{"id":17457,"date":"2015-06-10T07:56:19","date_gmt":"2015-06-10T05:56:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17457"},"modified":"2015-06-10T08:14:16","modified_gmt":"2015-06-10T06:14:16","slug":"uninfografica-con-la-struttura-dellesercito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/?p=17457","title":{"rendered":"Un&#8217;infografica con la struttura dell&#8217;esercito romano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/vimeo.com\/31781946\" target=\"_blank\" rel=\"attachment wp-att-17459\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-17459\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Roman-Legion-500x313.jpg\" alt=\"Roman Legion\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Roman-Legion-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Roman-Legion.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle origini stesse del termine &#8220;computer&#8221; c&#8217;\u00e8 il verbo inglese &#8220;to compute&#8221; che a sua volta deriva dal latino &#8220;cum&#8221;<em>\u00a0<\/em>(insieme) e &#8220;putare&#8221; (tagliare nettamente) in un&#8217;espressione idiomatica che letteralmente va tradotta con: confrontare per trarre una somma. Non per niente li chiamano talvolta, qui da noi in Italia, calcolatori! La pi\u00f9 importante applicazione della scienza informatica, fin dalle sue remote origini storiche e gli sferraglianti\u00a0cervelli\u00a0meccanici dell&#8217;era pre-moderna, \u00e8 stato ricevere un input e dare la soluzione; schierare letteralmente, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, un&#8217;intera fila di numeri disordinati, per far ordine tra loro e giungere a una qualche valida risoluzione. Mentre con il progredire di questa scienza tecnica e le aspettative della gente, tali numeri si sono fatti sempre pi\u00f9 grandi e le operazioni maggiormente lunghe e complesse, tanto che, come filosofeggiava giocosamente\u00a0l&#8217;autore inglese Douglas Adams in un celebre episodio della sua Guida Galattica, nessuno riusciva pi\u00f9 a comprendere\u00a0nemmeno le domande. Per questo, il passo successivo, non appena la miniaturizzazione elettronica e il conseguente potenziamento dei sistemi ce l&#8217;ha permesso, \u00e8 stato il trovare un valido metodo per mettere in chiaro i dati: la visualizzazione senza falla e frutto dei numeri, una sorta di palese geometria. Torte, barre, linee simili,\u00a0schematiche catene montuose: tutti metodi che rientrano, volendo usare un neologismo indubbiamente\u00a0valido, nel campo dell&#8217;<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Infografica\" target=\"_blank\">infografica<\/a> applicata. Ma poich\u00e9 le mani dei creativi non riescono a sostare due minuti, persino in questo campo della suprema oggettivit\u00e0 si \u00e8 giunti ad uno stile, accattivante e personalizzato, che oggi si sta diffondendo\u00a0a macchia d&#8217;olio su Internet, con grandi schermate, talvolta interattive, in cui un unico stile continuativo si ritrova tra le immagini ed il testo, creando un tutt&#8217;uno straordinariamente funzionale. Non soltanto nel far comprendere o veicolare un&#8217;idea, ma soprattutto nello stimolare un grado d&#8217;approfondimento ulteriore, con conseguente arricchimento personale. Forse proprio per questo, simili artifici trovano l&#8217;ideale collocazione\u00a0nello studio della storia.<br \/>\nIn questa animazione caricata\u00a0sul portale Vimeo dallo studio pubblicitario\u00a0RAM, attivo nei campi del <em>content development<\/em> e <em>design<\/em>, lo stile tecnico dei loro grafici\u00a0viene dimostrato grazie a una sequenza animata di poco pi\u00f9 di 3 minuti, durante la quale una compunta\u00a0voce fuori campo (con qualche problema nella pronuncia dei termini latini) spiega per filo e per segno la struttura di quello che viene definito &#8220;l&#8217;esercito romano&#8221; senza lo straccio di una data o quadro storico ulteriore. Ci sono delle imprecisioni, qualche punto non \u00e8 estremamente chiaro, ma il lavoro nel suo complesso risulta ad ogni modo molto meritevole, soprattutto per la maniera in cui lo stile si adatta al tema