobbarca il c\u00f2mpito, una gara dopo l&#8217;altra, del cambiare quattro gomme, fare il pieno di benzina, regolare un alettone o due. In. Frazioni. Di. Secondo. \u00c8 un curioso ambito questo, delle discipline con il volante al centro della situazione, in cui sussiste il metodo\u00a0del gioco di squadra come l&#8217;approccio cooperativo di un&#8217;equipe, eppure molto poco\u00a0la stampa di settore si sofferma sulle imprese di quegli altri oltre il pilota, tutti coloro che rendono possibile l&#8217;impresa tecnologica di far correre un veicolo ad alte prestazioni per 300, 800, fino a 5100 Km di seguito, facendo fronte al gioco dell&#8217;usura accelerata in parallelo. Ricorda solo i loro fallimenti. Questo forse perch\u00e9, in un mondo ideale, la sosta ai box non avrebbe una ragione d&#8217;esistenza: correndo con veicoli a cuscino d&#8217;aria, o magnetizzati, o spinti innanzi dalla forza del pensiero, l&#8217;abilit\u00e0 dell&#8217;<em>unicum\u00a0<\/em>sarebbe finalmente a farla da padrone. Tutto pu\u00f2 essere semplificato, almeno in potenza. Si pu\u00f2 eliminare il fattore rischio, ridurre il peso degli imprevisti sull&#8217;esito finale del problema.\u00a0Ma il\u00a0&#8220;primitivo&#8221; dell&#8217;epoca di Internet mono-pianeta o uno di noialtri odierni spettatori dagli spalti ancora materiali, non potrebbe fare a meno di chiedersi, a quel punto, dove sia lo sport.<br \/>\n\u00c8 una questione che s&#8217;insinua appena tra gli strati della tangibilit\u00e0: front-end e back-end, golfo mistico\u00a0e proscenio. Nello spettacolo teatrale dei motori che rombano la loro furia, una curva protesa al massimo della portanza aerodinamica, la spinta calibrata nell&#8217;uscita presso il rettilineo, il sorpasso all&#8217;ultimo giro, decidono le posizioni, esattamente come l&#8217;uomo che imbullona lo pneumatico sul segno dei secondi. Giusto l&#8217;altro ieri (21\/6\/2015) sul circuito austriaco di Zeltweg, il pilota Sebastian Vettel si trovava a fare i conti nuovamente con questa disagevole correlazione, che gi\u00e0 gli era costata in episodi precedenti della sua carriera con Infiniti Red Bull, prima di approdare, come i suoi insigni predecessori, presso le auree scuderie della Ferrari.\u00a0 Al 38\u00b0 giro, dopo un inizio gara decisamente non ideale\u00a0che vede l&#8217;impatto tra le auto di\u00a0Raikkonen e\u00a0Alonso (illesi) segu\u00ecto da 6 giri di bandiera gialla, il quattro volte campione del mondo si dirige come da programma verso la corsia dei box, per ricevere l&#8217;essenziale risorsa di quattro gomme nuove, utili\u00a0a condurlo verso lo speranzoso podio,\u00a0risultato che avrebbe dovuto\u00a0aiutarci a risollevare le sorti di questo\u00a0campionato\u00a0con ormai un\u00a0vantaggio d&#8217;oltre 100 punti dei tedeschi di Mercedes sulle nostre rosse nazionali. Ma sotto gli occhi strabuzzati dei commentatori, un grido di sorpresa e sofferenza: &#8220;La pistola! La pistola non funziona!&#8221; Non di un&#8217;arma da fuoco stiamo parlando, chiaramente, bens\u00ec dell&#8217;attrezzo elettrico che trova l&#8217;impiego nell&#8217;avvitamento dei bulloni che assicurano le quattro ruote della monoposto ai semiassi, concepito per un cambio rapido e terribilmente funzionale. Passano i secondi. Ben tredici! Una vera eternit\u00e0, in quel contesto, sufficiente a condizionare il resto della prestazione del pilota, che al termine dell&#8217;evento riesce ad ogni modo a conseguire una rispettabile quarta posizione, dietro Rosberg, Hamilton e Massa. Tutt&#8217;altro che sufficiente per cambiar le cose, ahim\u00e9. Impera, in un tale esito imprevisto, la regola dei &#8220;se&#8221; applicati alla causalit\u00e0 degli eventi. Se invece di guastarsi in quel momento, l&#8217;odiato attrezzo l&#8217;avesse fatto durante le prove o le qualifiche! Se quel giorno, attingendo al\u00a0fornito inventario\u00a0del camion di supporto, la squadra avesse preparato per l&#8217;uso sul campo\u00a0uno dei suoi molti\u00a0consimili tenuti pronti in caso di necessit\u00e0&#8230;Se SOLTANTO,\u00a0invece che a quel team antico ed orgoglioso, la sfortuna avesse arriso del suo ghigno malefico qualcuno di meno &#8220;importante&#8221; &#8211; almeno soggettivamente parlando, s&#8217;intende. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato e di questo ormai si parler\u00e0. Ogni mondo dei sorpassi in pista ha le sue regole, che provengono talvolta da lontano, sia nel tempo che nelle idee degli organizzatori. Ed altre, invece, nascono praticamente l&#8217;altro ieri. Vedi ad esempio il caso, mostrato nel secondo segmento di Rdwomack2, di un imprevisto ai box di gara della nuovissima Formula E, la serie cominciata nel 2013 per dimostrare i meriti e le doti delle monoposto spinte da un motore elettrico, tanto spesso messe alla berlina dagli amanti della tradizione. Ora, simili oppositori per partito preso\u00a0potrebbero ben dire che ci sia qualcosa di poco dignitoso nel pilota che, per la sosta ai box di met\u00e0 gara, scende fisicamente dall&#8217;auto, per salire con relativa\u00a0calma sopra un&#8217;altra pienamente carica (ciascun\u00a0pit stop ha un tempo minimo, istituito per ragioni di sicurezza) ma c&#8217;\u00e8 da dire che ci\u00f2 limita di molto i possibili imprevisti, ripristinando, almeno in teoria, un senso d&#8217;assoluta competizione alla\u00a0guida, solamente quella. Tranne il caso, qui facilmente dimostrato, di un pilota che non guardi a destra prima di uscire dal box. Le auto elettriche sono molto, troppo silenziose&#8230;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<figure id=\"attachment_17555\" aria-describedby=\"caption-attachment-17555\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Xvu0GlMa3xQ\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17555 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Fastest-Pit-Stop-500x313.jpg\" alt=\"Fastest Pit Stop\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Fastest-Pit-Stop-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Fastest-Pit-Stop.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17555\" class=\"wp-caption-text\">Il record del mondo per la sosta ai box pi\u00f9 veloce appartiene alla Ferrari, che nel 2013 impieg\u00f2 soltanto 1.95 per cambiare tutte e quattro le ruote nel Gp del Giappone.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perfetta sublimazione del concetto di riparazione funzionale. L&#8217;alfa e l&#8217;omega del princ\u00ecpio che combatte l&#8217;entropia. Non esiste, nell&#8217;intera storia dell&#8217;automobilismo competitivo, una migliore dimostrazione di quanto possa ridursi il tempo d&#8217;intervento di un pit stop, essere trasformato in una parte irrinunciabile dello stesso spettacolo, meritevole di analisi e replay. La stessa eliminazione del rifornimento di benzina, che tanto fece discutere nel recente 2009, ha in realt\u00e0 aumentato\u00a0a dismisura il grado di sfida a cui vanno incontro i dodici\u00a0cambiaruote, tre per ciascuna posizione, che rispettivamente tolgono, mettono ed avvitano quanto di dovuto, finalmente privi delle onerose tute protettive e balaclava anti-ustionamento. Mentre due colleghi tengono bilanciata l&#8217;auto, altri regolano l&#8217;aerodinamica o stanno pronti per gli eventuali imprevisti: non c&#8217;\u00e8 squadra dei pit che si rispetti, senza un uomo comunque sempre pronto all&#8217;estintore, in caso di scintille inappropriate, e un altro con lo <em>starter<\/em>, dovesse malauguratamente\u00a0spegnersi il motore. Basti, per comparazione, osservare il ritmo visibilmente\u00a0rallentato degli operatori della formula Indy statunitense, anch&#8217;essa inclusa nel video di apertura, che possono tranquillamente sbullonare e effettuare il cambio uno per ruota, mentre aspettano i tempi fisici della pompa elettrica di carburante. La stessa limitazione di soli sei meccanici per team fuori dal paddock, fa molto per aumentare il giro dei secondi prima della ripartenza. Ma proprio questo \u00e8 un po&#8217; il filo conduttore degli sport motoristici d&#8217;oltreoceano, spesso trascurati dalle nostre parti, eppure in grado di guadagnarsi un seguito di appassionati niente affatto indifferente: la limitazione pi\u00f9 marcata dell&#8217;apporto tecnologico, una semplificazione dei fattori in gioco. Che dovrebbe, almeno in teoria, enfatizzare il fattore umano di chi davvero, fisicamente, si trova in pista in quei momenti, colui che sterza e frena e accelera, guidato dal bisogno d&#8217;acquisire fama personale. Principio che trova la sua massima applicazione, forse, nel segmento successivo del video, in cui vediamo la prassi operativa di una sosta ai box della famosa\u00a0formula Nascar, la singola industria\u00a0sportiva pi\u00f9 redditizia\u00a0dell&#8217;intero Nord America. Pi\u00f9 del football, pi\u00f9 dell&#8217;hockey, certamente pi\u00f9 del baseball e del basket: non c&#8217;\u00e8 niente che riesca a catturare la fantasia degli abitanti del paese di Abraham