scelto per la trattazione, oltre che ai suoi meriti visuali niente affatto trascurabili. L&#8217;effettivo soggetto della trattazione, ad ogni modo, pu\u00f2 essere desunto: la legione romana di cui si parla \u00e8 chiaramente quella della tarda Repubblica (a cavallo dell&#8217;Anno Domini) evolutasi a partire dalla\u00a0serie di importanti riforme che vennero messe in atto dallo statista e generale Gaius Marius nel 107 a.C, comunemente definite, per l&#8217;appunto, Mariane. Si comincia con la distinzione tra due tipi di soldato: il legionario, per definizione\u00a0un cittadino dello stato per nascita e il membro degli <em>auxilia<\/em>, ovvero tutti quegli uomini provenienti dalle sue province periferiche, che si occupavano di compiti altamente specifici o di supporto. Quindi viene fatta un&#8217;affermazione poco chiara, relativa al fatto che ciascuno di essi fosse tenuto a fornire le armi e l&#8217;armatura in fase di arruolamento. Il che era certamente vero prima dell&#8217;epoca di Gaius Marius, quando anche gli ufficiali venivano reclutati presso l&#8217;aristocrazia terriera e marciavano fino al fronte di battaglia con il proprio intero seguito di schiavi, armi e bagagli, ma non trov\u00f2 alcun riscontro successivamente, quando ci si aspettava che i soldati praticassero la propria professione a tempo pieno ricevendo, soltanto all&#8217;et\u00e0 del pensionamento come veterani, un terreno presso cui trasferirsi con l&#8217;intera famiglia. Bench\u00e9 si possa dire, in effetti, che tutto l&#8217;equipaggiamento dei soldati fosse acquistato con una ritenuta fissa\u00a0dai loro stipendi, quindi affermare che lo pagassero loro non \u00e8 &#8220;tecnicamente&#8221; sbagliato. Per\u00f2, di certo, non se lo sceglievano. Dopo di che, si entra nel vivo dell&#8217;infografica e le cose iniziano a farsi davvero interessanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La suddivisione pi\u00f9 piccola di una legione \u00e8 il <em>contubernium,\u00a0<\/em>letteralmente: gruppo di una tenda. Ci si aspettava che questi\u00a0otto uomini, spesso mantenuti assieme anche tra una campagna militare e l&#8217;altra, sviluppassero uno spirito di cameratismo e mutua assistenza valida come calce dell&#8217;intera struttura organizzativa, cos\u00ec solida fin dalle sue fondamenta. Dieci <em>contubernia<\/em>, quindi, formavano una <em>centuria<\/em>, che contrariamente alle aspettative lecite date dal nome, non vedeva la presenza di 100 bens\u00ec esattamente 80 combattenti. Questo perch\u00e9 veniva considerata, dal punto di vista logistico, la presenza di ulteriori 20 bocche da sfamare, appartenenti ad un ragionevole seguito di aiutanti, cuochi, facchini e cos\u00ec via, tutti coloro, insomma, che non erano riusciti a qualificarsi come appartenenti alla legione. Ma che inevitabilmente la seguivano per partecipare in qualche modo alle sue tribolazioni e trionfi, come sempre avvenne fino all&#8217;epoca degli eserciti moderni, troppo dinamici e disciplinati perch\u00e9 ci\u00f2 avesse il modo di verificarsi. Ogni <em>centuria<\/em>\u00a0era dotata del suo <em>signifer,\u00a0<\/em>il vessillifero, un <em>tesserarius<\/em> (comandante della guardia) un <em>optio<\/em> (vice) e naturalmente, lui con l&#8217;elmo crestato, l&#8217;immancabile centurione. Sei centurie assieme, la suddivisione superiore a questa, formavano una coorte\u00a0di 480 uomini, unit\u00e0 che poteva anche operare in modo autonomo, come presidio a fortificazioni o luoghi strategici della provincia sorvegliata. Ma in tempo di guerra, dieci\u00a0coorti\u00a0venivano radunate e formavano, con l&#8217;aggiunta dell&#8217;<em>equites legionis <\/em>(120 esploratori a cavallo) la pi\u00f9 grande unit\u00e0 dell&#8217;epoca post-mariana, la legione (circa 5.000 uomini) guidata da un gruppo di 8 ufficiali: il <em>praefectus castrorum<\/em>, che curava la parte tecnica ed organizzativa, facendo anche da\u00a0capo della prima coorte, generalmente pi\u00f9 grande, nonch\u00e9 formata dai soldati\u00a0con pi\u00f9 esperienza comprovata. I cinque <em>tribuns augusticlavii<\/em>, appartenenti alla classe dirigente della loro epoca e il <em>tribunus laticlavius,\u00a0<\/em>di un grado tecnicamente inferiore, che tuttavia fungeva da aiutante diretto del capo supremo dell&#8217;armata, il <em>legatus legionis<\/em>. Quest&#8217;ultimo, in tempo di pace, occupava un seggio presso il senato stesso di Roma.<br \/>\n\u00c8 importante notare che da\u00a0questa particolare struttura organizzativa, utilizzata per una fase relativamente breve ma estremamente significativa della storia romana, non\u00a0potevano scaturire assolutamente le complesse tattiche della guerra cosiddetta manipolare, usata ad esempio al tempo della seconda guerra punica contro le schiere del temuto Annibale (epoca del conflitto: 218-201 a.C.). Niente prima fila\u00a0dei lanciatori di <em>pila<\/em>\u00a0quindi, i pericolosi giavellotti con la testa appesantita, che lasciavano il passo agli <em>hastati<\/em> (lancieri) e ai <em>principes <\/em>e<em> triarii\u00a0<\/em>(fanteria pesante) mentre gli <em>equites<\/em> (cavalieri) tentavano di aggirare la formazione nemica. In questa configurazione, ciascun soldato era l&#8217;espressione perfetta ed univoca del concetto stesso di battaglia, sostanzialmente uguale a tutti quelli che contassero qualcosa nello schieramento. Il fatto che una soluzione tattica tanto semplificata potesse sconfiggere qualsiasi nemico dell&#8217;Urbe, era sostanzialmente il frutto di tre\u00a0fattori: la superiorit\u00e0 tecnologica, la disciplina dei soldati, l&#8217;abilit\u00e0 di alcuni grandi generali. Legioni come queste, ad esempio, sottomisero la Gallia tra il 58 e il 50 a.C. Ma tale impresa viene attribuita soprattutto a lui&#8230;<\/p>\n<figure id=\"attachment_17458\" aria-describedby=\"caption-attachment-17458\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/SU1Ej9Yqt68\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-17458 size-medium\" src=\"http:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Battle-of-Alesia-500x313.jpg\" alt=\"Battle of Alesia\" width=\"500\" height=\"313\" srcset=\"https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Battle-of-Alesia-500x313.jpg 500w, https:\/\/www.jacoporanieri.com\/blog\/..\/public\/newmedia\/2015\/06\/Battle-of-Alesia.jpg 1728w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-17458\" class=\"wp-caption-text\">La battaglia di Alesia (52 a.C.) pu\u00f2 essere individuata al tempo stesso come un significativa dimostrazione del\u00a0potenziale\u00a0della legione mariana e il massimo successo di tattica militare ad opera di\u00a0Gaio Giulio Cesare, forse la figura pi\u00f9 influente dell&#8217;intera storia occidentale.<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere l&#8217;efficacia di questa poderosa macchina da guerra, possiamo fare riferimento ad un altro grande produttore di infografiche internettiane, quel canale di YouTube che prende il nome di Historia Civilis e da qualche tempo\u00a0mette su schermo, con una grafica un po&#8217; pi\u00f9 primitiva di quella dei RAM, l&#8217;iter preciso di numerose fondamentali battaglie dell&#8217;epoca romana. Tra cui questa combattuta nel 52 a.C. tra Giulio Cesare e il condottiero dei galli Vercingetorige, che in quell&#8217;occasione venne definitivamente sconfitto, spianando la strada verso il ritorno in Italia delle legioni, il varco del Rubicone e la successiva, epocale guerra civile con il suo terribile bagaglio di mutamenti e perdite di vite umane. Ma le Idi di Marzo, a quei tempi, apparivano pi\u00f9 che mai lontane, mentre un diverso tipo di sconfitta, molto pi\u00f9 prossima, pareva palesarsi dinnanzi alle aquile di quell&#8217;esercito fino ad allora ritenuto invincibile: il capo dei galli, infatti, si era presentato sul campo di battaglia con una superiorit\u00e0 numerica piuttosto netta, per poi ritirarsi con innegabile furbizia sopra un&#8217;alta collina presso Alesia, la capitale della sua nazione, oggi collocata dagli archeologi presso\u00a0Chaux-des-Crotenay. Egli confidava, infatti, nell&#8217;arrivo imminente di ulteriori rinforzi, mentre sapeva per certo che Cesare non avrebbe mai potuto assalirlo direttamente in tale\u00a0posizione preminente. Non