Lincoln, quanto la scena di fino a 43 macchine &#8220;stock&#8221; (di serie, anche se ormai il termine va inteso\u00a0con un certo grado di flessibilit\u00e0) che corrono ad oltre 300 Km\/h in un ovale, sostanzialmente la realizzazione asfaltata\u00a0dell&#8217;antico Colosseo. Con clamorosi e continui sorpassi, incredibile caos controllato, frequenti e quasi apocalittici incidenti. Nonch\u00e9 una realizzazione del concetto di sosta ai box che risulta, parimenti, spettacolare nella sua arretrata\u00a0complessit\u00e0: poich\u00e9 le automobili impiegate in gara non possono discostarsi esageratamente dalla loro versione veduta al concessionario, infatti, presentano non uno, ma ben cinque bulloni per pneumatico, che vengono incollati preventivamente a ciascuna delle rispettive sedi. Quattro soli addetti, quindi, due per\u00a0il davanti e due per il dietro, intervengono al momento della sosta, trascinando in posizione le pesanti ruote con cerchioni d&#8217;acciaio, svitando ed avvitando il tutto nei pochi secondi a disposizione. Non a caso, una prassi diffusa nello sport vede il reclutamento, in questo ruolo, di ex-atleti dell&#8217;NFL, soprattutto linebackers o difensori, abituati a prove fisiche brevi e intense, nonch\u00e9 dotati di concentrazione fuori dal comune. Su questa strana sinergia, <span style=\"text-decoration: underline;\"><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=xKUwjO-F69c\" target=\"_blank\">la ESPN ha realizzato anche un documentario<\/a><\/span>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_17554\" aria-describedby=\"caption-attachment-17554\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/HF-w0SiCD-Y\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17554\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17554 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Dtm-Pit-Stop-500x313.jpg\" alt=\"Dtm Pit Stop\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Dtm-Pit-Stop-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Dtm-Pit-Stop.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17554\" class=\"wp-caption-text\">Lo sport europeo pi\u00f9 simile alla Nascar e il DTM o Deutsche Tourenwagen Masters, campionato tedesco di turismo. Anche qui i bulloni per ciascuna ruota sono multipli, anche se il numero dei meccanici coinvolti nell&#8217;operazione risulta maggiore.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludono la carrellata, nella comparativa dei pit stop, quelli di alcune importanti\u00a0gare di Endurance: le World Le Mans 1 e 2, la GTE Pro. Naturalmente, quando la durata della gara pu\u00f2 raggiungere le 24 ore, i tempi si dilatano e le soste diventano, di massima, pi\u00f9 lunghe. Nonch\u00e9 pi\u00f9 complesse dal punto di vista strategico. Occorre infatti decidere quando cambiare il pilota, oltre che fare delle considerazioni in merito al probabile cambio di temperatura tra giorno e notte, che pu\u00f2 portare occasionalmente alla rettificazione anche significativa delle superfici aerodinamiche dell&#8217;auto. Inoltre, per questa stessa ragione, pu\u00f2 capitare che gomme sottoposte ad usura rapida ad alta temperatura rivelino una nuova durevolezza al sopraggiungere del vespro, portando alla tattica\u00a0piuttosto frequente del <em>double<\/em> o <em>triple stinting<\/em>, ovvero la sostituzione asimmetrico di soltanto una parte delle ruote.<br \/>\nCiascun tipo di gara, dunque, varia per quello che ci si pu\u00f2 aspettare\u00a0al centro della scena di un pit stop: rapidit\u00e0 estrema con l&#8217;ausilio della tecnologia, sforzo individuale, considerazioni sull&#8217;andamento climatico della giornata. Ma ci\u00f2 che accomuna ciascuna versione, soprattutto, \u00e8 che in quel momento il pubblico viene chiamato a ricordare come, nonostante le apparenze, ciascun simile sport sia il frutto di un progetto collettivo ed una, molte squadre. Come nel campo delle sfide olimpiche, dove i record umani di salto, corsa o lancio vengono regolarmente superati, soltanto per l&#8217;effetto che ha sull&#8217;individuo la consapevolezza che un dato risultato \u00e8 stato conseguito dai rivali, il progresso tecnico migliora progressivamente i tempi per ciascun tracciato. Ma \u00e8 talvolta una semplice pistola avvitatrice, magari trascurata nell&#8217;ultimo controllo di routine, a fare la maggiore differenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ben fatto, missione compiuta, ottimo lavoro. 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