sapeva, tuttavia, con chi effettivamente stesse per confrontarsi: le legioni romane infatti iniziarono subito a costruire un alto muro fortificato tutto attorno alla collina, incuranti delle incursioni e delle frecce nemiche, chiudendo di fatto Vercingetorige dentro alla sua stessa fortezza. Quindi, incredibilmente, ne costruirono un secondo attorno a quello, creando una zona sicura tra tra l&#8217;esercito di fronte a loro e quello dei rinforzi, che puntualmente giunse dopo qualche giorno a liberare il proprio capo in difficolt\u00e0. A quel punto, bench\u00e9 la\u00a0superiorit\u00e0 numerica dei galli fosse\u00a0schiacciante, questi non riuscirono a circondare i romani, che pi\u00f9 e pi\u00f9 volte li respinsero, sventando anche degli attacchi portati di concerto tra il dentro e il fuori. In uno di questi casi, secondo il <em>De bello Gallico<\/em>, fu proprio Marco Antonio a mettersi in evidenza, guadagnandosi l&#8217;onore di essere promosso ad aiutante dello stesso Cesare, ruolo che avrebbe ricoperto fedelmente fino all&#8217;assassinio di quest&#8217;ultimo, nel 44 a.C.<br \/>\nAl terzo giorno di reciproco assedio, successe quindi che tutto apparisse perduto per i romani: la superiore cavalleria gallica, infatti (la poca efficienza in questo ambito fu sempre un punto debole della legione mariana) riusc\u00ec a fare breccia da un lato,\u00a0mentre i legionari, ormai stanchi e molto calati di numero, erano occupati a difendere un&#8217;altra sezione delle mura. Ma fu allora che lo stesso Cesare, secondo quanto lui stesso ci racconta, radun\u00f2 gli ultimi cavalieri rimasti della sua legione, e facendoli girare attorno alla scena del disastro caric\u00f2 il retro dei galli, impegnati nel momento delicato in cui scalavano la barricata. Allora, quanto sembra, questi furono colti subito dal panico, sconfitti e sbaragliati, dispersi ai quattro venti. A quel punto, ormai privo di risorse, Vercingetorige si arrese. Nella parte culminante\u00a0dell&#8217;infografica, l&#8217;autore si lancia in lodi enfatiche sull&#8217;abilit\u00e0 strategica e la furbizia di Cesare, senza dare un eccessivo spazio all&#8217;altro lato della storia: se la legione impegnata in tale frangente non fosse stata composta quasi esclusivamente di fanteria pesante, se il loro ruolo negli ultimi anni di guerra non fosse stato\u00a0votato ad attaccare ogni sorta di postazione\u00a0e\u00a0al saper\u00a0rispondere alle cariche di cavalleria in campo aperto, oppure nel corso degli assedi&#8230;Se insomma ciascun singolo soldato romano non fosse stato una macchina da guerra versatile e completa, difficilmente si sarebbe posto quell&#8217;ulteriore mattone verso la nascita del futuro impero romano.<br \/>\nNel finale dell&#8217;altra infografica, quella dei RAM, c&#8217;\u00e8 un altro importante\u00a0errore. Si parla dei famosi 25 anni di servizio, dopo i quali agli auxilia sarebbe stato\u00a0concesso immancabilmente lo status di cittadino romano, ereditario verso i propri discendenti. Questa particolare usanza, a quanto ne sappiamo, ebbe origine soltanto con il quarto imperatore di Roma, Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, detto in breve Claudio (regno: 41-54 d.C.) Ed anche in epoca successiva, rimase un dono discrezionale del sovrano, che poteva essere revocato nei periodi di guerra molto intensa o quando mancavano le terre da donare ai veterani. Persino ai nostri tempi di relativa coscienza verso\u00a0il futuro, tendiamo a\u00a0sottovalutare l&#8217;importanza\u00a0di una valida pensione. Pensate in quell&#8217;epoca remota, quando i leoni assaggiavano\u00a0i cristiani\u00a0dentro al colosseo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle origini stesse del termine &#8220;computer&#8221; c&#8217;\u00e8 il verbo inglese &#8220;to compute&#8221; che a sua volta deriva dal latino &#8220;cum&#8221;\u00a0(insieme) e &#8220;putare&#8221; (tagliare nettamente) in un&#8217;espressione idiomatica che letteralmente va tradotta con: confrontare per trarre una somma. Non per niente li chiamano talvolta, qui da noi in Italia, calcolatori! 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